Campania: Condono Edilizio Per “poveri Cristi”

Campania: Condono edilizio per “poveri cristi”

La proposta vorrebbe affrontare il notevole problema dell’abusivismo edilizio in Campania

Carlo Pagliai
Ingegnere urbanista
Autore di “Ante ’67

Questo articolo non ha alcuna mira politica e cerca di offrire ulteriori spunti relativi al fenomeno dell’abusivismo incontrollato (e incontrollabile).

Come tutti i paesi del Terzo Mondo, l’Italia ha le sue favelas. Non stiamo parlando di “bidonville” vere e proprie che circondano le megalopoli sudamericane, piuttosto del cosiddetto “sprawl” che caratterizza una discreta parte del territorio italiano.

Lo sprawl è un modello di diffusione edificatoria, realizzata attraverso la costruzione di edilizia in modo sparso, senza pianificazione, disanimato e senza centralità, senza luoghi “notevoli” e riferimenti.

In alcune regioni questo sprawl è stato realizzato mediante abusi edilizi, attraverso perfino lottizzazioni abusive e svariate costruzioni edificate senza alcun titolo edilizio (mi sono sempre chiesto come facciano a commerciare questa fetta di patrimonio immobiliare).

In Campania si torna (di nuovo) a parlare dell’argomento

Il condono edilizio “regionale” non è percorribile in quanto materia di competenza esclusiva dello Stato, sulle quali le regioni non possono legiferare minimamente. 

Detto ciò, negli articoli pubblicati dal Corriere.it e dal CorrieredelMezzogiorno un paio di giorni fa, si legge che il governatore della regione Campania Vincenzo De Luca sia tornato sull’annoso problema dell’abusivismo edilizio.

Campania, numeri impressionanti: si parla di oltre 70 mila manufatti realizzati lungo coste e zone interne della Campania. Negli articoli si legge che questi edifici sono quelli sfuggiti al terzo (e ultimo) condono edilizio del 2003 o costruiti dopo il 2003; eccettuato quest’ultimi, vorrei sottolineare il perchè siano stati esclusi.

Il terzo condono edilizio non era ammesso sugli immobili gravati da vincoli dei beni culturali e paesaggistici, di cui la Campania è densamente caratterizzata (di seguito: estratto cartografia da SITAP):

Il governatore della regione Campania, Vincenzo De Luca, ha dichiarato:

«Ci sono poveri cristi che si trovano in questo problema per ignoranza – dice – per loro la mia idea è consentire ai Comuni di approvare piani di recupero, facendo pagare a chi ha costruito abusivamente ma regolarizzando. Mentre facciamo i finti ambientalisti, con 70mila alloggi abusivi non si possono fare gli allacci alla luce o alla rete fognaria il che porta a disastri ambientali. Rischiamo di fare come Bagnoli: perdere 20 anni di tempo»

Inoltre, nella stessa occasione solleva altre problematiche sulla questione, come la quantità di materiali di risulta (deposito e trasporto macerie), come dichiarato da De Luca stesso nell’intervista«Dovremmo forse comprare un’isola nell’Egeo per svernare lì tutti i materiali di risulta?».

Da qui la proposta di disegno di legge avanzata dalla Regione: invece di abbattere, si dovrebbe consentire ai Comune di acquisire al patrimonio pubblico gli immobili abusivi e, nel caso di semplici abitazioni, riconsegnarle in affitto a chi già le abita (ovvero agli esecutori).

Fin qui, i fatti e le dichiarazioni. Passiamo alla disamina e opinione.

Il governatore campano Vincenzo De Luca ha ragione sulle premesse e sulla sostanza; purtroppo non l’avrà sul piano formale, con l’attuale ordinamento giuridico.

Ha ragione da vendere sul fatto che sia “impossibile” avere un esercito di demolitori che armati di ruspe, camion e carte bollate possano radere al suolo interi tessuti insediativi, previo allontanamento forzato di molte persone (da effettuare affiancati dall’esercito, quello vero).

Li definisce “poveri cristi”: contrariamente a quanto si possa credere, anche su questo punto De Luca ha ragione da vendere. Ho letto spesso i dati statistici di questo fenomeno, compiuto prevalentemente da soggetti rientranti nella c.d. fascia medio-bassa o disagiate, e in minima parte di speculatori fraudolenti.

