Ante ’42 e Ante ’67: Legittimazione urbanistica nei Comuni dotati di previgenti Reg. Edilizi

Gli immobili e interventi realizzati prima del 31 ottobre 1942 in tutto il territorio comunale sono da considerarsi legittimi, a prescindere da previgenti regolamenti edilizi

periferia toscana


Carlo Pagliai     

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Avvertenza:
trattasi di riflessione commentata in materia di normativa urbanistica, pertanto non deve essere intesa come trattazione giurisprudenziale avente valore verso o presso terzi.

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Alcune grandi città esistenti prima del 1942 e del 1967 si erano dotate di Piani regolatori e regolamenti edilizi, e può capitare che sia richiesta la verifica di legittimazione fino alla loro epoca di adozione.

Proprio così.
Ricevo spesso richieste di consulenza tecnica proprio su questo argomento, e mi chiedono se debbano effettuare ricerche anche oltre il 1942 perchè all’Ufficio tecnico comunale gli dicono che il loro Comune è un Regolamento edilizio o PRG prima del 1942.

E’ assai noto che l’Italia adotta per la prima volta una legge quadro urbanistica ovvero la n. 1150/42, pubblicata sull’allora Gazzetta Ufficiale del Regno e dell’Impero n. 244 il giorno 16 ottobre 1942 e con entrata in vigore al 31 ottobre 1942.

Da allora in base al suo articolo 31 [1] la norma imponeva uniformemente a livello nazionale l’obbligo di licenza edilizia preventiva per chi intendesse eseguire nuove costruzioni, ampliamenti, modifiche di strutture o dell’aspetto

  1. nei centri abitati: in tutti i comuni d’Italia sprovvisti di strumenti urbanistici;
  2. dentro le zone di espansione, ove esistesse il piano regolatore comunale;

Motivo per cui si arriva a porsi l’interrogativo:

Esisteva l’obbligo di licenza edilizia anche nei comuni dotati di strumenti e regolamenti edilizi preesistenti alla Legge Fondamentale del 1942 ?

Direi di no. Punto.

Più volte lo ha ribadito il Consiglio di Stato (CdS sez. V, 21/10/1998 n. 1514), e dello stesso tenore si è espresso anche il TAR [2].
Pure la Corte Costituzionale è entrata in merito sulla questione della valenza dei regolamenti con l’articolata sentenza n. 303/2003.

Prendiamo in esame un caso riguardante Firenze, che aveva un Regolamento Edilizio del 1931, e citiamo ad esempio la sentenza del Tar Toscana n. 899/2014: in essa si legge che ad un cittadino è stata notificata l’ingiunzione comunale a demolire alcuni manufatti, consistenti in due vani in muratura, due tettoie ed un ripostiglio realizzati nel 1966 dalla sua dante causa come accessori alla utilizzazione agricola del fondo adiacente.

Resta sottinteso che al momento della loro realizzazione si trovassero fuori dalla perimetrazione del centro abitato, pur essendo normato che ogni Piano Regolatore ricomprendesse l’intero territorio comunale fin dal 1942.

Ai fini dell’accertamento della regolarità edilizia dei volumi realizzati al di fuori dei centri abitati in epoca anteriore alla entrata in vigore della Legge “Ponte” n. 765 del 1967, assume esclusiva rilevanza la norma primaria sopravvenuta di cui all’art. 31 della L. 1150 del 1942.

La Legge Fondamentale dell”urbanistica ha infatti disciplinato la materia con valore cogente su tutto il territorio nazionale introducendo l’obbligo di preventivo titolo abilitativo limitatamente agli immobili ricadenti nei centri abitati e nelle zone di espansione previste nei soli PRG [3], normando per la prima volta istituzione e applicazione del principio della Legittimazione urbanistica nazionale.

