Consiglio di Stato: Porticato, la chiusura determina aumento di volume

La giurisprudenza ribadisce che l’opera determina uno spazio suscettibile di uso autonomo

Lodi, Piazza della Vittoria – Ph. Carlo Pagliai


Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Urban Planning, building and real estate consultant
Blogger, YouTuber and digital communicator

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Il Regolamento Edilizio Tipo indica una specifica definizione per Portico e Porticato.

Ed è espressamente indicata come:

“Elemento edilizio coperto al piano terreno degli edifici, intervallato da colonne o pilastri aperto su uno o più lati verso i fronti esterni dell’edificio”. 

Prima permettimi di sottolineare una differenziazione che proviene dall’architettura, specificando le definizioni:

  • porticato: è realizzato al piano terra;
  • portico: è realizzato ai piani superiori al piano terra;

Detto questo, l’Italia è piena di portici e porticati, sia in edifici pubblici, sia in quelli privati.

Esiste anche una terza categoria, quelli di proprietà privata e gravati da servitù perenne di uso pubblico, che caratterizzano molti centri storici delle città.

I portici/porticati caratterizzano soprattutto vie e piazze di città che vantano una secolare tradizione mercantile e di commercio, in quanto spesso la dinamica costruttiva che portava alla formazione del portico era appunto la realizzazione dell’attività mercantile di fronte ai fondi situati al piano terra.

Portici e porticati si prestano spesso alla chiusura con tamponature o serramenti, ovviamente in edifici privati.

Fatto stà che la semplice chiusura totale o parziale del portico determina un aumento di volume, nonchè modifica di sagoma.

Primo aspetto: il volume, per definizione anche dell’attuale Regolamento Edilizio Tipo, è il prodotto della superficie per l’altezza lorda.

La superficie, a sua volta, si distingue tra lorda e accessoria.

Ovviamente, i portici/porticati sono espressamente inquadrati nel Regolamento come superfici accessorie.

La chiusura di una portico/porticato comporta la sua alterazione da superficie accessoria in superficie utile. E  qui argomenti da eccepire ce ne sono pochi, a meno che l’ex portico continui a mantenere una connotazione di superficie accessoria, come ad esempio (cfr Reg. Edil. Tipo):

• ballatoi, le logge, i balconi e le terrazze;
• tettoie con profondità superiore a m 1,50; le tettoie aventi profondità inferiore a m. 1,50 sono escluse dal computo sia della superficie accessoria sia della superficie utile;
• le cantine poste al piano interrato, seminterrato o al primo piano fuori terra e i relativi corridoi di servizio;
• i sottotetti accessibili e praticabili per la sola porzione con altezza pari o superiore a m 1,80, ad esclusione dei sottotetti aventi accesso diretto da una unità immobiliare e che presentino i requisiti richiesti per i locali abitabili che costituiscono superficie utile;
• i vani scala interni alle unità immobiliari computati in proiezione orizzontale, a terra, una sola volta;
• spazi o locali destinati alla sosta e al ricovero degli autoveicoli ad esclusione delle autorimesse che costituiscono attività imprenditoriale;
• le parti comuni, quali i locali di servizio condominiale in genere, i depositi, gli spazi comuni di collegamento orizzontale, come ballatoi o corridoi. Gli spazi comuni di collegamento verticale e gli androni condominiali sono esclusi dal computo sia della superficie accessoria sia della superficie utile.

Quindi, se non mantiene la connotazione di spazio accessorio, diviene superficie utile.

Il cambio di questa natura comporta aumento del carico urbanistico in quanto, appunto, cambia la natura del volume che da accessorio diventa utile.

Secondo aspetto: l’utilizzo autonomo; sembra impossibile da credere, ma la chiusura di un portico aperto su tre lati determina la realizzazione di un nuovo locale autonomamente utilizzabile, con conseguente incremento della preesistente volumetria (Cons. di Stato V n. 1822/2016, Cons. di Stato IV 30 settembre 2013, n. 4851, Cons. Stato, Sez. VI, 5/8/2013 n. 4089; Sez. V, 8/4/1999, n. 394; 26/10/1998 n. 1554).

Ciò vale anche nell’ipotesi in cui le vetrate siano facilmente amovibili (Cons. di Stato V n. 1822/2016) e siano destinate a chiudere il manufatto, solo per un determinato periodo nell’arco dell’anno, posto che:

  • le modalità di installazione e rimozione di una struttura sono indifferenti rispetto alla sua funzione (nella specie quella di realizzare un vano chiuso);
  • l’utilizzo stagionale delle vetrate con è sufficiente a conferire natura precaria all’opera, perchè occorre che la struttura sia oggettivamente inidonea a soddisfare esigenze prolungate nel tempo.

La giurisprudenza ha ritenuto, che la natura precaria di un manufatto non può essere desunta dalla temporaneità della destinazione soggettivamente assegnatagli dal costruttore, rilevando l’idoneità dell’opera a soddisfare un bisogno non provvisorio attraverso la perpetuità della funzione (Cons. di Stato V n. 1822/2016, Cass. Pen., Sez. III, 8/2/2007 n. n. 5350).