Certamente, in queste sacche si annidano moltissime “Punte Perotti”, fatte in palese spregio alla legalità e al territorio.

Già, il territorio. La Campania ha caratteristiche geomorfologiche che la rendono unica al mondo; allo stesso tempo ha un elevato indice di fragilità e di rischio idrogeologico (Do you remember Sarno?). E l’edificazione incontrollata e non pianificata amplifica queste criticità e vulnerabilità, avendo spesso costruito proprio nelle zone più a rischio.

Per non parlare della famigerata “area rossa”, l’anello urbanizzato che circonda il Vesuvio.

Ma veniamo al punto.

La proposta paventata da De Luca presenta molti lati oscuri e punti deboli, con problematiche sottovalutate.

Innanzi tutto si rammenta che l’acquisizione al patrimonio disponibile del comune è prevista per:

  • lottizzazioni abusive:  sono acquisite di diritto al patrimonio disponibile del comune il cui dirigente o responsabile del competente ufficio deve provvedere alla demolizione delle opere (art. 30 c.8 DPR 380/01); in sostanza sequestra, acquisisce e demolisce tutto;
  • edifici realizzati in assenza o totale difformità del permesso di costruire: se il responsabile dell’abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall’ingiunzione di demolizione, il bene e l’area di sedime, nonchè quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune. L’area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita. L’opera acquisita e’ demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese dei responsabili dell’abuso, salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico.
    Per gli interventi abusivamente eseguiti su terreni sottoposti, in base a leggi statali o regionali, a vincolo di inedificabilità, l’acquisizione gratuita, nel caso di inottemperanza all’ingiunzione di demolizione, si verifica di diritto a favore delle amministrazioni cui compete la vigilanza sull’osservanza del vincolo. Tali amministrazioni provvedono alla demolizione delle opere abusive ed al ripristino dello stato dei luoghi a spese dei responsabili dell’abuso. Nella ipotesi di concorso dei vincoli, l’acquisizione si verifica a favore del patrimonio del comune (art. 31 c.2 e segg. DPR 380/01).

Alla luce di queste considerazioni, mi preme far notare a governatore campano una lunga serie di adempimenti, limitazioni (e conseguenze) che la proposta di legge regionale darà luogo.

  • rischio idrogeologico: in queste aree non è possibile per legge manufatti abusivi, e quindi di acquisirli;
  • prevalenti interessi pubblici: sicuri che l’acquisizione di un abitazione civile abusiva sia inquadrabile nella nebulosa materia dell’interesse pubblico? Solitamente ciò avviene per destinare il manufatto abusivo per funzioni pubbliche, non privatistiche; tanto meno per metterle in affitto a privati terzi, soprattutto se responsabili stessi dell’abuso. Si rischia di avere un corto circuito di legalità;
  • zone a vincolo inedificabile: l’acquisizione del bene abusivo va a favore delle amministrazioni competenti, nonchè l’onere e compito di demolire le opere abusive a spese dei responsabili (mi viene in mente una società autostrade, per esempio);
  • rischio sismico: chi si prende la responsabilità di verificare l’idoneità strutturale di questi edifici abusivi in una zona ad elevato rischio sismico e tellurico?
  • sicurezza impianti: idem come sopra, chi si prende la rogna di verificare (e adeguare) gli impianti elettrici e termici realizzati abusivamente?
  • questione ambientale: probabilmente gli edifici abusivi hanno un altrettanto sistema (abusivo) di depurazione delle acque di scarico, semmai ce l’avranno. In tal caso chi, come e quanto costerà adeguare/realizzare i sistemi di smaltimento acque reflue, fogne e collettori depurativi?

La sfida e la proposta di De Luca è basata su analisi giuste, oserei dire condivisibili e concrete. Non conoscendo bene il contesto regionale campano, mi posso solo basare sui dati ufficiali istituzionali e sulle informazioni scambiate con qualche collega di zona.

Certo è che la proposta di De Luca è assai ambiziosa e merita di uno specifico piano di recupero regionale (e ventennale) per far fronte a ciò. Posso solo augurargli di riuscire nell’impresa e restituire floridità ad una regione martoriata e per la quale nella Storia si sono fatte guerre feroci tra imperi per conquistarla.



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