SCIA Alternativa al Permesso di Costruire, non esiste in versione Sanatoria

Le opere rientranti nella categoria vanno regolarizzate con le procedure previste dalla disciplina



Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Urban Planning, building and real estate consultant
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Non mi risultano regioni che abbiano istituito la “Super-SCIA” in sanatoria per opere rientranti nel PdC

Anni fa venne istituita la DIA alternativa al Permesso di Costruire, cioè una DIA speciale in grado auto-abilitare opere e interventi soggetti al PdC.

Fece la sua apparizione fin dai primi passi del Testo Unico per l’Edilizia D.P.R. 380/01 con l’art. 22, modificato “in corso d’opera” con D.Lgs. 301/2002.

Il comma 3 del suddetto art. 22 disponeva così:

3. In alternativa al permesso di costruire, possono essere realizzati mediante denuncia di inizio attività:

  • a) gli interventi di ristrutturazione di cui all’articolo 10, comma 1, lettera c) [del DPR 380/01, ndr];
  • b) gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque denominati, ivi compresi gli accordi negoziali aventi valore di piano attuativo, che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata esplicitamente dichiarata dal competente organo comunale in sede di approvazione degli stessi piani o di ricognizione di quelli vigenti; qualora i piani attuativi risultino approvati anteriormente all’entrata in vigore della legge 21 dicembre 2001, n. 443, il relativo atto di ricognizione deve avvenire entro trenta giorni dalla richiesta degli interessati; in mancanza si prescinde dall’atto di ricognizione, purché il progetto di costruzione venga accompagnato da apposita relazione tecnica nella quale venga asseverata l’esistenza di piani attuativi con le caratteristiche sopra menzionate;
  • c) gli interventi di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.

Da allora, al netto di lievi modifiche, la “Super-DIA” è giunta ai giorni nostri e revisionata col D.Lgs. 222/2016 (Decreto ‘SCIA 2’). Esso ha lasciato praticamente inalterate le tre categorie di intervento, e definitivamente archiviato l’ambiguità applicativa tra “Super-DIA” e “Super-SCIA”.

Infatti non era chiaro se il travaso della “Super-DIA” verso la “Super-SCIA” fosse automatico, tenuto conto dell’istituzione postuma della SCIA avvenuta L. 122/2010.

Dal 2016 il Decreto SCIA 2 ha chiarito il ruolo della Super-SCIA

La SCIA Alternativa al Permesso di Costruire, al netto di previgenti e diverse legislazioni regionali, ha assunto una configurazione più chiara.

Procedure e modalità di deposito di essa sono previste nella versione ri-formata dell’art. 23 del DPR 380/01 nel neonato comma 01 (si, è scritto così).

In sostanza si tratta di una procedura gemella a quella della SCIA ordinaria edilizia prevista dall’art. 22 del TUE, che a sua volta richiama l’articolo 19 della L. 241/90.

Facciamo una estrema sintesi estrapolando alcuni punti chiave dal DPR 380/01 coordinato con le modifiche del D.Lgs. 222/2016, legislazioni regionali a parte:

  • SCIA ordinaria: è ammessa per le varianti non sostanziali al PdC e per interventi di manutenzione straordinaria “pesante”, restauro e risanamento conservativo “pesante” e ristrutturazione edilizia “leggera” (termini del D.Lgs. 222/2016);
  • SCIA alternativa al PdC: è ammessa per ristrutturazione edilizia “pesante” e particolari interventi di nuova costruzione indicati come sopra;

Il TUE non prevede una Super-SCIA in sanatoria per regolarizzare illeciti

Legislazioni regionali a parte, nell’attuale disciplina di regolarizzazione e sanatoria prevista dal D.P.R. 380/01 sono previste soltanto due casistiche.

  • Accertamento di conformità ex art. 36 TUE, con rilascio di Permesso di Costruire in sanatoria; riguarda le opere realizzate in assenza o difformità dal permesso di costruire, ovvero in assenza di SCIA (Super, ndr) nelle ipotesi di cui all’articolo 23 comma 01, o in difformità da essa.
  • Opere compiute in assenza o difformità dalla SCIA (ordinaria) ex art. 37 del TUE. In questo caso non è ben chiara se debba automaticamente applicarsi la procedure dell’art. 36 del TUE, che rilascia un Permesso di Costruire in sanatoria anche per opere rientranti in SCIA.

