Legge Regione Toscana  n. 1/2005
approvata il 3 gennaio 2005

Norme per il governo del territorio.
Pubblicata sul BURT n. 2 del 12 gennaio 2005, parte prima;

[Legge abrogata con l’entrata in vigore della L.R. 65/2014 )]

INDICE GENERALE 

Titolo I – DISPOSIZIONI GENERALI 

Capo I  – PRINCIPI GENERALI
Art. 1 – Oggetto e finalità della legge
Art. 2 – Il governo del territorio e lo sviluppo sostenibile
Art. 3 – Le risorse essenziali del territorio
Art. 4 – Le invarianti strutturali
Art. 5 – Statuto del territorio
Art. 6 – Limitazioni alle facoltà di godimento dei beni compresi nello statuto

Capo II – I SOGGETTI DEL GOVERNO DEL TERRITORIO
Art. 7 – I soggetti istituzionali competenti
Art. 8 – Partecipazione agli atti di competenza statale

Capo III – GLI STRUMENTI DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E GLI ATTI DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Art. 9 – Gli strumenti della pianificazione territoriale
Art. 10 – Gli atti del governo del territorio

Titolo II – NORME PROCEDURALI COMUNI

Capo I – VALUTAZIONE DI PIANI E PROGRAMMI
Art. 11 – Disposizioni generali per la valutazione ambientale strategica e contenuti degli strumenti di pianificazione territoriale e atti di governo del territorioArt. 12 – I raccordi tra gli atti del governo del territorio
Art. 13 – Monitoraggio
Art. 14 – Criteri per l’applicabilità della valutazione integrata

Capo II  – DISPOSIZIONI PROCEDURALI
Art. 15 – Avvio del procedimento
Art. 16 – Responsabile del procedimento
Art. 17 – Adozione e approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale
Art. 17 bis – Disposizioni particolari per l’adozione e l’approvazione dei piani strutturali
Art. 17 ter – Disposizioni per la pianificazione delle grandi strutture di vendita
Art. 18 – Procedimento per gli atti di governo del territorio

Capo III  – GLI ISTITUTI DELLA PARTECIPAZIONE
Art. 19 – Il garante della comunicazione
Art. 20 – Funzioni del garante

Titolo III – GLI ACCORDI, LE INTESE INTERISTITUZIONALI E LE STRUTTURE DEL GOVERNO DEL TERRITORIO 

Capo I – GLI ACCORDI DI PIANIFICAZIONE E GLI ALTRI ISTITUTI PER LA COMPOSIZIONE DEI CONFLITTI
Art. 21 – Accordi di pianificazione
Art. 22 – Procedura per l’accordo
Art. 23 – Conclusione e approvazione dell’accordo

Capo II – CONFERENZA PARITETICA INTERISTITUZIONALE
Art. 24 – Istituzione della conferenza
Art. 25 – Soggetti che possono adire la conferenza e compiti della conferenza
Art. 26 – Pronuncia della conferenza

Capo III – LE STRUTTURE DEL GOVERNO DEL TERRITORIO 
Art. 27 – Le strutture tecniche del governo del territorio
Art. 28 – Il sistema informativo geografico regionale
Art. 29 – Formazione e gestione del sistema informativo geografico regionale
Art. 29 bis – Assegnazione di contributi

Titolo IV – DISPOSIZIONI GENERALI PER LA TUTELA E L’USO DEL TERRITORIO 

Capo I – PATRIMONIO NATURALE E CULTURALE
Art. 30 – Norme comuni
Art. 31 – Tutela e valorizzazione dei paesaggi e dei beni culturali
Art. 32 – Immobili ed aree di notevole interesse pubblico
Art. 33 – Disciplina regionale di tutela paesaggistica
Art. 34 – Disciplina paesaggistica del piano territoriale di coordinamento e del piano strutturale
Art. 35 – Valorizzazione dei paesaggi
Art. 35 bis – Interventi regionali per la valorizzazione dei beni immobili e delle aree dichiarate di notevole interesse pubblico e comprese negli statuti dei piani strutturali comunali
Art. 36 – Parchi e aree protette

Capo II – IL PATRIMONIO INSEDIATIVO
Art. 37 – Disposizioni generali per la tutela e valorizzazione degli insediamenti
Art. 38 – Realizzazione di impianti pubblici e di pubblico interesse

Capo III – IL TERRITORIO RURALE
Art. 39 – Tutela e valorizzazione del territorio rurale
Art. 40 – Zone con esclusiva o prevalente funzione agricola
Art. 41 – Costruzione di nuovi edifici rurali
Art. 42 – Programma aziendale pluriennale di miglioramento agricolo ambientale
Art. 43 – Interventi sul patrimonio edilizio con destinazione d’uso agricola
Art. 44 – Interventi sul patrimonio edilizio esistente con destinazione d’uso non agricola
Art. 45 – Interventi sul patrimonio edilizio che comportano il mutamento delle destinazioni d’uso agricole
Art. 46 – Trasferimenti di fondi agricoli
Art. 47 – Boschi e terreni soggetti a vincolo idrogeologico

Capo III bis – DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PORTI E APPRODI TURISTICI 
Art. 47 bis – Porti di interesse regionale. Procedimento per la previsione di nuovi porti, ampliamento o riqualificazione di quelli esistenti
Art. 47 ter – Piano regolatore portuale
Art. 47 quater – Attuazione del piano regolatore

Titolo V – ATTI, SOGGETTI E FUNZIONI

Capo I – FUNZIONI DELLA REGIONE
Art. 48 – Piano di indirizzo territoriale
Art. 49 – Misure cautelari
Art. 50 – Poteri sostitutivi

Capo II – FUNZIONI DELLE PROVINCE
Art. 51 – Piano territoriale di coordinamento

Capo III – FUNZIONI DEI COMUNI
Art. 52 – Strumenti e atti del comune
Art. 53 – Piano strutturale
Art. 54 – Poteri di deroga
Art. 55 – Regolamento urbanistico
Art. 56 – Piani complessi d’intervento
Art. 57 – Efficacia del piano complesso d’intervento
Art. 58 – Distribuzione e localizzazione delle funzioni
Art. 59 – Mutamenti della destinazione d’uso
Art. 60 – Perequazione
Art. 61 – Misure di salvaguardia
Art. 62 – Indagini geologiche
Art. 63 – Aree non pianificate
Art. 64 – Regolamenti edilizi

Capo IV – FINALITA’, CONTENUTI E PROCEDURE DI APPROVAZIONE DEI PIANI ATTUATIVI
Sezione I – Norme comuni per i piani attuativi 

Art. 65 – Piani attuativi
Art. 66 – Consorzi per la realizzazione dei piani attuativi
Art. 67 – Contenuto dei piani attuativi
Art. 68 – Validità dei piani attuativi
Art. 69 – Approvazione dei piani attuativi
Sezione II – Piani attuativi particolari 
Art. 70 – Lottizzazioni
Art. 71 – Piani per l’edilizia economica e popolare
Art. 72 – Piani per gli insediamenti produttivi
Art. 73 – Piani di recupero del patrimonio edilizio
Art. 74 – Programmi complessi di riqualificazione insediativa

Capo IV bis – Disposizioni volte ad incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente e per la rigenerazione delle aree urbane degradate
Sezione I – Finalità, definizioni, interventi e disposizione procedurale 

Art. 74 bis – Finalità e ambito di applicazione del capo IV bis
Art. 74 ter – Definizioni
Art. 74 quater – Interventi sugli edifici a destinazione d’uso industriale o artigianale
Art. 74 quinquies – Interventi di rigenerazione urbana
Art. 74 sexies – Procedimento per la presentazione delle proposte di interventi di rigenerazione urbana
Sezione II – Regolamento di attuazione
Art. 75 – Regolamento di attuazione

Titolo VI – DISCIPLINA DELL’ATTIVITA’ EDILIZIA

Capo I – CONTENUTI E FINALITA’ 
Art. 76 – Contenuti e finalità

Capo II – DISCIPLINA DEGLI ATTI 
Art. 77 – Tipologia degli atti
Art. 78 – Trasformazioni urbanistiche ed edilizie soggette a permesso di costruire
Art. 79 – Opere ed interventi sottoposti a SCIA
Art. 80 – Attività edilizia libera
Art. 81 – Caratteristiche dei progetti per gli interventi su immobili di particolare valore
Art. 81 bis – Frazionamento di edifici a destinazione industriale e artigianale

Capo III – DISCIPLINA DEI PROCEDIMENTI 
Art. 82 – Disposizioni generali
Art. 83 – Procedure per il rilascio del permesso di costruire
Art. 83 bis – Varianti in corso d’opera
Art. 83 ter – Poteri sostitutivi
Art. 84 – Disciplina della SCIA
Art. 84 bis – Poteri di vigilanza in caso di SCIA
Art. 85 – Commissione edilizia
Art. 86 – Ultimazione dei lavori. Certificato di conformità. Certificato di abitabilità o agibilità. Inizio di esercizio di attività produttive

Capo IV – CONTROLLO E GESTIONE DEI BENI SOGGETTI A TUTELA PAESAGGISTICA 
Art. 87 – Delega di funzioni relative all’autorizzazione paesaggistica
Art. 88 – Procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica
Art. 89 – Commissione per il paesaggio
Art. 90 – Interventi non soggetti ad autorizzazione
Art. 91 – Funzioni attribuite ai comuni
Art. 92 – Vigilanza
Art. 93 – Sanzioni
Art. 94 – Regolamento

Capo V – DISCIPLINA DEI CONTROLLI SULLE OPERE E SULLE COSTRUZIONI IN ZONE SOGGETTE A RISCHIO SISMICO
Art. 95 – Controlli sulle opere e sulle costruzioni in zone soggette a rischio sismico
Art. 95 bis – Controlli sulla sicurezza sismica delle opere e delle infrastrutture di competenza statale
Art. 96 – Opere assoggettate alla disciplina antisismica. Individuazione delle zone sismiche e determinazione dei valori differenziati del grado di sismicità
Art. 97 – Contenuto delle norme tecniche
Art. 98 – Azioni sismiche
Art. 99 – Verifica delle strutture
Art. 100 – Accertamenti sui terreni di fondazione
Art. 101 – Verifica delle fondazioni
Art. 102 – Sopraelevazioni
Art. 103 – Riparazioni
Art. 104 – Edifici di speciale importanza artistica
Art. 105 – Autorizzazione per l’inizio dei lavori nelle zone sismiche
Art. 105 bis – Procedimento per il rilascio dell’autorizzazione e verifiche della struttura regionale
Art. 105 ter – Verifiche nelle zone a bassa sismicità
Art. 105 quater – Procedimento per il deposito dei progetti nelle zone a bassa sismicità e modalità di svolgimento delle verifiche della struttura regionale
Art. 105 quinquies – Contributo per le spese di istruttoria e di conservazione dei progetti
Art. 106 – Responsabilità
Art. 107 – Elaborati progettuali e deposito dei progetti
Art. 108 – Realizzazione dei lavori
Art. 109 – Ultimazione dei lavori e utilizzazione delle opere
Art. 110 – Controlli
Art. 111 – Sanzioni
Art. 112 – Accertamento delle violazioni
Art. 113 – Sospensione dei lavori
Art. 114 – Competenza della Regione
Art. 115 – Vigilanza per l’osservanza delle norme tecniche
Art. 116 – Costruzioni in corso in zone sismiche di nuova classificazione
Art. 117 – Regolamento
Art. 118 – Accertamento di conformità in sanatoria per gli interventi realizzati nelle zone sismiche e nelle zone a bassa sismicità
Art. 118 bis – Procedimento per accertamento di conformità in sanatoria per gli interventi realizzati nelle zone sismiche e nelle zone a bassa sismicità

Titolo VII – CONTRIBUTI 

Capo I – TIPOLOGIA E CORRESPONSIONE DEI CONTRIBUTI
Art. 119 – Contributo relativo ai permessi di costruire ed alle denunce di inizio dell’attività
Art. 120 – Determinazione degli oneri di urbanizzazione
Art. 121 – Determinazione del costo di costruzione
Art. 122 – Edilizia convenzionata
Art. 123 – Convenzione tipo
Art. 124 – Permesso di costruire e SCIA a titolo gratuito
Art. 125 – Contributi relativi ad opere o impianti non destinati alla residenza
Art. 126 – Versamento del contributo
Art. 127 – Determinazione degli oneri di urbanizzazione da parte del comune

Titolo VIII – SANZIONI. DEFINIZIONI COMUNI 

Capo I – TIPOLOGIA DELLE SANZIONI
Art. 128 – Sanzioni per il ritardato o omesso versamento del contributo
Art. 129 – Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia
Art. 130 – Opere di amministrazioni statali
Art. 131 – Responsabilità del titolare, del committente, del costruttore e del direttore dei lavori
Art. 132 – Opere eseguite in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali
Art. 133 – Determinazione delle variazioni essenziali
Art. 134 – Interventi di ristrutturazione edilizia eseguiti in assenza di SCIA o in totale difformità o con variazioni essenziali
Art. 135 – Interventi eseguiti in assenza di SCIA o in difformità da essa
Art. 135 bis – Interventi di attività edilizia libera realizzati in difformità dalle norme urbanistiche e dalle prescrizioni degli strumenti urbanistici dei comuni
Art. 136 – Mutamenti della destinazione d’uso realizzati in assenza di SCIA
Art. 137 – Regolarizzazione della SCIA o mancata dichiarazione attinente a variazioni catastali
Art. 138 – Annullamento del permesso di costruire
Art. 139 – Interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire
Art. 140 – Accertamento di conformità
Art. 141 – Opere eseguite su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici
Art. 142 – Varianti in corso d’opera
Art. 143 – Sanzioni amministrative per violazioni della disciplina del titolo VI, capo V

Capo II – PARAMETRI URBANISTICI ED EDILIZI 
Art. 144 – Unificazione dei parametri e delle definizioni

Capo III – NORME PER L’EDILIZIA SOSTENIBILE 
Art. 145 – Edilizia sostenibile
Art. 146 – Incentivi economici ed urbanistici
Art. 147 – Modalità di accesso agli incentivi

Titolo IX – MODIFICHE E ABROGAZIONI DI LEGGI REGIONALI VIGENTI

Capo I – MODIFICHE all’articolo 6 della legge regionale 2 aprile 1984, n. 20 (TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO SPELEOLOGICO) 
Art. 148 – Modifiche al comma 3 dell’articolo 6 della l.r. 20/1984

Capo II – MODIFICHE ALLA legge regionale 7 maggio 1985, n. 51 (PRIMA DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE L. 47/1985 RECANTE NORME IN MATERIA DI CONTROLLO ATTIVITA’ URBANISTICO-EDILIZIA, SANZIONI, RECUPERO E SANATORIA OPERE ABUSIVE) DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5 
Art. 149 – Abrogazione del comma 1 dell’articolo 3 della l.r. 51/1985

Capo III – MODIFICHE ALLA legge regionale 7 maggio 1985, n. 57 (FINANZIAMENTI PER LA REDAZIONE E L’ATTUAZIONE DEI PIANI DI RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE)
Art. 150 – Abrogazione del comma 2 dell’articolo 5 della l.r. 57/1985

