Novità sulla L.R. 65/2014: il cambio di destinazione d’uso

La nuova legge di Governo del Territorio emanata dalla Regione Toscana contiene un nuovo assetto in materia di cambio di destinazione d’uso, anche alla luce delle novità (discutibili) introdotte dallo Sblocca-Italia sull’argomento.


Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Urban Planning, building and real estate consultant
Blogger, YouTuber and digital communicator

segui su:   logo twitter     Linkedin    Facebook    


Per prima cosa occorre evitare di confondere il concetto di destinazione d’uso tra categorie funzionali.

Nota bene: articolo è riferito al 19 Novembre 2014 e al territorio della Regione Toscana, restano salve tutte le modifiche intervenute posteriormente. Consulta qui gli aggiornamenti sul Mutamento di Destinazione d’uso.

In Toscana la legislazione regionale ha cambiato decisamente passo sulle questioni procedurali, categorie e definizioni di intervento, e tra queste anche la destinazione d’uso, mediante l’approvazione della L.R. Toscana 65/2014 del novembre 2014. Facciamo però una sintesi preliminare della previgente normativa regionale toscana sul tema.

IL CAMBIO DI DESTINAZIONE NELL’ULTIMA VERSIONE DELLA L.R. 1/2005 
La pensionanda L.R. 1/2005 diversificava il cambio d’uso in due categorie:

1) mutamenti delle destinazioni d’uso agricole verso altre categorie (deruralizzazioni) per gli immobili situati in territorio rurale;
2) mutamenti di destinazione d’uso in generale;

DERURALIZZAZIONE
L’ex Art. 45 consentiva la deruralizzazione degli edifici agricoli, compreso quelli per cui erano decaduti i vincoli di utilizzo fondiario derivanti Programmi di Miglioramenti Agricoli Aziendali (Es. mantenimento di superficie minima pertinenziale in termini di ettari, tipologia di coltivazioni, ecc) e trascritti da un notaio con Convenzione o Atto unilaterale d’obbligo; se la durata del vincolo non era ancora scaduta, non era possibile effettuare la deruralizzazione.

La durata di questi Programmi vincolanti era di minimo 10 anni, con facoltà dei comuni di innalzare il termine (Art. 42 comma 3); inoltre per i nuovi edifici rurali ad uso abitativo non potevano mutare destinazione d’uso per almeno venti anni dall’ultimazione. (Art. 42 c. 8 lett. c ).
Le deruralizzazioni erano condizionate alla sottoscrizione di Convenzione o Atto unilaterale d’obbligo con cui individuavano le aree pertinenziali degli edifici da deruralizzare:
– se dotate di aree pertinenziali superiori ad 1 ettaro, i proprietari si impegnavano alla realizzazione di interventi di sistemazione ambientale, fornendo idonee garanzie. Nel caso in cui le spese per la sistemazione ambientale da sostenersi nel primo decennio, contabilizzate a prezzi correnti al momento della formazione del titolo abilitativo, risultassero inferiori agli oneri di deruralizzazione, al comune era dovuta  la relativa differenza.
– se dotate di aree pertinenziali inferiori ad 1 ettaro, in luogo della suddetta Convenzione erano corrisposti gli oneri di deruralizzazione, in misura comunque non inferiore alla quota massima prevista per gli interventi di ristrutturazione edilizia e non superiore alla quota minima prevista per gli interventi di nuova edificazione.

CAMBIO D’USO PER LE ALTRE CATEGORIE
La L.R. 1/2005 normava il cambio d’uso con l’Art. 59, considerando mutamento d’uso il semplice passaggio tra le rispettive categorie, indipendentemente dalla localizzazione geografica:

a) residenziale;
b) industriale e artigianale;
c) commerciale;
d) turistico-ricettiva;
e) direzionale;
f) di servizio;
g) commerciale all’ingrosso e depositi;
h) agricola e funzioni connesse ai sensi di legge.
Lo stesso articolo disponeva inoltre che era considerabile cambio di destinazione d’uso la diversa utilizzazione dell’unità immobiliare oltre il 35% dell’unità stessa e comunque non oltre i 30 mq.

Sul cambio di destinazione d’uso a livello nazionale consiglio il seguente video di YouTube:

IL CAMBIO DI DESTINAZIONE CON LA NUOVA L.R. 65/2014
Anche la presente normativa opera una forte distinzione tra gli edifici agricoli e non, addirittura per i primi dedica l’apposita Sezione IV con gli articoli 81-84 compresi.

