TESTO COORDINATO con L.R. n. 69/2019 pubblicata sul BURT 53 del 25/11/2019 (Aggiornamento al giorno 12 dicembre 2019)


Legge regionale 10 novembre 2014, n. 65

Norme per il governo del territorio.

(Bollettino Ufficiale n. 53, parte prima, del 12.11.2014 )

INDICE

PREAMBOLO

TITOLO I – Disposizioni generali

CAPO I – Principi generali

Art. 1 – Oggetto e finalità

Art. 2 – Il governo del territorio

Art. 3 – Il patrimonio territoriale

Art. 4 – Tutela del territorio e condizioni per le trasformazioni. Individuazione del perimetro del territorio urbanizzato

Art. 5 – Le invarianti strutturali

Art. 6 – Lo statuto del territorio

Art. 7 – Limitazioni alle facoltà di godimento dei beni compresi nello statuto del territorio

CAPO II – Soggetti e atti del governo del territorio

Art. 8 – I soggetti

Art. 9 – Partecipazione agli atti di competenza statale

Art. 9 bis – Partecipazione della Regione alle conferenze di servizi per l’approvazione di opere di interesse statale

Art. 10 – Atti di governo del territorio

Art. 11 – Piani, programmi di settore e accordi di programma

Art. 12 – Competenze nella formazione degli atti

Art. 13 – Misure cautelari

TITOLO II – Norme procedurali per la formazione degli atti di governo del territorio

CAPO I – Disposizioni procedurali comuni

Art. 14 – Disposizioni generali per la valutazione ambientale strategica degli atti di governo del territorio e delle relative varianti

Art. 15 – Monitoraggio

Art. 16 – Norme procedurali per gli atti di governo del territorio

Art. 17 – Avvio del procedimento

Art. 18 – Il responsabile del procedimento e sue funzioni

Art. 19 – Adozione e approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale e di pianificazione urbanistica

Art. 20 – Disposizioni particolari per l’adozione e l’approvazione degli atti di governo del territorio

Art. 21 – Aggiornamenti del quadro conoscitivo e rettifica di errori materiali

Art. 21 bis Banca dati dei pareri in materia di governo del territorio

CAPO II – Disposizioni procedurali particolari per l’integrazione del PIT

Art. 22 – Atti di integrazione al PIT

CAPO III – Disposizioni per la pianificazione intercomunale

Art. 23 – Adozione e approvazione del piano strutturale intercomunale

Art. 23 bis Approvazione del piano operativo intercomunale

Art. 24 – Disposizioni per i comuni obbligati all’esercizio associato delle funzioni fondamentali. Disposizioni per i comuni facenti parte di un’unione

Art. 25 – Disposizioni per la pianificazione di nuovi impegni di suolo esterni al perimetro del territorio urbanizzato. Conferenza di copianificazione

Art. 26 – Disposizioni per la pianificazione delle grandi strutture di vendita

Art. 27 – Disposizioni per la pianificazione delle medie strutture di vendita

Art. 28 – Ambiti sovracomunali

CAPO IV – Disposizioni procedurali semplificate

Art. 28 bis Disposizioni generali sulle varianti semplificate

Art. 29 – Varianti agli strumenti di pianificazione territoriale o urbanistica comunale relative a prescrizioni localizzative

Art. 30 – Varianti semplificate al piano strutturale. Varianti semplificate al piano operativo e relativo termine di efficacia

Art. 31 – Adeguamento e conformazione al piano paesaggistico

Art. 32 – Procedimento per l’adozione e l’approvazione delle varianti semplificate al piano strutturale e al piano operativo

Art. 32 bis Procedimento per l’adozione e l’approvazione delle varianti semplificate al piano strutturale intercomunale

Art. 33 – Procedimento per l’approvazione dei piani attuativi

Art. 34 – Varianti mediante approvazione del progetto

Art. 35 – Varianti mediante sportello unico per le attività produttive

CAPO V – Gli istituti della partecipazione

Art. 36 – L’informazione e la partecipazione dei cittadini alla formazione degli atti di governo del territorio. Regolamento

Art. 37 – Il garante dell’informazione e della partecipazione

Art. 38 – Funzioni del garante dell’informazione e della partecipazione

Art. 39 – Il Garante regionale dell’informazione e della partecipazione

Art. 40 – Sostegno regionale alla informazione e partecipazione nel governo del territorio

TITOLO III – Gli istituti della collaborazione interistituzionale

CAPO I – Gli accordi di pianificazione

Art. 41 – Accordi di pianificazione

Art. 42 – Procedura per l’accordo di pianificazione

Art. 43 – Conclusione dell’accordo di pianificazione

CAPO I bis Procedimenti per l’approvazione degli atti di programmazione e pianificazione dei porti di interesse nazionale

Art. 44 – Procedimento per l’approvazione del DPSS per i porti di interesse nazionale

Art. 44 bis Approvazione del PRP e delle relative varianti dei porti di interesse nazionale

Art. 44 ter Adeguamento tecnico funzionale del PRP

Art. 45 – Definizione delle previsioni localizzative dei porti di interesse regionale

Art. 46 – Definizione di previsioni mediante accordo di pianificazione

CAPO II – Conferenza paritetica interistituzionale

Art. 47 – Conferenza paritetica interistituzionale

Art. 48 – Tavolo tecnico

Art. 49 – Richiesta di pronuncia della conferenza paritetica e relativi effetti

Art. 50 – Modalità di funzionamento del tavolo tecnico

Art. 51 – Pronuncia della conferenza paritetica

Art. 52 – Valutazione dell’adeguamento alla pronuncia della conferenza paritetica

CAPO III – Le strutture tecniche del governo del territorio

Art. 53 – Le strutture tecniche del governo del territorio

Art. 54 – Osservatorio paritetico della pianificazione

Art. 54 bis Il sistema informativo regionale integrato per il governo del territorio

Art. 55 – Infrastruttura per l’informazione territoriale

Art. 55 bis Attività di telerilevamento

Art. 55 ter Piattaforma unica per la gestione dei procedimenti di formazione degli atti di governo del territorio (

Art. 56 Formazione e gestione del sistema regionale

Art. 57 – Contributi regionali

TITOLO IV – Disposizioni generali per la tutela del paesaggio e la qualità del territorio. Disposizioni in materia di porti regionali

CAPO I – Patrimonio territoriale e paesaggio

Art. 58 – Funzioni in materia di tutela paesaggistica

Art. 59 – Finalità del piano paesaggistico e osservatorio regionale

Art. 60 – Valorizzazione dei paesaggi

Art. 61 – Parchi regionali e aree protette

CAPO II – Disposizioni per la qualità degli insediamenti

Art. 62 – Qualità degli insediamenti. Regolamento

Art. 63 – Attuazione delle politiche per la casa negli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica

CAPO III – Disposizioni sul territorio rurale

SEZIONE I – Disposizioni generali

Art. 64 – Il territorio rurale

Art. 65 Nuclei rurali

Art. 66 – Ambiti di pertinenza dei centri e nuclei storici

Art. 67 – Ambiti periurbani

Art. 68 – Qualità del territorio rurale

Art. 69 – Disposizioni sugli usi agricoli

SEZIONE II – Disciplina delle trasformazioni da parte dell’imprenditore agricolo

Art. 70 – Installazione di manufatti temporanei e di ulteriori manufatti ad uso agricolo in assenza di programma aziendale

Art. 71 – Interventi sul patrimonio edilizio esistente a destinazione d’uso agricola in assenza di programma aziendale

Art. 72 – Interventi sul patrimonio edilizio esistente con destinazione d’uso agricola mediante programma aziendale

Art. 73 – Interventi di nuova edificazione mediante programma aziendale

Art. 74 – Programma aziendale pluriennale di miglioramento agricolo ambientale

Art. 75 – Utilizzo di immobili a destinazione industriale o commerciale per lo svolgimento dell’attività agricola

Art. 76 – Trasferimenti di fondi agricoli

SEZIONE III – Disciplina delle trasformazioni da parte di soggetti diversi dall’imprenditore agricolo

Art. 77 – Trasformazioni delle aree di pertinenza degli edifici

Art. 78 – Manufatti per l’attività agricola amatoriale, per il ricovero di animali domestici e per esigenze venatorie

Art. 79 – Interventi sul patrimonio edilizio esistente con destinazione d’uso non agricola

Art. 80 – Interventi in aree soggette a vincolo idrogeologico e opere antincendi boschivi

SEZIONE IV – Mutamento della destinazione d’uso agricola degli edifici

Art. 81 – Limitazioni al mutamento della destinazione d’uso agricola

Art. 82 – Mutamento della destinazione d’uso agricola mediante programma aziendale

Art. 83 – Interventi sul patrimonio edilizio che comportano il mutamento della destinazione d’uso agricola

Art. 84 – Regolamento di attuazione contenente disposizioni per la qualità del territorio rurale

CAPO IV – Disposizioni in materia di porti regionali

Art. 85 – Porti di interesse regionale. Procedimento per la previsione di nuovi porti, ampliamento e riqualificazione di quelli esistenti

Art. 86 – Piano regolatore portuale

Art. 87 – Attuazione del piano regolatore portuale. Regolamento di attuazione

TITOLO V – Atti di governo del territorio

CAPO I – Contenuto degli atti di governo del territorio

Art. 88 – Piano di indirizzo territoriale

Art. 88 bis – Disposizioni particolari per l’approvazione del piano di indirizzo territoriale

Art. 89 – Progetti di territorio

Art. 90 – Piano territoriale di coordinamento provinciale

Art. 91 – Piano territoriale della città metropolitana

Art. 91 bis – Piani strutturali approvati dalla città metropolitana in luogo dei comuni. Direttive ai comuni per i piani operativi

Art. 92 – Piano strutturale

Art. 93 – Termini del procedimento di formazione del piano strutturale e della variante generale

Art. 94 – Piano strutturale intercomunale Termini del procedimento di formazione del piano strutturale intercomunale e della variante generale

Art. 95 – Piano operativo

Art. 96 – Termini del procedimento di formazione del piano operativo e delle varianti

Art. 97 – Poteri di deroga al piano strutturale e al piano operativo

Art. 98 – Distribuzione e localizzazione delle funzioni

Art. 99 – Categorie funzionali e ( mutamenti della destinazione d’uso

Art. 100 – Perequazione urbanistica

Art. 101 – Compensazione urbanistica

Art. 102 – Perequazione territoriale

Art. 103 – Misure di salvaguardia

Art. 104 – Pericolosità idrogeologica e sismica e misure di mitigazione dei rischi. Regolamento

Art. 105 – Aree non pianificate

Art. 106 – Regolamenti edilizi

CAPO II – Finalità, contenuti e procedure di approvazione dei piani attuativi e del progetto unitario convenzionato

SEZIONE I – Norme comuni per i piani attuativi

Art. 107 – Piani attuativi

Art. 108 – Consorzi per la realizzazione dei piani attuativi

Art. 109 – Contenuto dei piani attuativi

Art. 110 – Validità dei piani attuativi

Art. 111 – Approvazione dei piani attuativi

Art. 112 – Particolari varianti ai piani attuativi

SEZIONE II – Piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane

Art. 113 – Piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane

Art. 114 – Procedimento per l’approvazione dei piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane

SEZIONE III – Piani attuativi particolari

Art. 115 – Piani di lottizzazione

Art. 116 – Piani particolareggiati

Art. 117 – Piani per l’edilizia economica e popolare

Art. 118 – Piani per gli insediamenti produttivi

Art. 119 – Piani di recupero del patrimonio edilizio

Art. 120 – Programmi complessi di riqualificazione insediativa

SEZIONE IV – Progetto unitario convenzionato

Art. 121 – Progetto unitario convenzionato

CAPO III – Disposizioni volte ad incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente e per la rigenerazione delle aree urbane degradate

SEZIONE I – Finalità, definizioni, interventi e disposizioni procedurali

Art. 122 – Finalità e ambito di applicazione delle disposizioni per la rigenerazione delle aree urbane degradate

Art. 123 – Definizioni

Art. 124 – Interventi sugli edifici a destinazione d’uso industriale o artigianale

Art. 125 – Interventi di rigenerazione urbana

Art. 126 – Procedimento per la presentazione delle proposte di interventi di rigenerazione urbana

Art. 127 – Misure per l’incentivazione degli interventi di rigenerazione urbana

Art. 128 – Promozione della riqualificazione urbanistica di aree industriali dismesse

Art. 129 – Promozione delle APEA

SEZIONE II – Regolamento di attuazione del titolo V

Art. 130 – Regolamento di attuazione

TITOLO VI – Disciplina dell’attività edilizia

CAPO I – Contenuti e finalità

Art. 131 – Contenuti e finalità

CAPO II – Disciplina degli atti

Art. 132 – Competenze del SUE e del SUAP

Art. 133 – Tipologia degli atti

Art. 134 – Trasformazioni urbanistiche ed edilizie soggette a permesso di costruire o, in alternativa, a SCIA

Art. 135 – Opere ed interventi soggetti a SCIA

Art. 136 – Attività edilizia libera

Art. 137 – Opere, interventi e manufatti privi di rilevanza edilizia

Art. 138 – Caratteristiche dei progetti per gli interventi su immobili di particolare valore. Regolamento

Art. 139 – Frazionamento di edifici a destinazione industriale e artigianale

Art. 140 – Deroghe al d.m. 1444/1968

CAPO III – Disciplina dei procedimenti

Art. 141 – Disposizioni generali. Regolamento

Art. 142 – Procedimento per il rilascio del permesso di costruire

Art. 143 – Varianti in corso d’opera

Art. 144 – Poteri sostitutivi

Art. 145 – Disciplina della SCIA

Art. 146 – Poteri di vigilanza in caso di SCIA

Art. 147 – Istanza di acquisizione degli atti di assenso, differimento dell’inizio lavori nella SCIA e nella CILA

Art. 148 – Commissione edilizia

Art. 149 – Ultimazione dei lavori. Attestazione asseverata di conformità. Attestazione asseverata di agibilità

Art. 150 – Agibilità parziale

CAPO IV – Controllo e gestione dei beni soggetti a tutela paesaggistica

Art. 151 – Delega di funzioni relative all’autorizzazione paesaggistica

Art. 152 – Procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica

Art. 153 – Commissione per il paesaggio

Art. 153 bis – Commissione regionale per la valutazione della compatibilità paesaggistica delle attività estrattive

Art. 153 ter – Commissione regionale per la valutazione della compatibilità paesaggistica delle attività estrattive. Composizione, durata. Comitato consultivo

Art. 154 – Vigilanza regionale sull’esercizio delle competenze in materia di paesaggio

Art. 155 – Sanzioni

CAPO V – Disciplina dei controlli sulle opere e sulle costruzioni in zone soggette a rischio sismico

Art. 156 – Controlli sulle opere e sulle costruzioni in zone soggette a rischio sismico. Esclusioni dai controlli

Art. 157 – Controlli sulla sicurezza sismica delle opere e delle infrastrutture

Art. 158 – Opere assoggettate alla disciplina antisismica. Individuazione delle zone sismiche e determinazione dei valori differenziati del grado di sismicità

Art. 159 – Contenuto delle norme tecniche

Art. 160 – Azioni sismiche

Art. 161 – Verifica delle strutture

Art. 162 – Accertamenti sui terreni di fondazione

Art. 163 – Verifica delle fondazioni

Art. 164 – Sopraelevazioni

Art. 165 Riparazioni

Art. 166 – Edifici di speciale importanza artistica

Art. 167 – Richiesta di autorizzazione per gli interventi rilevanti

Art. 168 – Procedimento per il rilascio dell’autorizzazione e verifiche della struttura regionale

Art. 169 – Deposito dei progetti relativi ad interventi di minore rilevanza

Art. 170 – Modalità di svolgimento delle verifiche da parte della struttura regionale relativamente ai progetti soggetti a deposito

Art. 170 bis – Interventi privi di rilevanza

Art. 170 ter – Varianti non sostanziali al progetto, realizzate in corso d’opera

Art. 171 – Contributo per le spese di istruttoria e di conservazione dei progetti

Art. 172 – Responsabilità

Art. 173 – Asseverazioni del progettista

Art. 174 – Realizzazione dei lavori

Art. 175 – Ultimazione dei lavori e utilizzazione delle opere

Art. 176 – Accertamento delle violazioni

Art. 177 – Sospensione dei lavori

Art. 178 – Competenze della Regione

Art. 179 – Vigilanza per l’osservanza delle norme tecniche

Art. 180 – Costruzioni in corso in zone sismiche di nuova classificazione

Art. 181 – Regolamenti

Art. 182 – Accertamento di conformità in sanatoria per gli interventi realizzati nelle zone sismiche e nelle zone a bassa sismicità

TITOLO VII – Contributi e sanzioni. Unificazione dei parametri urbanistici ed edilizi

CAPO I – Tipologia e corresponsione dei contributi

Art. 183 – Contributo relativo agli interventi edilizi e ai mutamenti della destinazione d’uso

