Differenza tra conformità urbanistica e catastale

Spesso i criteri di regolarità catastale ed edilizia vengono confusi o scambiati tra loro. Meglio chiarire le definizioni utili in materia contrattuale immobiliare.

finestra edificio montelupo

Finestra artistica,    Municipio Montelupo F.no – Photo by C. Pagliai


Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Urban Planning, building and real estate consultant
Blogger, YouTuber and digital communicator

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 Prima di entrare nel merito dell’articolo preme chiarire due importanti definizioni.

  • CONFORMITA’ CATASTALE:   si tratta della corrispondenza tra lo stato di fatto dell’unità immobiliare ed i relativi dati catastali nonchè della corrispondente planimetria. Il Catasto (ex Agenzia del Territorio oggi confluito nell’Ag. delle Entrate) dipende dal Ministero delle Finanze, e ricopre una funzione fiscale e non urbanistica. Non ha neppure funzione probatoria, ovvero non fornisce dati certi relativi alla intestazione della proprietà e tanto meno sulla legittimazione urbanistica degli immobili. Citando l’amico Geom. Massimo Teani,  paradossalmente possono esistere immobile abusivi ma accatastati;
  • CONFORMITA’ URBANISTICA:   è la corrispondenza tra lo stato di fatto dell’immobile e l’insieme dei titoli edilizi abilitativi rilasciati in tutta la storia costruttiva dell’edificio, sia come complesso planivolumetrico sia per le singole unità immobiliari.
    Questo aspetto di regolarità è quello rilevante e deve essere verificato prima di ogni intervento edilizio e prima della cessione immobiliare, anzi, meglio ancora prima di incaricare agenzie immobiliari o di pubblicizzarlo con inserzioni;

Quest’ultimo passaggio serve a riscontrare la presenza o meno di abusi o difformità che potrebbero rendere nulli gli atti notarili, aprire la strada a possibili contenziosi o diventare pretesto soprattutto per il promittente acquirente per deprezzare il valore e chiedere riduzioni consistenti.

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CONFORMITA’ URBANISTICA NEI ROGITI NOTARILI

Dal Luglio 2010 è divenuto obbligatorio rispettare il criterio della conformità catastale negli atti di trasferimenti immobiliare, mentre per la materia urbanistica la sua regolarità non è imposta in maniera espressa.

Ai fini di trasferimento immobiliare occorre citare negli atti le seguenti tipologie d’intervento edilizie effettuati:

  • i titoli abilitativi con cui è stato realizzato l’immobile menzionando licenze, concessioni o permessi di costruire;
  • se l’immobile è stato costruito Ante ’67 ovvero prima del 1 Settembre 1967, è lecito omettere la citazione dei suddetti titoli, quale semplificazione concessa dal Legislatore rivolta soprattutto al vasto patrimonio edilizio storico di cui potrebbe essere difficoltoso rintracciare progetti e titoli edilizi negli archivi comunali;
  • in presenza di intervenute trasformazioni rilevanti dell’immobile occorre indicarne nel rogito i rispettivi titoli autorizzativi/abilitanti con cui sono stati effettuati (ad esempio demolizioni e ricostruzioni, frazionamenti, ristrutturazioni “pesanti”, ampliamenti, sopraelevazioni, ecc);
  • in presenza di abusi edilizi sanati in passato con un condono edilizio/sanatoria occorre menzionare nell’atto l’avvenuto rilascio dei rispettivi titoli in sanatoria;
  • nel caso di modifiche e interventi minori non è espressamente obbligatorio menzionarli, tuttavia è caldamente consigliato per evitare possibili conseguenze sul piano civilistico tra venditore e compratore; ad esempio il caso riguarda le parziali difformità, che secondo una sentenza di Cassazione non rendono formalmente nullo l’atto notarile restando fermi il diritto al risarcimento del danno e alla risoluzione di parte.

Da un punto di vista cronologico le poche norme in materia hanno timidamente articolato la questione dell’obbligo di citare gli estremi delle pratiche secondo alcune soglie temporali.

In particolare le norme operano una netta distinzione per le opere/edifici realizzati:

  • Dal 1° Settembre 1967 e al 17 Marzo 1985; ex art. 17 L. 47/85 abrogato
  • Post 17 Marzo 1985; L. 47/85 articolo 40, ancora vigente;

Questa suddivisione deriva dall’analisi incrociata delle suddette norme riportate.