Per quest’ultima ipotesi ripeto che le Regioni hanno disciplinato ciascuna con modalità diverse. Alcune da tempo hanno istituito a regime la “SCIA in sanatoria”, termine poi apparso anche nell’Allegato del D.Lgs. 222/2016, altre hanno preferito istituire procedure specifiche (Toscana, con l’Attestazione di conformità).

Rinviando la questione della procedura di sanatoria per opere rientranti in SCIA, torno a focalizzare la SCIA Alternativa al PdC nella possibile “versione sanatoria”.

Prima di proseguire ti segnalo un approfondimento podcast sulle sanatorie:

Le opere rientranti in SCIA Alternativa sono specifiche e condizionate

Tra l’altro, la SCIA Alternativa al Permesso di Costruire si differenzia dalla sorella “SCIA ordinaria” per diversi aspetti:

  • inizio lavori: salvo norme settoriali, nulla osta, parere e autorizzazioni varie, nella SCIA ordinaria le opere possono avere inizio il giorno stesso della presentazione; nella SCIA alternativa al PdC è obbligatorio attendere trenta giorni dalla presentazione per l’inizio lavori.
  • tipologie di opere ammissibili: ciascuna procedura di SCIA ordinaria o “Super” prevede specifiche opere e interventi ammessi, non sovrapponibili tra loro.

Anche qui, mi preme ribadire ancora di porre attenzione alle leggi regionali, che potrebbero aver apportato modifiche in tal senso.

In nessuna parte del Testo Unico per l’edilizia è prevista la procedura di presentazione SCIA alternativa al PdC “in sanatoria”. Non esiste sia in caso di opere compiute, e neppure per opere in corso di esecuzione (quest’ultima ipotesi invece prevista dall’art. 37 comma 5 del TUE per le opere rientranti in SCIA ordinaria).

Al contrario, gli interventi eseguiti in assenza di SCIA (Super) nelle ipotesi di cui all’articolo 23 comma 01 TUE, o in difformità da essa, sono soggetti alla procedura di Accertamento di Conformità dell’art. 36 comma 1 TUE.

This Post Has 10 Comments

  1. Buongiorno e grazie per il prezioso contributo tecnico che fornisci quasi quotidianamente. Volevo sottoporre un quesito riguardante il ricorso della Sanatoria per quanto riguarda il cambio di destinazione d’uso da abitazione ad attività commerciale (negozio) in zona fuori dal centro storico di un comune in Campania. Premesso che in tale zona zona sono consentite entrambe le destinazioni d’uso ed inoltre risultano rispettate le norme, anche sovraordinate al PRG, è corretto secondo voi ricorrere all’articolo 37 del Testo Unico, così come interpretato in via ufficiosa dai tecnici del Comune ? Grazie in anticipo della risposta e buon anno a tutti.