Art. 184 – Determinazione degli oneri di urbanizzazione

Art. 185 – Determinazione del costo di costruzione

Art. 186 – Edilizia convenzionata

Art. 187 – Convenzione tipo

Art. 188 – Permesso di costruire e SCIA a titolo gratuito

Art. 189 – Contributi relativi ad opere o impianti non destinati alla residenza

Art. 190 – Versamento del contributo

Art. 191 – Determinazione degli oneri di urbanizzazione da parte del comune

CAPO II – Vigilanza e sanzioni

Art. 192 – Sanzioni per il ritardato o omesso versamento del contributo

Art. 193 – Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia

Art. 194 – Vigilanza su opere di amministrazioni statali

Art. 195 – Responsabilità del titolare, del committente, del costruttore e del direttore dei lavori

Art. 196 – Interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali

Art. 197 – Determinazione delle variazioni essenziali

Art. 198 – Tolleranze di costruzione

Art. 199 – Interventi di ristrutturazione edilizia eseguiti in assenza di titolo o in totale difformità o con variazioni essenziali

Art. 200 – Interventi eseguiti in assenza di SCIA o in difformità da essa

Art. 201 – Interventi di attività edilizia libera realizzati in difformità dalle norme urbanistiche e dalle prescrizioni degli strumenti urbanistici dei comuni

Art. 202 – Mutamenti della destinazione d’uso senza opere edilizie realizzati in assenza o in difformità dalla SCIA. Disciplina delle sanzioni

Art. 203 – Regolarizzazione della SCIA o mancata dichiarazione attinente a variazioni catastali. Disciplina delle sanzioni

Art. 204 – Annullamento del permesso di costruire

Art. 205 – Annullamento del permesso di costruire da parte della Regione

Art. 206 – Interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire

Art. 206 bis – Sanzioni per opere ed interventi edilizi su immobili con destinazione d’uso residenziale eseguiti in parziale difformità dal titolo abilitativo anteriori al 17 marzo 1985

Art. 207 – Sanzioni per opere ed interventi edilizi abusivi anteriori al 1° settembre 1967

Art. 208 – Sanzioni per opere ed interventi edilizi abusivi anteriori al 17 marzo 1985

Art. 209 – Accertamento di conformità

Art. 210 – Opere eseguite su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici

Art. 211 – Disposizioni per le varianti in corso d’opera

Art. 212 – Demolizione di opere abusive

Art. 213 – Sospensione o demolizione di interventi abusivi da parte della Regione

Art. 214 – Sanzioni amministrative per violazioni della disciplina del titolo VI, capo V

Art. 215 – Sanzioni amministrative per violazione dell’articolo 141, comma 13

CAPO III – Parametri urbanistici ed edilizi

Art. 216 – Unificazione dei parametri, delle definizioni e regolamento

TITOLO VIII – Norme per l’edilizia sostenibile

CAPO I – Norme per l’edilizia sostenibile

Art. 217 – Edilizia sostenibile. Finalità e azioni pubbliche

Art. 218 – Definizioni

Art. 219 – Linee guida regionali

Art. 220 – Incentivi economici ed urbanistici

Art. 221 – Modalità di accesso agli incentivi

TITOLO IX – Disposizioni transitorie e finali. Modifiche e abrogazioni. Disposizioni finanziarie.

CAPO I – Disposizioni transitorie e finali

Art. 222 – Disposizioni transitorie generali e disposizioni specifiche per i comuni dotati di regolamento urbanistico vigente alla data del 27 novembre 2014

Art. 223 – Disposizioni transitorie relative agli atti di avvio del procedimento già effettuati ai sensi della l.r. 1/2005

Art. 224 – Disposizioni transitorie per l’individuazione del perimetro del territorio urbanizzato

Art. 225 – Disposizioni transitorie per la pianificazione delle grandi strutture di vendita ai sensi della l.r. 52/2012

Art. 226 – Disposizioni transitorie per i piani complessi di intervento

Art. 227 – Disposizioni transitorie per le varianti al piano strutturale, al regolamento urbanistico o al PRG adottate

Art. 228 – Disposizioni transitorie per i comuni dotati di piano strutturale e di regolamento urbanistico approvati le cui previsioni risultano già scadute alla data del 27 novembre 2014

Art. 229 – Disposizioni transitorie per i comuni dotati di regolamento urbanistico approvato e di un nuovo piano strutturale adottato

Art. 230 – Disposizioni transitorie per i comuni che hanno avviato il procedimento di VAS del regolamento urbanistico

Art. 231 – Disposizioni transitorie per i comuni dotati di regolamento urbanistico adottato

Art. 232 – Disposizioni transitorie per i comuni dotati solo di piano strutturale approvato

Art. 233 – Disposizioni transitorie per i comuni dotati solo di piano strutturale adottato

Art. 234 – Disposizioni transitorie per i comuni privi di piano strutturale

Art. 235 – Disposizioni particolari per varianti al piano strutturale

Art. 235 bis – Disposizioni transitorie in caso di fusione di comuni

Art. 236 – Disposizioni transitorie per i piani di distribuzione e localizzazione delle funzioni

Art. 237 – Disposizioni transitorie per l’approvazione dei piani regolatori portuali dei porti di interesse nazionale

Art. 238 – Disposizioni particolari per opere pubbliche

Art. 239 – Variazione dei piani relativi alle attività estrattive

Art. 239 bis Termine per l’approvazione dei piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane

Art. 240 – Manufatti precari

Art. 240 bis – Disposizioni transitorie per i manufatti temporanei

Art. 241 – Disposizioni transitorie con riferimento alla superficie utile lorda per gli interventi di rigenerazione urbana

Art. 242 – Disposizioni transitorie per gli interventi edilizi di cui agli articoli 78 e 79 della l.r. 1/2005

Art. 243 – Disposizioni transitorie in materia di edilizia sostenibile

Art. 244 – Disposizioni transitorie per le previsioni di grandi strutture di vendita contenute nel piano strutturale o nel PRG

Art. 245 – Regolamenti emanati in attuazione della l.r. 1/2005

Art. 246 – Disposizioni transitorie per gli interventi convenzionati

Art. 247 – Poteri di deroga agli strumenti urbanistici generali approvati prima dell’entrata in vigore della l.r. 5/1995

Art. 248 – Disposizioni transitorie in materia di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili

Art. 249 – Disposizioni transitorie per la delega della funzione relativa all’autorizzazione paesaggistica

Art. 249 bis Disposizioni transitorie in caso di nomina di commissione per il paesaggio in forma associata. Decadenza delle commissioni dei singoli comuni

Art. 250 – Disposizioni transitorie per gli oneri di urbanizzazione e il costo di costruzione

Art. 251 – Normativa applicabile

Art. 252 – Disposizioni transitorie per i piani strutturali intercomunali

Art. 252 bis – Disposizioni transitorie per la nomina della commissione regionale per la valutazione della compatibilità paesaggistica delle attività estrattive

Art. 252 ter Disposizioni particolari per interventi industriali, artigianali, commerciali al dettaglio, direzionali e di servizio e per le trasformazioni da parte dell’imprenditore agricolo

Art. 252 quater Disposizioni particolari per il recepimento dei progetti di paesaggio negli strumenti urbanistici e per l’adeguamento al piano regionale cave

CAPO II – Modifiche e abrogazioni

Art. 253 – Modifiche alla l.r. 5/2010

Art. 254 – Abrogazioni

CAPO III – Disposizioni finanziarie

Art. 255 – Disposizioni finanziarie

Art. 256 – Assegnazione di contributi regionali ai piccoli comuni

 

PREAMBOLO

Il Consiglio regionale

Visto l’articolo 117, terzo e quarto comma, della Costituzione;

Visto l’articolo 4, comma 1, lettere l, m, n, o, v, z, e l’articolo 69 dello Statuto;

Vista la legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica);

Vista la legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi);

Vista la legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette);

Vista la legge 17 febbraio 1992, n. 179 (Norme per l’edilizia residenziale pubblica);

Vista la legge 28 gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia portuale);

Visto il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227 (Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57);

Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137);

Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale);

Visto il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134;

Visto il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013 n. 98;

Vista la legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni);

Visto il decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive);

Visto il decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765);

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia);

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 160 (Regolamento per la semplificazione ed il riordino della disciplina sullo sportello unico per le attività produttive, ai sensi dell’articolo 38, comma 3, del decreto legge 25 giugno 2008, n.112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133);

Vista la legge regionale 9 settembre 1991, n. 47 (Norme sull’eliminazione delle barriere architettoniche);

Vista la legge regionale 3 novembre 1998, n. 78 (Testo Unico in materia di cave, torbiere, miniere, recupero di aree escavate e riutilizzo di residui recuperabili);

Vista la legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88 (Attribuzione agli enti locali e disciplina generale delle funzioni amministrative e dei compiti in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, protezione della natura e dell’ambiente, tutela dell’ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse geotermiche, opere pubbliche, viabilità e trasporti conferite alla Regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112);

Vista la legge regionale 21 marzo 2000, n. 39 (Legge forestale della Toscana);

Vista la legge regionale 28 dicembre 2000, n. 81 (Disposizioni in materia di sanzioni amministrative);

Vista la legge regionale 7 febbraio 2005, n. 28 (Codice del Commercio. Testo unico in materia di commercio in sede fissa, su aree pubbliche, somministrazione di alimenti e bevande, vendita di stampa quotidiana e periodica e distribuzione di carburanti);

Vista la legge regionale 23 luglio 2009, n. 40 (Norme sul procedimento amministrativo per la semplificazione e la trasparenza dell’attività amministrativa);

Vista la legge regionale 8 maggio 2009, n. 24 (Misure urgenti e straordinarie volte al rilancio dell’economia e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente);

Vista la legge regionale 12 febbraio 2010, n. 10 (Norme in materia di valutazione ambientale strategica “VAS”, di valutazione di impatto ambientale “VIA” e di valutazione di incidenza);

Vista la legge regionale 21 marzo 2011, n. 11 (Disposizioni in materia di installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di energia. Modifiche alla legge regionale 24 febbraio 2005, n. 39 “Disposizioni in materia di energia” e alla legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 “Norme per il governo del territorio”);

Vista la legge regionale 1 agosto 2011, n. 35 (Misure di accelerazione per la realizzazione delle opere pubbliche di interesse strategico regionale e per la realizzazione di opere private. Modifiche alla legge regionale 3 settembre 1996, n. 76 “Disciplina degli accordi di programma”);

Vista la legge regionale 27 dicembre 2011, n. 68 (Norme sul sistema delle autonomie locali);

Vista la legge regionale 28 maggio 2012, n. 23 (Istituzione dell’Autorità portuale regionale. Modifiche alla l.r. 88/1998 e l.r. 1/2005);

Visti i pareri favorevoli espressi dal Consiglio delle autonomie locali nelle sedute dell’11 dicembre 2013 e dell’8 aprile 2014;

Visto il parere istituzionale favorevole condizionato della Prima commissione consiliare, espresso nella seduta del 3 aprile 2014;

Considerato quanto segue:

1. L’esigenza di pervenire ad un sistema complessivo del governo del territorio che, alla luce dell’esperienza maturata nell’applicazione della previgente legislazione, garantisca un’azione pubblica più efficace;

2. L’esigenza di mantenere la “governance territoriale” quale modello di relazioni tra soggetti pubblici competenti in materia di governo del territorio nel rispetto dei principio di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza e di garantire al contempo una maggiore responsabilizzazione di ciascun soggetto;

3. La necessità di rendere effettivo il principio per il quale nuovi impegni di suolo sono ammessi solo se non sussistono possibilità di riuso degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti con l’introduzione di meccanismi codificati volti a contrastare il consumo di nuovo suolo; 

4. La necessità di definire in modo puntuale il territorio urbanizzato, differenziando le procedure per intervenire all’interno dello stesso da quelle per la trasformazione in aree esterne, con particolare riferimento alla salvaguardia del territorio rurale e al fine di promuovere il riuso e la riqualificazione delle aree urbane degradate o dismesse;

5. La necessità, per i comuni, di specificare nei propri atti di programmazione e di sviluppo del territorio i confini del territorio urbano e quelli del territorio agricolo;

6. La necessità di pervenire ad una revisione generale della normativa del governo del territorio per ciò che attiene ai principi, ai soggetti, alle procedure, alle forme di collaborazione interistituzionale e di risoluzione dei conflitti, alla tutela del paesaggio e alla qualità del territorio, ai contenuti dei piani e alla partecipazione;

7. La necessità di introdurre nuovi elementi per favorire la partecipazione dei cittadini alla formazione degli atti di governo del territorio secondo criteri di trasparenza e celerità di procedure anche al fine di costituire una sorta di filiera partecipativa in grado garantire un miglior grado di conoscenza generale degli atti in discussione;

8. La necessità di considerare la partecipazione come componente ordinaria delle procedure di formazione dei piani affinché sia resa più trasparente e coerente, ed i soggetti istituzionali, i cittadini e gli attori economici possano partecipare, ognuno per le proprie funzioni, alla costruzione e gestione di decisioni;

9. La necessità di assegnare un ruolo più significativo dell’attività agricola riconosciuta come attività economico-produttiva, nella funzione di rispetto e valorizzazione dell’ambiente accompagnate dalla contemporanea previsione di procedure semplificate;

10. L’esigenza di porre una particolare attenzione alla tutela paesaggistica nel rispetto dei principi generali del d.lgs. 42/2004 specificando le valenze del piano di indirizzo territoriale (PIT) come piano paesaggistico;

11. La necessità di disporre che la pianificazione territoriale e urbanistica concorrano alla formazione delle politiche per la casa riconoscendo gli alloggi sociali come standard urbanistico, da assicurare mediante cessione di aree, di unità immobiliari o di oneri aggiuntivi a destinazione vincolata;

12. L’esigenza di disciplinare le forme della pianificazione intercomunale con l’introduzione del piano strutturale intercomunale in applicazione della normativa statale e regionale sulle autonomie locali che insieme alla conferenza di copianificazione diventa riferimento qualificante per garantire una progettazione unitaria e multisettoriale delle trasformazioni a livello d’area vasta;

13. La necessità di introdurre alcune procedure semplificate per l’adozione di varianti agli strumenti urbanistici relative al territorio urbanizzato, nonché tempi certi per la loro approvazione anche attraverso la riduzione dei tempi previsti per alcune procedure amministrative mantenendo un’ottica di sostenibilità di lungo periodo e di prospettiva territoriale più ampia;

14. La necessità di rivedere il modo in cui si esplica il principio di sussidiarietà da valutare, in particolare, in relazione al principio di adeguatezza, al fine di raggiungere un maggior grado di efficacia delle politiche del governo del territorio anche attraverso la determinazione di tempi certi per i procedimenti urbanistici;

15. La necessità di mantenere l’istituto della conferenza paritetica interistituzionale come strumento di riferimento per la regolazione dei conflitti, dotandola dei poteri necessari ad assicurare il recepimento delle proprie conclusioni;

16. La necessità di introdurre l’istituto della perequazione territoriale finalizzata a ridistribuire e compensare i vantaggi e gli oneri di natura territoriale e ambientale derivanti dalla scelte di pianificazione nei casi in cui si ricorre alla conferenza di copianificazione con l’impegno di suolo non edificato all’esterno del perimetro del territorio urbanizzato;

17. La necessità di definire i caratteri e le finalità della perequazione urbanistica e quelli della compensazione urbanistica con l’attribuzione di facoltà edificatorie o di aree in permuta ai proprietari di immobili sui quali sono realizzati interventi pubblici o di interesse pubblico di iniziativa comunale;

18. La necessità di introdurre nell’ordinamento regionale le disposizioni conseguenti a quanto previsto dal d.l. 83/2012 convertito dalla l. 134/2012 in materia di attività edilizia libera;

19. La necessità di introdurre nell’ordinamento regionale le disposizioni conseguenti a quanto previsto dal d.l. 69/2013 convertito dalla l. 98/2013, in materia di ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione senza rispetto della sagoma, di procedimento per il rilascio del permesso di costruire, di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), di agibilità parziale;

20. La necessità di introdurre nell’ordinamento regionale le disposizioni conseguenti a quanto previsto dal d.l. 133/2014 con particolare riguardo alle procedure di semplificazione in materia edilizia;

21. La necessità di introdurre nell’ordinamento regionale il riferimento alla città metropolitana anche in relazione a quanto previsto dalla l. 56/2014;

22. La necessità di dare adeguata applicazione ai principi contenuti nella sentenza della Corte Costituzionale 64/2013 per quanto attiene le opere e le attività escluse dai controlli nelle zone soggette a rischio sismico;

23. La necessità di prevedere disposizioni volte a razionalizzare il patrimonio edilizio esistente e la rigenerazione delle aree urbane degradate anche attraverso misure incentivanti;

24. La necessità di riconoscere la situazione di eccezionale difficoltà dei settori produttivi e di incentivare la permanenza delle attività produttive nel territorio regionale ovvero il loro ordinato sviluppo, consentendo ai comuni, in presenza delle garanzie inerenti la tutela della salute umana, la sicurezza sui luoghi di lavoro e la dotazione degli standard, l’ampliamento degli edifici e degli insediamenti industriali, artigianali e comunque produttivi anche in deroga alle distanze stabilite dall’articolo 9 del d.m. 144/1968, n. 1444.