EDIFICI E OPERE ANTE 1° SETTEMBRE 1967

Per le opere e costruzioni iniziate anteriormente al 1° settembre 1967 vi è facoltà di ometterne menzione dei titoli abilitativi, ma non esclude per essi l’ipotesi di nullità del trasferimento immobiliare in caso di mancata citazione degli atti abilitativi della costruzione o sue parti.

Prima osservazione:
la norma si riferisce all’inizio delle opere, e non alla loro ultimazione
l’esempio potrebbe essere un edificio con licenza del 1966 e completato con varianti successive nel 1968. Da una applicazione letterale di essa verrebbe da pensare che si debba escludere la citazione di immobili iniziati prima del 1966, sottacendo sull’aspetto dell’ultimazione; in questi casi è comunque caldamente consigliato citarne gli estremi a prescindere.

Comunque, se l’immobile è stato iniziato prima del 01/09/1967 è possibile evitare la menzione del titolo abilitativo attraverso un’apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà da inserire nel rogito sotto diretta responsabilità del venditore; nulla vieta che tale dichiarazione possa essere asseverata da eventuale professionista tecnico incaricato a supportare la rogazione.

Seconda osservazione: 
la nullità formale degli atti di trasferimento vale anche per gli edifici “ante ’67”, tenuto conto che l’art. 40 della L. 47/85 estende anche ad essi la possibile nullità in caso di omissione degli estremi degli atti abilitativi; a maggior ragione, proprio in presenza di edifici storicizzato la cui legittimazione urbanistica potrebbe essere poco chiara o peggio ancora illegittima, occorre prestare maggiore attenzione per sgombrare il rischio di nullità formale del trasferimento.

La nullità di un atto non è soggetta a prescrizione o decadenza, e rende l’atto “come se non fosse mai stato fatto”, con conseguenze ultradecennali.

Probabilmente sarò controcorrente e controintuitivo, ma non trovo congruente la consolidata prassi autogiustificata da alcuni colleghi che spesso affermano che « un immobile realizzato prima del 01/09/1967 sia comunque commerciabile anche in assenza di conformità o legittimazione urbanistica

Occorre inoltre stare attenti a non equivocare la legittimità urbanistica con la commerciabilità: infatti il criterio di conformità urbanistica emerge solo riscontrando l’insieme dei titoli edilizi rilasciati per l’immobile e il relativo stato dei luoghi realizzato.

Occorre infatti ribadire che l’impianto normativo urbanistico in Italia ha la sua pietra miliare, o anno zero, al 1942 in sede di approvazione della Legge Fondamentale n. 1150/1942.

Con essa fu prescritto l’obbligo di licenza edilizia nei centri abitati et, nelle zone di espansione dei PRG, sottacendo il restante territorio.

Al di là delle eventuali più restrittive previsioni di PRG, Programmi di Fabbricazione e/o Regolamenti Edilizi (attenzione a quest’ultimi che possono dare sorprese), dal 1942 al 1967 (emanazione della L. 765/1967 “Ponte”) fuori dai centri abitati e zone di espansione non vi era obbligo di licenza edilizia (fatto salvo la parte vincolistica sovraordinata, Es. Paesaggistica o Beni culturali).

La commerciabilità di immobili ante ’67 per i quali il venditore omette le verifiche urbanistiche avvalendosi dell’autodichiarazione sostitutiva espone venditore e compratore a possibili rischi di nullità (e non di annullabilità) e relative conseguenze sul piano sanzionatorio dell’edificio, sempre ove sia possibile sanarlo.

Non dimentichiamo che in Italia vige il criterio della doppia conformità all’epoca dell’abuso e al momento dell’istanza di sanatoria.

DAL 1° SETTEMBRE 1967 AL 17 MARZO 1985

Per atti di trasferimento aventi per oggetto immobili iniziati in questo periodo si ripete praticamente quanto detto per gli immobili ‘Ante 67 trattato nel precedente paragrafo,

La differenza sostanziale è che per questi immobili non è consentita in nessuna ipotesi la mancata menzione degli atti abilitativi in luogo della famigerata autodichiarazione di parte del venditore, e per essa vige l’ancora vigente articolo 40 della L. 47/85.

Rispetto a quanto statuito nell’art. 46 comma 2 del DPR 380/01, riguardante gli immobili post 1985 di cui al punto successivo, per gli immobili del periodo 1967-1985 (e anche quelli Ante ’67) non è contemplato l’adempimento di allegare il saldo della sanzione pecuniaria per i casi di cui all’art. 38 (permessi di costruire annullati). 

