Carlo Pagliai
Ingegnere urbanista
Autore di “Ante ’67

La copertura del resede può avvenire in maniera permeabile rispettando gli strumenti urbanistici comunali

Molte costruzioni sono dotate di resedi esclusivi oppure a comune, e per resede si intente una porzione di area circostante all’edificio stesso.

Pensiamo ad esempio al piccolo giardinetto situato di fronte e retro alle villette a schiera. Questi piccoli fazzoletti di terra possono presentare alcune criticità d’utilizzo per gli abitanti, come:

  • ristagno di acque piovane, con tutte le conseguenza;
  • crescita di erba;
  • irregolarità del fondo per allocarvi autovettore;
  • esigenza di un area pianeggiante per collocarvi gazebo, pergolato e fare barbecue;
  • ecc.

Per questi motivi i proprietari, spesso si “stufano” di utilizzare le pavimentazioni drenanti e finiscono per scegliere di pavimentare queste piccole aree con altre tipologie e materiali.

Esistono svariate modalità per realizzare pavimentazioni esterne sulle aree scoperte, che si possono sintetizzare in questi principali gruppi:

  1. con sottostante soletta di calcestruzzo o sottofondi rigidi;
  2. con sottostanti sistemi a materassini o prestampati plastici;
  3. con sottostanti sistemi drenanti o letti di sabbia e ghiaia;
  4. semplicemente appoggiando gli elementi al suolo;

Le Regioni da alcuni decenni hanno disciplinato questi interventi per contrastare l’impermeabilizzazione dei suoli

La cosiddetta “cementificazione” delle aree urbane e agricole è un fenomeno che ha creato effetti negativi come l’eccessivo aumento del deflusso acque superficiali. Usando altre parole, l’aumento di aree impermeabilizzate comporta una maggiore quantità di acqua da smaltire per i sistemi fognari, e per il reticolo idrografico.

Per questo da anni le politiche di pianificazione territoriale stanno contrastando gli interventi di impermeabilizzazione dei suoli. Anche quelli apparentemente piccoli.

Le norme regionali hanno introdotto da tempo limiti e indici di permeabilità, in certi casi differenziandoli per zone territoriali; di fatto molti strumenti urbanistici e Piano Regolatori comunali hanno introdotto la possibilità di realizzare pavimentazioni esterne tramite “autobloccanti”, considerati in tutto o in parte permeabili. La condizione per essere considerati tali in genere è la realizzazione su letti di sabbia.

Tuttavia l’esperienza ci insegna che quest’ultimo tipo di pavimentazione esterna non sia proprio soddisfacente, in quanto nel lungo periodo si possono formare:

  • avvallamenti e irregolarità di piano;
  • erosione o cedimenti delle fughe;
  • compattazione delle fughe da polveri sottili (impermeabilizzazione);
  • ecc.

Questi inconveniente spingono i committenti a preferire sistemi rigidi e che garantiscano durabilità nel tempo, a fronte di poca manutenzione. Pertanto optano per quelli che comportano impermeabilizzazione del suolo.

Inutile rimarcare che interventi di copertura permanente del suolo costituiscano trasformazione permanente del suolo, e pertanto soggetti a Permesso di Costruire. Per dettagli rinvio a questo approfondimento.

Il Testo Unico per l’Edilizia disciplina le pavimentazioni di spazi esterni.

E ciò avviene alla luce delle modifiche apportate dal D.Lgs. 222/2016, che vanno esaminate con molta attenzione in base ai riferimenti giurisprudenziali che seguono:

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