La Legge Fondamentale n. 1150/42 deve essere considerata prevalente rispetto alle preesistenti discipline regolamentari (comunali e provinciali) tenuto conto di quanto ha statuito la sentenza 303/2003 della Corte Costituzionale:

la disciplina dei titoli abilitativi rientra nell’ambito dei principi fondamentali della materia edilizia che la Costituzione (anche prima della riforma del Titolo V)

e quindi riservava, come riserva ancora oggi, tale potere allo Stato al fine di garantire un uniforme trattamento del diritto di proprietà su tutto il territorio nazionale anche in coerenza con la riserva di legge prevista dall’art. 42 della Costituzione.

Quindi le previsioni dei regolamenti comunali preesistenti alla L. 1150 del 1942, che subordinavano la realizzazione di opere edilizie al previo ottenimento di una licenza/nulla osta ancorché previgenti, oggi non hanno più valore prescrittivo.

Ad esempio, l’art. 111 del r.d. 297 del 1911 disciplinava il contenuto che avrebbero potuto assumere i regolamenti edilizi comunali, senza entrare in merito alla possibilità di assoggettare il diritto edificatorio al permesso preventivo, licenza o autorizzazione dirsi voglia.

Nel caso di Firenze all’anno 1931 non era quindi consentito ai comuni la possibilità di introdurre limitazioni in materia giuridiche alla proprietà proprietà privata, diritto la cui inviolabilità era sancita dall’art. 29 dello Statuto Albertino e valevole solo per esproprio di pubblica utilità.

Tra il 1931 e l’approvazione della L. 1150/42 fu promulgato a livello nazionale il R.D.L. 640/1935 (obbligo di autorizzazione nei centri abitati) modificato dal R.D.L. 2105 del 1937 (obbligo ribadito senza differenziare bene gli ambiti geografici) e poi superato dalla legge urbanistica del 1942, ovvero la normativa di riferimento per tutta la nazione italiana.

Occorre precisare che nel 1985 fu promulgata la prima legge sul condono edilizio straordinario, la famigerata L. 47/85, e l’art. 31 comma 5 entrava in merito alla sanabilità degli interventi ante 1967 la cui abilitazione era richiesta da regolamenti edilizi:

Per le opere ultimate anteriormente al 1° settembre 1967 per le quali era richiesto, ai sensi dell’art. 31, primo comma, della L. 17 agosto 1942, n. 1150, e dei regolamenti edilizi comunali, il rilascio della licenza di costruzione, i soggetti di cui ai commi primo e terzo del presente articolo conseguono la concessione in sanatoria previo pagamento, a titolo di oblazione, della somma determinata a norma dell’articolo 34 della presente legge.

In questa formulazione il Legislatore fa riferimento al periodo compreso tra 1942 e 1967, e palesa l’evidente facoltà di stabilire l’obbligo di licenza edilizia qualora fosse richiesta dalla disciplina regolamentare comunale.

Alla luce di quanto esposto finora si espone sinteticamente la legittimazione urbanistica in base ai REGOLAMENTI EDILIZI COMUNALI e le relative facoltà di obbligo di licenza edilizia, valevoli anche in tutto il territorio comunale:

  • Regolamenti edilizi ante 31 ottobre 1942 con o senza apposito regime autorizzatorio non previsto dalla previgenti norme:
    non sono considerati validi in quanto costituzionalmente non conformi alla successiva norma riformatrice L. 1150/42;
  • Regolamenti edilizi adottati tra il 31 ottobre 1942 e il 01 settembre 1967 e contenenti con apposito regime autorizzatorio non previsto dalla legge statale:
    non sono validi in quanto costituzionalmente non conformi alla previgente L. 1150/42;
  • Regolamenti edilizi adottati tra il 31 ottobre 1942 e il 01 settembre 1967 e non dotati di regime autorizzatorio:
    sono validi in quanto costituzionalmente conformi alla previgente L. 1150/42;

In estrema sintesi durante il periodo compreso tra il 31 ottobre 1942 e 01 settembre 1967 e nei Comuni sprovvisti o meno di PRG (o di Programmi di Fabbricazione)  può esservi la concreta possibilità che un decaduto Regolamento edilizio avesse esteso l’obbligo di licenza edilizia ex art. 31 L. 1150/42 a gran parte o perfino a tutto il territorio comunale.

