Sostituzione edilizia, categoria d’intervento pari alla nuova costruzione

Se demolizione e ricostruzione avviene con maggior volumetria, si configura nuova costruzione soggetta a Permesso di costruire

Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Autore di “Ante ’67
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Nell’ambito dei carichi urbanistici possiamo definirla come ristrutturazione edilizia “pesante”, cioè comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio.

Nel Testo Unico per l’edilizia D.P.R. 380/01 non compare “sostituzione edilizia” come categoria di intervento, e tanto meno nella Tabella A del D.Lgs. 222/2016.

Tuttavia si tratta di una definizione usata in gergo tra i players del settore immobiliare, e significa letteralmente sostituire l’intera preesistenza edilizia di un lotto per realizzare un manufatto ex nuovo diverso dal precedente.

Con essa si intende pure superato il limite di parità volumetrica istituito dal “Decreto del Fare” (conv. L. 98/2013) per la categoria di ristrutturazione edilizia.

Infatti l’art. 3 c.1 lettera D qualifica come ristrutturazione edilizia l’intervento di demolizione e ricostruzione del manufatto con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica.

La parità volumetrica in ristrutturazione è il limite massimo superiore relativo alla suddetta definizione; tuttavia si aggiunge l’art. 10 comma 1 lettera C del T.U.E., che prevede una ipotesi di ristrutturazione edilizia “pesante” alla definizione generale.

In altre parole l’art. 10, confermato anche dall’Allegato del D.Lgs. 222/2016, prevede la ristrutturazione edilizia “pesante” come intervento di ristrutturazione edilizia comportante modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti.

Da questa lettura combinata si può affermare che la modifica (in aumento, ma anche in diminuzione?) della volumetria preesistente costituisce intervento di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, pertanto soggetto a permesso di costruire.

La sostituzione edilizia pur essendo basata su di una preesistenza volumetrica, comporta azzeramento di essa e realizzazione di organismo diverso dal precedente.

Ecco che allora si sconfina nell’ambito della cosiddetta Sostituzione edilizia. Praticamente si cancella la preesistenza e si considera il lotto come un foglio bianco inedificato: in questo caso si dovranno utilizzare tutti i nuovi indici e parametri indicati dal Piano Regolatore e Regolamento edilizio vigenti, nonché tutte le discipline aventi incidenza edilizia.

Ho estrapolato una definizione dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 6917/2018: pur avendo un legame originario con una preesistenza,
la sostituzione edilizia consente qualcosa di più rispetto alla ristrutturazione edilizia nelle sue varie forme.

La sostituzione edilizia comporta una configurazione sostanzialmente diversa tra preesistente e nuovo organismo edilizio, sotto diversi punti di vista.

Un punto fermo lo stabilisce l’art. 10 del D.P.R. 380/01: la modifica volumetrica è sufficiente per uscire dalla definizione generale di ristrutturazione edilizia ed essere ricompresa nel regime di nuova edificazione, tramite la ristrutturazione “pesante”.

Per essere più chiari, viene superato ogni concetto di intervento “conservativo” della preesistenza, per giungere piuttosto a realizzare un intervento “ex novo” a prescindere da una costruzione già realizzata.

Tutto ciò vale per gli immobili non soggetti a vincoli previsti dal Codice dei Beni culturali D.Lgs. 42/2004, in quanto la semplice modifica di sagoma rende necessario il Permesso di Costruire.

Infine, per gli interventi soggetti al Piano Casa si applica una apposita disciplina straordinaria, che molte regioni hanno recepito e prorogato fino ai giorni nostri assoggettandoli a SCIA.

Tuttavia, meglio usare prudenza in questi casi: legislazioni regionali e strumenti urbanistici comunali hanno molto da poter obbiettare.