Permesso di Costruire annullato: tre scenari e soluzioni possibili


Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Autore del libro “Ante ’67
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La normativa ha previsto alcune tutele al privato in caso di ritiro del titolo abilitativo già rilasciato

L’art. 38 del Testo Unico per l’Edilizia D.P.R. 380/01 prevede alcuni rimedi, ma fattibili con alcuni presupposto.

L’argomento è delicato, proprio perché riguarda casi e operazioni immobiliari già avviate con permesso di costruire ottenuto (probabilmente) in buona fede, e che si vedono stoppare l’intera fase in corso d’opera o perfino a opere compiute da tempo.

Tralasciando i termini temporale per avviare le procedure di annullamento in autotutela dei permessi di costruire a cui rinvio per approfondimenti, l’art. 38 del T.U.E. prova a fornire una sorta di seconda possibilità per casi particolari.

L’attuale stesura dell’articolo è la seguente:

Art. 38 – Interventi eseguiti in base a permesso annullato
1. In caso di annullamento del permesso di costruire, qualora non sia possibile, in base a motivata valutazione, la rimozione dei vizi delle procedure amministrative o la restituzione in pristino, il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale applica una sanzione pecuniaria pari al valore venale delle opere o loro parti abusivamente eseguite, valutato dall’agenzia del territorio, anche sulla base di accordi stipulati tra quest’ultima e l’amministrazione comunale. La valutazione dell’agenzia è notificata all’interessato dal dirigente o dal responsabile dell’ufficio e diviene definitiva decorsi i termini di impugnativa.
2. L’integrale corresponsione della sanzione pecuniaria irrogata produce i medesimi effetti del permesso di costruire in sanatoria di cui all’articolo 36.
2-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all’articolo 23, comma 01, in caso di accertamento dell’inesistenza dei presupposti per la formazione del titolo.

In linea generale la procedura di annullamento del Permesso di Costruire è ispirata ad un principio di tutela degli interessi del privato, introducendo un regime sanzionatorio più mite proprio per le opere edilizie conformi ad un titolo abilitativo successivamente rimosso, rispetto ad altri interventi abusivi eseguiti sin dall’origine in assenza di titolo. Lo scopo appunto è quello di tutelare un certo affidamento del privato riposto dall’autore dell’intervento sulla presunzione di legittimità, e comunque sull’efficacia del titolo assentito, al fine di consentire la conservazione dell’immobile che è pur sempre sanzionato (Consiglio di Stato n. 7057/2019, n. 2155/2018, n. 2160/2017).

Ed ecco perché alla P.A. è imposto di verificare la possibilità di correggere i vizi formali o anche sostanziali del Permesso rilasciato, o di verificare sia possibile effettuare la demolizione senza recare pregiudizi ad altri beni o immobili regolari.

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