Capo IV – MODIFICHE ALLA legge regionale 9 settembre 1991, n. 47 (NORME SULL’ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE) DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 16 novembre 2004, n. 65
Art. 151 – Modifiche al comma 4 dell’articolo 5 della l.r. 47/1991
Art. 152 – Inserimento del comma 4 bis all’articolo 5 della l.r. 47/1991
Art. 153 – Inserimento del comma 4 ter all’articolo 5 della l.r. 47/1991
Art. 154 – Modifiche al comma 6 dell’articolo 9 della l.r. 47/1991

Capo V – MODIFICHE ALLA legge regionale 16 marzo 1994, n. 24 (ISTITUZIONE DEGLI ENTI PARCO PER LA GESTIONE DEI PARCHI REGIONALI DELLA MAREMMA E DI MIGLIARINO, SAN ROSSORE, MASSACIUCCOLI. SOPPRESSIONE DEI RELATIVI CONSORZI) DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 11 agosto 1997, n. 65 
Art. 155 – Modifiche all’articolo 13 della l.r. 24/1994
Art. 156 – Modifica dell’ articolo 14 della l.r. 24/1994
Art. 157 – Modifiche all’articolo 15 della l.r. 24/1994
Art. 158 – Modifica dell’ articolo 16 della l.r. 24/1994

Capo VI – MODIFICHE ALLA legge regionale 11 aprile 1995, n. 49 (NORME SUI PARCHI, LE RISERVE NATURALI PROTETTE DI INTERESSE LOCALE) 
Art. 159 – Sostituzione dell’ articolo 8 della l.r. 49/1995
Art. 160 – Modifiche all’articolo 10, comma 1, della l.r. 49/1995
Art. 161 – Modifiche all’articolo 11 della l.r. 49/1995
Art. 162 – Modifiche all’articolo 12 della l.r. 49/1995

Capo VII – MODIFICHE ALLA legge regionale 29 luglio 1996, n. 59 (ORDINAMENTO DELL’ISTITUTO REGIONALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA), DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 10 novembre 2003, n. 54 
Art. 163 – Modifiche all’articolo 2 della l.r. 59/1996

Capo VIII – MODIFICHE ALLA legge regionale 3 settembre1996, n. 76 (DISCIPLINA DEGLI ACCORDI DI PROGRAMMA DELLE CONFERENZE DEI SERVIZI)
Art. 164 – Abrogazione dell’ articolo 11 della l.r. 76/1996

Capo IX – MODIFICHE ALLA legge regionale 11 agosto 1997, n. 65 (ISTITUZIONE DELL’ENTE PER LA GESTIONE DEL “PARCO REGIONALE DELLE ALPI APUANE”. SOPPRESSIONE DEL RELATIVO CONSORZIO) DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 31 ottobre 2001, n. 53 
Art. 165 – Modifiche all’articolo 15 della l.r. 65/1997

Capo X – MODIFICHE ALLA legge regionale 11 agosto 1997, n. 68 (NORME SUI PORTI E GLI APPRODI TURISTICI DELLA TOSCANA). 
Art. 166 – Modifiche all’articolo 1, comma 2, della l.r. 68/1997
Art. 167 – Modifica all’articolo 3, comma 1, della l.r. 68/1997
Art. 168 – Abrogazione dell’ articolo 5 della l.r. 68/1997
Art. 169 – Modifiche all’articolo 8 della l.r. 68/1997
Art. 170 – Modifiche all’articolo 9 della l.r. 68/1997

Capo XI – MODIFICHE ALLA legge regionale 18 maggio 1998, n. 25 (NORME PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI E LA BONIFICA DEI SITI INQUINATI) DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 26 luglio 2002, n. 29 
Art. 171 – Modifiche all’articolo 4 della l.r. 25/1998
Art. 172 – Modifiche all’articolo 5 della l.r. 25/1998
Art. 173 – Modifiche all’articolo 6 della l.r. 25/1998
Art. 174 – Modifiche  all’articolo 13 della l.r. 25/1998
Art. 175 – Modifiche all’articolo 14 della l.r. 25/1998

Capo XII – MODIFICHE ALLA legge regionale 22 luglio 1998, n. 38 (GOVERNO DEL TEMPO E DELLO SPAZIO URBANO E PIANIFICAZIONE DEGLI ORARI DELLA CITTA’)
Art. 176 – Modifiche all’articolo 2 della l.r. 38/1998
Art. 177 – Modifiche all’articolo 3 della l.r. 38/1998
Art. 178 – Inserimento del comma 1 bis all’articolo 3 della l.r. 38/1998
Art. 179 – Modifica all’articolo 4 della l.r. 38/1998
Art. 180 – Modifica al comma 2 dell’articolo 5 della l.r. 38/1998

Capo XIII – MODIFICHE ALLA legge regionale 31 luglio 1998 n. 42 (NORME PER IL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE), DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 22 ottobre 2004, n. 55 
Art. 181 – Modifiche all’articolo 4 della l.r. 42/1998

Capo XIV – MODIFICHE ALLA legge regionale 3 novembre 1998, n. 78 (TESTO UNICO IN MATERIA DI CAVE, TORBIERE, MINIERE, RECUPERO DI AREE ESCAVATE E RIUTILIZZO DI RESIDUI RECUPERABILI). DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 27 gennaio 2004, n. 4 
Art. 182 – Modifiche all’articolo 5 della l.r. 78/1998
Art. 183 – Modifiche all’articolo 7 della l.r. 78/1998

Capo XV – MODIFICHE ALLA legge regionale 12 gennaio 2000, n. 2 (INTERVENTI PER I POPOLI ROM E SINTI) 
Art. 184 – Modifiche all’articolo 3 della l.r. 2/2000
Art. 185 – Modifiche all’articolo 12 della l.r. 2/2000

Capo XVI – MODIFICHE ALLA legge regionale 20 marzo 2000, n. 30 (NUOVE NORME IN MATERIA DI ATTIVITA’ A RISCHIO DI INCIDENTI RILEVANTI), DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 29 dicembre 2003, n. 67
Art. 186 – Modifiche all’articolo 2 della l.r. 30/2000
Art. 187 – Modifiche all’articolo 5 della l.r. 30/2000
Art. 188 – Modifica all’articolo 6 della l.r. 30/2000

Capo XVII – MODIFICHE ALLA legge regionale 20 marzo 2000, n. 33 (NORME PER LO SVILUPPO DELL’ACQUACOLTURA E DELLA PRODUZIONE ITTICA) 
Art. 189 – Modifiche all’articolo 6 della l.r. 33/2000
Art. 190 – Abrogazioni

Capo XVIII – MODIFICHE ALLA legge regionale 21 marzo 2000, n. 39 (LEGGE FORESTALE DELLA TOSCANA) DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 2 agosto 2004, n. 40
Art. 191 – Modifiche all’articolo 37 della l.r. 39/2000
Art. 192 – Modifiche all’articolo 41 della l.r. 39/2000
Art. 193 – Modifiche all’articolo 42 della l.r. 39/2000

Capo XIX – MODIFICHE ALLA legge regionale 6 aprile 2000, n. 56 (NORME PER LA CONSERVAZIONE E LA TUTELA DEGLI HABITAT NATURALI E SEMINATURALI, DELLA FLORA E DELLA FAUNA SELVATICHE – MODIFICHE ALLA legge regionale 23 gennaio 1998, n.7 – MODIFICHE ALLA legge regionale 11 aprile 1995, n. 49 ) 
Art. 194 – Modifiche all’articolo 1 della l.r. 56/2000
Art. 195 – Modifiche all’articolo 15 della l.r. 56/2000
Art. 196 – Inserimento del comma 2 bis all’articolo 15 della l.r. 56/2000

Capo XX – MODIFICHE ALLA legge regionale 23 giugno 2003, n. 30 (DISCIPLINA DELLE ATTIVITA’ AGRITURISTICHE IN TOSCANA) DA ULTIMO MODIFICATA DALLA legge regionale 28 maggio 2004, n. 27 
Art. 197 – Modifiche all’articolo 13 della l.r. 30/2003
Art. 198 – Modifiche all’articolo 17 della l.r. 30/2003
Art. 199 – Modifiche all’articolo 18 della l.r. 30/2003

Capo XXI – ABROGAZIONI 
Art. 200 – Abrogazioni
Art. 201 – Abrogazione della legge regionale 17 gennaio 1983, n. 3 (Formazione della cartografia regionale)
Art. 202 – Abrogazione della legge regionale 17 aprile 1984, n. 21 (Norme per la formazione e l’adeguamento degli strumenti urbanistici ai fini della prevenzione del rischio sismico, in attuazione dell’articolo 20 della legge 10 dicembre 1981, n. 741 ) da ultimo modificata dalla legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5
Art. 203 – Abrogazione legge regionale della 21 maggio 1980, n. 59 (Norme per gli interventi per il recupero del patrimonio edilizio esistente)
Art. 204 – Abrogazione della legge regionale 14 aprile 1995, n. 64 (Disciplina degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone con prevalente funzione agricola)

Titolo X – DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI  

Capo I – NORME TRANSITORIE RELATIVE AL TITOLO V
Art. 205 – Poteri di deroga
Art. 205 bis – Disposizioni transitorie in materia di paesaggio
Art. 205 ter – Disposizioni transitorie in materia di valutazione dell’idoneità tecnica di piani e progetti concernenti porti di interesse regionale
Art. 205 quater – Disposizioni transitorie in materia di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili
Art. 205 quinquies – Disposizioni transitorie relative ai permessi di costruire e alle denunce di inizio dell’attività
Art. 206 – Disposizioni transitorie relative alle indagini geologiche
Art. 206 bis – Disposizioni transitorie relative al titolo VI, capo V
Art. 207 – Disposizioni transitorie relative alla validità dei piani per l’edilizia economica e popolare ed i piani per gli insediamenti produttivi vigenti

Capo II – NORME FINALI
Art. 208 – Disposizioni sull’applicazione della legge
Art. 209 – Disposizioni finanziarie
Art. 210 – Entrata in vigore differita