DERURALIZZAZIONE
La norma impone una prima diversificazione su base temporale, articolandoli come segue.

Edifici con inizio lavori posteriori al 15 aprile 2007 (entrata in vigore Reg. 5/R 2007):
– Annessi agricoli non potranno mai mutare la destinazione agricola, in caso contrario vige il nuovo regime sanzionatorio di cui al nuovo Art. 196;

– Edifici rurali ad uso abitativo non potranno mutare la destinazione d’uso agricola per almeno venti anni dalla loro ultimazione;
Edifici con inizio lavori anteriori al 15 aprile 2007:
– Gli edifici rurali, compresi quelli ad uso abitativo potranno mutare destinazione nel rispetto delle seguenti condizioni e con atto d’obbligo, e purché lo stato di fatto risulti legittimo.

L’Art. 82 opera inoltre una distinzione tra i cambi di destinazione mediante il Programma aziendale o comportanti la perdita d’uso agricola.
Nel primo caso, agli edifici delle aziende agricole è consentito il mutamento della destinazione d’uso agricola (compreso quelli di valenza storico testimoniale) quando non sia possibile il recupero a agricolo, il tutto condizionato al mantenimento delle superfici fondiarie minime superiori a quelle previste nel PTC o nel PTCM.
Nel secondo caso i mutamenti comportanti la perdita di destinazione d’uso agricola sugli edifici esistenti seguiranno l’iter disposto col nuovo Art. 83.
Il mutamento d’uso agricolo degli edifici rurali sarà consentito solo se espressamente previsto dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica comunale (quindi contemporaneamente Piani Strutturali e nuovi Piani Operativi ? ), restando fermo l’obbligo di sottoscrivere Convenzione o Atto unilaterale d’obbligo con cui individuare le aree di pertinenza degli edifici o delle singole unità immobiliari, applicando le stesse condizioni sugli oneri di deruralizzazione.
Il comma 2 introduce il divieto di aumento della superficie utile lorda quando il mutamento di destinazione è accompagnato da demolizione e ricostruzione.

CAMBIO D’USO PER LE ALTRE CATEGORIE
In primo luogo la legge regionale ha sposato la nuova impostazione introdotta col nuovo Art. 23-ter del Testo Unico DPR 380/2001, inserito con lo “Sblocca-Italia“, ovvero statuisce che la destinazione d’uso di un fabbricato o di unità immobiliare è quella prevalente in termini di superficie utile.

Cosa significa ? Significa che de facto e de iure, per ogni unità immobiliare non ha luogo il cambio d’uso fino al 49%, considerato il termine giuridico “prevalente“.
La vecchia LR 1/2005 in tal senso poteva un doppio limite (35% e max 30 mq), adesso vi è solo la “prevalenza”.
In secondo luogo ricalca il concetto di cambio di destinazione d’uso rilevante (tra diverse categorie funzionali) e non, introdotto con lo Sblocca-Italia; lo stesso Art. 23 ter del T.U. consente alle Regione di modificarne i contenuti, recepito col nuovo Art. 99 della L.R. 65/2014 il quale diversifica meglio le destinazioni d’uso (dimenticando al comma 1 di definirle espressamente categorie funzionali come Sblocca Italia):
a) residenziale;
b) industriale e artigianale;
c) commerciale al dettaglio;
d) turistico-ricettiva;
e) direzionale e di servizio;
f) commerciale all’ingrosso e depositi;
g) agricola e funzioni connesse ai sensi di legge.
Praticamente ricalca le stesse destinazioni citate con l’ex Art. 59 LR 01/2005 (unendo le direzionali con quelle di servizio).
Il cambio di destinazione tra le diverse categorie sarà sempre consentito, restano ferme le eventuali limitazioni demandate agli strumenti urbanistici sia in termini di localizzazione areale (come da Art. 98 in materia di Distribuzione e localizzazione delle funzioni) sia in termini di limitazioni all’interno della stessa categoria funzionale.

Merita pure cenno il comma 3 lettera “b”, col quale consente agli strumenti urbanistici l’individuazione delle aree ove le destinazioni d’uso siano assimilabili:
1) residenziale e direzionale e di servizio laddove reciprocamente funzionali;
2) industriale e artigianale, commerciale all’ingrosso e depositi, nonché direzionale e di servizio.

 

Segui gli aggiornamenti sulla pagina  Facebook oppure sulla newsletter:

Canale YouTube     PER CONSULENZE

 

Altri articoli

This Post Has 49 Comments
  1. Dovrei guardare bene come stanno le cose Nicola, prendila quindi con riserva. Rischi di trovarti un immobile rurale e non deruralizzabile.

  2. Pertanto non potendo pagare gli oneri di deruralizzazione il fabbricato è da intendersi ancora rurale seppur non più in possesso delle caratteristiche di ruralità?
    E in sede di abitabilità dovrò indicare un uso residenziale, rurale o residenziale a servizio dell’attività agricola?

  3. ecco, bella fregatura. Infatti la LR 65/2014 conferisce molto potere discrezionale ai comuni nell’ammettere la deruralizzazione nel proprio territorio.

  4. Catastalmente lo ha portato in categoria A/7 ma urbanisticamente non sono stati pagati gli oneri di deruralizzazione ed il comune non mi consente di pagarli in quanto in esclusiva funzione agricola la destinazione residenziale pura non è ammessa, anche se di fatto i miei clienti, vendendo i terreni ed i fabbricati, hanno fatto perdere le caratteristiche di rura a l’intera proprietà.

  5. Un quesito difficile, sopratutto senza l’ausilio di documentazione. Non riesco a capire il passaggio di quando afferma che il collega ha già deruralizzato. Lo ha già deruralizzato o no?

  6. Buonasera, mi trovo alle prese con una problematica un po delicata. Ho un cliente che possiede un’abitazione unifamiliare posta in territorio aperto, trattasi di ex fabbricato ente maremma, quindi originariamente adibito a residenza del conduttore dell’azienda agricola. Allo stato attuale l’azienda non esiste più in quanto i fabbricati agricoli sono stati venduti, così come i terreni, rimanendo con solo l’abitazione, una porcilaia, 6000 mq di terreno e con la proprietà che non possiede i requisiti di ruralità. Catastalmente il fabbricato abitativo è stato deruralizzato da un mio collega anni a dietro, adesso la proprietà vuole vendere l’immobile e io mi sono recato in comune per far pagare i dovuti oneri anche per la deruralizzazione urbanistica di fatto avvenuta. Il comune mi ha risposto che non è possibile pagare gli oneri e deruralizzare il fabbricato, anche se di fatto già deruralizzato, in quanto l’immobile ricade in un’area ad esclusiva funzione agricola e che lo stesso risulta essere di fatto residenziale a servizio dell’attività agricola e non residenziale puro. Pertanto, come devo considerare l’immobile? Rurale o non? Devo presentare l’abitabilità e la presento per immobile residenziale o per fabbricato rurale? E in ultimo quando saremo in sede di atto il notaio venderà un immobile residenziale, residenziale a servizio dell’attività agricola o un fabbricato rurale? Grazie.

  7. Buongiorno,
    procederò con una istanza di parere preventivo alla PA per cercare di evitare che il mio cliente spenda inutilmente i suoi soldi: pagare circa 30.000€ di oneri gli toglierebbe la possibilità materiale di eseguire le opere necessarie al restauro, destinando il fabbricato in questione all’inevitabile crollo nel giro di pochi anni. Con buona pace per il “Valore storico e documentale” riconosciuto dalla PA stessa.
    Grazie per la disponibilità e per la solerte risposta.
    Buona giornata,
    Gianfranco

  8. problema spinoso, soprattutto da noi in Toscana. In zona agricola gli interventi edilizi su immobili rurali o ex rurali sono tutti sotto “la lente” della PA, proprio per scovare gli immobili che hanno perso i requisiti di ruralità o in possesso di soggetti non più aventi requisiti di IAP.
    Sicuramente il buon intento di mettere in sicurezza il fabbricato va considerato, rammento però che alcuni comuni del valdarno hanno iniziato a valutare bene anche i requisiti di ruralità su pratiche edilizie di semplice manutenzione.
    Non saprei cosa poterle consigliare, in quanto la ricostruzione del tetto tra l’altro andrà in SCIA perchè avente opere strutturali antisismiche.

  9. Buonasera,
    il mio quesito è controcorrente rispetto a quelli postati sopra.
    Un mio cliente ha acquistato un terreno seminativo di circa 2 ettari in piena campagna (Comune di Borgo San Lorenzo, provincia Firenze).
    Su questo terreno insiste un fabbricato rurale diruto (quasi completamente senza tetto) risalente credo al XIX secolo o addirittura antecedente. Sulla cartografia comunale questo immobile è censito come di valore storico e documentale. Il mio cliente vorrebbe restaurarlo e metterlo in sicurezza rifacendo la copertura e consolidando la muratura senza però deruralizzarlo ed utilizzandolo come deposito. Di fatto in questo modo eviterebbe di pagare gli oneri di deruralizzazione (oneri verdi), ma non certo per fare il “furbo”: infatti sarebbe disposto a tamponare le finestre esistenti per evitare che ci sia il sospetto da parte dell’amministrazione di una “residenza abusiva”.
    Secondo lei è possibile evitare la deruralizzazione? saprebbe darmi qualche riferimento normativo?
    Grazie per la disponibilità.
    Gianfranco

  10. ho un fondo dove da più di venti anni vi esercita una tabaccheria e adesso mi sono accorto che è classificato come magazzino.
    nelle ricerche fatte in comune negli uffici dell’edilizia commerciale è già trascritto ma all’edilizia privata no.cosa devo fare per chiudere la questione e trasformarlo in commerciale? io sono di livorno toscana grazie

  11. Ho presentato al Comune di Foggia,(SUAP)un progetto di un capannone costruito nel 1972 in verde agricolo (oggi verde agricolo tutelato) e successivamente regolarizzato con pagamento di tutto quanto dovuto,e con successivo ottenimento di certificato di agibilità ad uso artigianale e commerciale : chiedo se è legittima la mia richiesta di riconversione in tale capannone , con un progetto nuovo di divisione in più unità ad appartamenti superiori al 1° piano in parte e parte al P.T. ,con annesso laboratorio . Il tutto in base ed ai sensi dell’art.8 comma 2 del DPR 160/2010(Indirizzi Regione Puglia sullo Sportello Unico per le attività produttive.Bollettino ufficiale Reg.Puglia n.196 del 20 dic.2011)

  12. Salve, il quesito è abbastanza complesso e abbastanza generico; inoltre non sapendo l’esatta collocazione geografica sono impossibilitato a rapportarmi con la vs normativa regionale.

  13. Buongiorno,
    io con altri 3 soci vorremmo realizzare un maneggio.
    Nella zona che ci interessa abbiamo trovato un terreno di mq 35.000 con destinazione “Impianti produttivi” (industriale). Il terreno è inedificato, quindi non esiste neanche un magazzino per gli attrezzi.
    Il proprietario sarebbe disposto ad affittarcelo (sorgerebbero esclusivamente strutture prefabbricate) ma sulla zona esiste anche un piano particolareggiato che definisce, sul quel lotto di terreno, le aree destinate a parcheggio, una strada etc.
    Ci rilascerebbero le autorizzazioni?
    E’ necessario un cambio di destinazione?
    Grazie

  14. Vorrei porre un quesito: in una zona a suo tempo classificata B venne costruito un fabbricato ad uso artigianale.
    Oggi nel vigente PRG la zona viene classificata come agricola.
    E’ possibile procedere al cambio di destinazione d’uso da laboratorio artigianale a civile abitazione del volume esistente o di parte di esso ?

  15. Ecco… io vorrei capire quali sono i vincoli nel lazio per fare un cambio di destinazione d’uso da annesso agricolo a residenziale… considerando che non posso costruire un abitazione nel’ettaro e mezzo di terreno agricolo che possiedo….

  16. l’abuso di cambio di destinazione, oltre a sanzionamento amministrativo, prevede il ripristino dello stato legittimo (salvo possibilità di sanatoria).

  17. lo so… mi chiedevo più che altro …lasciando perdere le altre questioni…se utilizzando un annesso agricolo come abitazione , fermo restando che come abuso edilizio resta “solo” la destinazione d’uso e nient’altro…se la legge prevede la demolizione o il ripristino ad annesso agricolo.

  18. Il suo caso è abbastanza complesso, consiglierei di rivolgere il quesito al professionista che le sta seguendo la costruzione del suo annesso, avrà sicuramente già le giuste risposte.

