Paesaggistica, quali abusi possono rimanere se compiuti prima del DPR 31/2017

Per alcuni illeciti edilizi di modesta entità è possibile evitare la rimessa in pristino, rispettando certe condizioni.

Gli abusi paesaggistici comportano applicazione di sanzioni sul versante amministrativo e penale.

Quest’ultime possono essere particolarmente pesanti.

L’attuale quadro normativo infatti è frutto della somma di molti provvedimenti normativi, i più importanti sono il Codice dei Beni culturali e Paesaggio D.Lgs. 42/2004, l’ex D.P.R. 139/2010 poi abrogato e confluito nel più recente provvedimento di semplificazione D.P.R. 31/2017.

Con l’ultimo decreto è stato introdotto anche una particolare disposizione, assai ambigua, che permetterebbe il mantenimento di illeciti compiuti in zone soggette a vincolo paesaggistico.

Notare bene: non si tratta di una “sanatoria paesaggistica”, forse forse somiglia a un maldestro tentativo di applicare il principio di “Favor Rei”.

Prima di proseguire, è meglio riportare integralmente l’art. 17 comma 2 del D.P.R. 31/2017, che stabilisce: 

“Non può disporsi la rimessione in pristino nel caso di interventi e opere ricompresi nell’ambito di applicazione dell’articolo 2 del presente decreto e realizzati anteriormente alla data di entrata in vigore del presente regolamento non soggette ad altro titolo abilitativo all’infuori dell’autorizzazione paesaggistica”.

Questa previsione esclude la (sola) sanzione ripristinatoria per alcuni interventi edilizi compiuti prima dell’entrata in vigore del D.P.R. 31/2017, tali da non richiedere alcun titolo abilitativo.

Ovviamente, se le opere fossero soggette a Permesso di Costruire, SCIA o DIA, non si porrebbe neppure l’esclusione dalla demolizione.

prosegui lettura in Area riservata

accedi o iscriviti gratis

Un anno di accesso gratuito ai contenuti speciali