Sanzione CILA tardiva 1000 €: Prescrizione cinque anni

Essendo pecuniaria è soggetta ai relativi termini di prescrizione.

cila tardiva

Guasticce – Ph. Carlo Pagliai


Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Urban Planning, building and real estate consultant
Blogger, YouTuber and digital communicator

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Pur facendo dispetto alle casse comunali, si sottolinea che la sanzione pecuniaria per deposito tardivo non può retrocedere oltre cinque anni dal fatto.

Non si tratta né di una sentenza né di una interpretazione, e tale meccanismo avviene similmente col DOCFA, la procedura di deposito telematico al Catasto Fabbricati per nuove costruzioni o loro variazioni, la quale contempla l’obbligo di indicare il termine di ultimazione lavori e sopratutto di effettuarne deposito entro i trenta giorni.

Più precisamente il D.L. 10 gennaio 2006 n. 4 convertito in L. 9 marzo 2006, n. 80, ha modificato in trenta giorni il termine per effettuare le dichiarazioni al Catasto con Docfa per:

  • nuove costruzioni: trenta giorni dal momento in cui sono divenuti abitabili o servibili all’uso cui sono destinati (L. 1249/1939 art. 28);
  • variazioni su edifici già censiti: trenta giorni dal momento in cui esse si sono verificate (D.L. 4/2006 all’art. 34-quinquies conv. L. 80/2006).

In caso contrario scattano le relative sanzioni pecuniarie, la cui prescrizione è indicata dall’art. 28 della L. 689/1981, pari a cinque anni dal giorno in cui e’ stata commessa la violazione. L’interruzione della prescrizione e’ regolata dalle norme del codice civile.

Lo stesso principio è applicabile alla sanzione pecuniaria della CILA tardiva.

Mi riferisco all’odierna forma dell’art. 6-bis del Testo Unico per l’Edilizia DPR 380/01, di recente modificato dal Decreto ‘Scia 2’ D. Lgs. 222/2016; il discorso comunque vale anche per la stessa procedura di Comunicazione Inizio Lavori Asseverata anteriore allo Scia 2.

Il comma 5 dell’art. 6-bis del TUE dispone la sanzione pecuniaria pari a mille euro in casi mancata presentazione della CILA.

Non viene sanzionato l’abuso edilizio, che non c’è, e neppure l’illecito; bensì viene sanzionata la mancata presentazione della formalità, esattamente come avviene per il Docfa come sopra.

comma 5. La mancata comunicazione asseverata dell’inizio dei lavori comporta la sanzione pecuniaria pari a 1.000 euro. Tale sanzione è ridotta di due terzi se la comunicazione è effettuata spontaneamente quando l’intervento e’ in corso di esecuzione.

Essendo quindi una mera sanzione pecuniaria, sconnessa pure da sanzioni penali e amministrative di natura edilizia, soggiace ai termini di prescrizione quinquennale.

Prima proseguire vorrei consigliare questo video YouTube 

In tutto questo c’è una condizione essenziale da sottolineare: la presentazione della CILA tardiva può essere presentata solo nel rispetto di tutte le discipline settoriali, delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e comunque nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienicosanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, nonché del Codice dei beni culturali (vedi art. 6 del TUE).

Se c’è il rispetto di tutte queste discipline e prescrizioni, allora è possibile presentare la CILA tardiva col pagamento della dovuta sanzione pecuniaria.

Quando la CILA tardiva è presentata per comunicare e regolarizzare opere edilizie iniziate (e non compiute ? ) oltre cinque anni addietro alla data di presentazione, ritengo sia lecito non adempiere al pagamento della sanzione pecuniaria per i motivi suddetti in tema di prescrizione.

Facciamo un esempio.

Oggi è il 6 dicembre 2017; se viene presentata una CILA tardiva relativa all’inizio di opere anteriore al 5 dicembre 2012, la sanzione non è dovuta.

La CILA tardiva sanziona la mancata comunicazione dell’inizio lavori, non l’ultimazione di essi.

Riflettevo sul fatto che l’oggetto del sanzionamento non sia l’avvenuta conclusione di opere (vedi Docfa catastale) bensì la mancata presentazione della comunicazione di inizio lavori asseverata.

Ripeto: il riferimento temporale è l’inizio dei lavori, ma non la fine lavori.

Tanto è che l’attuale ordinamento del TUE non prevede termini entro il quale i lavori debbano essere conclusi, come invece prescritti per i titoli abilitativi del Permesso di Costruire e Segnalazione Certificata Inizio Attività (SCIA).