25. l’opportunità di riformulare la disposizione in materia di regolarità contributiva in modo da rendere più efficienti le relazioni tra enti competenti al controllo della regolarità contributiva e al controllo dell’attività edilizia;

26. L’opportunità di disciplinare l’intervento sostitutivo della Regione nei casi in cui il comune non proceda alla demolizione di opere abusive e l’opportunità di disciplinare il procedimento di annullamento del titolo edilizio da parte della Regione;

27. L’opportunità di riformulare gli istituti dell’edilizia al fine di operare chiarezza terminologica e completezza della trattazione in sintonia con il d.p.r. 380/2001;

28. La necessità di prevedere un  insieme di disposizioni transitorie al fine di graduare l’inserimento dei contenuti delle nuove previsioni normative negli strumenti di pianificazione degli enti locali;

Approva la presente legge

TITOLO I Disposizioni generali

CAPO I Principi generali

Art. 1 Oggetto e finalità

 1. La presente legge detta le norme per il governo del territorio al fine di garantire lo sviluppo sostenibile delle attività rispetto alle trasformazioni territoriali da esse indotte anche evitando il nuovo consumo di suolo, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio territoriale inteso come bene comune e l’uguaglianza di diritti all’uso e al godimento del bene stesso, nel rispetto delle esigenze legate alla migliore qualità della vita delle generazioni presenti e future.

 2. Ai fini di cui al comma 1, i comuni, la città metropolitana, le province e la Regione perseguono, nell’esercizio delle funzioni ad essi attribuite dalla presente legge:

a) la conservazione e la gestione del patrimonio territoriale, promuovendone la valorizzazione in funzione di uno sviluppo locale sostenibile e durevole;

b) la riduzione dei fattori di rischio connessi all’utilizzazione del territorio in funzione di maggiore sicurezza e qualità di vita delle persone;

c) la valorizzazione di un sistema di città e insediamenti equilibrato e policentrico, promuovendo altresì la massima sinergia e integrazione tra i diversi territori della Regione;

d) lo sviluppo delle potenzialità multifunzionali delle aree agricole e forestali, della montagna e della fascia costiera, coniugando funzioni produttive con funzioni di presidio idrogeologico, ambientale e paesaggistico;

e) lo sviluppo di politiche territoriali attente all’innovazione di prodotto e di processo privilegiando le opportunità economiche e l’innovazione delle attività così da consentirne lo sviluppo nel tempo;

f) una qualità insediativa ed edilizia sostenibile che garantisca:

1) la salute ed il benessere degli abitanti e dei lavoratori;

2) la piena accessibilità degli spazi pubblici per la generalità della popolazione;

3) la salvaguardia e la valorizzazione degli spazi agricoli periurbani;

4) la produzione locale di energia e la riduzione dei consumi energetici;

5) il risparmio idrico;

g) l’organizzazione delle infrastrutture per la mobilità che garantisca l’accessibilità all’intero sistema insediativo e all’intermodalità;

h) l’effettiva ed adeguata connettività della rete di trasferimento dati su tutto il territorio regionale.

 Art. 2 Il governo del territorio

 1. Ai fini della presente legge, si definisce governo del territorio l’insieme delle attività che concorrono ad indirizzare, pianificare e programmare i diversi usi e trasformazioni del territorio, con riferimento agli interessi collettivi e alla sostenibilità nel tempo.

 2. Il governo del territorio si esplica mediante il coordinamento intersettoriale delle politiche, la coerenza dei piani e dei programmi di settore con gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica, mediante il coordinamento e la collaborazione tra i diversi livelli territoriali di governo.

Art. 3  Il patrimonio territoriale

 1. La Regione promuove e garantisce la riproduzione del patrimonio territoriale in quanto bene comune costitutivo dell’identità collettiva regionale con le modalità di cui all’articolo 5. Per patrimonio territoriale si intende l’insieme delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione fra ambiente naturale e insediamenti umani, di cui è riconosciuto il valore per le generazioni presenti e future. Il riconoscimento di tale valore richiede la garanzia di esistenza del patrimonio territoriale quale risorsa per la produzione di ricchezza per la comunità.

 2. Il patrimonio territoriale di cui al comma 1, è riferito all’intero territorio regionale ed è costituito da:

a) la struttura idro-geomorfologica, che comprende i caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici;

b) la struttura ecosistemica, che comprende le risorse naturali aria, acqua, suolo ed ecosistemi della fauna e della flora;

c) la struttura insediativa, che comprende città e insediamenti minori, sistemi infrastrutturali, artigianali, industriali e tecnologici;

d) la struttura agro-forestale, che comprende boschi, pascoli, campi e relative sistemazioni nonché i manufatti dell’edilizia rurale.

 3. Le componenti di cui al comma 2, e le relative risorse non possono essere ridotte in modo irreversibile. Le azioni di trasformazione del territorio devono essere considerate in base ad un bilancio complessivo degli effetti su tutte le componenti.

 4. Il patrimonio territoriale come definito al comma 2 comprende altresì il patrimonio culturale costituito dai beni culturali e paesaggistici, di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), di seguito indicato come “Codice”, e il paesaggio così come definito all’articolo 131 del Codice.

 5. Gli elementi costitutivi del patrimonio territoriale, le loro interrelazioni e la loro percezione da parte delle popolazioni esprimono l’identità paesaggistica della Toscana.

Art. 4 Tutela del territorio e condizioni per le trasformazioni. Individuazione del perimetro del territorio urbanizzato

 1. Nessun elemento costitutivo del patrimonio territoriale di cui all’articolo 3, comma 2, può essere ridotto in modo irreversibile.

 2. Le trasformazioni che comportano impegno di suolo non edificato a fini insediativi o infrastrutturali sono consentite esclusivamente nell’ambito del territorio urbanizzato quale individuato dal piano strutturale ai sensi dei commi 3 e 4, tenuto conto delle relative indicazioni del piano di indirizzo territoriale (PIT), salvo quanto previsto dal comma 7. Non sono comunque consentite nuove edificazioni residenziali fuori del territorio urbanizzato, fermo restando quanto previsto dal titolo IV, capo III.

 3. Il territorio urbanizzato è costituito dai centri storici, le aree edificate con continuità dei lotti a destinazione residenziale, industriale e artigianale, commerciale, direzionale, di servizio, turistico-ricettiva, le attrezzature e i servizi, i parchi urbani, gli impianti tecnologici, i lotti e gli spazi inedificati  interclusi dotati di opere di urbanizzazione primaria.

 4. L’individuazione del perimetro del territorio urbanizzato tiene conto delle strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana, ivi inclusi gli obiettivi di soddisfacimento del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica, laddove ciò contribuisca a qualificare il disegno dei margini urbani.

 5. Non costituiscono territorio urbanizzato:

a) le aree rurali intercluse, che qualificano il contesto paesaggistico degli insediamenti di valore storico e artistico, o che presentano potenziale continuità ambientale e paesaggistica con le aree rurali periurbane, così come individuate dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica dei comuni, nel rispetto delle disposizioni del PIT;

b) l’edificato sparso o discontinuo e le relative aree di pertinenza.

 6. Per i nuclei presenti nel territorio rurale si applica l’articolo 65.

 7. Fermo restando quanto disposto dai commi 1 e 2, le trasformazioni non residenziali al di fuori del territorio urbanizzato, che comportino impegno di suolo non edificato, sono consentite esclusivamente con il procedimento di cui all’articolo 25, al fine di verificarne la sostenibilità per ambiti sovracomunali.

 8. Fermo restando quanto previsto ai commi 3 e 4, nuovi impegni di suolo a fini insediativi o infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti. Essi devono in ogni caso concorrere alla riqualificazione dei sistemi insediativi e degli assetti territoriali nel loro insieme, nonché alla prevenzione e al recupero del degrado ambientale e funzionale.

 9. L’individuazione dei tracciati delle infrastrutture lineari persegue la massima coerenza possibile con le invarianti strutturali di cui all’articolo 5, come specificate dagli strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 10, comma 2.

 10. I nuovi insediamenti, gli interventi di sostituzione dei tessuti insediativi e i mutamenti delle destinazioni d’uso che comportano aumento del fabbisogno di dotazioni pubbliche sono in ogni caso subordinati all’esistenza delle condizioni che garantiscono le prestazioni necessarie alla corretta riproduzione del patrimonio territoriale o alla contestuale realizzazione degli interventi necessari a tal fine. Sono comunque da garantire l’accesso ai servizi di interesse pubblico e le prestazioni dei servizi stessi. Sono, in ogni caso, assicurati:

a) la sicurezza idrogeologica;

b) l’approvvigionamento idrico e la depurazione delle acque;

c) la disponibilità dell’energia;

d) l’adeguata capacità delle infrastrutture di mobilità carrabile, pedonale e ciclabile e l’accessibilità al trasporto collettivo;

e) un’adeguata qualità degli insediamenti, con riferimento ai requisiti di cui all’articolo 60;

f) la gestione delle diverse tipologie di rifiuti.

Art. 5 Le invarianti strutturali

 1. Per invarianti strutturali si intendono i caratteri specifici, i principi generativi e le regole che assicurano la tutela e la riproduzione delle componenti identitarie qualificative del patrimonio territoriale. Caratteri, principi e regole riguardano:

a) gli aspetti morfotipologici e paesaggistici del patrimonio territoriale;

b) le relazioni tra gli elementi costitutivi del patrimonio territoriale;

c) le regole generative, di utilizzazione, di manutenzione e di trasformazione del patrimonio territoriale che ne assicurano la persistenza.

 2. L’individuazione delle invarianti strutturali riguarda l’intero territorio, comprese le sue parti degradate. Salvo espressa disciplina dello strumento della pianificazione territoriale,   l’individuazione delle invarianti strutturali non costituisce un vincolo di non modificabilità del bene ma il riferimento per definire le condizioni di trasformabilità.

 3. Il riconoscimento delle invarianti strutturali e la loro disciplina richiedono:

a) la rappresentazione dei caratteri che qualificano gli elementi e le relazioni costitutive di ciascuna invariante;

b) l’individuazione dei principi generativi e delle regole che ne hanno consentito la riproduzione nel tempo;

c) la valutazione dello stato di conservazione dell’invariante, la definizione delle azioni per mitigare o superare le criticità e per valorizzare le potenzialità d’uso e prestazionali.

Art. 6 Lo statuto del territorio

 1. Lo statuto del territorio costituisce l’atto di riconoscimento identitario mediante il quale la comunità locale riconosce il proprio patrimonio territoriale e ne individua le regole di tutela, riproduzione e trasformazione.

 2. Lo statuto del territorio comprende gli elementi che costituiscono il patrimonio territoriale ai sensi dell’articolo 3, e le invarianti strutturali di cui all’articolo 5.

 3. Lo statuto del territorio, quale elemento fondativo e costitutivo per il governo del territorio, è formulato ad ogni livello di pianificazione territoriale, in coerenza con le funzioni proprie di ogni soggetto di cui all’articolo 8, mediante la partecipazione delle comunità interessate ai sensi dell’articolo 36.

 4. Lo statuto del territorio costituisce il quadro di riferimento prescrittivo per le previsioni di trasformazione contenute negli atti di governo del territorio di cui agli articoli 10 e 11.

 5. Lo statuto del territorio regionale contenuto nel PIT concorre alla tutela e alla valorizzazione del paesaggio, ai sensi degli articoli 131, 135, 143 e 145 del Codice. Gli statuti della pianificazione provinciale e comunale si conformano allo statuto del territorio regionale, ai sensi dell’articolo 145, comma 4, del Codice.

Art. 7 Limitazioni alle facoltà di godimento dei beni compresi nello statuto del territorio

 1. L’individuazione, nell’ambito dello statuto del territorio, delle invarianti strutturali, costituisce accertamento delle caratteristiche intrinseche e connaturali dei beni immobili in esso ricompresi. Le conseguenti limitazioni alle facoltà di godimento dei beni immobili, individuati sulla base dei principi stabiliti dalla legge statale, contenute nello statuto medesimo, non danno luogo ad alcun indennizzo.

CAPO II Soggetti e atti del governo del territorio

Art. 8 I soggetti

 1. Le funzioni amministrative relative al governo del territorio sono esercitate, nell’ambito delle rispettive competenze, dai comuni, dalle unioni di comuni, dalle province, dalla città metropolitana e dalla Regione, secondo i principi di collaborazione istituzionale, sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

 2. I comuni esercitano le funzioni primarie ed essenziali della pianificazione urbanistica.

 3. La Regione assicura che il sistema del governo del territorio si attui nel rispetto delle finalità della presente legge e riconosce nella pianificazione di area vasta uno dei suoi principali componenti.

 4. I soggetti istituzionali di cui al comma 1, disciplinano la tutela, la valorizzazione e le trasformazioni territoriali mediante gli atti di governo del territorio di cui agli articoli 10 e 11. Essi assicurano altresì, ciascuno per le proprie competenze, che gli atti di governo del territorio si formino nel rispetto delle disposizioni della presente legge e dei relativi regolamenti di attuazione,  in conformità al PIT e in coerenza con gli atti di governo del territorio degli altri livelli istituzionali.

 5. I soggetti pubblici e privati nonché i cittadini singoli o associati partecipano alla formazione degli atti di governo del territorio secondo le disposizioni della presente legge.

Art. 9 Partecipazione agli atti di competenza statale

 1. La Regione partecipa alla definizione e all’attuazione dei piani e programmi di competenza statale, con particolare riferimento alla stipulazione degli accordi e delle intese interistituzionali. Essa garantisce, nelle sedi relative, il rispetto dei principi di cui al capo I, nonché la coerenza degli atti statali con gli strumenti della pianificazione territoriale e con gli strumenti di pianificazione urbanistica adottati e approvati dai soggetti competenti in attuazione della presente legge.

 2. Ai fini del comma 1, la Regione partecipa alle intese per l’individuazione delle infrastrutture, opere e insediamenti di interesse statale, secondo quanto espressamente disposto dalle medesime norme statali. Contribuisce inoltre alla localizzazione, nel territorio regionale, delle stesse opere, infrastrutture ed insediamenti, in attuazione dei criteri strategici concordati con lo Stato e con gli ulteriori soggetti eventualmente partecipanti all’intesa, relativamente alle caratteristiche tipologiche, economico-finanziarie e qualitative delle opere di cui si tratti.

 3. Nell’ambito delle procedure di cui al presente articolo, la Regione assicura altresì la partecipazione degli enti locali interessati ed il coinvolgimento degli stessi nel processo di formazione degli atti di propria competenza, richiedendone in ogni caso il relativo parere e conformandosi ad esso nei casi di esclusiva rilevanza locale.

Art. 9 bis Partecipazione della Regione alle conferenze di servizi per l’approvazione di opere di interesse statale (27)

1. Fermo restando quanto previsto al comma 2 bis, (29) i casi in cui il progetto definitivo di un’opera di interesse statale sia stato sottoposto a valutazione di impatto ambientale (VIA) ed il procedimento si sia concluso con esito positivo, l’approvazione del progetto, nella conferenza indetta a tale scopo, con il voto favorevole del Presidente della Giunta regionale, oltre agli effetti previsti dalla legislazione statale, costituisce anche variante automatica del PIT di cui all’articolo 88.

2. Il Presidente della Giunta regionale o un suo delegato partecipano alla conferenza di servizi indetta per l’approvazione di progetti aventi ad oggetto la localizzazione di opere di interesse statale, previa risoluzione del Consiglio regionale che si esprime in merito alla variante di cui al comma 1.

2 bis. La presente disposizione non trova applicazione qualora la variante comporti modifiche alla disciplina dei beni paesaggistici di cui all’articolo 143, comma 1, lettere b), c) e d), del Codice, oggetto di elaborazione congiunta tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e la Regione. (30)

Art. 10 Atti di governo del territorio

 1. Sono atti di governo del territorio gli strumenti della pianificazione di cui ai commi 2 e 3, i piani e programmi di settore e gli accordi di programma di cui all’articolo 11.

 2. Sono strumenti della pianificazione territoriale:

a) il piano di indirizzo territoriale (PIT);

b) il piano territoriale di coordinamento provinciale (PTC);

c) il piano territoriale della città metropolitana (PTCM);

d) il piano strutturale comunale;

e) il piano strutturale intercomunale;

f)  abrogata. (31)

 3. Sono strumenti della pianificazione urbanistica:

a) il piano operativo comunale;

a bis) il piano operativo intercomunale;(340)

b) i piani attuativi, comunque denominati.

Art. 11 Piani, programmi di settore e accordi di programma

 1. I piani, i programmi di settore e gli atti di programmazione, comunque denominati, dei soggetti di cui all’articolo 8, sono atti di governo del territorio qualora producano effetti territoriali o comportino variazioni agli strumenti della pianificazione territoriale o urbanistica.

