Piano Casa Puglia, Incostituzionalità Traslazione E Aumento Volumi Nelle Demolizioni E Ricostruzioni

Evidenziati nuovi limiti agli interventi di ristrutturazione pesante previsti dal Piano Casa.

In Puglia la normativa del Piano Casa è stata oggetto di esame per vizio di incostituzionalità su alcuni aspetti, che si ripercuotono a livello nazionale.

Si parte da alcuni nuovi limiti volumetrici e traslativi per demolizioni e ricostruzioni “speciali” consentiti dal Piano Casa, per estendersi poi alle categorie ordinarie. Se posso anticipare la conclusione, è stato individuato un “bug” nella disciplina edilizia nazionale che creerà senz’altro problemi applicativi.

Ciò sembra sia stato generato dalle modifiche introdotte con lo “Sblocca Cantieri” L. 55/2019, inserendo nel D.P.R. 380/01 il comma 1-ter dell’art. 2-bis.

Prima di proseguire meglio riepilogare brevemente alcuni aspetti del Piano Casa, senza i quali non si può capire la conclusione pronuncia n. 70/2020 della Corte Costituzionale, altrimenti puoi proseguire direttamente all’analisi che ho reso accessibile soltanto agli iscritti dell’Area Riservata.

Origini e storia del Piano Casa nazionale 2009

L’oggetto della questione è circoscritto al Piano Casa, una normativa straordinaria che consente di derogare ad aspetti più attinenti la pianificazione territoriale che propriamente edilizi.

Il Piano Casa nacque nel 2009 come disciplina straordinaria, cioè consiste i una eccezione rispetto alla quella ordinaria. E cioè quella derivante dalla sovrapposizione del Testo Unico per l’Edilizia D.P.R. 380/01 e le rispettive discipline regionali.

Lo scopo del Piano Casa è sempre stato quello di rilanciare il comparto edilizio entrato in crisi a partire dal 2008. Il Legislatore nazionale provvide con l’Intesa raggiunta in Conferenza unificata del 1 aprile 2009, frutto del D.L. 112/2008 convertito in L. 133/2008.

Il Piano Casa si attuava tramite due possibilità alternative:

  • Ampliamento volumetrico in deroga agli strumenti di pianificazione in misura massima del 20%;
  • Demolizione e ricostruzione con contestuale aumento volumetrico in deroga agli strumenti di pianificazione in misura massima del 35%;

Tutte queste previsioni ovviamente erano al netto di una serie di condizioni stabilite a livello nazione, oltre a quelle eventualmente aggiunte a livello regionale.

Le esclusioni nazionali e subito cogenti sono:

  1. edifici abusivi
  2. centri storici
  3. aree a inedificabilità assoluta.

Le scopo del Piano Casa era velocizzare e rendere convenienti una particolare categoria di ristrutturazioni “pesanti”.

Il Piano Casa infine ha inteso accelerare queste misure semplificando la procedura, alle regioni è consentito disciplinare anche con semplificazioni amministrative (senza mai delegare o “declassare” espressamente gli interventi in DIA e poi SCIA). Molte regioni hanno comunque ammesso l’uso della SCIA per gli interventi del Piano Casa.

In effetti fin dai primi passi il Piano Casa si rivelò da subito una procedura autonoma, a sè stante e sopratutto da non confondersi con le normali procedure.

La procedura straordinaria del Piano Casa va sempre tenuta distinta e sovrapposta alle definizioni di ristrutturazione edilizie del D.P.R. 380/01.

Il motivo prevalente che ha sostenuto il Piano Casa è stata l’eccezionalità, aspetto che poi si è propagato per oltre un decennio. Tale situazione era anche finalizzata ad avviare una sorta di rigenerazione urbana con costruzioni a miglior livello qualitativo energetico e antisismico.

In altre parole, la categoria di intervento di ristrutturazione edilizia del Piano Casa è di tipo pesante, perchè incide sulle modifiche volumetriche.
Qui riporto alcuni articoli utili sulla “ristrutturazione edilizia pesante“.

PROSEGUI Lettura in AREA RISERVATA

accedi o iscriviti gratis

per beneficiare di contenuti speciali



Articoli recenti

Questo articolo ha 4 commenti

  1. Pongo un quesito giusto per sapere il suo punto di vista , il piano casa Puglia prevede, come anche per le altre regioni, un ampliamento in aderenza al fabbricato principale, per esempio a piano terra per un edificio con un solo piano fuori terra, ma che non deve per forza di cose essere connesso internamente attraverso porte o varchi al fabbricato sul quale si attesta. Potendosi realizzare un volume sempre nel limite del 20% di ampliamento previsto, indipendente, con ingresso indipendente, non ho letto da nessuna parte, neanche nelle integrazione regionali alla legge 14/2009, che bisogna collegare internamente il nuovo volume al fabbricato principale o che non possa essere commercializzato separatamente rispetto all’edificio originario.
    Sarei curioso del suo parere.
    Saluti
    Daniele

    1. salve Daniele,

      mi viene da pensare che un ampliamento non connesso direttamente all’organismo principale possa configurarsi come nuova costruzione indipentente.
      Forse si vuole evitare questo (e mi trovo d’accordo).

  2. L articolo 4 della l.r. 14/09 pare non essere stato abrogato. La sentenza della Corte sembrerebbe far riferimento , al punto 9.3 all individuazione di una ratio unica , volta a superare tutte le disposizioni (anche regionali ) , in materia di Scia, incompatibili con i nuovi vincoli. Vale lo stesso in caso di PdC?. Inoltre il famigerato comma 1 ter dell art. 2 bis del T.U. è inserito nel paragrafo che dispone le modalità degli interventi (demolizione e ricostruzione) in relazione alle distanze preesistenti ovvero di quelle stabilite con il dm 1444. Ritengo che urgano ulteriori chiarimenti.

I commenti sono chiusi.