Ulteriori dettagli, video sul canale YouTube:

Resta comunque necessario presentare la CILA tardiva, in quanto non si prescrive l’obbligo della formalità. Proprio come avviene già per le pratiche di aggiornamento catastale Docfa.

In tutto questo forma eccezione la CILA tardiva presentata in corso di esecuzione delle opere, dove ovviamente la contemporaneità delle opere in corso rende inutile il discorso.

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This Post Has 13 Comments
  1. Hai fatto una corretta ricerca. Diciamo che allo stato attuale delle cose la CILA non ha regime specifico come la SCIA. Pertanto non valgono i termini previsti per l’autotutela, e temo di dire che tutti gli interventi in contrasto alla disciplina siano compiuto in assenza di titolo: la conformità alla disciplina è la condizione essenziale, altrimenti diventano tutti abusi gravi perchè non sanabili. Il potere sanzionatorio è totale.

  2. Egregio Ing. Pagliai,
    vorrei porre una domanda sulla CILA: qualora questa sia dichiarata dallo stesso Comune (in una comunicazione a seguito di segnalazione da parte di privato) in contrasto con la disciplina urbanistico-edilizia vigente ed alla stessa non conformabile, che poteri ha il Comune su di essa?
    Potrà essere annullata ex art. 21 nonies L. 241/90 in autotutela (e quindi solo entro i 18 mesi dalla presentazione della comunicazione) o senza limiti di tempo considerata la natura non provvedimentale della CILA?
    Da che sono riuscita a controllare, pare che la normativa nazionale nulla dica in merito alle conseguenze per una CILA in contrasto con la legge, ma vi sia un mero potere sanzionatorio (in termini pecuniari) della PA in caso di mancata presentazione.

    Grazie
    Giulia

  3. Opere interne eseguite fine 2010, le classiche “due tramezze”.
    Presentazione di CILA tardiva con espressa dichiarazione di avvenuta violazione alla presentazione di CILA ante esecuzione delle opere, ovvero ante 5 anni dalla presentazione attuale (CILA tardiva) ed omissione di pagamento sanzione amministrativa (specifica relazione illustrativa con riferimento ad art. 28 della Legge 689/1981).
    Risultato:
    1) irrogazione di sanzione pecuniaria di 1000€ con ordinanza avente per oggetto “SANATORIA OPERE INTERNE”;
    2) richiesta di integrazioni a CILA con termine di 10 giorni per l’evasione completa degli atti (pagamento sanzione amministrativa) trascorsi i quali sarebbe stata emessa ordinanza di rimessa in pristino dello stato dei luoghi…
    3) Ricorso al Tar se non concordi.

    Considerazioni :
    – hanno fatto diventare una violazione burocratica (non presentazione di cila) una SANATORIA (!!!??!!!), povero DPR 380/2001;
    – se ne sono bellamente fregati di discutere nel merito della Legge 689/1981;
    – e ci hanno detto “Perché io so’ io e voi nun siete un cazzo! Fatece causa se pensate d’aver raggione”

    Profonda tristezza poiché un procedimento di ricorso con queste prospettive supera di molto le 1000€ per chiudere la questione ed il cliente è sbiancato al solo pronunciar del termine.

    Complimenti comunque, Ing. Pagliai per il bel lavoro di ricerca ed informazione su temi urbanistici. Saluto

    p.s. Resto del parere che aveva ragione Lei. La sanzione sarebbe stata prescritta. Ma mi piacerebbe sapere se atri tecnici hanno avuto esperienze in merito.

  4. Gentile Ingegner Pagliai,
    mi trovo in una situazione un po’ problematica e avrei bisogno di un suo consiglio.
    Nel 2014 fa ho effettuato dei lavori di ristrutturazione del mio appartamento con regolare presentazione della CILA. Tuttavia, nel corso dei lavori, decisi una diversa distribuzione degli spazi, ma non fu presentata una variazione alla CILA originaria. Ad oggi, a cause di varie vicissitudini con il tecnico incaricato, non ho ancora comunicato la fine dei lavori (avvenuta sempre nel 2014). Avrei però la necessità di mettere tutto in regola nell’ottica di rivendere il mio appartamento.
    Mi sono state prospettate due soluzioni.
    La prima prevede la comunicazione della fine lavori relativamente alla CILA presentata nel 2014 con pagamento della sanzione di 1.000 euro a causa delle variazioni non comunicate preventivamente.
    La seconda consiste nella presentazione di una nuova CILA e su questa nutro i seguenti dubbi:
    1) Non è necessario comunque “chiudere” la prima CILA con la relativa comunicazione di fine lavori?
    2) Cosa rischio in caso di controlli?
    3) Avendo usufruito delle detrazioni fiscali per i lavori di ristrutturazione di cui alla prima CILA, il fatto di presentare una nuova CILA può crearmi problemi?