Coerentemente è stato affermato che nemmeno l’eventuale intendimento di utilizzare la struttura stagionalmente, può consentire di attribuire alla stessa carattere precario.

Terzo aspetto: l’altezza interna; per la giurisprudenza, il solo cambio funzionale da accessorio ad utile è sufficiente per rendere irrilevante il fatto che un portico abbia già altezza interna superiore a quella dei vani accessori, secondo quanto indicato nei regolamenti edilizi e dalla disciplina in materia (Cons. di Stato V n. 1822/2016).

Quarto aspetto: la sagoma; ritengo che ancora a catena, la trasformazione del volume si rifletta anche sugli aspetti planivolumetrici del fabbricato, premesso che il perimetro o filo del fabbricato resti invariato.

La sagoma edilizia è un elemento di natura planivolumetrica.

Il Regolamento Edilizio Tipo, pubblicato in GU Serie Generale n. 268 il 16-11-2016, riporta l’esatta definizione di Sagoma Edilizia alla rubrica n. 18 dell’Allegato A:

Conformazione planivolumetrica della costruzione fuori terra nel suo perimetro considerato in senso verticale ed orizzontale, ovvero il contorno che viene ad assumere l’edificio, ivi comprese le strutture perimetrali, nonché gli aggetti e gli sporti superiori a 1,50 m.
Se hai letto bene, si fa particolare rifermento alla costruzione fuori terra.

In conclusione, trattandosi di intervento rilevante, con ogni probabilità è soggetto al Permesso di Costruire.

 

This Post Has 10 Comments
  1. Ciao Fabien, lieto di averti chiarito questi terminologie. Tieni conto che sono spesso in divenire, quindi non escludere i cambiamenti dei significati :-).

  2. Salve
    anch’io, durante tutti gli studi non era mai stata fatta una distinzione così forte tra i due termini, porticato al piano terra e portici ai piani superiori ma se così è, chi sa quant’altre cose usiamo che hanno significati ben diversi di come intendiamo usarli.
    Grazie per questi chiarimenti che ci regala

  3. Per una risposta esaustiva è necessario consultare la vs legislazione regionale e sopratutto lo strumento urbanistico.
    In linea generale il passaggio da volume accessorio e lordo comporta anche il pagamento degli oneri di urbanizzazione per la relativa differenza.
    Ripeto: tutto fatto salvo da norme che le ho detto.

  4. Buongiorno e complimenti per il portale, punto di riferimento per noi tecnici.
    Avrei da porle una domanda ing. Pagliai: qualora il portico (in questo caso chiuso su n.2 lati) fosse inserito all’interno della cubatura autorizzata in concessione edilizia, la chiusura non sarebbe un’ampliamento ma un cambio di destinazione d’uso con relativo pagamento dei soli oneri di costruzione e non di urbanizzazione?

    Saluti

  5. Salve.. Leggendo il suo articolo mi é sorto un dubbio in ambito personale! Io posseggo un’abitazione con un porticato aperto su 2 lati, il lato sinistro è fronte strada e volevo realizzare una parete a tavole avvitate alle 2 colonne, e tra una tavola e l’altra lasciare 1 cm di fuga… Premetto che tra l’interno del portico e il giardino ci sono solamente queste tavole dallo spessore di 2 cm avvitate alle colonne… Diventa una superficie utile o il fatto che ci siano queste tavole avvitate con la fuga l’una dall’altra, quindi rimovibile, rimane accessoria? La ringrazio…

  6. Mi permetto di osservare, al fine confrontare questa opinione, che il volume per il Reg edilizio unico è dato dal perimetro di ogni piano per la sua altezza. Quindi dalla sagoma per l’altezza. La sagoma include le superfici accessorie, portici e porticati compresi, che quindi verrebbero inclusi nel computo della volumetria. Sembra strano, ma a leggere attentamente, non trovo altre interpretazioni.

  7. Salve, complimenti per l’articolo molto chiaro.
    Io ho un porticato che per entratre in casa devo necessariamente attraversarlo,
    questo d’estate è molto utile perchè ci permettere di pranzare e cenare all’aria aperta in quanto è adiacebte al giardino anche se piccolo, in inverno invece viene destinato a deposito di bici e arredo da girdino come divano e poltrone in legno ed è molto scomodo per quanto riguarda le intemperie visto che quando piove forte l’acqua tende ad entrare.
    Il portico è chiuso da 3 lati ed avevamo pensato di sfruttarlo chiudendo la parte aperta con un infisso a libro per poter aprirlo per intero nella stagione primavera / estate ed utilizzarlo come zona living anche di inverno.
    Secondo lei è fattibile e quali permessi necessitano per realizzarlo.
    La ringrazo anticipatamente.
    Luigi

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