EDIFICI REALIZZATI DOPO IL 17 MARZO 1985

Per questa tipologia di immobili, fino all’emanazione del DPR 380/2001, si faceva riferimento all’art. 17 della L. 47/85, abrogato poi dallo stesso T.U.E.
Esso disponeva l’obbligo di citare gli estremi delle concessioni edilizie ordinarie e in sanatoria negli atti tra vivi relativi ad edifici la cui costruzione sia iniziata dopo l’entrata in vigore della L. 47/85 ovvero dal 17 marzo 1985.

Nella originaria forma della L. 47/85 dell’art. 17 comma 2, gli atti erano consentiti anche per gli immobili con abusi edilizi non legittimati da titoli in sanatoria ma per i quali la permanenza in situ era sanzionata per mancata demolizione, e il pensiero va subito alle difformità non doppiamente conformi la cui rimozione pregiudica la parte legittimata; questo corrispondente comma che troviamo travasato al comma 2 dell’art. 46 DPR 380/01 sembra abbia valenza solo per quanto statuito dall’art. 38 relativo ai PdC annullati.

Altra osservazione da fare: il titolo dell’articolo riporta la dicitura “Nullità degli atti giuridici relativi ad edifici la cui costruzione abusiva sia iniziata dopo il 17 marzo 1985“, mentre nel contenuto del comma 1 risulta riferito agli immobili in generale omettendo l’aggettivo “abusiva” che contraddittoriamente appare nel titolo.

Dimenticanza o patacca ?

Non è dato saperlo; in questi casi prevale il contenuto e quindi l’estensione applicativa a tutti gli edifici, abusivi e legittimi nel loro insieme.

Quindi, per tutti gli immobili la cui costruzione sia stata iniziata dopo il 17 marzo 1985, gli atti di trasferimento immobiliare non possono essere stipulati senza menzionare gli estremi del permesso di costruire e permesso di costruire in sanatoria; ovviamente è da intendersi equipollente il titolo di concessione edilizia rilasciato tra il 1985 e 2001, anno in cui tale titolo viene rinominato Permesso di Costruire dal T.U.E.

Sempre per gli edifici costruiti dopo il 17/03/1985, a partire dall’entrata in vigore del D. Lgs. 301/2002 è stato esteso l’obbligo di citare gli estremi a pena di nullità anche alle DIA, poi alle SCIA in base alle modifiche apportate dalla Legge 133/2014 “Sblocca Italia”.

SINTESI E CONSIGLI

L’aspetto potrebbe diventare critico anche nelle situazioni in cui vi sia stata la sola stipula di compromesso, in seguito al quale il promissario venditore e/o acquirente viene a conoscenza delle difformità sulla base delle risultanze emergenti dalle indagini urbanistiche, spesso effettuate su pura base volontaria o consuetudinaria delle parti.

Il consiglio che mi sento di esprimere è quello di operare in regime di “best practice” secondo un buon senso e non solo per obbligo minimale imposto dalla norma.

Quindi si consiglia quanto al venditore quanto al compratore, e comunque a tutti i soggetti interessati dal trasferimento tra vivi di un immobile, di far svolgere, prima di qualunque forma di messa in vendita, le verifiche di regolarità e conformità urbanistica da un professionista abilitato esperto in materia, nonchè anche della verifica per l’aspetto giuridico della titolarità.

In questa direzione opera il recente network:
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APPROFONDIMENTI:

Ante ’42 e Ante ’67: Legittimazione urbanistica nei Comuni dotati di previgenti Reg. Edilizi

Ante ’67 in assenza di rilievi aerofotogrammetrici

Ante ’67: Legittimazione e conformità urbanistica negli atti notarili

This Post Has 34 Comments
  1. Buongiorno,
    Ho acquistato un appartamento a Roma nel 1974.Ho fatto lavorinel 1980,senza denunciare nulla consistenti in:
    -eliminazione di un bagno adiacente alla cucina per renderla più spaziosa,con abbattimento tramezzo e apertura/chiusura di porte .Nel 1986 ho inviato al Sindaco una Richiesta di Condono con Raccomandata AR. Nel 2017 ho inviato all’Ufficio Condono una domanda per la Ricostruzione della Paratica.L’Ufficio Condono mi ha risposto che la mia domanda non poteva essere accolta perchè la documentazione inviata(ricevute della Raccomandata non trovavano riscontro nel loro Archivio informatico.
    Cosa devo fare per regolarizzare la planimetria catastale?
    Grazie
    Cordiali saluti