    La ringrazio in anticipo per le risposte che mi potrà dare.

    Paolo

  5. Gentile Ingegner Pagliai,
    sto per acquistare un appartamento all’interno del quale il promittente acquirente ha posto in essere una diversa distribuzione degli spazi interni, conclusa da qualche anno, e solo una settimana fa ha presentato al Comune di Napoli una CILA tardiva, versando la sanzione di 1000 euro prevista. Mi ha poi riferito che è in attesa di disposizione dirigenziale del comune che, per sua e mia tranquillità, ritiene di dover acquisire per permetterci di stipulare il preliminare. Tuttavia io credo che nessun atto debba essere redatto dal Comune visto che il “cerchio” si chiude con il pagamento della sanzione. Che cosa può dirmi al riguardo ? Grazie e buon lavoro !”

  6. Vorrei sapere se all’atto pratico questa interpretazione ha avuto riscontro con uffici comunali, nel caso di quale provincia/regione.

  7. Quanto riporti è giusto e fondato, si riferisce ad una fattispecie che rientra negli illeciti edilizi rilevanti (paesaggistica) e quindi soggetto al doppio sanzionamento (amministrativo connesso a quello ambientale).
    Per le CILA la questione è diversa proprio perchè c’è una sola sanzione di natura pecuniaria per la mancata presentazione di essa.

  8. Il pagamento della sanzione non costituisce profilo sostanziale della norma, tale da ricondurlo al principio del tempus regit actum, ma a quello procedimentale, per cui si applica le disposizioni sanzionatorie vigenti anche alle fattispecie realizzate prima. La prescrizione quinquennale decorre dal momento in cui il comune ne viene a conoscenza e non dal momento in cui sono state realizzate le opere.
    cosa ne pensi?

    DIPARTIMENTO TERRITORIO
    DIREZIONE REGIONALE TERRITORIO E URBANISTICA AREA D2 2B 08 – LEGISLATIVO, CONTENZIOSO E CONFERENZA DI SERVIZI

    Roma, lì 1 9 OTT. 2010

    Al Comune di Cantalice
    Ufficio Tecnico – Area Edilizia Privata Piazza della Repubblica, n. I
    020 1 4 Cantaiice (RI)

    OGGETTO: Parere in merito alla prescrizione delle sanzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia – Comune di Cantalice.