TESTO ESTESO DELLA L.R. 1/2005
Titolo I – DISPOSIZIONI GENERALI
Capo I  – PRINCIPI GENERALI
Art. 1 – Oggetto e finalità della legge
1. La presente legge detta le norme per il governo del territorio promuovendo, nell’ambito della Regione, lo sviluppo sostenibile delle attività pubbliche e private che incidono sul territorio medesimo. A tal fine lo svolgimento di tali attività e l’utilizzazione delle risorse territoriali ed ambientali deve avvenire garantendo la salvaguardia e il mantenimento dei beni comuni e l’uguaglianza di diritti all’uso e al godimento dei beni comuni, nel rispetto delle esigenze legate alla migliore qualità della vita delle generazioni presenti e future.
2. Ai fini di cui al comma 1, i comuni, le province e la Regione perseguono, nell’esercizio delle funzioni ad essi attribuite dalla presente legge:
a) la conservazione, la valorizzazione e la gestione delle risorse territoriali ed ambientali, promuovendo, al contempo, la valorizzazione delle potenzialità e delle tendenze locali allo sviluppo;
b) lo sviluppo di un sistema di città equilibrato e policentrico, promuovendo altresì la massima integrazione tra i diversi territori della Regione;
c) lo sviluppo delle potenzialità della montagna, della fascia costiera e delle aree agricole nel rispetto delle esigenze di tutela ambientale ad esse peculiari;
d) l’efficacia dei sistemi dei servizi pubblici e lo sviluppo delle prestazioni da essi derivanti;
e) la maggiore sicurezza possibile delle persone e dei beni rispetto ai fattori di rischio connessi all’utilizzazione del territorio;
f) una qualità insediativa ed edilizia sostenibile che garantisca:
1) la riduzione dei consumi energetici;
2) la salvaguardia dell’ambiente naturale;
3) la sanità ed il benessere dei fruitori;
4) l’eliminazione delle barriere architettoniche;
5) l’organizzazione degli spazi che salvaguardino il diritto all’autodeterminazione delle scelte.
3. Le disposizioni di cui al titolo II, capo I della presente legge sono dettate anche in attuazione della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001 (Concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente).
Art. 2 – Il governo del territorio e lo sviluppo sostenibile
1. Ai fini della presente legge, si definisce governo del territorio l’insieme delle attività relative all’uso del territorio, con riferimento sia agli aspetti conoscitivi che a quelli normativi e gestionali, riguardanti la tutela, la valorizzazione e le trasformazioni delle risorse territoriali e ambientali.
2. Il conseguimento delle finalità, previste dal presente articolo e dall’articolo 1, è perseguito mediante gli strumenti della pianificazione territoriale disciplinati dall’articolo 9 e gli altri atti di governo del territorio di cui all’articolo 10.
Art. 3 – Le risorse essenziali del territorio
1. La Regione, con la presente legge, promuove e garantisce la tutela delle risorse essenziali del territorio in quanto beni comuni che costituiscono patrimonio della collettività.
2. L’insieme delle risorse essenziali di cui al comma 1 è costituito da:
a) aria, acqua, suolo e ecosistemi della fauna e della flora;
b) città e sistemi degli insediamenti;
c) paesaggio e documenti della cultura;
d) sistemi infrastrutturali e tecnologici.
3. Nessuna delle risorse essenziali del territorio di cui al comma 2 può essere ridotta in modo significativo e irreversibile in riferimento agli equilibri degli ecosistemi di cui è componente. Le azioni di trasformazione del territorio sono soggette a procedure preventive di valutazione degli effetti ambientali previste dalla legge. Le azioni di trasformazione del territorio devono essere valutate e analizzate in base a un bilancio complessivo degli effetti su tutte le risorse essenziali del territorio.
4. Fermo restando quanto disposto dal comma 3, nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti. Essi devono in ogni caso concorrere alla riqualificazione dei sistemi insediativi e degli assetti territoriali nel loro insieme, nonché alla prevenzione e al recupero del degrado ambientale e funzionale.
5. I nuovi insediamenti e gli interventi di sostituzione dei tessuti insediativi sono consentiti solo se esistano o siano contestualmente realizzate le infrastrutture che consentono la tutela delle risorse essenziali del territorio. In tal senso sono comunque da garantire l’accesso ai servizi di interesse pubblico e le relative prestazioni; in particolare devono essere assicurati i servizi inerenti:
a) all’approvvigionamento idrico e alla depurazione delle acque;
b) alla difesa del suolo, tale da tutelare le aree interessate da rischi di esondazione o di frana;
c) alla gestione dei rifiuti solidi;
d) alla disponibilità dell’energia;
e) ai sistemi di mobilità;
f) al sistema del verde urbano.
Art. 4 – Le invarianti strutturali
1. Le risorse, i beni e le regole relative all’uso, individuati dallo statuto di cui all’articolo 5 , nonché i livelli di qualità e le relative prestazioni minime, costituiscono invarianti strutturali del territorio da sottoporre a tutela al fine di garantire lo sviluppo sostenibile.
2. Si definisce prestazione derivante dalla risorsa essenziale il beneficio ricavabile dalla risorsa medesima, nel rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile.
Art. 5 – Statuto del territorio
1. Gli strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 9 contengono lo statuto del territorio.
2. Lo statuto di cui al comma 1 assume e ricomprende, all’interno dello specifico strumento della pianificazione territoriale, le invarianti strutturali di cui all’articolo 4 , quali elementi cardine dell’identità dei luoghi, consentendo in tal modo l’individuazione, ad ogni livello di pianificazione, dei percorsi di democrazia partecipata delle regole di insediamento e di trasformazione nel territorio interessato la cui tutela garantisce, nei processi evolutivi sanciti e promossi dallo strumento medesimo, lo sviluppo sostenibile ai sensi degli articoli 1 e 2
3. Gli strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 9 contengono la definizione degli obiettivi, degli indirizzi e delle azioni progettuali strategiche, ai diversi livelli di competenza e di specificazione, tenendo conto dello statuto del territorio. A tal fine, ogni strumento della pianificazione territoriale definisce altresì, nel rispetto delle disposizioni della presente legge, i criteri per la verifica di compatibilità di ogni altro atto di governo del territorio, eventualmente previsto per l’attuazione dello strumento medesimo, con il nucleo di regole, vincoli e prescrizioni derivanti dallo statuto del territorio.
Art. 6 – Limitazioni alle facoltà di godimento dei beni compresi nello statuto
1. L’individuazione, nell’ambito dello statuto, delle invarianti strutturali, costituisce accertamento delle caratteristiche intrinseche e connaturali dei beni immobili in esso ricompresi. Le conseguenti limitazioni alle facoltà di godimento dei beni immobili, individuati sulla base dei principi stabiliti dalla legge statale, contenute nello statuto medesimo, non danno luogo ad alcun indennizzo.
Capo II – I SOGGETTI DEL GOVERNO DEL TERRITORIO
Art. 7 – I soggetti istituzionali competenti
1. Le funzioni amministrative relative al governo del territorio sono attribuite, nell’ambito delle rispettive competenze, ai comuni, alle province e alla Regione, che le esercitano nel rispetto delle disposizioni della presente legge, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
2. La Regione approva il piano di indirizzo territoriale di cui all’articolo 9 , comma 2, lettera a), e gli atti di governo del territorio di propria competenza, di cui all’articolo 10 Essa detta le disposizioni di indirizzo finalizzate a garantire complessivamente la realizzazione delle strategie di governo atte a promuovere, ai sensi di cui agli articoli 1 e 2 , lo sviluppo sostenibile del territorio regionale.
3. Le province approvano il piano territoriale di coordinamento di cui all’articolo 9 , comma 2, lettera b), e gli atti di governo del territorio di cui all’articolo 10 di propria competenza, e determinano i livelli prestazionali minimi delle risorse essenziali di interesse sovracomunale, promuovendo lo sviluppo sostenibile del territorio di propria competenza, anche attraverso l’esercizio integrato delle funzioni ad esse attribuite in materia di gestione territoriale e ambientale. Le province provvedono inoltre al coordinamento delle politiche territoriali della Regione con gli strumenti della pianificazione comunale.
4. I comuni approvano il piano strutturale previsto dall’articolo 9 , comma 2, lettera c), e gli atti di propria competenza ai sensi dell’ articolo 10 , esercitando le funzioni primarie ed essenziali del governo del territorio e provvedendo alla disciplina puntuale e alla definizione delle regole che presiedono all’utilizzazione e alla trasformazione del territorio, nel rispetto dei principi di cui al capo I.
5. I comuni, le province e la Regione, gli enti parco e gli altri soggetti, pubblici e privati, nonché i cittadini, singoli o associati, partecipano alla formazione degli strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 9 e degli atti di governo del territorio, di cui all’articolo 10 , nel rispetto delle disposizioni della presente legge.
Art. 8 – Partecipazione agli atti di competenza statale
1. La Regione partecipa alla definizione e all’attuazione dei piani e programmi di competenza statale, con particolare riferimento alla stipulazione degli accordi e delle intese interistituzionali. Essa garantisce, nelle sedi relative, il rispetto dei principi di cui al capo I, nonché la coerenza degli atti statali con gli strumenti della pianificazione territoriale e con gli altri atti di governo del territorio adottati e approvati dai soggetti competenti in attuazione della presente legge.
2. Ai fini del comma 1, la Regione partecipa alle intese specificamente previste dall’articolo 1, comma 1, della legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive) e dall’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190 (Attuazione della L. 21 dicembre 2001, n. 443 , per la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale) per l’individuazione delle infrastrutture, opere e insediamenti ivi previsti, secondo quanto espressamente disposto dalle medesime norme statali. Contribuisce inoltre alla localizzazione, nel territorio regionale, delle stesse opere, infrastrutture ed insediamenti, in attuazione dei criteri strategici concordati con lo Stato e con gli ulteriori soggetti eventualmente partecipanti all’intesa, relativamente alle caratteristiche tipologiche, economico-finanziarie e qualitative delle opere di cui si tratti.
3. Nell’ambito delle procedure di cui al presente articolo, la Regione assicura altresì la partecipazione degli enti locali interessati ed il coinvolgimento degli stessi nel processo di formazione delle decisioni di propria competenza, richiedendone in ogni caso il relativo parere e conformandosi ad esso nei casi di esclusiva rilevanza locale.
Capo III – GLI STRUMENTI DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E GLI ATTI DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Art. 9 – Gli strumenti della pianificazione territoriale
1. I comuni, le province e la Regione provvedono all’approvazione degli strumenti della pianificazione territoriale di cui al comma 2 e degli altri atti di governo del territorio di cui all’articolo 10 , nel rispetto dei principi contenuti nel capo I del presente titolo.
2. Gli strumenti della pianificazione territoriale sono:
a) il piano regionale di indirizzo territoriale, disciplinato dall’articolo 48 ;
b) il piano territoriale di coordinamento provinciale, disciplinato dall’articolo 51 ;
c) il piano strutturale comunale, disciplinato dall’articolo 53
Art. 10 – Gli atti del governo del territorio
1. Ai sensi della presente legge, sono atti di governo del territorio: il regolamento urbanistico comunale disciplinato dall’articolo 55 , i piani complessi di intervento disciplinati dall’articolo 56 , nonché i piani attuativi di cui all’articolo 65.
2. Sono inoltre compresi tra gli atti di governo del territorio, qualora incidano sull’assetto costituito dagli strumenti della pianificazione territoriale in vigore, determinando modifiche o variazioni di essi:
a) i piani e i programmi di settore;
b) gli accordi di programma e gli altri atti della programmazione negoziata comunque denominati.
3. Gli atti del governo del territorio sono approvati nel rispetto degli strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 9.
Titolo II – NORME PROCEDURALI COMUNI
Capo I – VALUTAZIONE DI PIANI E PROGRAMMI
Art. 11 – Disposizioni generali per la valutazione ambientale strategica e contenuti degli strumenti di pianificazione territoriale e atti di governo del territorio
1. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio sono assoggettati al procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS) nei casi e secondo le modalità indicati dalla legge regionale 12 febbraio 2010, n. 10 (Norme in materia di valutazione ambientale strategica “VAS”, di valutazione di impatto ambientale “VIA” e di valutazione di incidenza).
2. Ai sensi di quanto previsto dagli articoli 48, 51, 53, 55, 56 e 67, gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio contengono:
a) le apposite analisi che evidenziano la coerenza interna ed esterna delle previsioni dei piani;
b) la valutazione degli effetti che dalle previsioni derivano a livello paesaggistico, territoriale, economico, sociale e per la salute umana.
Art. 12 – I raccordi tra gli atti del governo del territorio (Abrogato.)
Art. 13 – Monitoraggio
1. Oltre al monitoraggio svolto ai sensi dell’articolo 29 dalla l.r. 10/2010, la Regione svolge il monitoraggio degli effetti dei propri strumenti di pianificazione e dei propri atti di governo del territorio che, dalle previsioni di detti strumenti o atti, derivano a livello paesaggistico, territoriale, economico, sociale e della salute umana.
2. Oltre al monitoraggio svolto ai sensi dell’articolo 29 della l.r. 10/2010 , le province ed i comuni svolgono il monitoraggio degli effetti dei propri strumenti di pianificazione e dei propri atti di governo del territorio che, dalle previsioni di detti strumenti o atti, derivano a livello paesaggistico, territoriale, economico, sociale e della salute umana e forniscono i relativi risultati al sistema informativo geografico regionale.
3. La Regione svolge altresì il monitoraggio degli effetti sul territorio degli strumenti di pianificazione e degli atti di governo del territorio di comuni e province, ai fini della verifica del conseguimento degli obiettivi e delle finalità di cui al titolo I, capo I.
4. Il monitoraggio di cui ai commi 1 e 2, si svolge a partire dal secondo anno dall’approvazione degli strumenti di pianificazione e degli atti di governo del territorio. Delle attività di monitoraggio la Giunta regionale informa il Consiglio regionale con cadenza annuale.
Art. 14 – Criteri per l’applicabilità della valutazione integrata (Abrogato.)
Capo II  – DISPOSIZIONI PROCEDURALI
Art. 15 – Avvio del procedimento
1. I comuni, le province e la Regione provvedono all’approvazione degli strumenti della pianificazione territoriale, di cui all’articolo 9 e delle varianti ai medesimi, nel rispetto delle disposizioni di cui al presente capo.
2. Ai fini di cui al comma 1, gli enti procedono, preliminarmente, alla trasmissione a tutti i soggetti interessati dell’apposita comunicazione di avvio del procedimento.
3. Per gli strumenti soggetti a VAS ai sensi dell’articolo 5 bis della l.r. 10/2010, l’avvio del procedimento è effettuato contemporaneamente all’invio del documento di cui all’articolo 22 della stessa l.r. 10/2010, oppure del documento preliminare di cui all’articolo 23 comma 2, sempre della stessa l.r. 10/2010.
4. L’atto di avvio del procedimento deve contenere:
a) la definizione degli obiettivi di piano;
b) il quadro conoscitivo di riferimento, comprensivo dell’accertamento dello stato delle risorse interessate e delle ulteriori ricerche da svolgere;
c) l’indicazione degli enti e degli organismi pubblici eventualmente tenuti a fornire gli apporti tecnici e conoscitivi idonei ad incrementare il quadro conoscitivo di cui alla lettera b);
d) l’indicazione degli enti ed organi pubblici eventualmente competenti all’emanazione di pareri, nulla osta o assensi comunque denominati, richiesti ai fini dell’approvazione del piano;
e) l’indicazione dei termini entro i quali, secondo le leggi vigenti, gli apporti e gli atti di assenso di cui alle lettere c) e d), devono pervenire all’amministrazione competente all’approvazione.
Art. 16 – Responsabile del procedimento
1. Il responsabile del procedimento disciplinato dal presente capo accerta e certifica che il procedimento medesimo si svolga nel rispetto delle norme legislative e regolamentari vigenti.
2. Fermo restando quanto disposto dal comma 1, il responsabile del procedimento verifica che lo strumento della pianificazione territoriale si formi in piena coerenza con gli altri strumenti della pianificazione territoriale di riferimento di cui all’articolo 9 , tenendo conto degli ulteriori piani o programmi di settore , approvati dai soggetti istituzionalmente competenti di cui all’articolo 7 e, qualora riscontri tale coerenza, la certifica.