 2. I piani e i programmi di settore di cui al comma 1, sono approvati secondo le disposizioni di cui al titolo II, capo I.

 3. Gli accordi di programma sono atti di governo del territorio qualora incidano sull’assetto del territorio, comportando variazioni al piano strutturale e al piano operativo.

 4. Alle varianti al piano strutturale e al piano operativo necessarie per gli accordi di programma di  cui al comma 3, si applicano le disposizioni di cui al titolo II, capo I.

Art. 12 Competenze nella formazione degli atti

 1. La Regione approva il PIT, i piani e i programmi di settore nonché gli atti di programmazione regionali comunque denominati.

 2. Nel rispetto del PIT e in conformità con i suoi contenuti di piano paesaggistico, ai sensi dell’articolo 145, comma 4, del Codice, la provincia approva il PTC, i piani e i programmi di settore nonché gli atti di programmazione provinciali comunque denominati.

 3. Nel rispetto del PIT e in conformità con i suoi contenuti di piano paesaggistico, ai sensi dell’articolo 145, comma 4, del Codice, la città metropolitana, approva il PTCM, i piani e i programmi nonché gli atti di programmazione comunque denominati.

 4 . Nel rispetto del PIT e in conformità con i suoi contenuti di piano paesaggistico ai sensi dell’articolo 145, comma 4, del Codice, nonché nel rispetto del PTC e del PTCM di riferimento, il comune approva:

a) il piano strutturale;

b) il piano strutturale intercomunale relativamente alle parti del territorio di propria competenza;

c) il piano operativo;

d) i piani attuativi;

e) i piani e i programmi di settore e gli atti di programmazione comunali comunque denominati.

Art. 13 Misure cautelari

 1. Il Presidente della Giunta regionale può approvare in via eccezionale particolari disposizioni cautelari con l’effetto di sospendere l’efficacia totale o parziale delle parti degli atti di governo del territorio con esse contrastanti, nei casi di cui agli articoli 24 e 25 della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 67 (Ordinamento del sistema regionale della protezione civile e disciplina della relativa attività), nonché negli altri casi in cui la legge attribuisca alla Regione poteri straordinari connessi a situazioni di necessità e di urgenza.

 2. Le misure di cui al comma 1, cessano di avere efficacia non appena hanno raggiunto gli obiettivi per i quali la legge le prevede e comunque non oltre dodici mesi dalla loro adozione. Le misure sono motivatamente rinnovabili una sola volta.

TITOLO II Norme procedurali per la formazione degli atti di governo del territorio

CAPO I Disposizioni procedurali comuni

Art. 14 Disposizioni generali per la valutazione ambientale strategica degli atti di governo del territorio e delle relative varianti

 1. Gli atti di governo del territorio  e le relative varianti sono assoggettati al procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS) nei casi e secondo le modalità indicati dalla legge regionale 12 febbraio 2010, n. 10 (Norme in materia di valutazione ambientale strategica “VAS”, di valutazione di impatto ambientale “VIA” e di valutazione di incidenza), e dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale).

 2. Per evitare duplicazioni procedurali, non è necessaria la verifica di assoggettabilità di cui all’articolo 12 del d.lgs. 152/2006, né la VAS per le varianti agli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica che costituiscono adeguamento a piani sovraordinati che aumentano le tutele ambientali e già assoggettati a VAS.

 3. Abrogato. (28)

Art. 15 Monitoraggio

 1. La Regione, le province, la città metropolitana, e i comuni, sulla base del monitoraggio degli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica effettuato dall’osservatorio paritetico della pianificazione di cui all’articolo 54, verificano il perseguimento delle finalità di cui al titolo I, capo I.

1 bis. Nell’ambito delle attività di monitoraggio di cui al comma 1, una specifica verifica è svolta con riferimento agli effetti economici ed occupazionali delle prescrizioni del piano paesaggistico sulle attività estrattive esercitate nelle Alpi apuane, con particolare riferimento alle escavazioni svolte oltre i 1.200 metri. (7)

1 ter. Il monitoraggio concerne inoltre gli effetti delle prescrizioni del piano paesaggistico regionale di cui all’articolo 58 sulle attività agricole e sulle attività turistico-balneari; vivaistiche e florovivaistiche sulle attività di itticoltura. (7)

1 quater. Il monitoraggio di cui ai commi 1 bis e 1 ter, in sede di prima attuazione, è svolto dopo tre mesi dall’entrata in vigore dei medesimi commi e, successivamente, con cadenza annuale. (7)

 2. Il monitoraggio di cui al comma 1, è svolto sulla base di selezionati elementi conoscitivi conferiti e trattati da Regione, province, città metropolitana e comuni, secondo le modalità indicate nel regolamento di cui all’articolo 56.

 3. I soggetti istituzionali di cui al comma 1, collaborano all’implementazione dei dati conoscitivi anche al fine del contrasto all’abusivismo.

 4. Al fine di valutare l’efficacia della presente legge e lo stato complessivo della pianificazione, la Regione promuove il confronto con le rappresentanze istituzionali, le parti sociali, le associazioni ambientaliste, il mondo della cultura, delle università e delle professioni. Con deliberazione la Giunta regionale organizza le modalità attuative del confronto.

 5. La Giunta regionale informa il Consiglio regionale delle attività di monitoraggio di cui al comma 1, e degli esiti delle valutazioni di cui al comma 4 con cadenza biennale.

Art. 16 Norme procedurali per gli atti di governo del territorio

 1. Le disposizioni del presente capo si applicano alla formazione:

a) del PIT e sue varianti;

b) del PTC e sue varianti;

c) del PTCM e sue varianti;

d) del piano strutturale e sue varianti ad esclusione di quelle di cui agli articoli 29, 30, 31, comma 3, 34 e 35;

e) del piano operativo e sue varianti ad esclusione di quelle di cui agli articoli 30, 31, comma 3, 34 e 35;

f) dei piani e programmi di settore e degli atti di programmazione comunque denominati di competenza dei soggetti istituzionali di cui all’articolo 8 e delle varianti richieste da accordi di programma di cui all’articolo 11, ad esclusione delle varianti di cui agli articoli 34 e 35.

 2. Ai piani, programmi di settore e agli atti di programmazione, comunque denominati, di cui all’articolo 11, di competenza del comune che non comportano variazioni agli strumenti della pianificazione territoriale o urbanistica non si applicano l’articolo 17 e l’articolo 19, comma 6.

 3. Ai piani, programmi di settore e atti di programmazione, comunque denominati, di competenza della Regione, che non contengono previsioni localizzative, non si applica l’articolo 19   e l’atto di avvio dei relativi procedimenti presenta i contenuti di cui alle lettere a), b), c) e d), dell’articolo 17. (32)

Art. 17 Avvio del procedimento

 1. Ciascuno dei soggetti di cui all’articolo 8, comma 1, trasmette agli altri soggetti istituzionali del medesimo comma, l’atto di avvio del procedimento dei piani, programmi e varianti di propria competenza, al fine di acquisire eventuali apporti tecnici. L’atto di avvio è altresì trasmesso all’ente parco competente per territorio, ove presente, e agli altri soggetti pubblici che il soggetto procedente ritenga interessati.

 2. Per gli strumenti soggetti a VAS ai sensi dell’articolo 5 bis della l.r. 10/2010, l’avvio del procedimento è effettuato contemporaneamente all’invio del documento di cui all’articolo 22 della l.r. 10/2010, oppure del documento preliminare di cui all’articolo 23, comma 2, della medesima l.r. 10/2010.

 3. L’atto di avvio del procedimento contiene:

 a) la definizione degli obiettivi di piano o della variante e delle azioni conseguenti, comprese le eventuali ipotesi di trasformazioni al di fuori del perimetro del territorio urbanizzato che comportino impegno di suolo non edificato per le quali si intende attivare il procedimento di cui all’articolo 25, nonché la previsione degli effetti territoriali attesi, ivi compresi quelli paesaggistici;

b) il quadro conoscitivo di riferimento comprensivo della ricognizione del patrimonio territoriale ai sensi dell’articolo 3, comma 2, e dello stato di attuazione della pianificazione, nonché la programmazione delle eventuali integrazioni;

c) l’indicazione degli enti e degli organismi pubblici ai quali si richiede un contributo tecnico specificandone la natura e l’indicazione del termine entro il quale il contributo deve pervenire;

d) l’indicazione degli enti ed organi pubblici competenti all’emanazione di pareri, nulla osta o assensi comunque denominati, necessari ai fini dell’approvazione del piano;

e) il programma delle attività di informazione e di partecipazione della cittadinanza alla formazione dell’atto di governo del territorio;

f) l’individuazione del garante dell’informazione e della partecipazione, per le finalità di cui all’articolo 36, responsabile dell’attuazione del programma di cui alla lettera e).

Art. 18 Il responsabile del procedimento e sue funzioni

 1. Il responsabile del procedimento disciplinato dal presente capo accerta e certifica che il procedimento medesimo si svolga nel rispetto delle norme legislative e regolamentari.

 2. Fermo restando quanto disposto dal comma 1, il responsabile del procedimento verifica altresì, che l’atto di governo del territorio si formi nel rispetto della presente legge, dei relativi regolamenti di attuazione e delle norme ad essa correlate, nonché in piena coerenza con gli strumenti della pianificazione territoriale di riferimento di cui all’articolo 10, comma 2, tenendo conto degli ulteriori piani o programmi di settore dei soggetti istituzionali competenti di cui all’articolo 8. A tal fine, assicura che l’atto di governo del territorio sia corredato da una relazione tecnica, nella quale siano evidenziati e certificati in particolare:

a) i profili di coerenza esterna con gli strumenti di pianificazione e gli eventuali piani o programmi di settore di altre amministrazioni;

b) ove si tratti di uno strumento di pianificazione urbanistica comunale, i profili di coerenza interna con gli atti comunali di governo del territorio sovraordinati;

c) il rispetto delle disposizioni di cui al titolo I, capo I, con particolare riferimento alla tutela e riproduzione del patrimonio territoriale;

d) ove si tratti di uno strumento di pianificazione comunale, il rispetto dei criteri per l’individuazione del perimetro del territorio urbanizzato di cui all’articolo 4;

e) il rispetto delle disposizioni relative al territorio rurale di cui al titolo IV, capo III e del relativo regolamento di attuazione di cui all’articolo 84;

f) il rispetto delle disposizioni di cui al titolo V e del relativo regolamento di attuazione di cui all’articolo 130.

 3. Prima dell’adozione dell’atto, il responsabile del procedimento assicura l’acquisizione di tutti i pareri richiesti dalla legge, delle eventuali segnalazioni, proposte, contributi e condizioni, formulati dai soggetti interessati, pubblici e privati. In particolare predispone una relazione sull’attività svolta ai sensi del comma 1, del comma 2 e del presente comma che, unitamente al rapporto del garante dell’informazione e della partecipazione di cui all’articolo 38, costituisce allegato all’atto da adottare.

 4. Qualora emergano profili di incoerenza o di incompatibilità rispetto ad altri strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 10, il responsabile del procedimento provvede a darne tempestiva informazione ai competenti organi dell’amministrazione, anche ai fini dell’eventuale attivazione dell’accordo di pianificazione di cui all’articolo 41.

 5. Il responsabile del procedimento assicura, a chiunque voglia prenderne visione, senza obbligo di specifica motivazione, l’accesso e la disponibilità degli atti amministrativi relativi ai procedimenti  di formazione degli atti di governo del territorio di cui agli articoli 10 e 11 e della relazione redatta ai sensi del comma 3.

Art. 19 Adozione e approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale e di pianificazione urbanistica

 1. Fermo restando quanto previsto all’articolo 20, il soggetto istituzionale competente provvede all’adozione dello strumento della pianificazione territoriale o della pianificazione urbanistica, comunica tempestivamente il provvedimento adottato agli altri soggetti di cui all’articolo 8, comma 1, e trasmette ad essi i relativi atti. Entro e non oltre il termine di cui al comma 2, tali soggetti possono presentare osservazioni allo strumento adottato.

 2. Il provvedimento adottato è depositato presso l’amministrazione competente per sessanta giorni dalla data di pubblicazione del relativo avviso sul Bollettino ufficiale della regione Toscana (BURT). Entro e non oltre tale termine, chiunque può prenderne visione, presentando le osservazioni che ritenga opportune.

 3. Per gli atti soggetti a VAS si applicano le disposizioni di cui all’articolo 8, comma 6, della l.r. 10/2010.

 4. Decorsi i termini di cui ai commi 2 e 3, e fermi restando gli adempimenti previsti dall’articolo 26 della l.r. 10/2010 per gli atti soggetti a VAS, l’amministrazione competente provvede all’approvazione dello strumento della pianificazione territoriale o urbanistica. Qualora sia stata attivata la procedura di cui agli articoli 41, 42 e 43, essa procede all’approvazione solo dopo la conclusione del relativo accordo di pianificazione.

 5. Il provvedimento di approvazione contiene il riferimento puntuale alle osservazioni pervenute e l’espressa motivazione delle determinazioni conseguentemente adottate.

 6. Lo strumento approvato è trasmesso ai soggetti di cui all’articolo 8, comma 1. La pubblicazione dell’avviso di approvazione dello strumento è effettuata decorsi almeno quindici  giorni dalla suddetta trasmissione.

 7. Lo strumento acquista efficacia decorsi trenta giorni (33) dalla pubblicazione del relativo avviso sul BURT.

 8. Lo strumento approvato è conferito nel sistema informativo geografico regionale di cui all’articolo 56, in formato numerico alla scala adeguata, ai fini dell’implementazione del sistema informativo geografico regionale.

 9. Ai fini di cui al comma 8, il regolamento di cui all’articolo 56 indica le modalità tecniche per il conferimento degli strumenti della pianificazione e dei dati di monitoraggio di cui all’articolo 15, nel sistema informativo geografico regionale.

Art. 20 Disposizioni particolari per l’adozione e l’approvazione degli atti di governo del territorio

 1. La Regione comunica alle province, alla città metropolitana e ai comuni l’intervenuta adozione del PIT, entro e non oltre, la pubblicazione sul BURT del relativo avviso.

 2. La provincia procede al deposito e alla pubblicazione del PTC solo dopo aver comunicato alla Regione e ai comuni territorialmente interessati l’avvenuta adozione.

 3. La città metropolitana procede al deposito e alla pubblicazione del PTCM solo dopo aver comunicato alla Regione e ai comuni territorialmente interessati l’avvenuta adozione.

 4. Il comune procede al deposito e alla pubblicazione ai sensi dell’articolo 19, comma 2, dell’avviso di adozione del piano strutturale e del piano operativo solo dopo aver trasmesso gli stessi alla Regione e alla provincia o alla città metropolitana.

 5. Le osservazioni presentate dalla Regione, dalla provincia, dalla città metropolitana o dal singolo comune sugli strumenti in corso di formazione sono pubblicate sul sito istituzionale  dell’ente osservante.

 6. Possono costituire oggetto di osservazione:

a) da parte della Regione, i possibili profili di incompatibilità, contrasto e incoerenza con il PIT e con i piani e programmi di settore o con gli atti di programmazione regionali di cui all’articolo 11;

b) da parte della provincia, i possibili profili di incompatibilità, contrasto e incoerenza con il PTC e con i piani e programmi di settore o con gli atti di programmazione provinciali di cui all’articolo 11;

c) da parte della città metropolitana, i possibili profili di incompatibilità, contrasto e incoerenza con il PTCM e con i piani e programmi o con gli atti di programmazione di cui all’articolo 11;

d) da parte del comune, i contenuti del PIT, del PTC o del PTCM ritenuti incompatibili con norme statutarie di tutela e valorizzazione del patrimonio territoriale, oppure lesivi delle competenze di pianificazione riservate al comune dalla presente legge.

 7. Possono altresì costituire oggetto di osservazione, da parte dei soggetti di cui all’articolo 8, comma 1, anche possibili profili di contrasto con singole disposizioni della presente legge, dei relativi regolamenti di attuazione, nonché delle norme ad essa correlate.

 8. Le determinazioni assunte dall’ente procedente in sede di approvazione dello strumento ai sensi dell’articolo 19, comma 5, comprensive delle controdeduzioni alle osservazioni dei soggetti di cui all’articolo 8, comma 1, sono pubblicate sul sito istituzionale dell’ente medesimo.

Art. 21 Aggiornamenti del quadro conoscitivo e rettifica di errori materiali

 1. I soggetti di cui all’articolo 8, comma 1, provvedono all’aggiornamento del quadro conoscitivo degli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica purché non comportante conseguenze sulle discipline, oppure alla correzione di errori materiali in essi contenuti mediante un’unica deliberazione. (34)

 2. Ciascun soggetto di cui all’articolo 8, comma 1, trasmette agli altri soggetti istituzionali di cui al medesimo comma, la deliberazione di aggiornamento o di correzione (35) il cui avviso è pubblicato sul BURT.