  2. Buona sera. Premetto che sono un avvocato, e che mi occupo da più di trenta anni di edilizia ed urbanistica, oltre ad altre materie di diritto amministrativo. Il D.P.R. n. 380/2001 (e non solo), va riscritto sotto una infinità di profili. Solo per citarne alcuni, ad es., non è possibile che i tecnici autodichiarino sotto la loro esclusiva responsabilità quanto è nella documentazione già in possesso dell’Amministrazione. Non è possibile che le Amministrazioni comunali non rilascino il certificato di cui all’art. 5, secondo co., lett. d, del cit. D.P.R. n. 380/2001, e che non si assumano la piena e completa responsabilità di quanto ivi dichiarato. Non è possibile che le definizioni delle tipologie di interventi edilizi siano ridefinite nelle leggi regionali e negli strumenti urbanistici in maniera difforme da quelle stabilite dallo Stato, e quindi in violazione dell’art. 117, terzo co. Cost. ed in contrasto con una miriade di sentenze della Corte Costituzionale. Non è possibile, anzi è abnorme, che il legislatore statale da decenni non riesca a scrivere una norma intelleggibile in materia di cambi di destinazione d’uso senza opere abdicando all’obbligo costituzionale che invece gli impone di stabilire i principi generali della materia. Non è possibile che il D.P.R. n. 380/2001 e le leggi regionali non tengano conto del processo di liberalizzazione comunitario e nazionale delle attività produttive (anche sotto il profilo dei cambi di destinazione d’uso: cfr. ad es. l’art. 21, secondo co., L.R. Toscana 7.2.2005, n. 28 a raffronto con l’art. 99, primo co., lett. c ed f, L.R. Toscana 10.10.2014, n. 65, sic!) . Non è possibile chiedere cose impossibili o defatiganti e di gran lunga esorbitanti l’intervento da realizzare (ad es., per un intervento di manutenzione straordiaria, l’obbligo di verificare e di dichiarare la legittimità della volumetria complessiva dell’intero edificio anzichè solo quella delle unità immobiliari da accorpare o da frazionare in esso ubicate, senza doversi perciò occupare delle vicende relative alla legittimità della volumetria delle altre unità che del pari complessivamente lo compongono non interessate dall’intervento di manutenzione straordinaria). Non è possibile, in generale, scrivere norme di ben scarsa qualità ed intelleggibilità che scaricano le incertezze interpretative sulle spalle dei cittadini, delle imprese, dei professionisti, degli investitori, ecc. cui talvolta consegue l’avvio di procedimenti giurisdizionali penali o amministrativi a carico di chi non ha concorso a determinare tali incertezze, ecc. ecc..
    A mio modesto parere, se si vuole rilanciare l’occupazione, gli investimenti, ecc., naturalmente nel rispetto dei valori archeologici, storico-artistici, paesaggistici, dei vincoli di varia natura, ecc., il D.P.R. n. 380/2001 (e non solo) va totalmente ripensato e riscritto con grande senso di responsabilità da parte di tutti, con norme di grande flessibilità capaci di dare risposte in tempi ragionevoli 30-60 gg., e con carattere di tendenziale stabilità prevenendosi così contenziosi costosi ed estenuanti. Va valorizzato anche il ruolo degli Ordini professionali (si pensi, ad es., nell’ordinamento spagnolo, al “visado” di cui all’art. 13 della Ley n. 2/13.2.1974 de Colegios Profesionales, o al visado urbanistico). E non mi si dica che tali tempi sono troppo ristretti per la P.A., perché chiunque ha lavorato nel settore privato delle grandi imprese sa bene che le stesse questioni vengono affrontate e risolte da strutture tecniche e giuridiche assai più snelle ed in tempi assai più rapidi. Semmai, laddove necessario, andrebbero forniti strumenti di aggiornamento e formativi adeguati al personale delle pubbliche amministrazioni che si occupano della materia. Speriamo che l’eventuale rinormazione della materia sia migliore del D.P.R. n. 380/2001.

  3. Buongiorno. Segnalo che il processo di revisione organica del DPR 380 con abrogazione di tutte le leggi e decreti che lo hanno nel tempo modificato è in corso. Ho contribuito io stesso in seno al gruppo di lavoro istituito dal CNI. È un peccato che il collega Pagliai, così autorevole e preparato, non ne faccia parte (almeno credo). Saluti

  4. in effetti il “bug” c’è. Comincio a credere che il TUE andrebbe riscritto completamente, perchè somiglia sempre più ad un patchwork di pezze e cerotti.

  5. Resta comunque aperta l’ipotesi non approfondita dalla normativa per le opere soggette a scia per le varianti in corso d’opera o in definitiva consistenza mediante scia in fine lavori. In assenza di detta segnalazione si configura la parziale difformità dal titolo. Anche se alcune opere possono essere dichiarate con scia in variante finale al permesso di costruire (vedi modifica al prospetto), le stesse sarebbero soggette a pdc se trattate come opere ex novo. Pertanto, alla luce di cio, in caso di praziale difformita per opere comunicabili con scia in fine lavori, non è chiaro se in assenza di detta segnalazione è opportuno sanare tali difformità con attestazione di conformità oppure con permesso di costruire in sanatoria. Un collega toscano come te.

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