3. Prima dell’adozione dell’atto, il responsabile del procedimento assicura l’acquisizione di tutti i pareri richiesti dalla legge, delle eventuali segnalazioni, proposte, contributi e condizioni, formulate dagli altri soggetti, pubblici e privati, interessati. In particolare, provvede ad allegare agli atti da adottare un’apposita relazione sull’attività svolta ai sensi del comma 1, del comma 2 e del presente comma unitamente al rapporto del garante della comunicazione di cui all’articolo 19.
4. Qualora emergano profili di incoerenza o di incompatibilità rispetto ad altri strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 9, ovvero ad ulteriori atti di governo del territorio di cui all’articolo 10, il responsabile del procedimento provvede a darne tempestiva informazione agli organi dell’amministrazione competenti all’approvazione, anche ai fini dell’eventuale attivazione della procedura prevista dagli articoli 21 , 22 e 23 per la conclusione dell’accordo di pianificazione.
5. Il responsabile del procedimento assicura, a chiunque voglia prenderne visione, l’accesso e la disponibilità degli strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 9 , nonché degli atti di cui all’articolo 10 e della relazione redatta ai sensi del comma 3 del presente articolo.
Art. 17 – Adozione e approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale
1. Fermo restando quanto previsto all’articolo 17 bis, il soggetto istituzionalmente competente provvede all’adozione dello strumento della pianificazione territoriale e comunica tempestivamente il provvedimento adottato agli altri soggetti di cui all’articolo 7, comma 1, e trasmette ad essi i relativi atti. Entro e non oltre il termine di cui al comma 2, tali soggetti possono presentare osservazioni al piano adottato.
2. Il provvedimento adottato è depositato presso l’amministrazione competente per sessanta giorni dalla data di pubblicazione del relativo avviso sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana (BURT). Entro e non oltre tale termine, chiunque può prenderne visione, presentando le osservazioni che ritenga opportune.
3. Per gli atti sottoposti a VAS si applicano le disposizioni di cui all’articolo 8, comma 6, della l.r. 10/2010.
4. Decorsi i termini di cui ai commi 2 e 3, e fermi restando gli adempimenti previsti dall’articolo 26 della l.r. 10/2010 per gli atti sottoposti a VAS, l’amministrazione competente provvede all’approvazione dello strumento della pianificazione territoriale. Qualora sia stata attivata la procedura di cui agli articoli 21, 22 e 23, essa procede all’approvazione solo dopo la conclusione del relativo accordo di pianificazione.
5. Il provvedimento di approvazione contiene il riferimento puntuale alle osservazioni pervenute e l’espressa motivazione delle determinazioni conseguentemente adottate.
6. Lo strumento della pianificazione approvato è comunicato ai soggetti di cui all’articolo 7, comma 1, con i relativi atti, almeno quindici giorni prima della pubblicazione dei relativi avvisi sul BURT ed è reso accessibile a tutti anche in via telematica.
7. Gli avvisi relativi all’approvazione dello strumento della pianificazione territoriale, ai sensi del presente articolo, sono pubblicati sul BURT decorsi almeno trenta giorni dall’approvazione stessa. Lo strumento acquista efficacia dalla data di tale pubblicazione.
Art. 17 bis – Disposizioni particolari per l’adozione e l’approvazione dei piani strutturali
1. Il comune può procedere al deposito e alla pubblicazione ai sensi dell’articolo 17, comma 2, dell’avviso di adozione del piano strutturale, solo dopo aver trasmesso lo stesso alla Regione e alla provincia territorialmente interessata.
2. Qualora la Regione o la provincia interessata presentino osservazioni ai sensi dell’articolo 17 comma 1, provvedono a pubblicarle sui propri siti internet.
3. Le determinazioni assunte dal comune in sede di approvazione del piano strutturale ai sensi dell’articolo 17, comma 5, relativamente alle osservazioni di Regione e provincia, sono pubblicate sul sito internet del comune.
4. La pubblicazione dell’avviso di approvazione di cui all’articolo 17, comma 7, può essere effettuata solo a seguito della trasmissione alla Regione ed alla provincia interessata dello strumento di pianificazione approvato.
Art. 17 ter – Disposizioni per la pianificazione delle grandi strutture di vendita
1. Le previsioni di grandi strutture di vendita di cui alla l.r. 28/2005, ivi comprese le opere pubbliche non lineari connesse, sono consentite esclusivamente se sostenibili a livello di ambito sovracomunale e, nel caso di nuova edificazione, a condizione che non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti.
2. Gli ambiti sovracomunali di cui al comma 1, sono individuati nell’allegato A esclusivamente ai fini della pianificazione delle grandi strutture di vendita. Tale allegato è modificato con deliberazione del Consiglio regionale.
3. Il comune che intende prevedere nel piano strutturale e nel regolamento urbanistico o loro varianti aree destinate all’insediamento di grandi strutture di vendita invia ai comuni appartenenti all’ambito sovracomunale, ai comuni confinanti ricadenti in un ambito d’interesse sovracomunale diverso, alla Regione e alla provincia gli elaborati del piano strutturale e del regolamento urbanistico relativi alle previsioni oggetto della conferenza e convoca una conferenza di pianificazione tra le strutture tecniche dei suddetti enti.
4. Qualora le previsioni di grandi strutture di vendita si sostanzino in interventi di riutilizzo del patrimonio edilizio esistente, il comune invia gli elaborati solo alla Regione e alla provincia e convoca la conferenza di pianificazione cui partecipano tali enti.
5. La conferenza di cui ai commi 3 e 4, verifica che le previsioni siano coerenti con le prescrizioni e gli indirizzi di cui all’articolo 48, comma 4, lettera e), e che sussista la condizione di cui al comma 1 e indica gli eventuali interventi compensativi degli effetti indotti sul territorio. Nel caso di cui al comma 4, la conferenza verifica se sussistono le condizioni per applicare la perequazione territoriale di cui all’articolo 70 della legge regionale 28 settembre 2012, n. 52 (Disposizioni urgenti in materia di commercio per l’attuazione del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 e del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1. Modifiche alla l.r. 28/2005 e alla l.r. 1/2005). Qualora tali condizioni sussistano il comune convoca alla conferenza anche i comuni di cui al comma 3.
6. La conferenza di cui ai commi 3 e 4, decide a maggioranza dei presenti entro il termine di sessanta giorni dallo svolgimento della prima riunione. Si intende favorevolmente espresso il voto delle amministrazioni assenti nella seduta conclusiva in cui viene approvato il verbale della conferenza. Il parere di non sostenibilità espresso dalla Regione è vincolante.
7. A seguito del pronunciamento positivo della conferenza il comune procede alla formazione dello strumento o dell’atto secondo le procedure di cui al titolo II.
8. Nel caso in cui la conferenza accerti la necessità di variare lo strumento della pianificazione di altro ente si procede mediante accordo di pianificazione ai sensi dell’articolo 22.
Art. 18 – Procedimento per gli atti di governo del territorio
1. Le disposizioni di cui agli articoli 15 , 16 , 17 e 17 bis si applicano, in conformità con quanto disposto dall’articolo 10:
a) ai piani e programmi di settore dai quali derivino varianti all’assetto territoriale costituito da alcuno degli strumenti della pianificazione territoriale vigenti;
b) agli accordi di programma e agli altri atti della programmazione negoziata, comunque denominati, che comportino varianti agli strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 9 .
2. Le disposizioni di cui all’articolo 15 si applicano al regolamento urbanistico, ai piani complessi d’intervento di cui all’articolo 52 , comma 2, ed alle relative varianti, nonché alla disciplina della distribuzione e localizzazione delle funzioni adottata in attuazione dell’ articolo 58 , qualora modifichino il piano strutturale di cui all’articolo 53.
2 bis. Le disposizioni di cui agli articoli 16 , 17 e 17 bis si applicano agli atti di cui al comma 2 e loro varianti, anche se non modificano gli strumenti della pianificazione territoriale.
3. Per l’approvazione dei piani attuativi di cui al titolo V, capo IV, si procede esclusivamente in applicazione dell’articolo 69.
Capo III  – GLI ISTITUTI DELLA PARTECIPAZIONE
Art. 19 – Il garante della comunicazione
1. I comuni, le province e la Regione garantiscono la partecipazione dei cittadini in ogni fase del procedimento di cui al capo II del presente titolo.
2. Ai fini di cui al comma 1, i comuni, le province e la Regione istituiscono il garante della comunicazione, che può essere scelto all’interno della struttura dell’ente o all’esterno, nel procedimento di formazione e approvazione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio disciplinandone, con apposito regolamento, l’esercizio delle relative funzioni.
2 bis. Non può essere nominato garante della comunicazione il responsabile del procedimento di cui al capo II del presente titolo. Non può essere nominato garante regionale della comunicazione il soggetto che si trovi nelle situazioni di incompatibilità, ineleggibilità o di conflitto di interessi di cui alla legge regionale 8 febbraio 2008, n. 5 (Norme in materia di nomine e designazioni e di rinnovo degli organi amministrativi di competenza della Regione).
2 ter. Qualora il garante regionale della comunicazione non appartenga alla struttura regionale, allo stesso è attribuita un’indennità di funzione la cui entità, calcolata su base annua, è determinata con deliberazione dalla Giunta regionale in misura non superiore al 44 per cento di quella spettante al Presidente della Giunta regionale.
Art. 20 – Funzioni del garante
1. Il garante della comunicazione assicura la conoscenza effettiva e tempestiva delle scelte e dei supporti conoscitivi relativi alle fasi procedurali di formazione e adozione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio e promuove, nelle forme e con le modalità più idonee, l’informazione ai cittadini stessi, singoli o associati, del procedimento medesimo.
2. In sede di assunzione delle determinazioni provvedimentali per l’adozione ed approvazione degli strumenti e degli atti di governo del territorio, il garante provvede alla stesura di un rapporto sull’attività svolta.
3. comuni, le province e la Regione assicurano al garante della comunicazione la disponibilità di adeguate risorse, ai fini dell’esercizio effettivo ed efficace della relativa funzione.
Titolo III – GLI ACCORDI, LE INTESE INTERISTITUZIONALI E LE STRUTTURE DEL GOVERNO DEL TERRITORIO
Capo I – GLI ACCORDI DI PIANIFICAZIONE E GLI ALTRI ISTITUTI PER LA COMPOSIZIONE DEI CONFLITTI
Art. 21 – Accordi di pianificazione
1. Qualora sia opportuno, ai fini del coordinamento degli strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 9, la definizione o variazione contestuale dei medesimi ai sensi delle disposizioni della presente legge, il comune, la provincia o la Regione, in base all’interesse prevalente, promuovono la conclusione di apposito accordo di pianificazione secondo quanto previsto dal presente capo I.
2. Con l’accordo di pianificazione le amministrazioni di cui al comma 1 definiscono consensualmente gli strumenti di pianificazione di cui si tratti, con le forme e le modalità procedurali previste dall’articolo 22.
3. Nel caso in cui, nell’ambito della conferenza convocata ai sensi dell’ articolo 22 , comma 1, sia verificato che il progetto di piano proposto non comporta la variazione degli altri strumenti ed atti di governo del territorio ad esso correlati, la conferenza prende atto dell’esito della verifica. In tale ipotesi, il procedimento di approvazione dello strumento di pianificazione di cui si tratti, prosegue con le forme e le modalità procedurali disciplinate dal titolo II, capo II, della presente legge.
4. Per la definizione del piano del porto, di cui all’articolo 5 della legge 28 gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia portuale), si procede mediante accordi di pianificazione di cui al presente capo, a cui partecipano comunque i comuni e la provincia interessati.
Art. 22 – Procedura per l’accordo
1. Il soggetto promotore dell’accordo di cui all’articolo 21 , convoca una conferenza di servizi tra le strutture tecniche delle amministrazioni competenti al fine di esaminare il progetto predisposto, comprensivo degli atti di cui agli articoli 22, 23 e 24 della l.r. 10/2010. A tal fine trasmette agli enti convocati, almeno sessanta giorni prima della data di convocazione, il relativo progetto. In detta conferenza è verificata la necessità di procedere all’accordo.
1 bis. Il soggetto promotore acquisisce, prima della data di convocazione della conferenza di servizi, i pareri dei soggetti competenti in materia ambientale, così come definiti dall’articolo 4 della l.r. 10/2010, sugli elaborati di cui al comma 1, ai fini della conclusione della conferenza. (224)
2. Qualora, nell’ambito della conferenza convocata ai sensi del comma 1, si accerti la necessità di procedere alla modifica di alcuno degli strumenti della pianificazione territoriale o altro atto di governo del territorio emanato da ente diverso da quello promotore, i legali rappresentanti degli enti partecipanti alla conferenza procedono, consensualmente, alla stipulazione di apposita intesa preliminare, trasmettendo gli atti relativi agli organi competenti delle rispettive amministrazioni, ai fini della ratifica dell’intesa.
3. A seguito dell’intesa di cui al comma 2, l’amministrazione competente provvede all’adozione del relativo strumento della pianificazione territoriale tenendo conto di tutte le condizioni e prescrizioni concordate con l’intesa medesima. Il piano in tal modo adottato è depositato, unitamente all’intesa siglata, presso la sede dell’amministrazione promotrice, per sessanta giorni dalla data di pubblicazione del relativo avviso sul Bollettino ufficiale della Regione.
4. Entro il termine perentorio di cui al comma 3, tutti possono prendere visione dell’atto e dell’intesa depositati, presentando altresì le osservazioni che ritengano opportune. L’amministrazione competente ha facoltà in relazione alla complessità del provvedimento adottato, di raddoppiare il termine sancito dal comma 3.
Art. 23 – Conclusione e approvazione dell’accordo
1. Decorso il termine di cui all’articolo 22, commi 3 e 4, l’amministrazione promotrice dell’accordo di pianificazione procede alla nuova convocazione delle altre amministrazioni partecipanti all’intesa, ai fini della conclusione definitiva dell’accordo medesimo. L’accordo di pianificazione conferma l’intesa di cui all’articolo 22, comma 2, tenendo conto delle osservazioni eventualmente pervenute. L’accordo, siglato dai legali rappresentanti delle amministrazioni partecipanti all’intesa, è ratificato dagli organi competenti delle medesime amministrazioni, entro sessanta giorni a pena di decadenza, salvo quanto previsto dai commi 2 bis e 2 ter.
2. Successivamente alla conclusione dell’accordo ai sensi del comma 1, l’amministrazione approva lo strumento della pianificazione territoriale, in conformità con le modifiche concordate nell’accordo medesimo. Il relativo provvedimento dà atto delle osservazioni pervenute, motivando espressamente le determinazioni conseguenti. Con l’atto di approvazione, l’amministrazione promotrice dell’accordo può apportare, allo strumento territoriale adottato, esclusivamente le modifiche necessarie per adeguarlo a quanto statuito dall’accordo di pianificazione, o quelle attinenti alle questioni di propria esclusiva competenza. Qualora ritenga, a seguito di osservazioni, di dover apportare ulteriori modifiche, provvede a convocare nuovamente le altre amministrazioni per le determinazioni di cui al presente articolo e all’articolo 22.
2 bis. Se l’accordo di pianificazione non è stato ratificato, nel termine di cui al comma 1, da tutte le amministrazioni che hanno sottoscritto l’intesa, ma è stato ratificato almeno da due di esse, l’amministrazione promotrice convoca una conferenza tra quelle che hanno provveduto alla ratifica al fine di valutare la possibilità e l’opportunità di confermare tale accordo.
2 ter. Se nell’ambito della conferenza di cui al comma 2 bis si confermano i contenuti dell’accordo, esso produce effetti limitatamente agli strumenti di pianificazione o agli atti di governo del territorio delle amministrazioni che abbiano ratificato.
3. L’amministrazione promotrice dell’accordo di pianificazione provvede a dare apposito avviso sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana relativamente agli atti disciplinati dal presente articolo, e dall’articolo 22. Le determinazioni assunte con essi hanno efficacia a decorrere dalla data di pubblicazione. Gli atti medesimi sono resi accessibili ai cittadini, anche in via telematica, dalla stessa amministrazione.