La caccia al tesoro prosegue!                                                     di Carlo Pagliai            



Note e Riferimenti:

[1] Art. 31. Licenza di costruzione – Responsabilità comune del committente e dell’assuntore dei lavori.

Chiunque intenda eseguire nuove costruzioni edilizie ovvero ampliare quelle esistenti o modificare la struttura o l’aspetto nei centri abitati ed ove esista il piano regolatore comunale, anche dentro le zone di espansione di cui al n. 2 dell’art. 7, deve chiedere apposita licenza al podestà del Comune. Le determinazioni del podestà sulle domande di licenza di costruzione devono essere notificate all’interessato non oltre il sessantesimo giorno dalla ricezione delle domande stesse.
Il committente titolare della licenza e l’assuntore dei lavori sono entrambi responsabili di ogni inosservanza così delle norme generali di legge e di regolamento come delle modalità esecutive che siano fissate nella licenza di costruzione.

[2] TAR Toscana III, 29/01/2009 n. 52, id. 4/02/2011 n. 197.

[3] Cons. Stato, V, 21/10/1998 n. 1514; TAR Toscana, III, 29/01/2009 n. 52, id. 4/02/2011 n. 197.

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This Post Has 20 Comments
  1. Se di un immobile costruito nei primi anni 60 in un piccolo comune della Sicilia non si rintraccia la licenzia edilizia negli archivi comunali, come si procede per la vendita non potendo assicurare la conformità urbanistica?.

  2. Mi sembra ci siano una serie di incongruenze, proverò a seguire il senso.
    Premesso che andrebbe vista la storia degli strumenti urbanistici precedente e premesso che in Trentino avete leggi speciali diversi da quelle italiane, quindi per risponderle con maggiore chiarezza avrei bisogno di più elementi.
    P.S: la Legge Ponte del 1967 non è un condono, e al contrario estese l’obbligo di licenza edilizia in tutto il territorio.

  3. Sono in possesso di un’edificio in provincia di trento con concessione edilizia per la realizzazione di un deposito con data 20 febbraio 1967. In realtà è stato realizzato un appartamento….
    Sulla concessione c’è scritto espressamente che eventuali modifiche deve fare oggetto di nuova domanda per evitare l’applicazione dell’art. 32 della legge 17/8/1942, n. 1150.
    L’edificio si trova al di fuori del centro storico che ai tempi si potrebbe considerare il centro abitato.

    Nei varia atti notarili di successione si è sempre fatto riferimento alla conformità urbanistica dichiarando edificio costruito ante 67…

    Il geometra mi dice che essendo rilasciata in comune non si può considerare la regola del condono ante 67 fuori dai centri abitati in quanto c’è una concessione? e quindi questo fa pensare che era presente una legge urbanistica da rispettare….. Lei cosa ne pensa?

  4. Salve,
    ho problemi a verificare la conformità di un immobile in una palazzina rispetto alla concessione edilizia.
    La concessione è del 1959 e possiedo un accatastamento del 1961 dove NON compare un balcone (e relative porte finestre) che è poi stato realizzato in ogni piano!
    Credo, quindi, ci sia stata una variante in corso d’opera (forse dopo il 1961 e i primi accatastamenti).
    Ho pensato, come soluzioni per chiarire la situazione, di richiedere o una visura del fascicolo al Dipartimento per vedere cosa contiene o verificare se le planimetrie di altri inquilini del palazzo siano corrette.
    Lei che ne pensa? Altre soluzioni più veloci o facili?
    (chiaramente questa vecchia planimetria è arrivata a 3 giorni dal rogito, mentre al compratore in fase preliminare è stata data una planimetria praticamente conforme all’attuale…)
    Spero di essermi spiegata al meglio. Grazie

  5. Un immobile edificato in forza di una Licenza di Costruzione del ’57come edificio unifamiliare, ma a fine lavori (nel ’59) é stato accatastato con due unità immobiliari, l’unica “difformità” sarebbe semplicemente il disimpegno da ex esclusivo a comune, successivamente le due distinte unità sono state compravendite nel ’60.
    Il proprietario di un appartamento deve vendere da qui le ricerche di archivio hanno portato alla luce la differenza tra lo stato legittimato (unifamiliare) a plurifamiliare, se le murature e i prospetti non hanno subito alcuna alterazione rispetto alla L. di C., all’epoca ara comunque necessario richiedere una nuova L. di C. per destinare il disimpegno da esclusivo a comune quindi creaando non una ma due uiu?
    Devo depositare una sanatoria?