Art. 21 bis  Banca dati dei pareri in materia di governo del territorio (36)

1. È istituita la banca dati dei pareri in materia di governo del territorio regionale al fine di garantire l’uniformità di interpretazione della presente legge e la celerità dei relativi procedimenti.

2. Sono inseriti nella banca dati i pareri richiesti dagli enti locali relativamente a questioni interpretative di carattere generale inerenti l’applicazione della presente legge. Sono inserite nella banca dati le linee di indirizzo nei confronti degli enti locali adottate dalla Giunta regionale su proposta della conferenza paritetica ai sensi dell’articolo 47, comma 1 bis.

3. I pareri sono rilasciati dai competenti uffici regionali, in forma scritta, entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta.

4. La banca dati è pubblicata sul sito istituzionale della Regione Toscana.

5. Con delibera della Giunta regionale, da adottarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente articolo, sono stabilite le modalità di funzionamento della banca dati di cui al comma 1.

CAPO II Disposizioni procedurali particolari per l’integrazione del PIT

Art. 22 Atti di integrazione al PIT

 1. In base ai criteri individuati dal PIT e nei tempi dallo stesso stabiliti, i comuni possono procedere alla ricognizione delle aree di cui all’articolo 143, comma 4, del Codice e trasmettono la relativa proposta di ricognizione alla Regione.

 2. Verificata la conformità della proposta ai criteri individuati nel PIT, assicurando la partecipazione degli organi ministeriali competenti al relativo procedimento di verifica, la Giunta regionale adotta l’atto di integrazione al PIT e procede alla sua pubblicazione ai sensi dell’articolo 19, comma 2.

 3. Decorsi i termini di cui all’articolo 19, comma 2, il Consiglio regionale approva l’atto di integrazione al PIT.

CAPO III Disposizioni per la pianificazione intercomunale

Art. 23 Adozione e approvazione del piano strutturale intercomunale (37)

 1. I comuni (37) possono procedere all’adozione e all’approvazione del piano strutturale intercomunale con le modalità stabilite dal presente articolo.

 2. I comuni approvano l’atto di esercizio associato del piano strutturale intercomunale, con il quale costituiscono un ufficio unico di piano mediante:

a) la stipula, tra di loro, della convenzione di cui agli articoli 20 e 21 della legge regionale 27  dicembre 2011, n. 68 (Norme sul sistema delle autonomie locali);

b) l’unione di comuni di cui fanno parte, costituita ai sensi del titolo III, capo III, della l.r. 68/2011. In detta ipotesi, l’affidamento dell’esercizio associato all’unione avviene per convenzione stipulata ai sensi degli articoli 20 e 21 della l.r. 68/2011, oppure per disposizione statutaria dell’unione.

b bis ) la stipula di una convenzione di cui agli articoli 20 e 21 della legge regionale 27 dicembre 2011, n. 68 (Norme sul sistema delle autonomie locali) con un’unione di comuni di cui non fanno parte. (38)

 3. L’esercizio associato è svolto tra comuni contermini rientranti nel medesimo ambito sovracomunale di cui all’articolo 28, salvo quanto previsto dall’articolo 24. (39)

 4. L’ente responsabile dell’esercizio associato individua il garante dell’informazione e della partecipazione di cui all’articolo 37.

 5. L’ente responsabile dell’esercizio associato avvia il procedimento del piano strutturale intercomunale ai sensi dell’articolo 17 e trasmette il relativo atto, oltre ai soggetti di cui all’articolo 8, comma 1, a tutti i comuni associati.

 6. Qualora la proposta di piano strutturale intercomunale preveda trasformazioni al di fuori del perimetro del territorio urbanizzato che comportino impegni di suolo non edificato, l’ente responsabile dell’esercizio associato richiede alla Regione la convocazione della conferenza di copianificazione di cui all’articolo 25 alla quale partecipano la Regione, la provincia, la città metropolitana, l’ente responsabile dell’esercizio associato e i comuni associati, nonché, su indicazione della Regione, i legali rappresentanti dei comuni eventualmente interessati dagli effetti territoriali derivanti dalle previsioni. La conferenza decide a maggioranza dei presenti entro sessanta giorni dallo svolgimento della prima riunione. (334)

 7. In caso di convenzione, l’organo competente, individuato dalla convenzione medesima ai sensi dell’articolo 20, comma 2, lettera c), della l.r. 68/2011, approva la proposta di piano strutturale intercomunale e la trasmette ai comuni interessati per l’adozione ai sensi degli articoli 18, 19 e 20. In caso di esercizio associato della funzione urbanistico edilizia mediante previsione statutaria dell’unione di comuni, l’organo competente individuato dallo statuto dell’unione o, in mancanza di tale individuazione, la giunta dell’unione, approva la proposta di piano strutturale intercomunale e la trasmette ai comuni interessati per l’adozione ai sensi degli articoli 18, 19 e 20. (39)

 8. Le osservazioni sono presentate all’ente responsabile dell’esercizio associato che provvede all’istruttoria (40). L’esito dell’istruttoria è trasmesso all’organo di cui al comma 7 che predispone le controdeduzioni alle osservazioni pervenute e adegua in tal senso il piano strutturale intercomunale adottato trasmettendolo ai comuni associati.

 9. I comuni associati approvano il piano strutturale intercomunale controdeducendo alle osservazioni nel senso indicato dall’organo di cui al comma 7. Con l’atto di approvazione ciascun comune può apportare al piano strutturale intercomunale adottato esclusivamente le modifiche indicate dall’organo di cui al comma 7. Qualora una delle amministrazioni ritenga, a seguito delle osservazioni pervenute, di dover apportare ulteriori modifiche, trasmette le relative proposte all’ufficio unico di piano che provvede ai sensi del comma 8.

 10. Il piano strutturale intercomunale diventa efficace con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana (BURT), effettuata a cura dell’ente responsabile della gestione associata, dell’avviso dell’avvenuta approvazione da parte dei comuni associati ai sensi del comma 2 oppure dell’organo competente dell’unione nel caso di cui al comma 13 bis. (39)

 11. Il piano strutturale intercomunale sostituisce, per i rispettivi territori, il piano strutturale dei comuni. Qualora non sia approvato da uno o più comuni, esso non acquista efficacia per i rispettivi territori.

 12. Nel caso in cui sia necessario variare gli strumenti di pianificazione territoriale della provincia, della città metropolitana e della Regione, l’ente responsabile dell’esercizio associato promuove l’accordo di pianificazione ai sensi degli articoli 41, 42 e 43.

 13. Alle varianti al piano strutturale intercomunale si applicano le disposizioni del presente articolo , fermo restando quanto previsto all’articolo 32 bis. (41)

13 bis. Lo statuto dell’unione di comuni può stabilire che all’unione sono altresì attribuite le competenze per l’adozione e l’approvazione del piano strutturale intercomunale; in tal caso, lo statuto prevede termini e modalità per la richiesta di pareri ai singoli comuni. L’approvazione degli atti da parte del competente organo dell’unione è deliberata con la maggioranza prevista dallo statuto, che prevede il voto favorevole anche dei sindaci dei comuni interessati. Le disposizioni di cui ai commi 6, 8, 9 e 11 si intendono riferite all’unione. (42)

 14. Nel caso di varianti approvate ai sensi dell’articolo 34 e dell’articolo 35, l’ufficio di piano procede all’aggiornamento del piano strutturale intercomunale.

 15. Con deliberazione della Giunta regionale sono individuate forme di incentivazione per favorire la redazione dei piani strutturali intercomunali di cui al presente articolo e all’articolo 24. (24)

Art. 23 bis Approvazione del piano operativo intercomunale (341)

1. I comuni che hanno approvato i piani strutturali intercomunali ai sensi dell’articolo 23 possono procedere con l’approvazione dei piani operativi intercomunali, secondo il procedimento di cui al medesimo articolo e nel rispetto del termine di cui all’articolo 94, comma 2 bis.

2. A partire dall’anno 2020, con deliberazione della Giunta regionale, sono individuate forme di incentivazione per favorire la redazione dei piani operativi intercomunali di cui al presente articolo.

 Art. 24 Disposizioni per i comuni obbligati all’esercizio associato delle funzioni fondamentali. Disposizioni per i comuni facenti parte di un’unione (43)

 1. I comuni obbligati all’esercizio associato della funzione fondamentale relativa alla pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale assolvono a detto obbligo approvando il piano strutturale intercomunale secondo le modalità stabilite dall’articolo 23. (44)

 2. I comuni facenti parte di un’unione di comuni, pur non obbligati, sono tenuti al rispetto degli ambiti di cui all’allegato A della l.r. 68/2011 per l’esercizio associato della funzione fondamentale relativa alla pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale. (44)

2 bis. In alternativa a quanto disposto dal comma 1, i comuni obbligati all’esercizio associato delle funzioni fondamentali non contermini possono adempiere all’obbligo di esercizio associato della funzione fondamentale relativa alla pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale costituendo, tramite convenzione, un ufficio comune per svolgere le funzioni di cui all’articolo 12, comma 4, lettere a), c), d) ed e). (45)

Art. 25 Disposizioni per la pianificazione di nuovi impegni di suolo esterni al perimetro del territorio urbanizzato. Conferenza di copianificazione (23)

 1. Le previsioni di trasformazione che comportano impegno di suolo non edificato all’esterno del perimetro del territorio urbanizzato, come definito all’articolo 4, commi 3 e 4, comprese quelle di cui all’articolo 64, comma 6 e comma 8, (46) sono subordinate al previo parere favorevole della conferenza di copianificazione di cui al presente articolo, fatta eccezione per le previsioni di cui agli articoli 88, comma 7, lettera c), e articolo 90, comma 7, lettera b) e articolo 91, comma 7, lettera b).  (3)

 2. Non sono soggette alla conferenza di cui al comma 1 le previsioni che comportano impegni di suolo non edificato all’esterno del perimetro del territorio urbanizzato nei seguenti casi:

a) interventi di adeguamento delle infrastrutture lineari esistenti;

b) interventi attinenti alla sicurezza, al pronto soccorso sanitario, alla difesa idraulica e idrogeologica; (47)

c) ampliamento delle strutture esistenti artigianali, industriali, o produttrici di beni e servizi, purché finalizzato al mantenimento delle funzioni produttive;

d) ampliamento delle opere pubbliche esistenti; (47)

e) varianti al piano strutturale che costituiscono adeguamento ai piani di settore regionali, provinciali o della città metropolitana, (48) approvati con il procedimento di cui al titolo II, capo I.

e bis)  varianti ai piani strutturali che non contengono previsioni localizzative; (49)

e ter)  interventi urbanistico-edilizi previsti dai programmi aziendali pluriennali di miglioramento agricolo ambientale delle aziende agricole, salvo quelli aventi ad oggetto le trasformazioni di cui all’articolo 64, comma 8. (49)

 3. La conferenza di copianificazione è costituita dai legali rappresentanti della Regione, della provincia o della città metropolitana, del comune interessato o dell’ente responsabile dell’esercizio associato, o loro sostituti sulla base dell’ordinamento dell’ente. Alla conferenza partecipano, senza diritto di voto, anche i legali rappresentanti dei comuni eventualmente interessati da effetti territoriali sovracomunali derivanti dalle previsioni, tenuto conto degli ambiti di cui all’articolo 28.

3 bis. Il comune richiede la convocazione della conferenza contestualmente all’atto di avvio di cui all’articolo 17 oppure a seguito della trasmissione dello stesso. (50)

 4. Entro trenta giorni dalla richiesta dell’amministrazione che intende proporre le previsioni, la Regione convoca la conferenza di copianificazione, la cui prima seduta è svolta entro sessanta giorni da tale richiesta. (51) In sede di convocazione la Regione individua gli eventuali comuni interessati da effetti territoriali sovracomunali, i quali possono partecipare ed offrire contributi ai lavori della conferenza. Tutte le amministrazioni chiamate a partecipare alla conferenza  danno avviso sul proprio sito istituzionale  della data in cui si svolge, nonché dell’oggetto dalla stessa trattato. La conferenza si svolge presso la Regione. Ai soggetti partecipanti sono trasmessi gli elaborati relativi alla previsione in esame almeno quindici giorni prima della data fissata per la prima riunione della conferenza e le motivazioni della proposta.

 5. La conferenza di copianificazione verifica che le previsioni proposte siano conformi al PIT, che non sussistano alternative sostenibili di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e infrastrutture esistenti, e indica gli eventuali interventi compensativi degli effetti indotti sul territorio.

 6. La conferenza di copianificazione decide a maggioranza entro il termine di trenta giorni dallo svolgimento della prima riunione. Il termine può essere sospeso una sola volta, per un periodo non superiore a trenta giorni, per acquisire integrazioni o documentazione necessaria alle determinazioni della conferenza. Il parere sfavorevole espresso dalla Regione è vincolante, salvo che in presenza di piano strutturale intercomunale, ed è espressamente motivato con riferimento ai profili di cui al comma 5.

  7. A seguito del pronunciamento positivo della conferenza, il comune procede alla formazione dello strumento o dell’atto ai sensi degli articoli 18, 19 e 20. L’approvazione delle previsioni comporta integrazione dei contenuti del PTC o del PTCM, ove necessario mediante ratifica, entro trenta giorni, da parte della provincia o della città metropolitana.

 8. Nel caso in cui la conferenza accerti la necessità di variare il PIT si procede mediante accordo di pianificazione ai sensi dell’articolo 42.

 9. I nuovi impegni di suolo comportanti effetti territoriali sovracomunali sono oggetto di perequazione territoriale ai sensi dell’articolo 102 con le modalità indicate dalla conferenza di copianificazione nel pronunciamento di cui al comma 7.

Art. 26 Disposizioni per la pianificazione delle grandi strutture di vendita (23)

 1. Sono soggette alla conferenza di copianificazione di cui all’articolo 25:

a) le previsioni di grandi strutture di vendita o di aggregazioni di medie strutture aventi effetti assimilabili a quelli delle grandi strutture, al di fuori del perimetro del territorio urbanizzato, che comportano impegno di suolo non edificato;

b) le previsioni di grandi strutture di vendita o di aggregazioni di medie strutture aventi effetti assimilabili a quelli delle grandi strutture, all’interno del perimetro del territorio urbanizzato, anche se si sostanziano in interventi di riutilizzo del patrimonio edilizio esistente.

 2. La conferenza di copianificazione verifica le previsioni di cui ai commi 1, sulla base di quanto previsto dall’articolo 25, comma 5. e dei seguenti criteri:

a) la capacità di assorbimento, da parte dell’infrastrutturazione stradale e ferroviaria presente nel territorio del comune e in quello dell’ambito di interesse sovracomunale, del carico di utenze potenziali connesso al nuovo esercizio;

b) il livello di emissioni inquinanti, comprensivo dell’incremento dovuto alla movimentazione veicolare attesa dalla nuova struttura di vendita;

c) la sostenibilità rispetto alla tutela del valore paesaggistico dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) sulla base delle tipologie individuate dalla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio mondiale, culturale ed ambientale, firmata a Parigi il 16 novembre 1972, dai Paesi aderenti all’UNESCO, delle reti di fruizione storica del territorio e dei beni paesaggistici di cui all’articolo 134 del Codice;

d) le conseguenze attese sulla permanenza degli esercizi commerciali di prossimità, al fine di garantire i servizi essenziali nelle aree più scarsamente popolate;

e) le conseguenze attese sui caratteri specifici e sulle attività presenti nei centri storici compresi nell’ambito sovracomunale, e le necessarie garanzie di permanenza delle attività commerciali d’interesse storico, di tradizione e di tipicità.

 3. Alla conferenza di copianificazione avente ad oggetto le previsioni di cui al comma 1, lettera b), partecipano la Regione, la provincia, la città metropolitana o  il comune interessato.

Art. 27 Disposizioni per la pianificazione delle medie strutture di vendita (23)

 1. Le previsioni di medie strutture di vendita che comportano impegno di suolo non edificato al di fuori del perimetro del territorio urbanizzato sono soggette alla conferenza di copianificazione di cui all’articolo 25 qualora risultino:

a) non inferiori a 2.000 metri quadrati di superficie di vendita per i comuni di cui all’articolo 15, comma 1, lettera e), numero 2), della legge regionale 7 febbraio 2005, n. 28 (Codice del Commercio. Testo unico in materia di commercio in sede fissa, su aree pubbliche, somministrazione di alimenti e bevande, vendita di stampa quotidiana e periodica e distribuzione di carburanti);

b) non inferiori a 1.000 metri quadrati di superficie di vendita per i comuni diversi da quelli di cui di cui all’articolo 15, comma 1,  lettera e), numero 2), della l.r. 28/2005.

  2. Alla conferenza di copianificazione partecipano la Regione, la provincia, la città metropolitana o il comune interessato.

 3. Non sono soggette alla conferenza di copianificazione le previsioni di medie strutture di vendita per i comuni con popolazione residente pari o superiore a 50 mila abitanti.

Art. 28 Ambiti sovracomunali

 1. Gli ambiti sovracomunali di cui all’articolo 4, comma 7, sono costituiti dagli ambiti individuati con deliberazione del Consiglio regionale su proposta della Giunta regionale, entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, fermo restando quanto previsto all’articolo 225.