Capo II – CONFERENZA PARITETICA INTERISTITUZIONALE
Art. 24 – Istituzione della conferenza
1. E’ istituita, in via permanente, la conferenza paritetica interistituzionale al fine di comporre gli eventuali conflitti insorti, ai sensi di cui alle disposizioni del presente capo, tra i soggetti istituzionalmente competenti, individuati dall’articolo 7 , comma 1.
2. La conferenza di cui al presente articolo ha sede presso la Giunta regionale, è nominata con decreto del Presidente della Giunta regionale ed è composta da
a) tre membri designati dalla Giunta regionale;
b) tre membri in rappresentanza delle province designati dal Consiglio delle autonomie locali;
c) tre membri in rappresentanza dei comuni designati dal Consiglio delle autonomie locali.
3. La conferenza disciplinata dal presente articolo è presieduta da uno dei membri nominati ai sensi del comma 2, eletto al proprio interno dai membri che la compongono. La conferenza provvede altresì a dotarsi di un regolamento di organizzazione e funzionamento che disciplini anche le modalità di acquisizione dei pareri di altri soggetti.
4. La Regione assicura il funzionamento della conferenza di cui al presente articolo, mediante lo stanziamento delle risorse umane e finanziarie necessarie.
4 bis. La Giunta regionale informa trimestralmente il Consiglio regionale sullo stato dei procedimenti di cui agli articoli 25 e 26 riguardanti il piano di indirizzo territoriale di cui all’articolo 48 e su eventuali misure di salvaguardia apposte ai sensi dell’articolo 26, comma 5.
Art. 25 Soggetti che possono adire la conferenza e compiti della conferenza 
1. Il comune, la provincia o la Regione, qualora ritengano che uno strumento della pianificazione territoriale, un regolamento urbanistico comunale, un piano complesso di intervento, una variante a taluno di tali strumenti o atti approvati da altra amministrazione presentino possibili profili di incompatibilità o contrasto con un proprio strumento della pianificazione territoriale già vigente, adiscono la conferenza interistituzionale, nel termine perentorio di sessanta giorni dall’avviso sul burt dell’avvenuta approvazione dello strumento o atto in contrasto ovvero incompatibile, al fine di chiedere una pronuncia in ordine all’incompatibilità o al contrasto.
2. La richiesta di pronuncia di cui al comma 1 individua puntualmente le parti dello strumento della pianificazione territoriale o dell’atto di governo del territorio in contrasto ovvero incompatibile con lo strumento di pianificazione dell’amministrazione che adisce la conferenza.
3. Entro il termine di trenta giorni dall’avvenuta pubblicazione dell’avviso sul burt. dell’avvenuta approvazione di uno degli strumenti o atti indicati al comma 1, cittadini organizzati in forme associative possono presentare apposite istanze al comune, alla provincia o alla Regione, dirette a rilevare l’incompatibilità o il contrasto con strumenti della pianificazione già vigenti dell’ente a cui è rivolta l’istanza. Sulla base di tali istanze, il comune, la provincia e la Regione possono adire la conferenza ai sensi dei commi 1 e 2.
4. Le istanze di cui al comma 3 aventi ad oggetto violazioni del piano di indirizzo territoriale pervengono al garante della comunicazione istituito dalla Regione.
5. La richiesta di pronuncia di cui al comma 1 è pubblicata sul burt., a cura del soggetto che ha presentato l’istanza ed è immediatamente comunicata al soggetto istituzionale che ha approvato lo strumento della pianificazione territoriale o l’atto di governo del territorio oggetto di contestazione.
6. Dalla data di pubblicazione di cui al comma 5 è sospesa l’efficacia delle parti dello strumento della pianificazione territoriale o dell’atto di governo del territorio oggetto di contestazione.
Art. 26 – Pronuncia della conferenza 
1. Entro il termine perentorio di centoventi giorni dalla richiesta di pronuncia di cui all’articolo 25, la conferenza interistituzionale di cui all’articolo 24 esprime il parere di competenza ed entro il medesimo termine lo comunica al soggetto richiedente.
2. Qualora la conferenza paritetica non esprima il parere ovvero rilevi l’inesistenza di un contrasto tra gli strumenti o gli atti, l’amministrazione che ha approvato lo strumento della pianificazione territoriale o l’atto di governo del territorio oggetto di contestazione procede a dare avviso sul burt della mancata pronuncia ovvero della pronuncia della conferenza che non ritiene necessaria la modifica dello strumento o dell’atto oggetto di contestazione. Dalla data di tale pubblicazione, lo strumento della pianificazione territoriale o l’atto di governo del territorio riprendono la loro efficacia.
3. Qualora la conferenza paritetica esprima il parere ai sensi del comma 1 rilevando il contrasto, l’amministrazione che ha approvato lo strumento della pianificazione territoriale o l’atto di governo del territorio di cui si tratti provvede all’adeguamento dello strumento o atto medesimo, in conformità con la pronuncia della conferenza, dandone avviso sul burt.
4. Qualora il soggetto istituzionalmente competente non intenda adeguarsi alla pronuncia della conferenza, provvede alla conferma dello strumento o atto contestato, dandone espressa ed adeguata motivazione. Provvede altresì a comunicare alla Regione e all’amministrazione che ha adito la conferenza gli atti di conferma e a darne avviso sul burt.
5. Nei casi di cui ai commi 3 e 4 gli strumenti e gli atti riacquistano efficacia decorsi quarantacinque giorni dalla pubblicazione. Possono comunque essere approvate specifiche misure di salvaguardia ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 48, comma 5 ed all’articolo 51, comma 4, che sospendono l’efficacia degli atti.
Capo III – LE STRUTTURE DEL GOVERNO DEL TERRITORIO
Art. 27 – Le strutture tecniche del governo del territorio
1. Ai fini dell’esercizio delle funzioni ad essi attribuite dalla presente legge, comuni, province e Regione collaborano, in rapporto reciproco di sinergia, favorendo lo scambio delle conoscenze per il miglioramento progressivo della qualità tecnica di tutti gli strumenti della pianificazione territoriale ed atti per il governo del territorio e l’omogeneità dei criteri metodologici, nonché per l’efficacia dell’azione amministrativa.
2. Le province e la Regione assicurano in ogni caso la necessaria assistenza tecnica ai comuni e alle comunità montane, che ne facciano richiesta, prioritariamente per le attività da esercitarsi in forma associata.
3. Le province e la Regione promuovono ed agevolano la creazione di strumenti idonei a garantire l’assistenza tecnica alle strutture competenti, favorendo l’integrazione fra le attività delle medesime strutture tecniche dei comuni e la formazione specifica del personale addetto alle stesse.
Art. 28 – Il sistema informativo geografico regionale
1. La Regione, le province e i comuni concorrono alla formazione ed alla gestione integrata del sistema informativo geografico regionale, di seguito denominato sistema informativo, che costituisce il riferimento conoscitivo fondamentale per l’elaborazione e la valutazione degli strumenti della pianificazione territoriale, nonché per la verifica dei loro effetti, in conformità con le disposizioni di cui al presente titolo ed ai titoli I e II della presente legge, in coerenza altresì con gli indirizzi nazionali e comunitari in tema di informazione geografica.
2. Ai fini della presente legge, per informazione geografica si intende il complesso delle informazioni, localizzate geograficamente, relative ai fenomeni naturali e antropici, con particolare riferimento a quelle che costituiscono l’insieme delle conoscenze inerenti lo stato di fatto e di diritto del territorio e delle sue risorse.
3. Nell’ambito del sistema informativo si provvede, secondo quanto previsto dall’articolo 29, all’organizzazione dell’informazione geografica, all’aggiornamento di essa ed alla diffusione dell’informazione medesima, che deve essere resa accessibile a tutti i soggetti interessati.
Art. 29 – Formazione e gestione del sistema informativo geografico regionale
1. La Regione, le province, i comuni e gli altri enti pubblici interessati realizzano, nell’ambito del sistema informativo, la base informativa geografica regionale, le cui componenti fondamentali sono:
a) le basi informative topografiche, geologiche, le ortofotocarte, le riprese aeree e satellitari, le cartografie storiche;
b) le basi informative tematiche sullo stato delle risorse essenziali del territorio;
c) le basi informative sullo stato di fatto e di diritto risultante dagli strumenti della pianificazione territoriale e dagli atti di governo del territorio.
2. La Regione assicura le condizioni per il funzionamento del sistema informativo, e provvede alla realizzazione delle componenti di cui al comma 1, lettera a). Essa provvede altresì, unitamente ai soggetti di cui al comma 1, alla realizzazione delle altre componenti di cui alle lettere b) e c) del medesimo comma 1.
3. I comuni, le province e gli altri enti locali sono tenuti a conferire gratuitamente al sistema informativo, secondo regole tecniche concordate, i dati della conoscenza necessaria al governo del territorio in loro possesso; ad analogo conferimento possono procedere altresì gli altri enti pubblici che ne dispongano, sulla base di specifici accordi con la Regione.
4. Nel sistema informativo sono raccolti, nel rispetto delle disposizioni di legge vigenti in materia, e con le modalità ivi previste, i dati, le informazioni e le conoscenze provenienti dagli enti pubblici competenti e dalla comunità scientifica.
5. La Giunta regionale provvede ad emanare apposite istruzioni tecniche al fine di definire e disciplinare:
a) le modalità di realizzazione e gestione della base informativa;
b) le specifiche tecniche, gli standard informativi minimi e le regole comuni, con riferimento alla produzione ed alla diffusione dell’informazione geografica.
6. Tutti i cittadini interessati possono accedere gratuitamente al sistema informativo.
6 bis. La Regione assegna contributi agli enti locali per la creazione degli archivi di interesse congiunto costituenti la base informativa geografica regionale e per i quali si siano definite le specifiche tecniche dalla Regione stessa; il contributo regionale assegnato, determinato con riferimento ai costi effettivi di creazione degli archivi, non può superare il 50 per cento del costo complessivo a carico degli enti ed è condizionato alla effettiva consegna degli archivi previsti ed al loro collaudo.
Art. 29 bis – Assegnazione di contributi 1. La Regione assegna contributi:
a) ai comuni singoli o associati, con popolazione non superiore a cinquemila abitanti, per la redazione del piano strutturale;
b) ai comuni con popolazione non superiore a cinquemila abitanti, per la redazione del regolamento urbanistico;
c) ai comuni, anche tramite la stipula di specifico accordo con le associazioni rappresentative degli stessi, per la redazione dell’atto di ricognizione di cui all’articolo 74 quinquies;
c bis) ai comuni per la realizzazione di opere pubbliche di competenza comunale funzionalmente connesse con gli interventi di rigenerazione urbana di cui all’articolo 74 quinquies;
d) agli enti locali e alle associazioni senza fini di lucro, per la valorizzazione dei paesaggi;
e) agli enti locali e alle associazioni senza fini di lucro, per l’attuazione dei progetti di territorio previsti dal piano di indirizzo territoriale.
2. I contributi regionali non possono superare il 60 per cento del costo complessivo a carico dei comuni, degli enti locali e delle associazioni. L’assegnazione dei contributi è subordinata all’effettiva disponibilità di bilancio. I contributi di cui al comma 1, lettere d) ed e), destinati agli enti locali, possono essere utilizzati esclusivamente per il cofinanziamento di spese di investimento.
Titolo IV – DISPOSIZIONI GENERALI PER LA TUTELA E L’USO DEL TERRITORIO(146)
Capo I – PATRIMONIO NATURALE E CULTURALE
Art. 30 – Norme comuni
1. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio si conformano alle disposizioni del presente capo, aventi la finalità di garantire la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio, nonché in generale del patrimonio naturale, storico e culturale presente nel territorio della Regione. (75)
2. La Regione esercita le funzioni amministrative di tutela dei beni paesaggistici ad essa conferite ai sensi dell’articolo 5, comma 6, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137 ), di seguito indicato come “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, qualora non attribuite ad altro ente dalla presente legge.
Art. 31 – Tutela e valorizzazione dei paesaggi e dei beni culturali.
1. Gli strumenti della pianificazione territoriale concorrono tutti, ciascuno per quanto di propria competenza, a definire, con particolare riferimento ai beni tutelati ai sensi degli articoli 32 e 33 , le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela, nonché partecipano agli interventi di valorizzazione del paesaggio di cui all’articolo 35 , in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile.
Art. 32 – Immobili ed aree di notevole interesse pubblico 
1. Sono soggetti alla speciale tutela disposta dalla parte III, titolo I, capo II, del Codice dei beni culturali e del paesaggio gli immobili e le aree riconosciute di notevole interesse pubblico ai sensi degli articoli 136, 137, 138, 139, 140, 141 e 143, comma 1, lettere b) e d), del medesimo Codice.
2. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 135, comma 1, e dall’articolo 143 del Codice dei beni culturali e del paesaggio in ordine all’elaborazione congiunta del piano paesaggistico tra Ministero e Regione, qualora dall’applicazione dell’articolo 33, commi 3, 4 e 5, derivi una modificazione degli effetti degli atti e dei provvedimenti di cui agli articoli 140, 141 e 157 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, l’entrata in vigore delle relative disposizioni degli strumenti della pianificazione territoriale è subordinata all’espletamento delle forme di pubblicità indicate nell’articolo 140, commi 2, 3 e 4, del medesimo Codice.
Art. 33 – Disciplina regionale di tutela paesaggistica
1. In attuazione dell’articolo 135 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, lo statuto del piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico riconosce gli aspetti e i caratteri peculiari, nonché le caratteristiche paesaggistiche dell’intero territorio regionale e ne delimita i relativi ambiti.
2. In funzione dei diversi ambiti di cui al comma 1, lo statuto del piano di indirizzo territoriale attribuisce corrispondenti obiettivi di qualità paesaggistica, che perseguono le finalità indicate negli articoli 131 e 133 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
3. Nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 135, comma 1, e dall’articolo 143 del Codice dei beni culturali e del paesaggio in ordine all’elaborazione congiunta del piano paesaggistico tra Ministero e Regione, lo statuto del piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico ha contenuto descrittivo, prescrittivo e propositivo.
4. Ai sensi dell’articolo 143, comma 3, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, lo statuto contiene:
a) la ricognizione generale dell’intero territorio, attraverso l’analisi delle caratteristiche storiche, naturali, estetiche e delle loro interrelazioni e la conseguente definizione dei valori paesaggistici da tutelare, recuperare, riqualificare e valorizzare;
b) l’analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio attraverso l’individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio, la comparazione con gli altri atti di programmazione, della pianificazione e di difesa del suolo;
c) la determinazione di misure per la conservazione dei caratteri connotativi delle aree tutelate per legge e, ove necessario, dei criteri di gestione e degli interventi di valorizzazione paesaggistica degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico;
d) l’individuazione generale degli interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compromesse o degradate;
e) l’individuazione generale delle misure necessarie al corretto inserimento degli interventi di trasformazione del territorio nel contesto paesaggistico, alle quali debbono riferirsi le azioni e gli investimenti finalizzati allo sviluppo sostenibile delle aree interessate;
f) la ricognizione delle aree di cui agli articoli 136 e 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, la loro delimitazione e rappresentazione in scala idonea nonché la determinazione delle relative prescrizioni d’uso;
g) l’individuazione generale, ai sensi dell’articolo 143, comma 1, lettere d) ed e) del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di eventuali categorie di immobili o di aree da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia e di utilizzazione.
5. Ai sensi dell’articolo 143, comma 4, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, lo statuto del piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico contiene altresì:
a) l’individuazione delle aree soggette a tutela ai sensi dell’articolo 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio e non interessate da specifici provvedimenti ai sensi degli articoli 136, 139, 140 e 157 del Codice medesimo, nelle quali la realizzazione di interventi può avvenire previo accertamento, nell’ambito del procedimento per il rilascio del titolo edilizio, della conformità degli interventi stessi alle previsioni della disciplina paesaggistica contenuta nel piano di indirizzo territoriale, nonché degli strumenti della pianificazione ed atti del governo del territorio dei comuni adeguati a tale disciplina;
b) l’individuazione delle aree gravemente compromesse o degradate nelle quali la realizzazione degli interventi effettivamente volti al recupero e alla riqualificazione non richiede il rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo 87.
6. Nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 135, comma 1, e dall’articolo 143 del Codice dei beni culturali e del paesaggio in ordine all’elaborazione congiunta del piano paesaggistico tra Ministero e Regione, lo statuto del piano di indirizzo territoriale, anche in relazione alle diverse tipologie di opere od interventi di trasformazione del territorio, detta prescrizioni per le aree nelle quali la loro realizzazione è consentita sulla base della verifica del rispetto delle prescrizioni medesime, delle misure e dei criteri di gestione stabiliti nel piano di indirizzo territoriale ai sensi del comma 3.
7. Lo statuto del piano di indirizzo territoriale detta altresì prescrizioni per le aree con riferimento alle quali siano definiti parametri vincolanti per le specifiche previsioni da introdurre negli strumenti della pianificazione territoriale, di comuni e province, in sede di conformazione e di adeguamento allo statuto del piano di indirizzo territoriale.
8. La Giunta regionale organizza, con le proprie strutture e di concerto con gli enti locali, l’osservatorio del paesaggio con il compito, fra l’altro, di esercitare il monitoraggio dell’efficacia dello statuto del piano di indirizzo territoriale e di mantenerne aggiornato il quadro conoscitivo.
Art. 34 – Disciplina paesaggistica del piano territoriale di coordinamento e del piano strutturale
Art. 35 – Valorizzazione dei paesaggi
1. La valorizzazione dei paesaggi consiste in ogni attività diretta a consentirne la piena fruizione pubblica quale testimonianza significativa dei valori storici, culturali e naturali, attraverso:
a) la conservazione delle invarianti strutturali;
b) il ripristino e il recupero delle risorse riconosciute;
c) la trasformazione delle risorse territoriali in conformità con quanto prescritto dagli statuti del territorio;
d) l’intervento di ripristino, ispirato alla ricostituzione dei caratteri di identità, anche attraverso l’introduzione di destinazioni d’uso con essi compatibili.
2. Gli interventi di trasformazione assicurano la compatibilità e la coerenza paesaggistica ai connotati del paesaggio .
Art. 35 bis – Interventi regionali per la valorizzazione dei beni immobili e delle aree dichiarate di notevole interesse pubblico e comprese negli statuti dei piani strutturali comunali 
1. La Regione concorre alla valorizzazione dei beni immobili e delle aree di notevole interesse pubblico, anche attraverso la concessione di contributi agli enti locali e alle associazioni senza fini di lucro, nell’ambito delle procedure di cui alla legge regionale 1 febbraio 1995, n. 14 (Disciplina degli atti e delle procedure della programmazione e degli interventi finanziari regionali nei settori delle attività e dei beni culturali).
Art. 36 – Parchi e aree protette
1. I territori dei parchi, delle riserve e delle aree contigue sono sottoposti al regime di tutela previsto dalle leggi speciali che li riguardano.
Capo II – IL PATRIMONIO INSEDIATIVO
Art. 37 – Disposizioni generali per la tutela e valorizzazione degli insediamenti
1. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio garantiscono che gli interventi di trasformazione del territorio assicurino il rispetto dei requisiti di qualità urbana, ambientale, edilizia e di accessibilità al fine di prevenire e risolvere i fenomeni di degrado.
2. La qualità urbana, ambientale, edilizia e di accessibilità del territorio di cui al comma 1 è definita in riferimento:
a) alla dotazione di infrastrutture per la mobilità, parcheggi, verde urbano e di connettività urbana, percorsi pedonali e ciclabili, infrastrutture per il trasporto pubblico, arredo urbano ed altre opere di urbanizzazione primaria;
b) alla dotazione di attrezzature e servizi, di attività commerciali di vicinato, di attività terziarie e direzionali;
c) alla qualità e alla quantità degli interventi realizzati per il contenimento dell’impermeabilizzazione del suolo, il risparmio idrico, la salvaguardia e la ricostituzione delle riserve idriche anche potenziali;
d) alla dotazione di reti differenziate per lo smaltimento e per l’adduzione idrica, il riutilizzo delle acque reflue;
e) alla dotazione di attrezzature per la raccolta differenziata;
f) all’utilizzazione di materiali edilizi e alla realizzazione di requisiti delle costruzioni che assicurino il benessere fisico delle persone, la salubrità degli immobili e del territorio, il contenimento energetico, il rispetto dei requisiti di fruibilità, accessibilità e sicurezza per ogni tipo di utente estesa al complesso degli insediamenti;
g) all’eliminazione delle barriere architettoniche ed urbanistiche in conformità con quanto previsto dalla legge regionale 9 settembre 1991, n. 47 (Norme sull’eliminazione delle barriere architettoniche) da ultimo modificata dalla presente legge regionale;
h) alla qualità dell’architettura contemporanea con particolare riferimento agli spazi ed alle opere pubbliche.
3. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 2, e con particolare riferimento alle lettere a), c), d), f) e g), la Regione, entro trecentosessantacinque giorni dall’entrata in vigore della presente legge, emana appositi regolamenti e istruzioni tecniche, contenenti parametri di riferimento per i comuni.
4. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli altri atti di governo del territorio privilegiano un’organizzazione degli spazi che salvaguarda il diritto all’autodeterminazione delle scelte di vita e di lavoro. Tale organizzazione di spazi garantisce una corretta distribuzione delle funzioni al fine di assicurare l’equilibrio e l’integrazione con l’organizzazione dei tempi della vita quotidiana, in modo da favorire una corretta fruizione dei servizi pubblici e privati di utilità generale. In tale prospettiva gli strumenti della pianificazione territoriale e gli altri atti di governo del territorio si coordinano con il piano di indirizzo e di regolazione degli orari di cui all’articolo 3 della legge regionale 22 luglio 1998, n. 38 (Governo del tempo e dello spazio urbano e pianificazione degli orari della città) così come modificata dalla presente legge.
5. Sono opere di urbanizzazione primaria:
a) strade residenziali, piazze, piste pedonali e ciclabili;
b) spazi di sosta o di parcheggio;
c) fognature;
d) rete idrica;
e) rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas;
f) pubblica illuminazione;
g) spazi di verde attrezzato.
6. Sono opere di urbanizzazione secondaria:
a) asili nido e scuole materne;
b) scuole dell’obbligo;
c) mercati di quartiere;
d) uffici comunali;
e) chiese ed altri edifici per servizi religiosi;
f) impianti sportivi di quartiere;
g) centri sociali e attrezzature culturali, sanitarie e residenze per anziani;
h) impianti di potabilizzazione, di depurazione e di smaltimento dei rifiuti solidi urbani;
i) aree verdi di quartiere;
j) strutture con funzioni di centri servizi avanzati alle imprese per l’innovazione e per la società dell’informazione, spazi per incubatori di imprese e laboratori di ricerca, in aree a destinazione produttiva.
7. E’ definito come verde urbano l’insieme delle componenti biologiche, appartenenti sia ad aree pubbliche che private, che concorrono a garantire l’equilibrio ecologico dei territori urbani.
8. Il governo del territorio promuove l’incremento delle dotazioni del verde urbano ed orienta lo sviluppo degli insediamenti alla realizzazione di una dotazione di verde equivalente capace di compensare le emissioni di gas all’interno dell’area urbana.
9. A tal fine la Regione Toscana redige un specifico elenco con indici e parametri di conversione atti a determinare il fabbisogno di verde necessario a compensare le emissioni di gas derivanti dalle principali attività umane, secondo gli indirizzi tecnici ed attuativi contenuti nel regolamento e nelle apposite istruzioni tecniche da emanarsi entro trecentosessantacinque giorni dall’entrata in vigore della presente legge.
Art. 38 – Realizzazione di impianti pubblici e di pubblico interesse
1. Fermo restando quanto disposto all’articolo 8 , la realizzazione di impianti pubblici o di pubblico interesse destinati alle telecomunicazioni, al trasporto energetico e dell’acqua è consentita solo nel rispetto delle previsioni contenute negli strumenti della pianificazione territoriale e negli atti di governo del territorio dei comuni.
Capo III – IL TERRITORIO RURALE 
Art. 39 – Tutela e valorizzazione del territorio rurale
1. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio promuovono la valorizzazione dell’economia rurale e montana attraverso il consolidamento del ruolo multifunzionale svolto dall’attività agricola anche integrata con le altre funzioni e settori produttivi compatibili con la tutela e coerenti con la valorizzazione delle risorse del territorio, ivi comprese le attività industriali agroalimentari, di fruizione del territorio rurale per il tempo libero, la produzione per autoconsumo e la salvaguardia delle risorse genetiche autoctone, nonchéattraverso il sostegno delle famiglie residenti in funzione del mantenimento della presenza umana a presidio dell’ambiente, anche adeguando i servizi e le infrastrutture nelle aree marginali. (79)
2. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio disciplinano gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia necessari allo sviluppo dell’agricoltura, delle attività ad essa connesse e delle altre attività integrate e compatibili con la tutela e l’utilizzazione delle risorse dei territori rurali e montani.
3. I comuni attraverso gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio, disciplinano le aree dei territori rurali attraverso specifiche discipline che garantiscano la salvaguardia e la valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio rurale, nonché la tutela delle risorse produttive dell’agricoltura. Nell’ambito delle comunità montane, i comuni provvedono in relazione con il piano di sviluppo delle comunità stesse.
Art. 40 – Zone con esclusiva o prevalente funzione agricola
1. Nell’ambito del territorio rurale, gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio individuano le zone con esclusiva o prevalente funzione agricola.
2. Per zone con esclusiva o prevalente funzione agricola, di cui al comma 1, si intendono quelle individuate in considerazione del sistema aziendale agricolo esistente, della capacità produttiva del suolo, delle limitazioni di ordine fisico, della presenza di infrastrutture agricole di rilevante interesse, della vulnerabilità delle risorse nonché della caratterizzazione sociale ed economica del territorio.
3. Le zone di cui al comma 1 sono articolate in sottozone, in relazione alla funzione agricola e in rapporto alla caratterizzazione sociale, ambientale e paesaggistica degli ambiti territoriali interessati.
4. Le zone ad esclusiva funzione agricola, che sono assunte come risorsa essenziale del territorio limitata e non riproducibile corrispondono alle aree di elevato pregio a fini di produzione agricola, anche potenziale, per le peculiari caratteristiche pedologiche, climatiche, di acclività e giacitura del suolo o per la presenza di rilevanti infrastrutture agrarie e/o sistemazioni territoriali.
5. Nelle zone con esclusiva funzione agricola sono di norma consentiti impegni di suolo esclusivamente per finalità collegate con la conservazione o lo sviluppo dell’agricoltura e delle attività connesse.
6. Il territorio rurale è soggetto ai vincoli di salvaguardia della normativa vigente in relazione all’approvvigionamento idropotabile.
Art. 41 – Costruzione di nuovi edifici rurali
1. Fermo restando l’obbligo di procedere prioritariamente al recupero degli edifici esistenti, la costruzione di nuovi edifici rurali, nelle zone a esclusiva o prevalente funzione agricola, è consentita secondo quanto previsto nel presente articolo soltanto se necessaria alla conduzione del fondo e all’esercizio delle altre attività agricole e di quelle ad esse connesse.
2. La costruzione di nuovi edifici ad uso abitativo, se ammessa dagli strumenti urbanistici, fermo restando quanto previsto dall’articolo 46 , è soggetta:
a) all’approvazione da parte del comune del programma aziendale pluriennale di miglioramento agricolo ambientale, di seguito denominato “programma aziendale”, presentato dall’imprenditore agricolo, dove si dimostri che l’edificio è necessario alle proprie esigenze, a quelle dei familiari coadiuvanti o degli addetti a tempo indeterminato impegnati nell’attività agricola;
b) all’impegno dell’imprenditore agricolo a mantenere in produzione superfici fondiarie minime non inferiori a quanto previsto dai piani territoriali di coordinamento delle province o, in mancanza, dal regolamento d’attuazione del presente capo. L’impegno è assunto al momento dell’approvazione del programma.
3. Il regolamento d’attuazione del presente capo disciplina ulteriori condizioni cui è soggetta la realizzazione di nuove abitazioni rurali, anche agrituristiche.
4. La costruzione di nuovi annessi agricoli è soggetta:
a) all’approvazione da parte del comune del programma aziendale, presentato dall’imprenditore agricolo, dove si dimostri che la costruzione di nuovi annessi agricoli è commisurata alla capacità produttiva dell’azienda agricola;
b) all’impegno dell’imprenditore agricolo a mantenere in produzione superfici fondiarie minime non inferiori a quanto previsto dai piani territoriali di coordinamento delle province o, in mancanza, dal regolamento d’attuazione del presente capo. L’impegno è assunto al momento dell’approvazione del programma.
5. Gli annessi agricoli destinati all’agricoltura, esercitata da soggetti diversi dagli imprenditori agricoli, possono essere realizzati solo se consentiti dagli strumenti della pianificazione territoriale, dagli atti di governo del territorio o dagli strumenti urbanistici generali del comune ai sensi dell’ articolo 39 .
6. Gli annessi agricoli costruiti ai sensi del presente articolo dopo l’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente capo non possono mutare la destinazione d’uso agricola. Nel caso di variazioni della destinazione d’uso rispetto all’uso agricolo, agli annessi stessi si applicano le disposizioni di cui all’articolo 132. 
7. Il regolamento di attuazione del presente capo specifica i casi in cui la costruzione di nuovi annessi agricoli, purché ammessa dagli strumenti urbanistici generali o dagli atti di governo del territorio del comune, non è soggetta al rispetto delle superfici minime fondiarie previste dal comma 2, lettera b), ovvero può eccedere le capacità produttive dell’azienda. In tali casi la costruzione di annessi agricoli non è soggetta alla presentazione del programma aziendale.
8. L’installazione per lo svolgimento dell’attività agricola di manufatti precari realizzati con strutture in materiale leggero appoggiati a terra è soggetta alle condizioni previste nel regolamento d’attuazione del presente capo e dalle eventuali ulteriori condizioni previste dagli strumenti della pianificazione territoriale o dagli atti di governo del territorio del comune. Per l’installazione di tali manufatti non deve essere presentato il programma aziendale.
9. Abrogato.
Art. 42 – Programma aziendale pluriennale di miglioramento agricolo ambientale
1. Il programma aziendale ha valore di piano attuativo ai sensi e per gli effetti delle disposizioni della presente legge, nei casi individuati dagli strumenti della pianificazione territoriale o dagli atti di governo del territorio o dagli strumenti urbanistici generali del comune ed è corredato dagli elaborati necessari.
2. L’approvazione del programma aziendale costituisce condizione preliminare per la costituzione dei titoli abilitativi.
3. Il programma aziendale ha una durata decennale, salvo un maggior termine stabilito dal comune.
4. Il programma aziendale può essere modificato, su richiesta dell’imprenditore agricolo, a scadenze annuali.
5. Il programma aziendale può essere modificato in ogni tempo per adeguarlo ai programmi comunitari, statali o regionali, ovvero per cause di forza maggiore regionali.
6. I contenuti del programma aziendale sono indicati nel regolamento di attuazione del presente capo.
7. La realizzazione del programma aziendale è garantita da un’apposita convenzione, o da un atto d’obbligo unilaterale, da registrare e trascrivere a spese del richiedente e a cura del comune.
8. In particolare, la convenzione o l’atto unilaterale d’obbligo contengono l’impegno dell’imprenditore agricolo:
a) ad effettuare gli interventi previsti dal programma, in relazione ai quali è richiesta la realizzazione di nuovi edifici rurali o di interventi sul patrimonio esistente di cui all’articolo 43 , comma 2, lettere a) e b);
b) a non modificare la destinazione d’uso agricola degli edifici esistenti o recuperati necessari allo svolgimento dell’attività agricola e di quelle connesse per il periodo di validità del programma;
c) a non modificare la destinazione d’uso agricola dei nuovi edifici rurali ad uso abitativo, per almeno venti anni dalla loro ultimazione; (82)
d) a non alienare separatamente dagli edifici rurali le superfici fondiarie alla cui capacità produttiva gli stessi sono riferiti;
e) a realizzare gli interventi di sistemazione ambientale delle pertinenze degli edifici eventualmente non più utilizzabili a fini agricoli, così come individuate dalle convenzioni o dagli atti d’obbligo;
f) abrogata;
g) ad assoggettarsi alle penali, previste nella convenzione o nell’atto d’obbligo, in caso d’inadempimento. In ogni caso le penali non devono essere inferiori al maggior valore determinato dalla inadempienza.
9. L’impegno di cui al comma 8, lettera c) non può essere modificato con le eventuali variazioni del programma di cui al comma 4.
Art. 43 – Interventi sul patrimonio edilizio con destinazione d’uso agricola
1. Sul patrimonio edilizio esistente con destinazione d’uso agricola sono consentiti, sempreché non comportino mutamento della destinazione d’uso agricola e salvo i limiti e le condizioni previste dagli strumenti della pianificazione territoriale o dagli atti di governo del territorio del comune, i seguenti interventi:
a) il restauro e risanamento conservativo di cui all’articolo 79 , comma 2, lettera c);
b) la ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 79 , comma 2, lettera d), ivi compresi i trasferimenti di volumetrie, nei limiti del 10 per cento del volume degli edifici aziendali e fino ad un massimo di 600 metri cubi di volume ricostruito;
c) la sostituzione edilizia nei limiti di cui alla lettera b) di cui all’articolo 78 , comma 1, lettera h);
d) gli interventi necessari al superamento delle barriere architettoniche ed all’adeguamento degli immobili per le esigenze dei disabili.
2. Nel caso in cui siano realizzati gli interventi edilizi di cui al comma 1, lettere b) ,c) e d) per lo svolgimento delle attività agrituristiche l’imprenditore agricolo si deve impegnare a non modificare la destinazione d’uso agricola degli edifici per venti anni dalla loro realizzazione.
3. Nell’ambito degli interventi di cui al comma 1, sono ammessi interventi di ristrutturazione edilizia comprendenti ampliamenti una tantum fino ad un massimo di 100 metri cubi per ogni abitazione rurale e fino ad un massimo di 300 metri cubi e del 10 per cento del volume esistente sugli annessi agricoli, comunque entro i limiti dimensionali, se inferiori, previsti dagli strumenti urbanistici generali o dagli atti di governo del territorio del comune; tali interventi non devono comportare un aumento delle unità abitative.
4. Sul patrimonio edilizio esistente con destinazione d’uso agricola sono consentiti, previa approvazione del programma aziendale di miglioramento e fermo restando il rispetto delle superfici fondiarie minime previste nel piano territoriale di coordinamento o, in mancanza, nel regolamento d’attuazione del presente capo i seguenti interventi:
a) ristrutturazioni urbanistiche;
b) trasferimenti di volumetrie, sostituzioni edilizie ed ampliamenti volumetrici non riconducibili alle fattispecie di cui al comma 3;
c) mutamento della destinazione d’uso agricola degli edifici che fanno parte di aziende agricole che mantengono in produzioni superfici fondiarie minime superiori a quelle previste nel piano territoriale di coordinamento o, in mancanza, nel regolamento d’attuazione del presente capo.
Art. 44 – Interventi sul patrimonio edilizio esistente con destinazione d’uso non agricola
1. Nelle zone con esclusiva o prevalente funzione agricola, sugli edifici con destinazione d’uso non agricola sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo nonché, ove espressamente previsti dagli atti di governo del territorio o dagli strumenti urbanistici generali dei comuni in coerenza con il piano strutturale approvato e con gli altri strumenti della pianificazione territoriale, interventi di ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia, ristrutturazione urbanistica.
2. Agli interventi sul patrimonio edilizio ed urbanistico esistente, eccedenti la manutenzione ordinaria e straordinaria, si applica la disciplina prevista dall’articolo 45 , commi 1, 2, 3 e 4. Agli interventi di restauro e risanamento conservativo tale disciplina si applica una tantum.
Art. 45 – Interventi sul patrimonio edilizio che comportano il mutamento delle destinazioni d’uso agricole
1. Fermo restando quanto previsto al comma 6 dell’ articolo 41 , gli interventi che comportano la perdita della destinazione d’uso agricola degli edifici rurali, ivi compresi quelli per i quali siano decaduti gli impegni assunti ai sensi dell’ articolo 5 della legge regionale 19 febbraio 1979, n. 10 (Norme urbanistiche transitorie relative alle zone agricole), ai sensi dell’ articolo 4 della legge regionale 14 aprile 1995 , n .64 (Disciplina degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone con prevalente funzione agricola) e ai sensi dell’ articolo 43 , sono consentiti previa sottoscrizione di convenzione o atto d’obbligo unilaterale da registrare e trascrivere a cura del comune e a spese del richiedente. La convenzione o l’atto d’obbligo individuano le aree di pertinenza degli edifici.
2. Per le aree di pertinenza di dimensioni non inferiori ad 1 ettaro, nella convenzione o nell’atto d’obbligo i proprietari si impegnano alla realizzazione di interventi di sistemazione ambientale, fornendo idonee garanzie. Nel caso in cui le spese per la sistemazione ambientale da sostenersi nel primo decennio, contabilizzate a prezzi correnti al momento della formazione del titolo abilitativo risultano inferiori agli oneri da corrispondere ai sensi del comma 3, è dovuta al comune la relativa differenza.
3. Per le aree di pertinenza di dimensioni inferiori ad 1 ettaro, in luogo della convenzione indicata al comma 1, sono corrisposti specifici oneri stabiliti dal comune e connessi al miglioramento ambientale del sistema insediativo, in misura comunque non inferiore alla quota massima prevista per gli interventi di ristrutturazione edilizia e non superiore alla quota minima prevista per gli interventi di nuova edificazione.
4. Gli oneri e gli impegni indicati nei commi 1, 2 e 3 sostituiscono gli oneri di urbanizzazione di cui al titolo VII della presente legge.
5. Gli edifici che mutano la destinazione d’uso agricola sono computati ai fini del dimensionamento degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti del governo del territorio.
Art. 46 – Trasferimenti di fondi agricoli
1. Nel caso di trasferimenti parziali di fondi agricoli attuati al di fuori dei programmi aziendali di miglioramento, a titolo di compravendita o ad altro titolo che consenta il conseguimento di un titolo abilitativo è vietata la realizzazione di nuovi edifici per dieci anni successivi al frazionamento, su tutti i terreni risultanti.
2. Il divieto di edificare di cui al comma 1 non si applica nel caso in cui i rapporti fra superfici fondiarie ed edifici utilizzati per l’attività agricola così come stabiliti dalla provincia in sede di determinazione dei parametri di cui all’articolo 51 , comma 2, lettera, e) non siano stati superati su alcuna delle porzioni risultanti. Per i trasferimenti anteriori alla determinazione dei parametri della provincia è fatta salva la possibilità di dimostrare, attraverso il programma aziendale di miglioramento, che l’indispensabilità dei nuovi edifici sussisteva in riferimento all’estensione dell’azienda ed agli edifici in essa esistenti risultanti al momento del trasferimento, ferma restando la possibilità di comprendervi i successivi ampliamenti dell’estensione aziendale.
3. Le disposizioni relative al divieto di edificare si applicano, per la durata dell’affitto e fino ad un massimo di dieci anni, anche agli affitti di fondi rustici nelle fattispecie in cui, ai sensi della normativa vigente, consentano il conseguimento di un titolo abilitativo.
4. Il divieto di cui al comma 1 non si applica:
a) ai trasferimenti in sede di permute di immobili agricoli o di aggiustamenti di confine;
b) ai trasferimenti derivanti obbligatoriamente dall’applicazione di normative comunitarie o nazionali;
c) ai trasferimenti che hanno origine da:
1) risoluzione di contratti di mezzadria o di altri contratti agrari;
2) estinzione di enfiteusi o di servitù prediali;
3) procedure espropriative;
4) successioni ereditarie;
5) divisioni patrimoniali quando la comproprietà del bene si sia formata antecedentemente al 29 aprile 1995;
6) cessazione dell’attività per raggiunti limiti d’età degli imprenditori agricoli professionali (IAP).
5. Costituiscono aggiustamenti di confine, ai fini della presente legge, gli aumenti o le diminuzioni delle superfici aziendali su cui non insistano edifici. Tali superfici devono essere inferiori al 5 per cento delle superfici complessive aziendali e comunque non eccedenti due ettari di superficie agricola utilizzata.
6. Per i trasferimenti di fondi agricoli effettuati prima dell’entrata in vigore della presente legge rimane fermo il divieto di edificazione previsto dall’articolo 3, comma 5 della legge regionale 14 aprile 1995, n.64 (Disciplina degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone con prevalente funzione agricola).
Art. 47 – Boschi e terreni soggetti a vincolo idrogeologico
1. Per le attività forestali, per la loro pianificazione e per gli interventi da realizzarsi in aree sottoposte a vincolo idrogeologico si applica quanto previsto dalla legge regionale 21 marzo 2000, n. 39 (Legge forestale della Toscana) e dal regolamento relativo.
2. Le opere individuate dal piano antincendi boschivi di cui all’articolo 74 della legge regionale 21 marzo 2000, n. 39 (Legge forestale della Toscana), non necessitano per la loro realizzazione di specifica localizzazione negli atti di governo del territorio e sono soggette a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) sia ai fini della presente legge, sia ai fini del vincolo idrogeologico.
Capo III bis – DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PORTI E APPRODI TURISTICI
Art. 47 bis Porti di interesse regionale. Procedimento per la previsione di nuovi porti, ampliamento o riqualificazione di quelli esistenti 
1. Sono di interesse regionale i porti e gli approdi turistici. Tali porti sono individuati nel piano di indirizzo territoriale ai sensi dell’articolo 48, comma 4 , lettera c ter).
2. Oltre a quelli di cui al comma 1, sono di interesse regionale i porti che svolgono funzioni commerciali, industriali, di servizio passeggeri, pescherecci. Tali porti sono individuati nel piano di indirizzo territoriale ai sensi dell’articolo 48, comma 4, lettera c quater).
3. Qualora non inserite nel piano di indirizzo territoriale, le previsioni di nuovi porti, ampliamento o riqualificazione di quelli esistenti costituiscono variazione del piano di indirizzo territoriale medesimo e sono approvate mediante accordo di pianificazione tra le amministrazioni territorialmente interessate, ai sensi dell’articolo 21.
Art. 47 ter – Piano regolatore portuale 
1. Il piano regolatore portuale costituisce atto di governo del territorio ai sensi dell’articolo 10, comma 1, di competenza del comune e attua le previsioni degli strumenti della pianificazione territoriale per ognuno dei porti di interesse regionale.
1 bis) Fatto salvo quanto previsto al comma 1, nei comuni per i quali è istituita l’Autorità portuale regionale di cui alla legge regionale 28 maggio 2012, n. 23 (Istituzione dell’Autorità portuale regionale. Modifiche alla l.r. 88/1998 e l.r. 1/2005), il piano regolatore portuale è approvato con le procedure di cui agli articoli 15 e 16 della l.r. 23/2012 stessa. 
2. Il piano regolatore portuale definisce l’assetto complessivo del porto, individuando le aree destinate alla produzione industriale, all’attività cantieristica, di servizio passeggeri, alla pesca, e le aree dedicate alla nautica da diporto, ai relativi servizi commerciali e turistici e la relativa destinazione funzionale. Il piano regolatore portuale prevede la localizzazione degli interventi da realizzare per lo svolgimento delle funzioni dello scalo marittimo, compresi i servizi connessi.
3. La struttura regionale competente esprime parere obbligatorio e vincolante sull’idoneità tecnica delle previsioni contenute nel piano regolatore portuale, entro sessanta giorni dalla trasmissione del piano.
3 bis. Sulle previsioni che fanno riferimento a progetti definitivi di opere portuali finanziati per almeno il cinquanta per cento dallo Stato e di importo superiore a venticinque milioni di euro, oltre all’acquisizione della valutazione dell’idoneità tecnica di cui al comma 3, è richiesto il parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ai sensi dell’articolo 127, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE).
4. La realizzazione delle opere previste nel piano regolatore portuale è effettuata nel rispetto del presente articolo, dell’articolo 47 quater e della disciplina dell’attività edilizia di cui titolo VI.
Art. 47 quater – Attuazione del piano regolatore portuale
1. Tutti i progetti delle opere dei porti di interesse regionale sono conformi al piano regolatore portuale e sono approvati dal comune, previa valutazione positiva dell’idoneità tecnica effettuata dalla struttura regionale competente ai sensi dell’articolo 25, comma 1, lettera b), della legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88 (Attribuzione agli enti locali e disciplina generale delle funzioni amministrative e dei compiti in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, protezione della natura e dell’ambiente, tutela dell’ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse geotermiche, opere pubbliche, viabilità e trasporti conferite alla Regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112).
1 bis. Sui progetti definitivi di opere portuali finanziati per almeno il cinquanta per cento dallo Stato e di importo superiore a venticinque milioni di euro, oltre all’acquisizione della valutazione dell’idoneità tecnica di cui al comma 1, è richiesto il parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ai sensi dell’articolo 127, comma 3, del d.lgs. 163/2006. 
2. I progetti delle opere dedicate alla nautica da diporto di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b), del decreto del Presidente della Repubblica 2 dicembre 1997, n. 509 (Regolamento recante disciplina del procedimento di concessione di bene del demanio marittimo per la realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59), sono realizzati in attuazione del piano regolatore portuale, in coerenza e conformità con il piano strutturale e in conformità con il regolamento urbanistico. Per i porti e approdi di esclusiva competenza regionale, ivi compresi quelli comunali, tali progetti possono essere realizzati altresì in diretta attuazione del regolamento urbanistico, ove questo abbia i contenuti dell’articolo 47 ter, comma 2, fermo restando il parere obbligatorio e vincolante della struttura regionale competente sull’idoneità tecnica delle previsioni portuali. 
3. Con regolamento regionale è disciplinato il procedimento di attuazione del piano regolatore portuale nonché le opere di trascurabile importanza i cui progetti non sono sottoposti alla valutazione tecnica della struttura regionale competente di cui all’articolo 25, comma 1, lettera b) della l.r. 88/1998.
Titolo V – ATTI, SOGGETTI E FUNZIONI
Capo I – FUNZIONI DELLA REGIONE
Art. 48 – Piano di indirizzo territoriale
1. Lo statuto del territorio di cui all’articolo 5 , contenuto nel piano di indirizzo territoriale approvato dalla Regione, in relazione all’ambito regionale individua e definisce:
a) i sistemi territoriali e funzionali che definiscono la struttura del territorio;
b) le invarianti strutturali di cui all’articolo 4 ;
c) i principi per l’utilizzazione delle risorse essenziali nonché le prescrizioni inerenti ai relativi livelli minimi prestazionali e di qualità;
d) le aree dichiarate di notevole interesse pubblico ai sensi dell’ articolo 32 , comma 2.
2. Lo statuto di cui al comma 1 ha anche valore di piano paesaggistico ai sensi di quanto previsto dall’articolo 33 ed altresì ai sensi di quanto previsto dall’articolo 143 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, e pertanto individua i beni paesaggistici e la relativa disciplina.
3. Il piano di indirizzo territoriale delinea la strategia dello sviluppo territoriale mediante l’indicazione e la definizione:
a) degli obiettivi del governo del territorio e delle azioni conseguenti;
b) del ruolo dei sistemi metropolitani e dei sistemi delle città, dei sistemi locali e dei distretti produttivi, delle aree caratterizzate da intensa mobilità nonché degli ambiti territoriali di rilievo sovraprovinciale;
