Varianti alla CILA di Inizio Lavori? No puede ser

A livello nazionale non esiste possibilità di effettuare varianti alla Comunicazione Inizio Lavori

cila in sanatoria2Facciata edificio, Firenze – Foto di Carlo Pagliai


Carlo Pagliai

 

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Nel nostro ordinamento non prevale la cultura “as built” per gli interventi edilizi minori

Il T.U. dell’edilizia prevede la facoltà di presentare varianti in corso d’opera e varianti finali, in base a certi requisiti, per opere oggetto di Permesso di Costruire e SCIA.

Nei cantieri per normali esigenze costruttive si devono apportare modifiche al progetto, sia sul piano amministrativo/burocratico che esecutivo.
Le possibili tipologie di varianti sono:

  • variante in corso d’opera con sospensione – modifiche da apportare previa autorizzazione e interruzione lavori;
  • variante in corso d’opera – modifiche effettuate durante l’esecuzione e destinate a proseguire rispetto all’iter amministrativo;
  • variante finale – modifiche già compiute e comunicate a ultimazione lavori;

A prescindere dalle normative regionali, e fatto salvo gli aspetti di settore (paesaggistico, vincolistico, strutturale, ecc), per le opere oggetto di Edilizia Libera assoggettate a CIL e CILA non è contemplata la variante finale o in corso d’opera.

Svista o volontà del legislatore, resta il fatto che questa tipologia di opere rientranti nella cosiddetta “Edilizia minore” non è contemplata la semplificazione di comunicare la loro esecuzione “AS BUILT” (come costruita), come invece può avvenire a certe condizioni per SCIA e interventi soggetti a Permesso di Costruire.

#Controintuitivo: le varianti sono ammesse nell’edilizia rilevante ma non per l’edilizia minore

Cila in sanatoria

infografica a cura di Carlo Pagliai

Seguendo il buon senso sarebbe naturale che per effettuare una variazione ad un intervento leggero fosse possibile comunicarlo a ultimazione dei lavori.
Da un punto di vista giuridico amministrativo invece a livello nazionale il Testo Unico DPR 380/01 non lo prevede. Stop, punto e basta.
In generale le opere oggetto di Edilizia Libera comunicate in corso d’opera o addirittura postume, sono soggette a sanzionamento pecuniario.

Facciamo l’esempio della tipica ristrutturazione leggera:

2016, Febbraio:
ammettiamo un semplice intervento di modifiche interne distributive di un appartamento, privo di vincoli, con cui spostare le posizioni dei tramezzi interni senza modifica strutture, muri portanti, e prospetti, per cui fu depositata regolare CILA al comune.

2016, Maggio:
per esigenze della committenza durante il cantiere la realizzazione del tramezzo separante il bagno dalla camera viene effettuata di 50 centimetri verso quest’ultima. In fin dei conti cosa volete che sia, è un banale spostamento rispettoso dei requisiti igienici e aeroilluminanti.

Oggi, 2016 Giugno:
Ai fini della Conformità urbanistica è necessario denunciare queste opere, tuttavia essendo già compiute e non potendo effettuare deposito in variante finale, per l’attuale ordinamento nazionale sono passibili di sanzione pecuniaria fino ad un massimo di euro 1.000 (mille!).
Per assurdo, ancora una volta, la sanzione minima per le opere soggette a Permesso di Costruire e SCIA ammonta a 516 €, anche per banalissime parziali difformità quadruplicamente conformi a tutto.
Su questo punto ho scritto un apposito approfondimento.

Il minimo reato in Edilizia Libera è più costoso del minimo reato in Edilizia rilevante

Consigli: in queste situazione le corrette alternative sono:

  • comunicare le modifiche con CIL/A preventivamente alla loro effettiva esecuzione;
  • comunicarle con CIL/A in corso d’opera pagando la sanzione ridotta ad un terzo (333,33 €)
  • comunicarle con CIL/A ad opere compiute pagando la sanzione piena (1.000 €);

Inserisco una quarta alternativa segnalatami e praticata in alcuni casi da colleghi, non filologica in quanto illecita sul piano formale:

  • Comunicare con CIL/A l’inizio delle opere, glissando sul fatto che in verità siano già compiute;

E’ bene sottolineare che in tale ipotesi, che non mi sento di consigliare, implica la falsa asseverazione con tutti i rischi e responsabilità connesse, potrebbe scattare tramite accertamento o controllo in cantiere da parte dell’autorità competenti.
Certo è che l’oggetto della contestazione di falsità ruoterebbe attorno alla certezza e datazione dell’effettivo avanzamento dei lavori, da rapportare al tempo trascorso dalla presentazione della CILA al momento del sopralluogo; non va escluso il caso estremo che tale verifica possa avvenire il giorno dopo alla sua presentazione, ma in quel caso si dovrebbe parlare di “coincidenze” astrali se non addirittura di sfiga siderale.

In ogni caso, come già scritto in un precedente articolo, consiglio sempre a prescindere da norme nazionali e regionali, di depositare formale fine lavori, quanto meno per delineare l’effettivo tempo di responsabilità per il Direttore dei lavori, qualora incaricato.


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This Post Has 11 Comments
  1. P.S. le “differenze” che io dico sono dettate non da cambi capricciosi, ma da esigenze di cantiere: un tubo, un pilastro o altro non visibile o prevedibile ad inizio lavori che determina lo spostamento di un tramezzo o altro di alcuni cm. L’edilizia non è farmacia, c’è un grado di tolleranza che deve essere necessariamente adottato, sempre in mia modestissima opinione.

  2. A mio modesto parere le “difformità” sono rappresentate da un progetto differente. Nella mia professione mi è capitato che, ad esempio, un tramezzo si dovesse realizzare a 5-8 cm spostato rispetto alla quota del “disegnino” (per dirla volgarmente). A Roma, ad esempio, non è prevista adesso la variante alla cila, per cui uno che fa presenta via via nuove cila (pagando addirittura una penale perché i lavori sono in corso?) ogni volta che esce qualcosa su QUEL progetto presentato? E’ una visione un pò perniciosa delle norme, a mio modesto parere.
    Se le “variazioni” sono limitate a pochi cm possono essere sanate nell’accatastamento finale, dove si esegue il rilievo “as built” e lo si allega al fine lavori. Scusate se mi permetto di dire la mia.

  3. Ti ringrazio per il chiarimento, fermo restando che comunque sentirò il tecnico istruttore del comune competente, regione Puglia. Alcuni miei colleghi mi parlano di integrazione nella fine lavori, ma su questo non ne sono d’accordo. Quindi, se questo va regolarizzato (assurdo per una porta spostata su stesso muro inerme), seguirò il tuo consiglio (leggendo il post attinente) effettuando una nuova cila utilizzando la vecchia come “uno stato di fatto” dicendo che questo vano bagno deve essere ancora realizzato.
    Spero di aver compreso bene. Grazie e complimenti ancora.

  4. Salve, espongo il mio dubbio. Ho presentato giusta cila al comune. A tutt’oggi la distribuzione interna è risultata conforme rispetto a quanto depositato e rappresentato in planimetria di progetto.
    L’unica cosa che risulta “difforme” rispetto alla planimetria della cila è lo spostamento sullo stesso lato del muro, della porta di accesso al bagno in una camera matrimoniale. Mi spiego meglio. Nella realizzazione del nuovo bagno, ad angolo nella stanza, su uno dei due lati ex novo delle murature, causa esigenze impiantistiche, il vano porta è stato traslato sullo stesso lato risultando quindi la piccola spalletta, porta e restante porzione del muro, invertiti rispetto alla planimetria di progetto.
    Inoltre sono state anche realizzati dei gradini di accompagnamento ai piatti doccia.
    Queste modifiche già realizzate possono intendersi difformità?
    Il mio parere è negativo, in quanto se pure la porta è stata traslata sullo stesso lato del muro, quest’ultimo insieme all’altro lato ha mantenuto comunque la sua impronta di progetto. Mentre per le altezze dei gradini di accesso ai piatto doccia o ad un intero bagno, comunque rispettano e superano di molto l’altezza utile minima.
    Grazie per il supporto e complimenti per il sito.

  5. anche nella nuova normativa non è contemplata la variante CILA. Per cui dovrà presentare nuova CILA prima dell’effettivo inizio dei lavori.

  6. Buongiorno,
    Le scrivo da Varese, ho aperto a settembre 2016 una Cila per lo spostamento di due tavolati e la realizzazione di un lucernario in copertura (inserito tra travetto e travetto senza modificare la struttura del tetto), i proprietari vogliono inserire un lucernario più piccolo rispetto a quello approvato, non mi è chiaro come dovrei muovermi, devo fare una nuova Cila prima di fare le opere in variante? E con la Cila già esistente come mi comporto? Oppure con la nuova normativa posso effettuare una variante alla Cila originaria?
    Grazie
    Giulio

  7. Salve Alessia, se lei mi scrive dalla Toscana, sappia che ancora vige la LR 65/2014, che ancora non ha recepito il DL 222/2016 quindi si procede come prima.

  8. buongiorno…..avrei una domanda proprio sulle varianti della cila…..
    da ieri, 11 nov 2016 entra in vigore il decreto legislativo 222 “scia2” (abolito il comma 2 art 6 e inserito art. 6bis che norma gli interventi in cila!)
    io mi trovo proprio nel caso sopra descritto, ho aperto una cila e in corso d’opera sono emerse esigenze che mi implicano piccole modifiche al progetto presentato.
    col nuovo decreto io non ho riscontrato una soluzione o una indicazione sulla strada da prendere (integrazione volontria con aggiornamento planimetrie, variante, nuova cila subordinata alla prima o indipendente da essa, Ecc); alcuni colleghi sostengono che le varianti siano state introdotte, ma io non ne trovo traccia!!!!! sempre più confusione!!!!!!

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