 2. La deliberazione di cui al comma 1 integra il quadro conoscitivo del PIT e le sue modifiche costituiscono aggiornamento dello stesso con le procedure di cui all’articolo 21.

CAPO IV Disposizioni procedurali semplificate

Art. 28 bis  Disposizioni generali sulle varianti semplificate (52)

1. Le varianti disciplinate dal presente capo non sono soggette all’avvio del procedimento di cui all’articolo 17.

2. Le varianti di cui al presente capo sono formate nel rispetto delle normative di settore aventi incidenza sulla disciplina urbanistica.

Art. 29 Varianti agli strumenti di pianificazione territoriale o urbanistica comunale (53) relative a prescrizioni localizzative

 1. Alle varianti agli strumenti di pianificazione territoriale o urbanistica comunale (53) che attuano le prescrizioni concernenti l’individuazione di ambiti territoriali per la localizzazione di interventi di competenza regionale, provinciale  o della città metropolitana di cui all’articolo 88, comma 7, lettera c), all’articolo 90, comma 7, lettera b), e all’articolo 91, comma 7, lettera b, non si applica l’articolo 17, fermo restando quanto disposto dagli articoli 18, 19 e 20.

Art. 30 Varianti semplificate al piano strutturale. Varianti semplificate al piano operativo e relativo termine di efficacia

 1. Sono definite varianti semplificate al piano strutturale le varianti che non comportano incremento al suo dimensionamento complessivo per singole destinazioni d’uso e che non comportano diminuzione degli standard. Sono altresì varianti semplificate al piano strutturale quelle che trasferiscono dimensionamenti, anche tra UTOE diverse, all’interno del perimetro del territorio urbanizzato e quelle che trasferiscono dimensionamenti dall’esterno del territorio urbanizzato all’interno dello stesso. (54)

 2. Sono definite varianti semplificate al piano operativo le varianti che hanno per oggetto previsioni interne al perimetro del territorio urbanizzato. (55)

 3. Sono escluse dal procedimento semplificato del presente articolo le varianti che introducono nel territorio urbanizzato le previsioni di cui all’articolo 26, comma 1.

 4. Le previsioni incidenti sul dimensionamento del piano operativo introdotte mediante variante semplificata ai sensi del presente articolo perdono efficacia alla scadenza quinquennale dall’approvazione del piano operativo di riferimento.

 5. Le varianti di cui al presente articolo sono oggetto del monitoraggio di cui all’articolo 15.

Art. 31 Adeguamento e conformazione al piano paesaggistico

 1. Con riferimento agli strumenti di pianificazione territoriale, agli strumenti di pianificazione urbanistica dei comuni e alle relative varianti che costituiscono adeguamento e conformazione al piano paesaggistico ai sensi dell’articolo 143, commi 4 e 5, dell’articolo 145, comma 4 e dell’articolo 146, comma 5 del Codice, la Regione convoca una conferenza di servizi, detta “conferenza paesaggistica”, a cui partecipano la Regione e gli organi ministeriali competenti. Alla conferenza sono invitati le province interessate o la città metropolitana e i comuni,. La conferenza paesaggistica è regolata dalle disposizioni di cui al presente articolo e in base ad appositi accordi stipulati con gli organi ministeriali competenti ai sensi dell’articolo 15 della 1egge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi).

  2. Nel caso in cui gli organi ministeriali si esprimano in senso negativo, l’approvazione degli strumenti o delle varianti di cui al comma 1, non comporta gli effetti di cui all’articolo 143, comma 4, o di cui all’articolo 146, comma 5, del Codice.

 3. Qualora le  varianti agli strumenti di cui al comma 1, costituiscano mero adeguamento e conformazione al piano paesaggistico, alle stesse si applica il procedimento di cui all’articolo 32.

Art. 32 Procedimento per l’adozione e l’approvazione delle varianti semplificate al piano strutturale e al piano operativo

 1. Il comune adotta la variante semplificata al piano strutturale o al piano operativo e pubblica sul BURT il relativo avviso, dandone contestuale comunicazione alla Regione, alla provincia o alla città metropolitana. Gli atti sono resi accessibili sul sito istituzionale del comune. Il responsabile del procedimento allega agli atti da adottare una relazione che dà motivatamente atto della riconducibilità della variante alle fattispecie di cui all’articolo 30 e 31, comma 3.

 2. Gli interessati possono presentare osservazioni nei trenta giorni successivi alla pubblicazione sul BURT. Le forme e le modalità di informazione e partecipazione dei cittadini sono individuate dal comune in ragione dell’entità e dei potenziali effetti delle previsioni oggetto della variante semplificata.

 3. Decorso il termine di cui al comma 2, la variante è approvata dal comune che controdeduce in ordine alle osservazioni pervenute e pubblica il relativo avviso sul BURT. Qualora non siano pervenute osservazioni, la variante diventa efficace a seguito della pubblicazione sul BURT dell’avviso che ne dà atto.

 4. Il comune invia alla Regione la comunicazione dell’approvazione delle varianti semplificate di cui al comma 1.

Art. 32 bis  Procedimento per l’adozione e l’approvazione delle varianti semplificate al piano strutturale intercomunale (56)

1. Alle varianti semplificate al piano strutturale intercomunale si applica l’articolo 23, commi 7 e 8.

2. Decorso il termine per le osservazioni di cui all’articolo 32, comma 2, la variante è approvata secondo il procedimento di cui all’articolo 23, comma 9.

3. Qualora non siano pervenute osservazioni, la variante diventa efficace a seguito della pubblicazione sul BURT dell’avviso che ne dà atto.

4. L’ente responsabile dell’esercizio associato invia alla Regione la comunicazione dell’approvazione delle varianti semplificate di cui al presente articolo.

Art. 33 Procedimento per l’approvazione dei piani attuativi

 1. Per l’adozione e l’approvazione dei piani attuativi di cui al titolo V, capo II, sezioni I e III, si applica l’articolo 111.

 2. Il responsabile del procedimento allega agli atti da adottare una relazione che dà motivatamente atto della coerenza del piano attuativo con il piano strutturale e della conformità al piano operativo.

Art. 34 Varianti mediante approvazione del progetto  (57)

 1. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 9, 9 bis e 35, nei casi in cui la legge prevede che l’approvazione del progetto di un’opera pubblica o di pubblica utilità, costituisca variante agli strumenti di pianificazione territoriale o urbanistica del comune,  l’amministrazione competente pubblica il relativo avviso sul BURT e rende accessibili gli atti in via telematica, dandone contestuale comunicazione alla Regione, alla provincia o alla città metropolitana. Gli interessati possono presentare osservazioni nei trenta giorni successivi alla pubblicazione. Sulle osservazioni si pronuncia l’amministrazione competente adeguando gli atti, ove necessario. Qualora non siano pervenute osservazioni, la variante diventa efficace a seguito della pubblicazione sul BURT dell’avviso che ne dà atto.

1 bis. Qualora la variante urbanistica comporti nuovo impegno di suolo non edificato fuori dal perimetro del territorio urbanizzato è richiesto in via preventiva il pronunciamento positivo della conferenza di copianificazione di cui all’articolo 25. (335)

Art. 35 Varianti mediante sportello unico per le attività produttive

 1. Il progetto di cui all’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 160 (Regolamento per la semplificazione ed il riordino della disciplina sullo Sportello Unico per le attività produttive, ai sensi dell’articolo 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133), è corredato dagli elaborati urbanistici relativi alla proposta di variante. Qualora la proposta di variante urbanistica comporti nuovo impegno di suolo non edificato fuori dal perimetro del territorio urbanizzato si applica, ove il comune ritenga di accogliere la proposta di variante, l’articolo 25.

 2. Alla conferenza di servizi di cui all’articolo 8 del d.p.r. 160/2010 sono invitate la Regione e la  provincia o la città metropolitana, chiamate ad esprimere il parere sulla coerenza della proposta di variante ai propri strumenti di pianificazione territoriale e ai propri atti di programmazione. Nel caso in cui tale conferenza abbia esito favorevole, il comune deposita il progetto per trenta giorni consecutivi e ne dà avviso sul BURT. Gli interessati possono presentare osservazioni entro il termine di trenta giorni dalla pubblicazione dell’avviso sul BURT.

 3. Il comune con la deliberazione di cui all’articolo 8 del d.p.r. 160/2010, controdeduce alle eventuali osservazioni pervenute e si pronuncia definitivamente sulla proposta di variante.

 4. La variante al piano strutturale o al piano operativo approvata dal comune è trasmessa alla Regione, alla provincia o alla città metropolitana e il relativo avviso è pubblicato sul BURT.

CAPO V Gli istituti della partecipazione

Art. 36 L’informazione e la partecipazione dei cittadini alla formazione degli atti di governo del territorio. Regolamento

 1. La Regione, in collaborazione con le province, la città metropolitana e i comuni, promuove e sostiene le modalità più efficaci di informazione e di partecipazione dei soggetti interessati al governo del territorio. A tal fine, con deliberazione della Giunta Regionale, promuove iniziative e strumenti di formazione e divulgazione delle metodologie, delle tecniche e delle pratiche di informazione e partecipazione nel governo del territorio, sulla base delle risorse finanziarie disponibili. Di tale deliberazione è data comunicazione alla commissione consiliare competente.

 2. La Regione, le province, la città metropolitana e i comuni assicurano l’informazione e la partecipazione dei cittadini e di tutti i soggetti interessati alla formazione degli atti di governo del territorio di loro competenza nell’ambito dei procedimenti di cui al titolo II, capi I e II e al titolo III, capo I. Nell’ambito del procedimento di formazione dei piani attuativi, le forme e le modalità di informazione e partecipazione dei cittadini sono individuate dal comune in ragione dell’entità e dei potenziali effetti degli interventi previsti, tenuto conto dei livelli prestazionali indicati dal regolamento di cui al comma 4.

2 bis. È facoltà del comune assoggettare i piani attuativi non sottoposti a VAS ai sensi della l.r. 10/2010, alle attività di partecipazione previste dalla presente legge, dal regolamento attuativo e dalle linee guida regionali. Restano fermi gli obblighi di informazione previsti dalla suddetta normativa. (342)

 3. I risultati delle attività di informazione e partecipazione poste in essere nell’ambito dei procedimenti di formazione degli atti di governo del territorio contribuiscono alla definizione dei contenuti degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, secondo le determinazioni motivatamente assunte dall’amministrazione procedente.

 4. La Regione specifica, con regolamento, le funzioni del garante dell’informazione e della partecipazione secondo i contenuti previsti dagli articoli 37, 38 e 39. (199)

 5. La Giunta regionale, previa comunicazione alla commissione consiliare competente, approva idonee linee guida per garantire uniformi livelli partecipativi adeguati ai contenuti delle diverse tipologie degli atti di governo del territorio.

 6. Per i piani e i programmi soggetti a VAS le attività di informazione e partecipazione di cui al presente capo sono coordinate con le attività di partecipazione di cui alla l.r. 10/2010, nel rispetto del principio di non duplicazione.

Art. 37 Il garante dell’informazione e della partecipazione

 1. Ai fini di cui all’articolo 36, la Regione, le province, la città metropolitana e i comuni con popolazione superiore a 20 mila abitanti istituiscono un proprio garante dell’informazione e della partecipazione, disciplinandone le funzioni con riferimento al regolamento di cui all’articolo 36, comma 4.

 2. I comuni con popolazione non superiore a 20 mila abitanti individuano un garante dell’informazione e della partecipazione disciplinandone le funzioni con riferimento al regolamento di cui all’articolo 36, comma 4.

 3. Non possono rivestire il ruolo di garante dell’informazione e della partecipazione gli amministratori dell’ente, i consiglieri regionali, provinciali e comunali, il responsabile del  procedimento e il progettista dell’atto di governo del territorio.

Art. 38 Funzioni del garante dell’informazione e della partecipazione

 1. Nell’ambito delle competenze della Regione, delle province, della città metropolitana e dei comuni, ai fini della formazione degli atti di loro rispettiva pertinenza, il garante dell’informazione e della partecipazione assume ogni necessaria iniziativa, nelle diverse fasi procedurali di formazione degli atti di governo del territorio, per l’attuazione del programma di cui all’articolo 17, comma 3, lettera e), e per assicurare l’informazione e la partecipazione dei cittadini e di tutti i soggetti interessati. A tal fine la Regione, le province, la città metropolitana e i comuni, e assicurano che la documentazione relativa agli atti di governo del territorio risulti adeguata alle esigenze dell’informazione e della partecipazione secondo le linee guida di cui all’articolo 36, comma 4.

 2. Il garante dell’informazione e della partecipazione redige un rapporto sull’attività svolta, indicando le iniziative poste in essere in attuazione del programma di cui all’articolo 17, comma 3, lettera e), ed evidenziando se le attività relative all’informazione e alla partecipazione della cittadinanza e delle popolazioni interessate abbiano prodotto risultati significativi ai fini della formazione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli strumenti della pianificazione urbanistica da sottoporre all’adozione degli organi competenti. Della pubblicazione del rapporto sull’attività svolta è data comunicazione al Garante regionale dell’informazione e della partecipazione di cui all’articolo 39.

 3. A seguito dell’adozione degli atti di governo del territorio, il garante dell’informazione e della partecipazione promuove le ulteriori attività di informazione necessarie nell’ambito delle procedure di cui all’articolo 20.

Art. 39 Il Garante regionale dell’informazione e della partecipazione

 1. Il garante regionale dell’informazione e della partecipazione è nominato dal Presidente della Giunta regionale e resta in carica per la durata della legislatura. E’ scelto fra persone con adeguata preparazione professionale per lo svolgimento delle funzioni di cui all’articolo 36, fra il personale appartenente alla struttura regionale o fra soggetti esterni ad essa. Ai fini della sua nomina, non si applica la legge regionale 8 febbraio 2008, n. 5 (Norme in materia di nomine e designazioni e di rinnovo di organi amministrativi di competenza della Regione).

 2. Oltre a quanto previsto dall’articolo 38, il Garante regionale dell’informazione e della partecipazione, per quanto di competenza, collabora con i garanti dell’informazione e della partecipazione delle province della città metropolitana e dei comuni, assicurando loro ogni necessario supporto metodologico al fine del più efficace espletamento delle funzioni loro attribuite dalla presente legge.

 3. Il Garante regionale dell’informazione e della partecipazione provvede al periodico monitoraggio delle attività di informazione e partecipazione nella formazione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli strumenti della pianificazione urbanistica di province, città metropolitana e comuni, consultando i garanti comunali e provinciali e assumendo dalle amministrazioni di riferimento le informazioni e le valutazioni inerenti le esperienze compiute e le pratiche sviluppate. Il garante regionale riferisce sul monitoraggio effettuato alla Giunta regionale ed alla commissione consiliare competente, secondo le modalità disposte dal regolamento di cui all’articolo 36, comma 4.

 4. Qualora il Garante regionale dell’informazione e della partecipazione non appartenga alla struttura regionale, allo stesso è attribuita un’indennità di funzione la cui entità, calcolata in base annua, è determinata con deliberazione della Giunta regionale in misura non superiore al 44 per cento di quella spettante al Presidente della Giunta regionale.

Art. 40 Sostegno regionale alla informazione e partecipazione nel governo del territorio

 1. La Regione sostiene con proprie risorse le attività di province, città metropolitana e comuni, finalizzate all’informazione e alla partecipazione della cittadinanza e delle popolazioni interessate al governo del territorio, nonché all’adeguato supporto conoscitivo e documentale concernente gli  atti di governo del territorio, incentivando allo scopo le modalità più efficaci di collaborazione interistituzionale e di economia di scala che ne possono derivare.

TITOLO III Gli istituti della collaborazione interistituzionale

CAPO I Gli accordi di pianificazione

Art. 41 Accordi di pianificazione

 1. Qualora si renda necessario, ai fini del coordinamento degli strumenti della pianificazione territoriale di cui all’articolo 10, la definizione o variazione contestuale di almeno due di essi, la Regione la provincia la città metropolitana, o il comune, in base all’interesse prevalente, promuovono la stipulazione di un accordo di pianificazione, secondo quanto previsto dal presente capo.

 2. Con l’accordo di pianificazione le amministrazioni di cui al comma 1, definiscono consensualmente le modifiche da apportare ai rispettivi strumenti della pianificazione territoriale e, ove ritenuto necessario per il perseguimento degli obiettivi di governo del territorio, anche ai piani operativi con le forme e le modalità procedurali previste dall’articolo 42.

 3. Nel caso in cui, nell’ambito della conferenza di servizi convocata ai sensi dell’ articolo 42, comma 1, sia verificato che la proposta di piano non comporti la variazione degli altri strumenti, la conferenza prende atto dell’esito della verifica. In tale ipotesi, il procedimento di approvazione dello strumento di pianificazione di cui si tratti, prosegue con le forme e le modalità procedurali disciplinate dal titolo II, capo I.