c) delle azioni integrate per la tutela e valorizzazione delle risorse essenziali.
3 bis. Il piano di indirizzo territoriale contiene:
a) le apposite analisi che evidenziano la coerenza interna ed esterna delle previsioni dei piani;
b) la valutazione degli effetti che dalle previsioni derivano a livello territoriale, economico, sociale e per la salute umana.
4. Ai fini di cui al comma 3, il piano di indirizzo territoriale stabilisce:
a) le prescrizioni relative alla individuazione dei tipi di intervento e dei relativi ambiti territoriali che, per i loro effetti intercomunali, sono oggetto di concertazione fra i vari livelli istituzionali anche in relazione alle forme di perequazione tra comuni;
b) le prescrizioni per il coordinamento delle politiche di settore della Regione in funzione dello sviluppo territoriale;
c) le prescrizioni relative alla individuazione degli ambiti territoriali per la localizzazione di interventi sul territorio di competenza regionale;
c bis) indirizzi e prescrizioni per la pianificazione territoriale in materia di infrastrutture e di trasporti;
c ter) la disciplina e gli indirizzi per la realizzazione, la ristrutturazione e la riqualificazione dei porti e degli approdi turistici; in particolare il piano di indirizzo territoriale contiene l’individuazione dei porti e approdi turistici, l’ampliamento e la riqualificazione di quelli esistenti, nonché direttive e standard per la relativa pianificazione e progettazione;
c quater) l’individuazione dei porti di interesse regionale, la previsione di interventi ampliamento, di riqualificazione di quelli esistenti e la disciplina delle funzioni di tali porti;
c quinquies) abrogata;
d) le misure di salvaguardia immediatamente efficaci, pena di nullità, di qualsiasi atto con esse contrastanti, sino all’adeguamento degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio di comuni e province allo statuto del territorio di cui al comma 1 e alle prescrizioni di cui alle lettere a) e c);
e) le prescrizioni e gli indirizzi per la pianificazione territoriale nel settore commerciale cui le province ed i comuni si conformano nei loro strumenti di pianificazione territoriale e negli atti di governo del territorio, in relazione alla localizzazione e al dimensionamento delle medie e delle grandi strutture di vendita, tenendo conto degli effetti d’ambito sovracomunale, con particolare riferimento alla tutela dell’ambiente, ivi compreso l’ambiente urbano, del paesaggio e dei beni culturali e tenendo conto della tutela della salute e dei lavoratori;
f) i comuni tenuti ad adottare il piano di indirizzo e di regolamentazione degli orari ai sensi dell’ articolo 2, comma 1, lettera d bis) della l.r. 38/1998 .
5. Nei casi di cui all’articolo 26 , comma 3, la Giunta regionale emana misure di salvaguardia ai sensi e per gli effetti di cui al comma 4, lettera d) del presente articolo.
6. Gli strumenti della pianificazione territoriale dei comuni e delle province e gli atti di governo del territorio degli altri soggetti pubblici, si conformano al piano di indirizzo territoriale.
Art. 49 – Misure cautelari
1. Il Presidente della Regione può approvare in via eccezionale particolari disposizioni cautelari con l’effetto di sospendere l’efficacia totale o parziale delle parti degli atti con esse contrastanti, nei casi di cui agli articoli 24 e 25della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 67 (Ordinamento del sistema regionale della protezione civile e disciplina della relativa attività) nonché negli altri casi in cui la legge attribuisca alla Regione poteri straordinari connessi a situazioni di necessità e di urgenza.
2. Le misure di cui al comma 1 cessano di avere efficacia non appena hanno raggiunto gli obiettivi per i quali la legge li prevede e comunque non oltre dodici mesi dalla loro adozione.
Art. 50 – Poteri sostitutivi
1. In caso di mancato adeguamento del piano territoriale di coordinamento ovvero degli strumenti e degli atti di cui all’articolo 52 con il piano di indirizzo territoriale nei termini da questo stabiliti, la Giunta regionale esercita i poteri sostitutivi ai sensi dell’ articolo 6 della legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88 (Attribuzione agli Enti locali e disciplina generale delle funzioni amministrative e dei compiti in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, protezione della natura e dell’ambiente, tutela dell’ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse geotermiche, opere pubbliche, viabilità e trasporti conferite alla Regione dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 ) nelle seguenti ipotesi:
a) urgenza nell’esercizio delle competenze regionali di cui al d.lgs. 190/2002 ;
b) individuazione degli ambiti di cui all’articolo 48 , comma 4, lettera c);
c) in tutti gli altri casi previsti dalla legge.
2. Restano fermi, inoltre, i poteri sostitutivi e le relative procedure previste:
a) dall’articolo 22 della legge regionale 18 maggio 1998, n. 25 (Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati);
b) dagli articoli 9 e 10 della legge regionale 3 novembre 1998, n. 78 (Testo Unico in materia di cave, torbiere, miniere, recupero di aree escavate e riutilizzo di residui recuperabili);
c) dall’articolo 10 della legge regionale 1 dicembre 1998, n. 89 (Norme in materia di inquinamento acustico) da ultimo modificata dalla legge regionale 29 novembre 2004, n. 67 ;
d) dall’articolo 6, commi 3 e 4 della l.r. 28/1999 ;
e) dall’articolo 8 della legge regionale 6 aprile 2000, n. 54 (Disciplina in materia di impianti di radiocomunicazioni).
Capo II – FUNZIONI DELLE PROVINCE
Art. 51 – Piano territoriale di coordinamento
1. Lo statuto del territorio di cui all’articolo 5 , contenuto nel piano territoriale di coordinamento adottato dalla provincia, in relazione al territorio provinciale individua e definisce:
a) i sistemi territoriali e funzionali che definiscono la struttura del territorio;
b) le invarianti strutturali di cui all’articolo 4 ;
c) i criteri per l’utilizzazione delle risorse essenziali;
d) i relativi livelli minimi prestazionali e di qualità con riferimento a ciascuno dei sistemi territoriali e funzionali di cui alla lettera a);
e) in attuazione dell’articolo 145 del d.lgs. 42/2004, le disposizioni per l’adeguamento alle previsioni del piano paesaggistico di cui al piano di indirizzo territoriale, ai sensi degli articoli 33 e 48, comma 2;
f) abrogata.
2. Il piano territoriale di coordinamento delinea la strategia dello sviluppo territoriale della provincia mediante l’individuazione:
a) degli obiettivi e degli indirizzi dello sviluppo territoriale con le conseguenti azioni della provincia, sulla base del piano di indirizzo territoriale;
b) abrogata;
c) degli immobili di notevole interesse pubblico di interesse sovracomunale di cui all’articolo 32
d) degli indirizzi sull’articolazione e sulle linee di evoluzione dei sistemi territoriali di cui alla lettera a) del comma 1, promuovendo la formazione coordinata degli strumenti della pianificazione territoriale;
e) degli indirizzi, i criteri ed i parametri per l’applicazione coordinata delle norme relative al territorio rurale di cui al titolo IV, capo III;
f) dei criteri e degli indirizzi per le trasformazioni dei boschi ai sensi dell’ articolo 41 della l.r. 39/2000 .
3. Ai fini di cui al comma 2 il piano territoriale di coordinamento stabilisce:
a) le prescrizioni per la finalizzazione ed il coordinamento delle politiche di settore e degli strumenti della programmazione della provincia;
b) le prescrizioni degli ambiti territoriali per la localizzazione di interventi di competenza provinciale ai sensi della presente legge e del regolamento di attuazione del presente titolo;
c) le misure di salvaguardia immediatamente efficaci, a pena di nullità di qualsiasi atto comunale con esse contrastanti, sino all’adeguamento degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio dei comuni allo statuto di cui al comma 1 ed alle prescrizioni di cui alla lettera b).
3 bis. Il piano territoriale di coordinamento contiene:
a) le apposite analisi che evidenziano la coerenza interna ed esterna delle previsioni dei piani;
b) la valutazione degli effetti che dalle previsioni derivano a livello paesaggistico, territoriale, economico, sociale e per la salute umana.
4. Nei casi di cui all’articolo 26 , comma 3, la provincia emana misure di salvaguardia ai sensi e per gli effetti di cui al comma 3, lettera c) del presente articolo.
5. Gli strumenti della pianificazione dei comuni e gli atti di governo del territorio di ogni altro soggetto pubblico si conformano al piano territoriale di coordinamento.
Capo III – FUNZIONI DEI COMUNI
Art. 52 – Strumenti e atti del comune
1. Il comune approva il piano strutturale quale strumento della pianificazione del territorio.
2. Il comune approva, quali atti di governo del territorio, il regolamento urbanistico, i piani complessi di intervento nonché i piani attuativi.
Art. 53 – Piano strutturale
1. Lo statuto del territorio di cui all’articolo 5 , contenuto nel piano strutturale, in relazione al territorio comunale, individua e definisce:
a) le risorse che costituiscono la struttura identitaria del territorio comunale definita attraverso l’individuazione dei sistemi e dei sub-sistemi territoriali e funzionali;
b) le invarianti strutturali di cui all’articolo 4 ;
c) i principi del governo del territorio;
d) i criteri per l’utilizzazione delle risorse essenziali nonché i relativi livelli minimi prestazionali e di qualità con riferimento a ciascuno dei sistemi territoriali e funzionali di cui alla lettera a);
e) la disciplina della valorizzazione del paesaggio, nonché le disposizioni di dettaglio per la tutela dell’ambiente, dei beni paesaggistici e dei beni culturali in attuazione del piano di indirizzo territoriale e del piano territoriale di coordinamento ai sensi degli articoli 33 e 34 ;
f) le aree e gli immobili dichiarati di notevole interesse pubblico ai sensi dell’ articolo 32 , comma 1.
2. Il piano strutturale delinea la strategia dello sviluppo territoriale comunale mediante l’indicazione e la definizione:
a) degli obiettivi e degli indirizzi per la programmazione del governo del territorio;
b) delle unità territoriali organiche elementari che assicurano un’equilibrata distribuzione delle dotazioni necessarie alla qualità dello sviluppo territoriale;
c) delle dimensioni massime sostenibili degli insediamenti nonché delle infrastrutture e dei servizi necessari per le unità territoriali organiche elementari, sistemi e sub-sistemi nel rispetto del piano di indirizzo territoriale e del regolamento regionale, nonché sulla base degli standard di cui al decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione di nuovi strumenti urbanistici e della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765 ) e sulla base e nel rispetto delle quantità complessive minime fissate dall’articolo 41 sexies della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica) come da ultimo modificato dalla legge 24 marzo 1989, n. 122 ;
d) delle aree di cui all’articolo 48 , comma 4, lettera c) e all’articolo 51 , comma 3, lettera b) con efficacia immediata;
e) delle prescrizioni per gli atti di cui all’articolo 52 , comma 2 e degli atti comunali di cui all’articolo 10, comma 2;
f) dei criteri di individuazione delle aree connotate da condizioni di degrado;
g) abrogata;
h) delle misure di salvaguardia, di durata non superiore a tre anni, da rispettare sino all’approvazione o all’adeguamento del regolamento urbanistico.
3. Il piano strutturale contiene inoltre:
a) il quadro conoscitivo idoneo a individuare, valorizzare o recuperare le identità locali integrandosi, a tale scopo con quello delle risorse individuate dal piano territoriale di coordinamento;
b) la ricognizione delle prescrizioni del piano territoriale di coordinamento e del piano di indirizzo territoriale;
c) i criteri per l’adeguamento alle direttive di urbanistica commerciale di cui all’articolo 48 , comma 4, lettera e).
c bis) le apposite analisi che evidenziano la coerenza interna ed esterna delle previsioni dei piani;
c ter) la valutazione degli effetti che dalle previsioni derivano a livello paesaggistico, territoriale, economico, sociale e per la salute umana.
4. Le prescrizioni di cui al comma 2, lettera e) definiscono e individuano:
a) le quantità, con riferimento alle unità territoriali organiche elementari, sistemi e sub-sistemi, da rispettare con il regolamento urbanistico, nonché i relativi livelli prestazionali da garantire nella progressiva attuazione della strategia di sviluppo territoriale;
b) gli interventi da realizzare mediante i piani complessi di cui all’articolo 56 ;
c) i criteri e la disciplina per la progettazione degli assetti territoriali.
Art. 54 – Poteri di deroga
1. I poteri di deroga al regolamento urbanistico sono esercitabili esclusivamente nel rispetto di entrambe le seguenti condizioni:
a) purché si operi nei limiti fissati dalle leggi e con esclusivo riferimento ai parametri dimensionali dell’intervento concernenti altezze, superfici, volumi e distanze;
b) per la realizzazione di interventi urgenti ammessi a finanziamento pubblico, finalizzati alla tutela della salute e dell’igiene pubblica, a recupero di condizioni di agibilità e accessibilità di infrastrutture e di edifici pubblici e privati, nonché alla salvaguardia dell’incolumità pubblica e privata, che si siano resi necessari in conseguenza di calamità naturali o catastrofi, o di eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo, rilevanti ai fini dell’attività di protezione civile.
Art. 55 – Regolamento urbanistico
1. Il regolamento urbanistico disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale; esso si compone di due parti:
a) disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti;
b) disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio.
1 bis. Con riferimento alle discipline di cui al comma 1, lettere a) e b), il regolamento urbanistico dà conto della conformità delle sue previsioni a quelle del piano strutturale, esplicita la relazione delle sue previsioni con i piani regionali e provinciali di riferimento; motiva le scelte di pianificazione con riferimento agli aspetti paesaggistici, territoriali, economici, sociali rilevanti per l’uso del territorio e per la salute umana, anche in attuazione di quanto previsto dall’articolo 53, comma 3, lettere c bis) e c ter).
2. La disciplina di cui al comma 1, lettera a), individua e definisce:
a) il quadro conoscitivo dettagliato ed aggiornato periodicamente del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente e delle funzioni in atto;
b) il perimetro aggiornato dei centri abitati inteso come delimitazione continua che comprende tutte le aree edificate e i lotti interclusi;
c) la disciplina dell’utilizzazione, del recupero e della riqualificazione del patrimonio urbanistico ed edilizio esistente, compresa la tutela e la valorizzazione degli edifici e dei manufatti di valore storico e artistico;
d) le aree all’interno del perimetro dei centri abitati nelle quali è permessa l’edificazione di completamento o di ampliamento degli edifici esistenti;
e) le aree per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria nel rispetto degli standard di cui all’articolo 53,comma 2, lettera c);
f) la disciplina del territorio rurale ai sensi del titolo IV, capo III;
g) la disciplina delle trasformazioni non materiali del territorio;
h) la valutazione di fattibilità idrogeologica degli interventi anche ai fini del vincolo idrogeologico di cui alla l.r. 39/2000 in base all’approfondimento degli studi di natura idrogeologica, geologica ed idraulica;
i) le aree e gli ambiti sui quali perseguire prioritariamente la riqualificazione insediativa.
3. La disciplina delle trasformazioni non materiali del territorio di cui alla lettera g) del comma 2 detta criteri di coordinamento tra le scelte localizzative, la regolamentazione della mobilità e della accessibilità, gli atti di competenza del comune in materia di orari e la disciplina della distribuzione e localizzazione delle funzioni di cui all’articolo 58.
4. Mediante la disciplina di cui al comma 1 lettera b), il regolamento urbanistico individua e definisce:
a) gli interventi di addizione agli insediamenti esistenti consentiti anche all’esterno del perimetro dei centri abitati;
b) gli ambiti interessati da interventi di riorganizzazione del tessuto urbanistico;
c) gli interventi che, in ragione della loro complessità e rilevanza, si attuano mediante i piani di cui al presente titolo, capo IV, sezione I;
d) le aree destinate all’attuazione delle politiche di settore del comune;
e) le infrastrutture da realizzare e le relative aree;
f) il programma di intervento per l’abbattimento delle barriere architettoniche ed urbanistiche, contenente il censimento delle barriere architettoniche nell’ambito urbano e la determinazione degli interventi necessari al loro superamento, per garantire un’adeguata fruibilità delle strutture di uso pubblico e degli spazi comuni delle città;
g) la individuazione dei beni sottoposti a vincolo ai fini espropriativi ai sensi degli articoli 9 e 10 del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizio