Silenzio PA su richiesta sanatoria equivale a diniego [Riservato]

 Decorsi sessanta giorni dalla richiesta si forma provvedimento di tacito diniego


Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Urban Planning, building and real estate consultant
Blogger, YouTuber and digital communicator

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Alla domanda di sanatoria possono seguire due possibilità: accettazione con atto espresso, oppure silenzio rifiuto

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  1. Palermo. Centro Storico. Anni addietro, nelle more del ricorso avverso accusa di abuso edilizio ,il proprietario, accusato di abuso, presentò anche domanda di sanatoria. Così consigliarono i legali in attesa della sentenza penale.
    Il proprietario era riluttante perché riteneva di non avere commesso alcuna irregolarità.
    La P.A. non si pronunciò sulla domanda di sanatoria.
    Ne conseguì il formarsi di un silenzio diniego.
    Il proprietario dell’immobile si oppose al silenzio diniego innanzi al TAR.
    Il TAR sentenziò che la PA dovesse motivare il diniego.
    La PA non ha mai ottemperato alla sentenza del TAR. Cosa deve fare il cittadino per ottenere chiarezza?
    Come accennato, lo stesso proprietario si è opposto anche alla demolizione innanzi al giudice penale (perché l’abuso è un reato penale).
    Il Giudice penale, anni addietro, sentenziò che “il fatto non costituisce reato” e ordinò il dissequestro dell’immobile.
    Vittoria di Pirro. La P.A. asserisce a tutt’oggi che la sentenza penale non influisce sul procedimento amministrativo avviato e che quindi l’abuso c’è. Mi può spiegare cosa significa?
    Il palazzetto è stato misurato e rimisurato, con strumenti tecnologicamente avanzati. Risulta che, rispetto al rilievo originario, la struttura esistente, oggi ristrutturata, ha addirittura una cubatura e superficie utile calpestabile inferiore a quella iniziale. Tale fatto deriva dalla decisione dell’ingegnere strutturista di doppiare le pareti e realizzare plinti al piano terra . Per di più sono stati realizzati vani tecnici prima inesistenti ( ascensore, caldaia, autoclave..)
    Circa le presunte difformità, nessuno ne ha dimostrato l’esistenza. Al contrario, a fronte di un unico accertamento da parte della PA, vi sono perizie giurate di un team di ingegneri che attestano il contrario, rilievi alla mano, precisando che le differenze tra progetto e struttura realizzata rientrano nelle tolleranze di cantiere. Sono di parte, ma corredate da aerofotogrammetrie e misurazioni. Cos’altro si può produrre?
    La PA ha negato l’accesso agli atti, finalizzato a consultare il rilievo originale a suo tempo consegnato dalla DL in uno al progetto di ristrutturazione.
    La PA ha perso finora tre cause (una terza con un altro proprietario, accusato di essersi appropriato di un pezzo di una delle case di proprietà del Comune e poi assolto perché il fatto non sussiste) ma persiste nell’inerzia, determinando un evidente danno erariale, oltre che un danno economico ai privati ( i condomini sono nove ma tra loro c’è la controparte Comune e ormai non concordano su nulla). Ciliegia sulla torta: il responsabile del procedimento, estensore di tutte le note accusatorie , è lo stesso ormai da venti anni e non intende mollare. Anzi, si proclama difensore della legalità. Arriva ad intervenire su Facebook su vicende che vedono il Comune asservito alla Mafia, come se, grazie a coraggiosi e fulgidi epigoni dei pavidi colleghi di ieri, oggi le cose fossero cambiate. Che cosa può fare un privato, che non dispone a suo piacimento di un’Avvocatura, per sbloccare la situazione, senza spendere troppi soldi? Grazie per l’attenzione . Maria Tuzzo

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