Art. 42 Procedura per l’accordo di pianificazione

 1. Il soggetto promotore dell’accordo di cui all’articolo 41, convoca una conferenza di servizi tra le strutture tecniche delle amministrazioni competenti al fine di esaminare il progetto predisposto, comprensivo della documentazione tecnica necessaria per l’adozione degli atti di cui agli articoli 22, 23 e 24 della l.r. 10/2010. A tal fine trasmette agli enti convocati, almeno trenta giorni prima della data di convocazione, la relativa documentazione. In detta conferenza è verificata la necessità di procedere all’accordo.

 2. Il soggetto promotore acquisisce, prima della data di convocazione della conferenza di servizi, i pareri dei soggetti competenti in materia ambientale, come definiti dall’articolo 4 della l.r. 10/2010, sugli elaborati di cui al comma 1, ai fini della conclusione della conferenza.

 3. Qualora, nell’ambito della conferenza convocata ai sensi del comma 1, si accerti la necessità di procedere alla modifica di almeno uno degli strumenti della pianificazione territoriale emanato da ente diverso da quello promotore, i legali rappresentanti degli enti partecipanti alla conferenza procedono, consensualmente, alla stipula di un’intesa preliminare.

 4. Le amministrazioni che hanno siglato l’intesa preliminare procedono all’adozione dei relativi strumenti della pianificazione o delle loro varianti, esplicitando i contenuti dell’intesa e tenendo conto di tutte le condizioni e prescrizioni concordate con l’intesa medesima. Gli strumenti della pianificazione insieme all’intesa preliminare siglata sono depositati presso ciascuna amministrazione per sessanta giorni dalla data di pubblicazione del relativo avviso sul BURT.

 5. Entro il termine perentorio di cui al comma 4, tutti possono prendere visione dell’atto e dell’intesa depositati, presentando altresì le osservazioni che ritengano opportune.

Art. 43 Conclusione dell’accordo di pianificazione

 1. Decorso il termine di cui all’articolo 42, comma 4, l’amministrazione promotrice dell’accordo di pianificazione procede alla nuova convocazione delle altre amministrazioni partecipanti all’intesa preliminare ai fini della conclusione definitiva dell’accordo medesimo. L’accordo di pianificazione conferma l’intesa preliminare di cui all’articolo 42, comma 3, tenendo conto dei contenuti delle osservazioni eventualmente pervenute.

  2. Entro sessanta giorni dalla sigla dell’accordo di pianificazione, le amministrazioni procedono contestualmente alla sua ratifica, alla controdeduzione alle eventuali osservazioni e all’approvazione dello strumento della pianificazione territoriale o della sua variante. Con l’atto di approvazione, ciascuna amministrazione può apportare allo strumento della pianificazione territoriale adottato esclusivamente le modifiche statuite nell’accordo di pianificazione. Qualora, a seguito dell’esame delle osservazioni pervenute, una delle amministrazioni ritenga di dover apportare ulteriori modifiche, provvede a convocare nuovamente le altre amministrazioni per le determinazioni di cui al presente articolo e all’articolo 42.

 3. Fermo restando quanto stabilito all’articolo 44, comma 2 (58), se l’accordo di pianificazione non è stato ratificato, nel termine di cui al comma 1, da tutte le amministrazioni che hanno sottoscritto l’intesa, ma è stato ratificato da almeno due di esse, l’amministrazione promotrice convoca una conferenza tra quelle che hanno provveduto alla ratifica al fine di valutare la possibilità e l’opportunità di confermare tale accordo. Per le opere di interesse strategico regionale di cui alla legge regionale 1 agosto 2011, n. 35 (Misure di accelerazione per la realizzazione delle opere pubbliche di interesse strategico regionale e per la realizzazione di opere private. Modifiche alla legge regionale 3 settembre 1996, n. 76 “Disciplina degli accordi di programma”), si applica l’articolo 5, comma 6, della suddetta legge.

 4. Ciascuna amministrazione provvede a dare avviso sul BURT della ratifica e dell’approvazione o variazione dello strumento della pianificazione territoriale. Le determinazioni assunte hanno efficacia a decorrere dalla data di pubblicazione. Gli atti medesimi sono resi accessibili dalle stesse amministrazioni sul proprio sito istituzionale.

CAPO I bis – Procedimenti per l’approvazione degli atti di programmazione e pianificazione dei porti di interesse nazionale (343)

Art. 44 Procedimento per l’approvazione del DPSS per i porti di interesse nazionale (344)

1. Ai fini della sottoscrizione dell’intesa tra la Regione e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di cui all’articolo 5, comma 1 quater, della legge regionale 28 gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia portuale), per la definizione del documento di pianificazione strategica del sistema portuale, d’ora in poi definito “DPSS”, la Giunta regionale verifica la coerenza con il PIT e con gli altri atti di programmazione e pianificazione regionale.

2. Nel caso in cui, sulla base delle verifiche svolte ai sensi del comma 1, la Giunta regionale rilevi carenze nella documentazione trasmessa, oppure rilevi contrasti con il PIT o con gli atti di pianificazione e programmazione regionale, la Giunta regionale richiede all’Autorità di sistema portuale (AdSP) integrazioni o modifiche del DPSS.

3. Nel caso in cui, sulla base delle verifiche svolte ai sensi del comma 1, la Giunta regionale accerti la completezza della documentazione trasmessa e, altresì, la coerenza con il PIT e con gli atti di pianificazione e programmazione regionale, trasmette il DPSS al Consiglio regionale che approva gli indirizzi ai fini della sottoscrizione dell’intesa di cui all’articolo 5, comma 1 quater, lettera b), della l. 84/1994, da parte del Presidente della Giunta regionale.

4. La Giunta regionale approva il DPSS entro i termini di cui all’articolo 5, comma 1 quater, lettera b), della l. 84/1994 e lo trasmette all’Autorità di sistema portuale e ai comuni interessati.

5. L’avviso di approvazione del DPSS è pubblicato sul BURT. Il DPSS acquista efficacia a far data dal giorno successivo alla data di pubblicazione del relativo avviso sul BURT.

6. Ai fini dell’approvazione del DPSS ai sensi dell’articolo 5, comma 1 quinquies, della l. 84/1994 da parte della Regione competente, la Giunta regionale compie gli adempimenti indicati ai commi 1, 2 e 3. Il Consiglio regionale approva gli indirizzi ai fini della sottoscrizione da parte del Presidente della Giunta regionale dell’intesa di cui al medesimo articolo 5, comma 1 quinquies.

Art. 44 bis Approvazione del PRP e delle relative varianti dei porti di interesse nazionale (345)

1. Per l’approvazione del piano regolatore portuale (PRP) e delle relative varianti di cui all’articolo 5 della l. 84/1994, si procede mediante accordo di pianificazione ai sensi degli articoli 42 e 43, a cui partecipano la Regione, l’Autorità di sistema portuale, le province e i comuni territorialmente interessati. Costituiscono oggetto dell’accordo anche le eventuali varianti del piano territoriale di coordinamento, del piano strutturale e del piano operativo. Qualora il PIT o il PTC non siano interessati da variazioni, la Regione e la provincia partecipano comunque all’intesa preliminare e all’accordo di pianificazione e lo ratificano.

2. Nel rispetto dell’articolo 5, comma 2 quater, della l. 84/1994 e acquisita l’intesa preliminare degli enti interessati ai sensi dell’articolo 42, il Consiglio regionale approva il PRP e le relative varianti.

3. La Regione trasmette il PRP approvato all’Autorità di sistema portuale, al comune e alla provincia interessati.

4. L’avviso di approvazione del PRP è pubblicato sul BURT, decorsi almeno quindici giorni dalla trasmissione di cui al comma 3. Il PRP acquista efficacia decorsi trenta giorni dalla pubblicazione del relativo avviso sul BURT.

Art. 44 ter Adeguamento tecnico funzionale del PRP (346)

1. La Giunta regionale verifica la coerenza delle modifiche al PRP, che costituiscono adeguamento tecnico funzionale ai sensi dell’articolo 5, comma 5, della l. 84/1994, con gli atti di pianificazione e programmazione regionale entro trenta giorni dalla loro trasmissione da parte del comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale. Unitamente alle modifiche è trasmesso il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

2. Le modifiche di cui al comma 1 sono approvate dal Consiglio regionale entro trenta giorni dalla trasmissione degli atti da parte della Giunta regionale.

3.Gli adeguamenti tecnico funzionali dei PRP approvati prima dell’entrata in vigore della l. 84/1994 devono essere conformi agli strumenti urbanistici comunali vigenti.

4. La Regione provvede a trasmettere l’atto approvato all’Autorità di sistema portuale e al comune interessato.

5. All’avviso di approvazione degli atti di cui al comma 1 si applica l’articolo 44 bis, comma 4.

Art. 45 Definizione delle previsioni localizzative dei porti di interesse regionale

 1. Qualora le previsioni localizzative di nuovi porti di interesse regionale, l’ampliamento o la riqualificazione di quelli esistenti comportino la modifica del piano strutturale o del piano operativo, si procede mediante accordo di pianificazione promosso dal comune. Contestualmente, sono oggetto dell’accordo anche l’eventuale definizione o variazione del piano regolatore portuale. Al suddetto accordo partecipano la Regione e la provincia.

  2. Qualora ai fini di cui al comma 1, siano oggetto di variazione anche il PIT o il PTC, si applicano gli articoli 42 e 43. Qualora il PIT o il PTC non siano interessati da variazioni, la Regione e la provincia accertano la non necessità di procedere all’accordo.

 3. Fermo restando quanto previsto dal comma 1, non costituiscono variazione del PIT le previsioni concernenti la riqualificazione funzionale o ambientale dei porti esistenti finalizzata al soddisfacimento degli standard regionali, che non comporti né ampliamento delle strutture portuali a terra e a mare né incremento della capacità ricettiva complessiva.

Art. 46 Definizione di previsioni mediante accordo di pianificazione

 1. L’articolo 45 si applica in tutti i casi in cui la legge o il PIT rinviano all’accordo di pianificazione, anche in assenza di specifica variazione del PIT stesso.

CAPO II Conferenza paritetica interistituzionale

Art. 47 Conferenza paritetica interistituzionale

 1. E’ istituita la conferenza paritetica interistituzionale, di seguito denominata “conferenza paritetica”, al fine di comporre tra i soggetti di cui all’articolo 8, comma 1, gli eventuali contrasti insorti ai sensi delle disposizioni del presente capo.

1 bis. La conferenza paritetica, nell’ambito dell’attività ordinaria di cui al comma 1, può formulare proposte e rilievi alla Giunta regionale, anche di natura interpretativa, al fine dell’adozione da parte della medesima di linee di indirizzo nei confronti degli enti locali. (59)

 2. La conferenza paritetica è costituita con decreto del Presidente della Giunta regionale, resta in carica per la legislatura regionale di riferimento ed è composta da:

a) l’assessore regionale competente per materia che la presiede o suo delegato;

b) due membri designati dal Consiglio regionale in rappresentanza della Regione; 

c) tre membri in rappresentanza delle province e della città metropolitana nominati dal Consiglio delle autonomie locali e un membro supplente;

d ) tre membri in rappresentanza dei comuni nominati dal Consiglio delle autonomie locali e un membro supplente.

 3. I membri supplenti di cui al comma 2, lettere c) e d), partecipano alla conferenza paritetica in caso di impedimento di uno qualunque dei membri effettivi.

 4. La conferenza paritetica ha sede presso la Giunta regionale, che ne assicura il funzionamento.

 5. La conferenza paritetica provvede a dotarsi di un regolamento di organizzazione e funzionamento.

 6. Ai fini della nomina non si applicano le disposizioni della l.r. 5/2008.

 7. A supporto dell’attività della conferenza è istituito il tavolo tecnico di cui all’articolo 48.

 8. Il funzionamento della conferenza paritetica non comporta oneri a carico del bilancio regionale.

Art. 48 Tavolo tecnico

 1. Il tavolo tecnico di cui all’articolo 47, comma 7 è costituito da:

a) il responsabile della struttura regionale competente in materia di pianificazione del territorio;

b) il responsabile della struttura competente in materia di pianificazione del territorio della provincia o della città metropolitana interessata;

c) il responsabile della struttura competente in materia di pianificazione del territorio del comune nel quale ricadono le previsioni che presentano possibili profili di incompatibilità o contrasto di cui all’articolo 49, commi 1 e 2.

 2. Il tavolo tecnico si esprime sui contrasti di cui all’articolo 47, comma 1, in via preliminare rispetto alla conferenza paritetica secondo quanto previsto dall’articolo 50.

 Art. 49 Richiesta di pronuncia della conferenza paritetica e relativi effetti

 1. La Regione, la provincia, la città metropolitana o il comune, qualora ravvisino possibili profili di incompatibilità o contrasto tra uno strumento di pianificazione territoriale, il piano operativo o una loro variante approvati da altra amministrazione e il proprio strumento della pianificazione territoriale, richiedono la pronuncia alla conferenza paritetica nel termine perentorio di trenta giorni (60) dalla pubblicazione dell’avviso di cui all’articolo 19, comma 7.

 2. Oltre ai casi di cui al comma 1, la Regione, la provincia, la città metropolitana o il comune, possono adire la conferenza paritetica qualora ravvisino nei contenuti di uno strumento di pianificazione territoriale, di un piano operativo o di una loro variante approvati da altra amministrazione possibili profili di contrasto con le disposizioni della presente legge o dei relativi regolamenti di attuazione, nonché delle norme ad essa correlate.

 3. I cittadini organizzati in forme associative, entro il termine di quindici giorni dall’avvenuta pubblicazione dell’avviso sul BURT dell’approvazione di uno degli strumenti indicati al comma 1, possono presentare istanze alla Regione, alla provincia, alla città metropolitana o al comune, dirette a rilevare, nei contenuti degli strumenti di cui al comma 1, l’incompatibilità o il contrasto con strumenti della pianificazione territoriale dell’ente a cui è rivolta l’istanza. Sulla base di tali istanze, la Regione, la provincia, la città metropolitana o il comune possono richiedere la pronuncia della conferenza paritetica. In caso contrario, l’ente interessato comunica le motivazioni di non accoglimento dell’istanza entro i trenta giorni successivi.

 4. La richiesta di pronuncia di cui al comma 1, individua in modo specifico i contenuti dello strumento in contrasto o incompatibili con lo strumento di pianificazione dell’amministrazione che adisce la conferenza paritetica. La richiesta di cui al comma 2, individua puntualmente le disposizioni normative che si ritengono violate.

 5. L’amministrazione che ha richiesto la pronuncia della conferenza paritetica ne dà tempestiva comunicazione all’amministrazione che ha approvato l’atto di governo del territorio e provvede a pubblicare il relativo avviso sul BURT. Lo strumento o parti di esso oggetto della richiesta di pronuncia non acquista efficacia fino all’esito del procedimento di cui agli articoli 50 e 51.

Art. 50 Modalità di funzionamento del tavolo tecnico

 1. Il tavolo tecnico si esprime sulla richiesta di pronuncia della conferenza paritetica, verificandone il merito.

 2. Qualora il tavolo tecnico ritenga che l’incompatibilità o il contrasto, di cui all’articolo 49, commi 1 e 2, non sussistano, trasmette entro il termine di trenta giorni dal ricevimento dell’istanza, il proprio parere ai soggetti interessati.

 3. Qualora il soggetto che ha richiesto la pronuncia della conferenza paritetica concordi con il parere di cui al comma 2, entro trenta giorni dal suo ricevimento lo comunica alla conferenza paritetica e al soggetto che ha approvato lo strumento il quale ne dà avviso sul BURT. Lo strumento acquista efficacia dal giorno della pubblicazione dell’avviso.

 4. Se il soggetto che ha richiesto la pronuncia non concorda con il parere di cui al comma 2, la questione è sottoposta alla conferenza paritetica.

 5. Qualora il tavolo tecnico ritenga che l’incompatibilità o il contrasto sussistano, entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento della richiesta di pronuncia, esprime una proposta di soluzione e la trasmette ai soggetti interessati. Qualora la proposta sia condivisa, il soggetto che ha approvato lo strumento provvede ad adeguarlo alla proposta. L’atto di adeguamento è trasmesso al tavolo tecnico e al soggetto che ha richiesto la pronuncia e il relativo avviso è pubblicato sul BURT. Lo strumento acquista efficacia dal giorno della pubblicazione dell’avviso, fatto salvo quanto previsto dal comma 6.

 6. Qualora la proposta di soluzione di cui al comma 5 non sia condivisa, la questione è rimessa alla conferenza paritetica.

 Art. 51 Pronuncia della conferenza paritetica

 1. La conferenza paritetica esprime la propria pronuncia, nei casi di cui all’articolo 50, commi 4 e 6, entro il termine perentorio di sessanta giorni che decorrono dal ricevimento dell’atto con cui il soggetto interessato comunica di non concordare con il parere del tavolo tecnico.

 2. Nel caso in cui la conferenza paritetica rilevi l’inesistenza dell’incompatibilità o del contrasto di cui all’articolo 49, commi 1 e 2, il soggetto che ha approvato lo strumento ne dà avviso sul BURT. Lo strumento acquista efficacia dal giorno della pubblicazione dell’avviso.

