Termini quantitativi a parte il Belpaese appare assai coperto da vincoli di vario genere, assoluti e relativi che siano.

Carlo Pagliai
Ingegnere urbanista
Autore di “Ante ’67

La parola Vincolo evoca brutti sogni a chi ha studiato scienza delle costruzioni; ai proprietari di immobili vincolati, invece pure!

Difficile affrontare in maniera esaustiva e oggettiva l’intero compendio normativo dei vincoli urbanistici, o delle famiglie di vincoli, onde evitare facili generalizzazioni.
Si distinguono in base all’inedificabilità:

  • assoluti: totale inedificabilità;
  • relativi: edificabilità condizionata;

oppure in base alla tipologia:

  • storico/artistici/culturali;
  • tutela ecologica;
  • tutela funzionale;

Ne elenchiamo alcuni appartenenti alle rispettive tipologie.

Storico/artistici:

  • Beni culturali, artistici, storici, architettonici, ecc, art. 10 D.Lgs. 42/2004;
  • Notevole interesse pubblico imposti con Decreto Ministeriali, ex art. 136 D. Lgs. 42/2004
  • Paesaggistica imposti per legge ex art. 142 D. Lgs. 42/2004;
  • Paesaggistici imposti da Piano Paesaggistico Regionale;

Tutela ecologica:

  • Area naturale protetta – Enti Parco
  • Vincolo idrogeologico R.D.L. 3267/1923
  • Vincolo idraulico o Autorità di Bacino
  • Vincolo Forestale
  • Siti di importanza regionale SIR
  • Fascia di rispetto cimiteriale
  • Rischio incidente rilevante
  • Campi pozzi ex D.Lgs. 152/06
  • Fascia idraulica R.D. 523/1904
  • eccetera;

Tutela funzionale:

  • Sismico (vincolo?)
  • Fascia rispetto autostradale
  • Fascia rispetto stradale (Codice della Strada)
  • Fascia rispetto demaniale o area demaniale
  • Fascia rispetto ferroviario
  • Fascia rispetto elettrodotto
  • Fascia rispetto militare
  • Fascia rispetto aeroportuale
  • eccetera

La materializzazione del vincolo può essere effettuata tramite precise perimetrazioni sulle mappe dei rispettivi enti istituzionali, in una sola parola “cartografata”.
Il vincolo viene istituito o apposto tramite appositi provvedimenti come decreti e leggi nazionali/regionali, oppure tramite piani paesaggistici deputati a governare l’intricata materia.
Le perimetrazioni possono quindi essere:

  • puntiformi: localizzate al singolo edificio o porzione di edificio notificato;
  • lineari: una fascia di rispetto, si sviluppa seguendo il percorso di un elemento lineare (fiumi, elettrodotto);
  • areali: una perimetrazione ampia di qualunque forma, definita in base alle specifiche esigenze (paesaggistica);

Vincolare è utile o no ?

Come in tutte le cose, l’esagerazione non va mai bene.
Le due posizioni opposte delle risposte sono riassumibili così:

simbolo spunta

 Si, il vincolo è utile

Ad eccezione di alcuni ambiti regionali con effettive criticità di presidio causare da mafia/corruzione, l’intento di frenare fenomeni di cementificazione e speculazione edilizia è riuscito in buona parte; posto che il problema dell’abusivismo, mantenimento dello stato legittimo e del ripristino dello stato dei luoghi sia ancora un problema irrisolto, l’imposizione di vincoli ha sortito un effetto frenante.
Particolarmente forte è stato l’effetto della legge Galasso, che introdusse “d’ufficio” l’apposizione di vincoli paesaggistici ad una serie di tipologie territoriali.

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No, è inutile!

I vincoli non solo non hanno frenato l’eccessiva espansione edilizia, ma hanno reso difficoltoso perfino gli interventi più semplici; inoltre non è possibile sanare il benché minimo e irrilevante abuso edilizio in queste zone, senza contare l’aggravamento sul piano penale che ha ingolfato le sedi delle procure della repubblica e punito in maniera eccessiva alcuni cittadini.

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La verità, per mio conto, sta nel mezzo.

Diciamo che sono necessari due ingredienti essenziali per migliorare questa situazione:

  • adeguare il Codice dei Beni Culturali, soprattutto semplificarlo e integrarlo bene col Testo Unico dell’Edilizia;
  • ripristinare una cultura di legalità ad ogni livello;

Sulla prima condizione ci sono molti margini per lavorare, spetta a Governo e Parlamento trovare volontà per farlo.
Sul secondo occorre un enorme lavoro di profonda rieducazione culturale da fare, e francamente la vedo parecchio difficoltosa, non vedo soggetti istituzionali e personali che possano gettare i semi.

Si può affermare che

la diffusione dei vincoli si è incrementa dopo la legge “Galasso” n. 431/1985, emanata per rispondere a problematiche afferenti l’urbanistica italiana avviatesi a partire dal Dopoguerra:

  1. Scarsa attenzione a tutti i processi di pianificazione territoriale;
  2. Scarsa capacità di attuazione e pianificazione delle espansioni urbane;
  3. Diffusa assenza di politiche strategiche lungimiranti ad ogni livello politico;
  4. Eccessiva frammentazione politica;
  5. Contrasti decisionali da campanilismo;
  6. Assenza di integrazione e cooperazione tra piccole (e grandi) enti pubblici;

Attualmente il territorio italiano è sottoposto ad molti vincoli di matrice nazionale, ministeriale e regionale.
In questa mappa, estratta dal SIT del Mibact, il territorio ci appare assai coperto da vincoli e a cui si rimanda per consultazione diretta: SIT Mibact.
Notare bene che ne mancano alcuni, ad esempio quello del vincolo idrogeologico R.D. 3267/1923.

aree vincolate

SIT del Ministero Beni culturali e turismo

Il Regime Fascista riorganizzò la materia oggi confluita nei Beni Culturali, allora separate in due distinte materie storico/artistico da una parte e Bellezze naturali dall’altra, con le due rispettive leggi n. 1089 e n. 1497 entrambe promulgate nell’anno 1939.

Pochi anni dopo queste due materie furono in parte integrate nel complesso normativo che divenne la legge “fondamentale” n. 1150/42: questa normativa era stata strutturata per un mappa decisionale assai più ristretta e veloce, mentre l’avvento della democrazia e della Costituzione portarono ad una mappa decisionale assai più lenta e frammentata.

A mio avviso una certa frazione della sola parte paesaggistica andrebbe ridimensionata e ridotta in maniera consistente.
E’ anche vero che si profila all’orizzonte un provvedimento normativo di semplificazione sulla materia vincolistica, sopratutto dei Beni Culturali, e le bozze che ho consultato promettono buoni risultati.
Certo è che tali risultati sono condizionati al corretto adempimento svolto da tutti gli enti e istituzioni.

Campania paesaggistica

Campania, vincoli cartografati nel SIT Mibact

In questi ultimi tre decenni le regioni si sono occupate di redigere piani paesistici, alcuni dei quali hanno governato attentamente la perimetrazione e definizione di direttive e prescrizioni dei vincoli, primo tra tutti il PIT della Toscana.
Nel complesso appare una nutrita porzione della Toscana sottoposta a vincolo, contraddistinta in buona parte da elementi areali e frastagliata al suo interno da elementi lineari del reticolo idrografico maggiore.

PIT Toscana

PIT Toscana, carta dei vincoli estratta dal SIT

 In attesa di riscontrare il futuro prossimo provvedimento di semplificazione della paesaggistica, direi che di fermare qui la trattazione.



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