    Il Comune di Cantalice ha chiesto il parere di questa Direzione Regionale in tema di prescrizione delle sanzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia.
    In particolare ii Comune riferisce che il proprio territorio è interamente vincolato paesaggisticamente ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004.
    Pertanto il Comune distingue tra opere edilizie realizzate in difformità o in assenza di titolo che comportino pregiudizio dei valori paesaggistici tutelati ed opere edilizie abusive minori che al contrario non concretino alterazioni di tali valori paesaggistici (sostanzialmente, le opere interne).
    Chiede quindi il Comune se le relative sanzioni amministrative in materia urbanistico­ edilizia siano soggette al principio della prescrizione quinquennale previsto in via generale dall’art. 28 della Legge n. 689/ 1 98 1 , la quale detta principi generali in materia di sanzioni amministrative.
    Nel merito, si ritiene quanto segue.
    Innanzitutto va detto che nel quadro normativo di riferimento (in particolare, D.P.R. n. 380/200 I – Testo Unico in materia edilizia; D.Lgs. n. 42/2004 – Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio; L.R. n. 1 5/2008 – Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia) non è rinvenibile alcuna disposizione che preveda termini di decadenza o di prescrizione.
    A prevedere un termine di prescrizione è invece il citato art. 28 della Legge n. 689/ 1 98 1 , il quale stabilisce che “il diritto a riscuotere le somme dovute per /e violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione” . Si pone dunque il problema se tale previsione, genericamente riferita alle sanzioni amministrative, sia applicabile a quelle irrogate nello specifico settore urbanistico-edilizio e paesaggistico.
    Per dirimere la questione è opportuno distinguere concettualmente l’esercizio del potere
    sanzionatorio dalla sanzione effettivamente irrogata.
    Il potere sanzionatorio non si prescrive. La giurisprudenza amministrativa è consolidata nel ritenere che “i/ potere repressivo può essere esercitato senza limiti di tempo e senza necessità di motivazione in ordine al ritardo nell’esercizio del potere ” (C.d.S., sez. IV, n. 2 1 60/20 IO).
    Le pronunce giurisprudenziali attribuiscono, infatti, agli illeciti in materia urbanistica, edilizia e paesistica carattere di illeciti permanenti, nel senso che la situazione di illiceità posta in essere con la realizzazione di un’opera abusiva viene meno solo con il conseguimento delle prescritte autorizzazioni in sanatoria, paesaggistiche o urbanistico-edilizie, oppure con il ripristino dello stato dei luoghi (tra le numerose decisioni in tema, si veda C.d.S., sez. IV, n. 1 464/2009; C.d.S., sez. VI, n. 1 255/2007; C.d.S., sez. V, n. 4420/2006; C.d.S., sez. IV, n. 6632/2003). Solo incidentalmente si osserva che titoli autorizzativi ad efficacia sanante dell’illiceità possono essere l’accertamento postumo di compatibilità paesaggistica (art. 1 67, commi 4 e 5, D.Lgs. n. 42/2004), l’accertamento di conformità urbanistica (art. 36 D.P.R. n. 380/200 I e art. 22 L.R. n. 1 5/2008) o il rilascio del condono edilizio.
    La permanenza dell’illecito amministrativo comporta che laddove l’autorità competente emani un provvedimento repressivo (di demolizione, di ripristino, di acquisizione al patrimonio ovvero di irrogazione di una sanzione pecuniaria), essa non emana un atto ‘a distanza di tempo’ dall’abuso, ma reprime una situazione che è ancora contestualmente antigiuridica. Da ciò, come detto, deriva che, vertendosi in materia di illeciti permanenti, il potere amministrativo di vigilanza e di repressione (ossia l’accertamento dell’illecito e l’applicazione della relativa sanzione) può essere esercitato senza limiti di tempo, potendo intervenire anche dopo il decorso di un rilevante lasso temporale dalla consumazione dell’abuso, il quale è da considerare sempre attuale finché non venga rimosso o represso (C.d.S., sez. VI, n. 528/2006; C.d.S., sez. IV, n. 2529/2004; C.d.S., sez. IV, n. 5875/2003). Il trascorrere del tempo non può infatti di per sé legittimare situazioni che si configurano come illegali, non essendo pertanto il potere di ripristino dello status quo soggetto ad alcun termine di prescrizione (T.A.R. Puglia, Lecce, sez. lii, n. 907/20 IO; T.A.R. Puglia, Lecce, sez. lii, n. 335/20 IO; T.A.R. Lombardia, Milano, sez. Il, n. 2045/2008).
    Pertanto, il termine di prescrizione quinquennale previsto dall’art. 28 della Legge n. 689/198 1 non può applicarsi all’esercizio del potere sanzionatorio in materia di attività di vigilanza e di repressione nel campo urbanistico-edilizio e paesaggistico, il quale non si estingue per il decorso del tempo.
    Quanto invece alla prescrivibilità della sanzione concretamente irrogata a seguito dell’esercizio del potere repressivo, occorre distinguere in relazione alla natura della medesima.
    In linea generale va detto che la Legge n. 689/ 1 98 1 ha dettato principi generali con riferimento alle sanzioni amministrative. Questi non possono estendersi tout court alle sanzioni edilizie, le quali risultano caratterizzate da un accentuato carattere di specialità, sia in relazione alle finalità cui tendono, sia sul piano della responsabilità.
    Relativamente alla prescrizione, è evidente che l’art. 28 della Legge n. 689/ 1 98 1 riguarda unicamente le sanzioni pecuniarie. La norma stabilisce infatti che la prescrizione quinquennale riguarda “il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni amministrative punite con pena
    pecuniaria” , con un palese riferimento alle sanzioni che hanno ad oggetto la prestazione di una somma di denaro . Qlli.odi le sanzioni pecuniarie in materia urbanistica edilizia e paesaggistica si estinguono decorsi cinque anni dalla loro irrogazione, ed il momento in cui il termine quinquennale di prescrizione comincia a decorrere è quello dell’irrogazione della sanzione (C.d.S., sez. IV, n. 2 1 60/20 IO; C.d.S., sez. IV, n. 1 464/2009; C.d.S., sez. V, n. 4420/2006; C.d.S., sez. IV, n. 7405/2004).
    Al contrario, le sanzioni di diversa natura, quelle cioè che tendono al ripristino della legalità oggettivamente violata (in particolare quelle demolitorie, ripristinatorie, o di acquisizione al patrimonio) una volta comminate, non sono soggette al principio della prescrizione e dunque. anche se non eseguite, non si estinguono per effetto del decorso del tempo.
    Per ogni ulteriore informazione e aggiornamento in merito, si consiglia di consultare il sito: http://www.regione.lazio.it/web2/contents/urbate/pareri.php
    Il Dirigente dell’Area (Dr. M,. ri.na AjeI-
    .

    L’estensore: Slevan:t!:I]

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