  19. Salve, vorrei sapere se …essendo proprietaria di un terreno di 1,5 ettari sul quale ho la possibilità di costruire 40 mq di annesso agricolo … costruenso appunto questi 40 mq di annesso…a quale categoria catastale apparterrebbe? c2 o c3 ? chi lo decide? in queste categorie di immobili è possibile costruire un bagno e effettuare allacci di utenze (gas- elettricità) è possibile in un tempo successivo richiederne la variazione di destinazione d’uso a residenziale? nel caso in cui restasse un annesso agricolo e io ci abitassi… sarei passibile penalmente di abuso edilizio con conseguenti sanzioni e denunce…ma l’immobile sarebbe demolito o semplicemente ripristinato a annesso agricolo? spero di aver reso + o meno l’idea ….scusate…grazie

  20. Purtroppo non si può essere “non-criptici” se non si hanno molte informazioni :-), e non volevo apparirti così.
    Proviamo con un altro esempio: le case-botteghe immagino siano di Firenze, in cui nella stessa unità immobiliare ci sia un uso promisquo di due funzioni diverse;
    Se, e rafforzo il “se”, urbanisticamente risultassero funzioni frammiste oggi occorre verificare quale sia la destinazione d’uso prevalente per raffrontarla alle esigenze e intenzioni di ogni fattispecie.
    Consideriamo che nel vecchio patrimonio edilizio esistente capita spesso che molti immobili siano sprovvisti di previgente documentazione urbanistica in Comune, e quindi per individuare la destinazione d’uso legittima di un immobile bisogna altrimenti ricorrere al Catasto.

  21. Non ho un caso specifico. Era solo un’osservazione su una norma che, come sempre, non appare chiara. Mi spiace che mi abbia risposto in modo criptico, ma il mio intento non era “estorcerLe un parere” ma semplicemente richiedere un chiarimento sul Suo articolo che, sebbene ben fatto, non mi risulta chiaro sul punto.
    La ringrazio ugualmente.

  22. Quindi, di fatto, una bottega non può essere adibita anche ad abitazione e viceversa. Giusto?

  23. Le destinazioni d’uso sono alternative o cumulative?
    Mi spiego meglio: ho sempre pensato che un immobile adibito ad uso commerciale potesse essere utilizzato esclusivamente a scopi commerciali, ma il termine di “prevalente” mi fa sorgere il dubbio che possa essere utilizzato anche ad altri scopi, purché al di sotto della soglia del 50% (al di sopra, invece, occorre seguire il procedimento di modificazione di destinazione d’uso). Nello specifico, mi riferisco ai famosi casi delle botteghe-case, ossia a quelli immobili adibiti sia a destinazione commerciale sia a residenza.

  24. Buongiorno,
    ho un immobile che è usato per più del 51% come residenziale e come restante parte agricolo.
    Devo modificare la destinazione d’uso della parte agricola portandola in residenziale, senza esecuzione di opere.
    Effettuo quindi un cambio di destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale.
    Il tecnico comunale mi dice che sono ugualmente obbligato a pagare degli oneri di urbanizzazione e di costruzione (ex bucalossi).
    Il regolamento edilizio del comune in oggetto è fermo al 72 e non tratta alcun tipo di variazioni di destinazioni d’uso, neanche nell’nta.

    Mi dice che devo riferire secondo quale legge non dovrei pagare. (appiglio ai codici di legge)

    Cosa dovrei rispondere?
    Grazie

  25. Buonasera, vorrei porre una domanda.
    Ho un piccolo agriturismo in Umbria di soli 3 appartamenti,accatastato Cat. A/3.
    Se lo volessi chiudere,consegnare la licenza,chiudere partita iva e via dicendo e riportarlo a civile abitazione devo fare un cambio d’uso?
    Credo di no visto l’accatastamento,pero’ per avere la certezza chiedo a voi che siete esperti.
    Grazie

  26. Salve,
    Per questo genere di questioni consigliamo di rivolgersi ad Legale.
    Cordialità.

  27. Salve, vi scrivo dalla Lombardia. Nel 2000 io ed il mio ex marito abbiamo acquistato (comunione di beni) un immobile con 3500 mq di terreno con destinazione agricola, per allevamento cani. Nel 2007 separazione legale. L’imprenditore agricolo ero io, ed ho chiuso l’attività appunto per la separazione. Il mio ex, non ha effettuato cambio di residenza (richiesto dalla sentenza di separazione) e da 8 anni abita tranquillamente in questa casa (senza averne i requisiti) con la nuova compagna. Gli accordi erano di metterla in vendita dopo la separazione. ho qualche modo per tutelarmi da questa “appropriazione” indebita? Lui può abitarci pur essendo un impiegato statale? Grazie anticipatamente se potrete aiutarmi.