  2. Vorrei un chiarimento riguardante una non conformità esterna l’immobile. Ho ereditato in successione un immobile su Pisa. questo, costruito prima del 1967 risulta sulla planimetria catastale timbrato 1968, con u a tettoia, ed sul lato della planimetria un accertamento è classamento da parte Dell. Ufficio tecnico erariale del comune di Pisa, con data e timbro del 90. Il contratto di acquisto da parte dei miei genitori, porta la data 1988 e non menziona la tettoia. Adesso che vorrei venderla, viene fuori questa difformità. Sono obbligato a sanarla, o posso eliminare la tettoia anche se menzionata sulla proposta di acquisto che ho firmato? Devo regolarizzare a al comune o al catasto? Grazie

  3. Gent.le Carlo,
    siamo prossimi all’acquisto di una villetta indipendente (ante ’67) che è stata oggetto di condono edilizio richiesto ed approvato nel ’86, anche se gli oneri sono stati calcolati e pagati solo quest’anno (2018).
    Oggetto del condono sono stati la veranda, un porticato che non esistevano nel progetto originale ed una variazione di destione d’uso del box in tavernetta.
    Allo stato attuale, quindi successivamente al condono, la situazione catastale e quella comunale coincidono.
    La questione è nata quando il notaio ha iniziato a lavorare la pratica e ci ha detto che per procedere all’atto, la proprietà dovrebbe procedere con una variazione catastale della tavernetta (altezza 2.5m) in locale di sgombero per questioni di agilibilità.
    Volevamo capire se per noi acquirenti possa essere sufficiente la variazione catastale? Ed in questo caso si avrebbe un disallineamento con il comune, questo cosa comporterebbe?
    Quale potrebbe essere la miglior soluzione/compromesso per la faccenda!?
    Fermo restando che presentare una variazione anche sul progetto comunale vorrebbe dire allungare di molto i tempi, mentre noi vorremmo chiudere il prima possibile…

    Spero di essere stato chiaro nelle info riportate.
    Vi ringrazio in anticpo per i vostri consigli e risposte.

    Saluti a tutti!
    Raffaele

  4. Grazie per aver la sua risposta. Ne deduco che la dichiarazione di inizio lavori non sarebbe adeguato titolo abilitativo anche se viene riferita all’ordinanza di messa in sicurezza. La demolizione e’ avvenuta nel 2014. Ho letto il suo articolo con molta attenzione e nelle mie ricerche sul tema e’ quanto di meglio sono riuscito a trovare. Quindi mi complimento e la ringrazio anche per il suo contributo divulgativo.

  5. Non sono sicuro di aver inquadrato bene l’episodio, tuttavia anche la sola demolizione del fabbricato, non preordinata alla futura ricostruzione, è soggetta a titoli abilitativi: da un punto di vista paesaggistico invece col DPR 31/2017 sono stati esentati, ma soltanto qualora non sia prevista ricostruzione.

  6. Sarei interessato ad acquistare la proprietà’ confinante con quella dei miei genitori. Il proprietario ha demolito un edificio parzialmente in appoggio a quello dei miei genitori. Quindi sarebbe un lotto edificabile. Ho richiesto un accesso agli atti della demolizione ed ho inteso che questa si riferisce ad una ordinanza del sindaco che richiede al proprietario la messa in sicurezza dell’area mediante l’attuazione di tutti gli accorgimenti necessari al fine di preservare la pubblica e privata incolumità’. La stessa ordinanza cita che: ogni successivo intervento urbanistico edilizio .sara’ subordinato alle procedure previste per interventi su immobili ricadenti in zona A (centro Storico).e del centro di antica e prima formazione )centro matrice) del PPR. Ora gli atti consistono semplicemente nelle dichiarazione di inizio e di fine lavori. Il mio dubbio e’ se tali dichiarazione siano sufficiente alla conformità dell’intervento o nel caso specifico si sarebbe dovuto procedere alla richiesta di autorizzazione paesaggistica. Ed più in generale la intera demolizione del fabbricato doveva essere autorizzata urbanisticamente da una concessione per nuova costruzione o ristrutturazione. Infine quali prospettive di sanatoria sono, se necessarie, prevedibili in questo caso?

