La correzione dei ponti termici è divenuto un tema fondamentale per edifici e ristrutturazioni

Carlo Pagliai
Ingegnere urbanista
Autore di “Ante ’67

Durante lo svolgimento di alcuni incarichi professionali sono stato chiamato a diagnosticare le cause generatrici di fenomeni “apparentemente” di umidità di risalita capillare, alcuni dei quali manifestatisi perfino in immobili di nuova costruzione o ristrutturazione sostanziale.

In comune questi immobili avevano la stessa tipologia di impianto termico, il “pavimento radiante”, ovvero un sistema che diffonde il calore a bassa temperatura (circa 40 °C) proveniente da tubazioni annegate nel pavimento.

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Il primo passo consistette nel correlare tra loro cause ed effetti del degrado, e disaminai la ricerca di tradizionali sorgenti di umidità quali perdite dalle tubazione stesse del pavimento radiante, o possibili infiltrazioni provenienti dall’interno/esterno;
dopo attento sopralluogo e con l’ausilio di idonea strumentazione ho potuto escludere tali cause perchè verificai l’assenza di perdite di pressione al circuito radiante e l’assenza di fenomeni o indizi riconducibili a umidità di risalita alle pareti adiacenti e solai sottostanti.
In sintesi:
l’impianto non perdeva neanche una goccia di liquido, e nel raggio di 100 cm, sia su lati interni e tanto meno sul lato all’aperto, non c’erano altri sintomi di umidità quali percolazioni, risalita, salinità, muffe, patine, decolorazioni o alterazioni dell’imbiancature.

L’input mi fu suggerito con l’ausilio di una termocamera, con la quale constatai che le tubazioni del pavimento radiante lambivano le pareti perimetrali; riscontrando anche il progetto dello stesso impianto si è constatata l’assenza di isolante termico lungo tutto il contatto lineare pavimento/pareti, e ovviamente anche l’inesistenza della verifica progettuale di tale ponte termico lineare.
La controprova a questa diagnosi la fornisce il committente quando testimonia l’assenza di tale fenomeno di degrado prima dell’intervento di ristrutturazione.

Tale patologia di degrado era leggibile da una seconda manifestazione avvenuta lungo la mazzetta di un’apertura verso l’esterno.
Dall’immagine seguente si legge facilmente gli effetti dell’umidità generate da condense interstiziali cresciuta lungo il flusso di calore “interno verso esterno”.

ponti termici da pavimento radiante (2)

Tale casistica si è manifestata anche in un alloggio di nuova costruzione pochi mesi dopo la sua entrata in funzione abitativa, e l’aspetto singolare era la formazione localizzata su di un tramezzo posto al centro dell’alloggio.
Dopo attenta disamina notai che tale tramezzo, adiacente lungo quattro lati al pavimento radiante, appoggiava sopra un locale garage dotato di una porta basculante in semplice lamiera: ergo, in quel locale d’inverno la temperatura era assai inferiore rispetto alla temperatura d’esercizio nel pavimento radiante (circa 40 °C ).
Il perdurato differenziale termico tra 5/7 °C del garage accostato ad un tramezzo riscaldato per conduzione a circa 30-40 °C aveva attivato la formazione di condensa interstiziale notevole.

Soluzione alla criticità: una soluzione efficace deve prevedere l’attenuazione del ponte termico introducendo idonei isolante termico interposto tra involucro e pavimento radiante; onde evitare rischi di alterare in maniera significativa il comportamento globale del sistema edificio-impianto, occorre ri-progettare l’intero sistema.

ponti termici da pavimento radiante (1)


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