  28. Certamente che può farlo.

    Se ha bisogno di consulenza e assistenza tecnica, siamo a disposizione per poterla seguire in questa procedura.
    Ci può contattare per preventivo e dettagli alla nostra email studiotecnicopagliai@gmail.com

  29. avrei un quesito …….. ho un fabbricato rurale dove i proprietari (eredi di un imprenditore agricolo) non sono imprenditori agricoli. vorrei fare un cambio di destinazione d’uso di tale fabbricato a residenziale …… Posso farlo… scrivo dalla campania

  30. Vi scrivo dalla regione Campania e Vi pongo il seguente quesito:
    ho presentato al Comune una pratica per cambio di destinazione d’uso di due locali, da agricolo in residenziale. All’epoca della domanda la norma consentiva al proprietario del fondo di poter chiedere tale mutamento. Oggi, invece, è titolato solo l’imprenditore agricolo a chiedere il cambio di destinazione.
    Non essendo ancora stata evasa la pratica, potrebbe il Comune eccepirmi tale titolarità.
    Vi ringrazio infinitamente per la risposta.
    Cordialità

  31. Grazie della risposta, c’è speranza dunque 🙂 . Scrivo dalla Puglia, provincia di Bari.

  32. Salve Claudia,
    in linea di massima direi di si; occorre prima analizzare la legislazione regionale della sua zona (a proposito, da dove scrivi ? )
    Inoltre occorre verificare il Piano Regolatore del Comune ove è situato l’immobile.

    Per incarichi e preventivi: studiotecnicopagliai@gmail.com

  33. Salve, sapete per caso dirmi se è possibile fare un cambio di destinazione d’uso da abitativo a agricolo? Mi spiego meglio: devo prendere in affitto una masseria (che quindi in origine era in parte abitazione ed in parte sede di attività agricola) che attualmente è stata interamente adibita ad abitazione, la proprietaria mi dice che la destinazione d’uso attuale è abitativa.
    Dovendo trasferire su tale proprietà una azienda agricola, dovrò rifare un cambio di destinazione d’uso..per tornare a quella che era la natura di quel fabbricato in principio!

  34. Salve,
    Avrei bisogno di chiarirmi le idee sulla deruralizzazione ( per il tema dell’esame di stato di architetto FIRENZE 2015, che prevedeva il recupero di un vecchio ricovero per animali trasformato in residenziale…quindi ci vuole un cambio di destinazione. Premetto che nel tema non c’era nessun riferimento alla zona omogenea) la deruralizzazione avviene solo per manufatti rurali inseriti in una zona agricola attraverso un PMAA?
    Quindi prima di scegliere il titolo abilitativo devo capire in che zona mi trovo se agricola o altro?
    Se il committente non è un imprenditore agricolo non posso fare un cambio destinazione d’uso?
    Se così ne deduco che il manufatto si trova in una zona non agricola…
    Mi scuso del tempo che le farò perdere visto che la domanda è per un esame di stato ma non ho capito come posso motivare questo cambio d’uso da ricovero per animali a residenziale.
    grazie.

  35. Suggerisco di osservare il comma 2:
    Fermo restando quanto previsto dal comma 3:
    a) il mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale è sempre consentito.

    e al comma 3 lettera A dispone in via contraddittoria:
    Gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica comunali possono:
    a) stabilire limitazioni al mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale;

    In sintesi rimanda alla possibilità (non obbligatorietà) di limitarne il cambio d’uso agli strumenti urbanistici.
    La domanda da farsi ora è: in attesa degli strumenti urbanistici, è consentito ?
    E si deve aspettare i nuovi Piani operativi (ex Reg. Urb.) o gli strumenti urbanistici vigenti sono sufficienti ?
    A leggere il precedente articolo 98 sembra sia sufficiente la disciplina delle localizzazione delle funzioni, che buona parte degli attuali Reg. Urbanistici già possiede.

    Carlo Pagliai

  36. La lettera a) del comma 2 dell’art 99 (… Il mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale è sempre consentito….) stabilisce disposizioni che sono da rispettare nella formazione dei piani o invece operano direttamente nella formazione dei titoli edilizi ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vuoi iscriviti in newsletter?