  6. Io credo che il vostro immobile possa essere stato sottoposto a vincolo “belle arti” fin da prima del 1939 e 1926, ovvero con la prima classificazione sommaria risalente ad regio decreto del 1910 o appresso a quegli anni.

  7. Esattamente cosa intende per viaggiano in parallelo? Quello che vorrei capire è se una commissione belle arti o comunale che sia, può far rimuovere questo ripostiglio perché non lo ritiene in linea con il fabbricato storico, anche se il ripostiglio è costruito prima del 1942? Grazie per l’attenzione.

  8. Salve Valeria, premesso che in base a quanto mi scrivi non è sufficiente per capire pienamente la fattispecie, vado quindi per presunzione.
    In linea di massima la legittimazione urbanistica viaggia da sempre su un binario parallelo a quello della legittimazione vincolistica ex “belle arti”.

    Spero di aver dato una prima risposta sommaria.

  9. Buongiorno, una commissione paesaggistica comunale o delle belle arti può imporre la demolizione di un elemento che definisce estraneo alle linee del fabbricato storico anche se di questo vi è traccia dal 1927 in atti di vendita. Ossia il parere di una commissione a tutela della storicità del patrimonio edilizio va oltre la legittimità urbanistica Dell elemento. Grazie.

  10. Salve Gianluca,
    La L. 1150/42 prevedeva con l’art. 50 l’abrogazione di tutte le disposizioni contrarie a quelle contenute nella presente legge o con essa incompatibili.
    Ergo ritengo che il R.D. 640/1935 non possa applicazione in nessuna ipotesi avere.
    Un saluto.

  11. Buona sera,
    mi sto confrontando in questo periodo con i tecnici comunali per una situazione in tema con l’argomento.
    Il fabbricato per cui deve essere verificata la conformità urbanistica è antecedente al 1942, costruito all’interno di un Comune dove il primo regolamento edilizio risale al 1903. Per l’immobile ricadente all’interno della cinta daziale, non sono presenti Licenze Edilizie ma una planimetria catastale del 1939 che riporta uno stato diverso da quello attuale.
    Il fatto che la Legge 1150 del 1942 “sovramonti” e renda inefficaci i regolamenti edilizi antecedenti è chiarito, ma vorrei capire se allo stesso modo anche il Regio Decreto 640 del 1935 sia stato “cancellato”, o meglio non vada preso in considerazione nella verifica dell’immobile.
    La ringrazio dell’attenzione, saluti.

  12. scusi mi pare di capire che nel caso avessimo un edificio difforme dalla licenza edilizia del 1963 in ambito vincolato secondo lei, essendo lo stesso realizzare in data antecedente al 67, a seconda del RE vigente non dovrà essere assoggettato a doppia conformità?

  13. purtroppo la regolarizzazione in sanatoria ordinaria prevede sanzioni notevoli.

  14. Gentilissimo gentilmente vorrei una piccola informazione,
    Vorrei sapere a quanto ammonta una sanzione di uno stabile, che negli anni 90″ e’ stato
    fabbricato e non abitato, e non sanato..
    Ho dovuto dare allo stato la bellezza di 32.000,00 Euro di multa, vorrei gentilmente sapere se e’ legale oppure posso appellarmi e chiedere un rimborso???
    Grazie in Anticipo
    Cordiali Saluti
    ROSARIO VENTURA:::

  15. Infatti non si capisce perché i notai possono trasferire un bene, che poi non può essere usato! Ovvero demolito o semplicemente “ristrutturato”

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