  7. Ri-Salve, e grazie della risposta veloce!
    Ho guardato il video, ed in effetti il parlare di finestre APRIBILI mi sembra sensato. Nel mio caso, penso che nessuno possa mettere in croce un povero professionista STANCO che sbaglia e aggiunge qualche cm in piu’ alla larghezza del telaio della MIA SINGOLA finestra apribile 😉
    Scherzi a parte, io ho capito il senso della sua risposta che, da un punto di vista pratico, e’ la piu’ semplice via per sanare un abuso.
    Ma io, acquirente, quella casa con DUE finestre non la voglio, non al prezzo del compromesso, perche’ ci rimetto una parete utile e dove metto i mobili della cucina?
    Il problema e’ brutto.
    – se il venditore ripristina, a me non va’ piu’ l’acquisto (varrebbe almeno 5000 in meno!)
    – se il venditore me lo da cosi’ come l’ho visto e cosi’ come mi e’ piaciuto, E AGIBILE, lo compro.
    Neri presagi di avvocato all’orizzonte?

    Grazie

  8. In linea di massima suggerisco di sollevare il problema al venditore e pretendere il ripristino dello stato legittimo, credo che per lui rappresenti il minore costo, piuttosto che avventurarsi in una sanatoria (sempre che sia possibile).
    A proposito di rapporti illuminanti, consiglio questo video pubblicato su YouTube dove chiarisco gli aspetti:
    https://www.youtube.com/watch?v=NuTVx9PcMuw

  9. Salve signor Carlo,
    innanzititto complimenti per la precisione e la chiarezza espositiva: io non sono un tecnico del settore, ma credo son convinto di aver ben compreso quel che ha esposto.
    Mi trovo in una situazione come da lei descritta:
    – io parte acquirente, ho firmato finora solo il compromesso.
    – il venditore – bonta’ sua – ha garantito: “e’ conforme alle norme edilizie ed urbanistiche e la planimetria depositata in catasto corrisponde esattamente allo stato di fatto”
    INVECE in un locale una finestra e’ stata murata internamente: questo
    1) NON figura al catasto
    2) TEMO non faccia ottenere i RAI (sto facendo verificare, secondo me li hanno calcolati quando le finestre erano entrambe aperte)

    In questo caso, come mi comporto?
    Io direi… chiedo adeguamento (a carico parte venditore) sia di catasto sia di parte urbanistica, sempre che… si riesca a far tornare il conto dei RAI. Altrimenti devo pretendere doppio della caparra.
    E’ corretto?
    Grazie in anticipo per ogni suo eventuale consiglio

  10. Il consiglio che posso darle, in via cautelativa, è di avvalersi di un tecnico professionista in grado effettuare le opportune verifiche di corrispondenza e di effettuarne la regolarizzazione. Limitarsi solo ad aggiornare la planimetria catastale potrebbe comportare l’omissione di aspetti e difformità che potrebbero emergere in seguito.
    Suggerisco questo video a proposito:
    https://www.youtube.com/watch?v=r4imGA4-pKw

  11. Buongiorno,
    complimenti per la chiarezza delle risposte.
    Le chiedo di essere così gentile da rispondere ad un dubbio che ho in merito all’appartamento in cui abito.
    Ho comprato nel 1978 questo appartamento sito a Roma direttamente dal costruttore, il quale mi ha fornito la planimetria soltanto due anni dopo l’acquisto. Solo ora mi accorgo che nella piantina depositata al catasto alcune zone sono indicate in maniera errata, ad esempio la cucina è localizzata all’interno del soggiorno e, là dove effettivamente è, c’è scritto” guardaroba”. Nella cartina tutti gli ambienti corrispondono effettivamente allo stato reale dell’appartamento non avendo io mai fatto alcun lavoro interno. Inoltre tutti i tubi della cucina (acqua, gas, scarico e anche la canna fumaria) sono effettivamente collocati in quello che sulla cartina è individuato come “guardaroba”.
    Le chiedo, è sufficiente una semplice variazione grafica della planimetria al catasto oppure c’è da fare qualcos’altro?
    Grazie per l’attenzione
    Amedeo

  12. Buongiorno, scrivo da Forlì e spiego il mio caso:
    Abitazione in centro storico costruito sicuramente prima del 1942 (sulla piazza cittadina 1800?!).
    Negli archivi comunali non risulta alcuna licenza, concessione o permesso.
    La planimetria catastale d’impianto risale al 1952 con irregolarità rispetto allo stato reale: alcune pareti interne spostate e una portafinestra verso l’esterno.
    Il tecnico comunale mi dice che se voglio fare interventi all’interno dell’abitazione, prima va presentare una pratica di sanatoria facendo riferimento alla planimentria catastale come stato legittimo. Ma non sera detto che il catasto non ha alcuna funzione probatoria???
    Grazie per ogni consiglio.

  13. Sicuramente sul piano della commerciabilità ci saranno delle ripercussioni. Non capisco per quale motivo il Catasto debba eccepire sull’effettiva categoria, sopratutto se supportata da documentazione urbanistica.

  14. Abbiamo ereditato un immobile che in catasto risulatva A10, ma da un punto di vista urbanistico era un C3
    Abbiamo chiesto ad un tecnico di correggere questa difformità in catasto, ma ci è stata contestata questa variazione. Abbiamo fatto ricorso dimostrando che urbanisticamente l’immobile è un C3 ma è stato respinto, dicendo che di fatto l’edificio ha le caratteristiche per essere un A10. Da notare che l’immobile non è affittato e vorremmo venderlo. Ma può esserci un’imposizione di questo genere? Avremo problemi a vendere l’immobile essendoci questa discordanza?

  15. Prima è necessario verificare correttamente la situazione urbanistica, e le opere incomplete presentano molte incognite sotto il profilo amministrativo.

  16. Buongiorno, io dovrei vendere una villa allo stato grezzo avanzato (struttura in cemento armato e tamponatura con forati).
    Tale struttura è stata costruita con licenza del 1994 e mai completata per cui probabilmente la licenza sarà scaduta e dovrà essere rinnovata.
    La mia domanda è se per tale tipologia di immobile nonchè relativo stato in essere si può fare il certificato di conformità urbanistica e/o quale altro certificato potrebbe essere inserito a corredo di una compravendita e atto notarile.
    Grazie

  17. Scusi se la disturbo, ma ho un quesito da porle.
    Ho ereditato due uno stabile che nel tempo ha subito variazioni e ampliamenti.
    L’ultimo ampliamento con progetto approvato, è stato portato a termine nel 66 ed accettato e classato l’11/01/67.
    Ora, dopo 60 anni e vari passaggi di proprietà, dopo aver chiesto copia degli atti al Comune, che mi comunica che: malgrado le ripetute ricerche d’archivio non riusciva a trovare tali atti, io stesso dopo laboriose e costose ricerche, ho rinvenuto il progetto inizziale dell’immobile, che risale al 1952 è lo ho fatto pervenire all’ufficio tecnico del comune.
    Ora il comune viene a dire che l’immobile è irregolare in quanto il primo progetto è difforme da quello che era il progetto della pianta attualmente al momento della richiesta dell’ultimo ampliamento.
    Tengo a precisare che, l’ultima licenza edilizia è stata regolarmente approvata da tutti gli organi comunali competenti, che l’hanno sicuramente approvata sulla base della conformità dei dati in loro possesso al tempo è lo stato di fatto dell’immobile, documentato dal costruttore assieme al progetto di ampliamento e modificazione.
    Personalmente ritengo evidente che fra il primo progetto è l’ultimo, ci sono state varianti o ulteriori progetti, che nessuno trova, tantomeno il comune; in quanto altrimenti il comune non avrebbe mai potuto approvare tali modifiche.

  18. quale differenza vedete nella definizione di unita’ immobiliare urbanistica del reg. 64/R e quella di unita’ immobiliare catastale? E se ci sono differenze per interventi edilizi occorre fare riferimento a quella urbanistica e non alla catastale.
    Grazie

  19. Non risponde al vero che la conformità catastale significhi corrispondenza della planimetria allo stato di fatto; la norma di specie vigente (L. 122/2010), ha inserito, proprio in corso di conversione del precedente Decreto Legge (70/2010) che la “conformità” debba avvenire sulla base delle “normative catastali”. Queste ultime, fin dal 1939, obbligano alla denuncia le sole opere che incidono sulla rendita, e cioè:
    – cambio di categoria, consistenza e/o classe, per le categorie ordinarie;
    – cambio di categoria o consistenza per quelle speciali (che non hanno classe.

  20. Certamente Valentino, puoi farlo in alto a destra della videata in base al tuo browser.

    Se incontri difficoltà non esitare a contattarci, te lo invio in formato PDF.
    Un saluto da Carlo Pagliai

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