 3. Nel caso in cui la conferenza paritetica rilevi che l’incompatibilità o il contrasto sussistano, entro il termine di cui al comma 1, trasmette la pronuncia al soggetto che ha approvato lo strumento il quale provvede al suo adeguamento, fatto salvo quanto previsto dal comma 5.

 4. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 52, l’atto di adeguamento è trasmesso al soggetto che ha richiesto la pronuncia e alla conferenza paritetica. Il relativo avviso è pubblicato sul BURT.

 5. Ove il soggetto che ha approvato lo strumento non intenda adeguarsi alla pronuncia della conferenza, provvede a comunicare alla conferenza medesima le proprie determinazioni, corredate da espressa ed adeguata motivazione. In tal caso permane l’inefficacia dei contenuti dello strumento oggetto di contestazione, ad eccezione dei casi di cui all’articolo 49, comma 2.

Art. 52 Valutazione dell’adeguamento alla pronuncia della conferenza paritetica

 1. La conferenza paritetica valuta l’adeguamento di cui all’articolo 50, comma 5 e di cui all’articolo 51, comma 4 entro il termine di trenta giorni dal ricevimento dell’atto di adeguamento. L’esito della valutazione è tempestivamente comunicato all’amministrazione interessata.

 2. La conferenza paritetica valuta l’adeguamento solo relativamente ai profili di incompatibilità o contrasto di cui all’articolo 49, comma 1.

 3. In caso di esito positivo lo strumento acquista efficacia dal giorno di pubblicazione sul BURT del relativo avviso. In caso di esito negativo lo strumento o parti di esso non assumono efficacia.

CAPO III Le strutture tecniche del governo del territorio

Art. 53 Le strutture tecniche del governo del territorio

 1. Ai fini dell’esercizio delle funzioni ad essi attribuite dalla presente legge, Regione, province, città metropolitana e comuni collaborano, in rapporto reciproco di sinergia, favorendo lo scambio delle conoscenze per il miglioramento progressivo della qualità tecnica di tutti gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica e l’omogeneità dei criteri metodologici, nonché per l’efficacia dell’azione amministrativa.

 2. La Regione, le province e la città metropolitana assicurano in ogni caso la necessaria assistenza tecnica ai comuni e alle unioni di comuni che ne facciano richiesta, prioritariamente per le attività da esercitarsi in forma associata.

 3. La Regione, le province e la città metropolitana promuovono ed agevolano la creazione di strumenti idonei a garantire l’assistenza tecnica alle strutture competenti, favorendo l’integrazione fra le attività delle medesime strutture tecniche dei comuni e la formazione specifica del personale addetto alle stesse.

 4. I comuni, nella redazione dei nuovi piani strutturali o di loro varianti, possono:

a) utilizzare, quale quadro conoscitivo del piano strutturale, il quadro conoscitivo del PTC o del PTCM, adeguandolo ove necessario;

b) utilizzare, quale statuto del piano strutturale, lo statuto del PTC o del PTCM, integrandolo se necessario.

Art. 54  Osservatorio paritetico della pianificazione

 1. Ai fini dell’attività di monitoraggio di cui all’articolo 15, è istituito l’osservatorio paritetico della pianificazione, composto:

a) dal responsabile della struttura regionale competente in materia di governo del territorio;

b) dal responsabile del sistema informativo geografico regionale;

c) da due rappresentanti delle province e della città metropolitana nominati dal Consiglio delle autonomie locali e un membro supplente;

d) da due rappresentanti dei comuni nominati dal Consiglio delle autonomie locali e un membro supplente.

1 bis. Oltre all’attività di monitoraggio, l’osservatorio paritetico della pianificazione ha lo scopo di coordinare il confronto sui processi di informatizzazione delle attività inerenti al governo del territorio nell’ambito del sistema informativo regionale integrato di cui all’articolo 54 bis. (347)

 2. L’osservatorio paritetico della pianificazione di cui al comma 1, ha sede presso la Giunta regionale, che ne assicura il funzionamento.

 3. Gli esiti del monitoraggio sono comunicati annualmente alla Giunta regionale, al Consiglio regionale ed alla conferenza paritetica interistituzionale. La conferenza paritetica interistituzionale, alla luce del monitoraggio ed a seguito della sua attività tecnico-istruttoria ed interpretativa, può inviare proposte e rilievi. Tali proposte e rilievi sono inviati alla Giunta e al Consiglio regionale. (61)

 4. I membri di cui al comma 1, lettere c) e d), restano in carica per la legislatura di riferimento.

 5. Dal funzionamento dell’osservatorio paritetico della pianificazione non derivano oneri a carico del bilancio regionale.

Art. 54 bis Il sistema informativo regionale integrato per il governo del territorio (348)

1. Al fine di supportare l’attuazione delle politiche e l’attività amministrativa in materia di governo del territorio per la conoscenza, disciplina, valutazione e monitoraggio del patrimonio territoriale come definito all’articolo 3, è istituito il sistema informativo regionale integrato per il governo del territorio, di seguito denominato “sistema regionale”.

2. Per sistema regionale si intende il complesso delle infrastrutture, dei modelli di interoperabilità e delle procedure informatiche che hanno rilievo per l’esercizio delle funzioni nella materia del governo del territorio.

3. Sono componenti strutturali del sistema regionale l’infrastruttura per l’informazione territoriale e la piattaforma del sistema di gestione degli atti di governo del territorio.

4. L’infrastruttura per l’informazione territoriale costituisce il riferimento conoscitivo unitario a supporto dell’elaborazione, della valutazione e del monitoraggio degli atti di governo del territorio.

5. Il sistema di gestione degli atti di governo del territorio è la piattaforma unica dei procedimenti amministrativi inerenti agli atti di governo del territorio di competenza dei soggetti istituzionali di cui all’articolo 8.

6. La piattaforma di cui ai commi 3 e 5 è istituita con deliberazione della Giunta regionale.

Art. 55 Infrastruttura per l’informazione territoriale (349)

 1. Ai fini della presente legge, per informazione territoriale si intende il complesso delle informazioni, localizzate geograficamente, relative ai fenomeni naturali e antropici, con particolare riferimento a quelle che costituiscono l’insieme delle conoscenze inerenti allo stato di fatto e di diritto del territorio, del paesaggio, dell’ambiente e delle sue risorse.

2. Secondo quanto previsto dall’articolo 56, nell’ambito dell’infrastruttura si provvede all’organizzazione dell’informazione territoriale, al suo aggiornamento, documentazione e diffusione, garantendone l’accessibilità a tutti i soggetti interessati.

3. L’infrastruttura per l’informazione territoriale è costituita da:

a) i dati territoriali e i relativi metadati che, insieme, costituiscono la base informativa territoriale regionale, di seguito denominata “BIT”;

b) i servizi e le tecnologie di rete relativi al funzionamento, all’accesso e all’utilizzo pubblico della base informativa di cui alla lettera a).

4. Le componenti fondamentali della BIT sono:

a) i dati di base derivanti dall’attività di telerilevamento di cui all’articolo 55 bis;

b) le basi informative topografiche, quali la carta tecnica regionale in scala 1:10.000 e in scala a 1:2.000, nel rispetto delle attribuzioni degli organi cartografici dello Stato di cui alla legge 2 febbraio 1960, n. 68 (Norme sulla cartografia ufficiale dello Stato e sulla disciplina della produzione e dei rilevamenti terrestri e idrografici);

c) le basi informative tematiche di interesse generale sulle condizioni delle componenti del patrimonio territoriale di cui all’articolo 3;

d) le basi informative sullo stato di fatto e di diritto del territorio risultante dagli atti di governo del territorio.

5. Al fine di agevolare la fruibilità, l’interoperabilità e il riuso della BIT, le informazioni sono documentate relativamente ai seguenti aspetti:

a) caratteristiche tecniche, di qualità e di validità dei dati;

b) competenza e responsabilità della creazione, manutenzione e conservazione dei dati;

c) modalità di distribuzione e di accesso ai dati;

d) diritti e limitazioni d’uso dei dati.

6. L’infrastruttura per l’informazione territoriale garantisce i servizi di rete ad accesso pubblico, quali servizi di ricerca, consultazione e scarico dei dati territoriali componenti la BIT.

Art. 55 bis Attività di telerilevamento (350)

1. La Regione, nell’ambito dell’infrastruttura per l’informazione territoriale, acquisisce i dati territoriali di base anche tramite tecniche di telerilevamento funzionali alle materie di propria competenza, secondo le seguenti tipologie di rilievi:

a) rilievi periodici mediante acquisizione di dati territoriali effettuati con cadenza regolare finalizzati all’aggiornamento delle basi informative di cui all’articolo 55;

b) rilievi per indagini specifiche mediante acquisizione di dati territoriali effettuati all’occorrenza su porzioni limitate del territorio regionale e finalizzati al monitoraggio di specifici fenomeni.

2. La Giunta regionale, mediante propria deliberazione, detta indirizzi per l’attività di telerilevamento, quale supporto informativo fondamentale alle attività di aggiornamento della BIT.

3. Con la deliberazione di cui al comma 2, la Regione provvede anche ai programmi di realizzazione della BIT, mediante le proprie strutture.

Art. 55 ter Piattaforma unica per la gestione dei procedimenti di formazione degli atti di governo del territorio (351)

1. La piattaforma del sistema di gestione degli atti di governo del territorio è costituita dagli applicativi di ausilio alle diverse fasi del procedimento di formazione degli atti di governo del territorio, nonché da tutti gli altri applicativi orientati a coadiuvare l’azione amministrativa e progettati in conformità al regolamento di cui all’articolo 56.

2. La piattaforma di cui al comma 1 costituisce il riferimento unico per la gestione del procedimento di adozione e di approvazione degli atti di governo del territorio, ai sensi dell’articolo 19 della l.r. 65/2014.

Art. 56 Formazione e gestione del sistema regionale (352)

1. La formazione e la gestione integrata del sistema regionale è effettuata nel rispetto degli indirizzi comunitari e nazionali in tema di utilizzo e diffusione dei dati nella pubblica amministrazione.

2. La Regione, le province, la città metropolitana, i comuni e gli altri enti pubblici interessati concorrono alla formazione ed alla gestione integrata del sistema regionale. La Regione ne assicura le condizioni per il funzionamento secondo il regolamento di cui al comma 5.

3. I soggetti di cui al comma 2 realizzano, nell’ambito del sistema regionale, la BIT. La Regione provvede alla realizzazione delle componenti della BIT di cui all’articolo 55, comma 4, lettere a) e b). La Regione provvede altresì alla realizzazione della componente di cui alla lettera c) per le proprie competenze e, unitamente ai soggetti di cui al comma 2, alla realizzazione delle altre componenti di cui alla lettera d) del medesimo comma 4.

4. I soggetti istituzionali di cui all’articolo 8 sono tenuti al conferimento gratuito al sistema regionale dei dati della conoscenza necessaria al governo del territorio in loro possesso, secondo regole tecniche concordate. Ad analogo conferimento possono procedere altresì gli altri enti pubblici o altri soggetti, sulla base di specifici accordi con la Regione.

5. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente articolo, la Regione emana uno o più regolamenti diretti a definire e disciplinare le modalità di realizzazione e gestione del sistema regionale ed in particolare:

a) le modalità di realizzazione e gestione dell’infrastruttura per l’informazione territoriale e i dati di monitoraggio di cui all’articolo 15;

b) le modalità di realizzazione e funzionamento della piattaforma di gestione degli atti di governo del territorio.

6. Tutti i cittadini possono accedere gratuitamente alla BIT del sistema regionale.

7. La Regione assegna contributi per la creazione degli archivi di interesse congiunto costituenti la BIT e per i quali la Regione stessa abbia definito apposite specifiche tecniche. Il contributo regionale assegnato, determinato con riferimento ai costi effettivi di creazione degli archivi, non può superare il 50 per cento del costo complessivo a carico dei beneficiari ed è condizionato alla effettiva consegna degli archivi previsti ed al loro collaudo.

Art. 57 Contributi regionali

 1. La Regione assegna contributi:

a) ai comuni, anche tramite la stipula di specifico accordo con le associazioni rappresentative degli stessi, per la redazione dell’atto di ricognizione di cui all’articolo 125;

b) ai comuni per la realizzazione di opere pubbliche di competenza comunale funzionalmente connesse con gli interventi di rigenerazione urbana di cui all’articolo 125;

c) agli enti locali e alle associazioni senza fini di lucro, per la valorizzazione dei paesaggi, ai sensi dell’articolo 60, comma 2, nonché per la realizzazione degli interventi  effettivamente volti al recupero e alla riqualificazione nelle aree gravemente compromesse e degradate individuate ai sensi dell’articolo 143, comma 4, lettera b), del Codice;

d) agli enti locali e alle associazioni senza fini di lucro, per l’attuazione dei progetti di territorio previsti dal PIT.

  2. I contributi regionali non possono superare l’80 per cento del costo complessivo a carico dei comuni, degli enti locali e delle associazioni. L’assegnazione dei contributi è subordinata all’effettiva disponibilità di bilancio. I contributi di cui al comma 1, lettera d), destinati agli enti locali, possono essere utilizzati esclusivamente per il cofinanziamento di spese di investimento.

2 bis. Nell’attribuzione dei contributi di cui al comma 1, lettere a) e b), la Regione riconosce specifiche priorità in caso di previsioni negli strumenti urbanistici comunali dirette a realizzare la perequazione urbanistica di cui all’articolo 100, a favore della sicurezza idraulica del territorio di competenza. (333)

 3. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 23, comma 15, e dall’articolo 23 bis, comma 2, relativamente alle forme di incentivazione per favorire la redazione dei piani strutturali intercomunali e dei piani operativi intercomunali. (353)

TITOLO IV

 Disposizioni generali per la tutela del paesaggio e la qualità del territorio. Disposizioni in materia di porti regionali

CAPO I Patrimonio territoriale e paesaggio

Art. 58 Funzioni in materia di tutela paesaggistica

 1. La Regione esercita le funzioni amministrative di tutela dei beni paesaggistici ad essa conferite ai sensi dell’articolo 5, comma 6, del Codice, qualora non attribuite ad altro ente ai sensi della presente legge.

 2. Il piano paesaggistico regionale costituisce parte integrante del PIT che assume la funzione di piano urbanistico-territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici, ai sensi dell’articolo 135, comma 1, del Codice.

 3. Alla tutela del paesaggio concorrono, gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica delle province, della città metropolitana e dei comuni, laddove adeguati, ai sensi dell’articolo 145, comma 4, del Codice, al piano paesaggistico regionale.

Art. 59 Finalità del piano paesaggistico e osservatorio regionale

 1. Il PIT con specifica considerazione dei valori paesaggistici, d’ora in avanti denominato “piano paesaggistico”, riconosce gli aspetti e i caratteri peculiari del paesaggio regionale, ne delimita i relativi ambiti, individua obiettivi di qualità e ne definisce la normativa d’uso in attuazione degli articoli 131, 133, 135, 143 e 145 del Codice.

 2. Il piano paesaggistico, elaborato secondo il procedimento di cui all’articolo 135, comma 1, e di cui all’articolo 143 del Codice, ha contenuto ricognitivo, descrittivo e rappresentativo, normativo e progettuale.

 3. Con deliberazione, la Giunta regionale organizza l’attività dell’osservatorio del paesaggio di cui all’articolo 133, comma 1, del Codice al fine di:

a) esercitare il monitoraggio dell’efficacia del piano paesaggistico;

b) mantenerne aggiornato e svilupparne il quadro conoscitivo;

c) promuovere, in attuazione della convenzione europea sul paesaggio, la partecipazione delle popolazioni e degli enti locali alla tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico regionale.

Art. 60 Valorizzazione dei paesaggi

 1. La valorizzazione dei paesaggi consiste nella:

a) corretta manutenzione e riproduzione del patrimonio territoriale e delle invarianti che ne strutturano le diverse componenti;

b) riqualificazione o ricostruzione dei paesaggi urbani, rurali, naturali compromessi o degradati;

c) creazione di nuovi paesaggi per migliorare la qualità complessiva del contesto esistente.

 2. La Regione concorre alla valorizzazione dei paesaggi regionali anche attraverso la concessione di contributi agli enti locali e alle associazioni senza fini di lucro.

Art. 61 Parchi regionali e aree protette

 1. I territori dei parchi regionali, delle riserve e delle aree contigue sono sottoposti al regime di  tutela previsto dalle leggi speciali che li riguardano.

 2. I piani dei parchi regionali si conformano alla specifica disciplina paesaggistica del PIT, ai sensi dell’articolo 145, comma 4, del Codice.

CAPO II Disposizioni per la qualità degli insediamenti

Art. 62 Qualità degli insediamenti. Regolamento (207)

 1. Gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica, unitamente alle correlate norme regolamentari e agli atti di programmazione perseguono la qualità degli insediamenti in riferimento:

a) alla riqualificazione del margine urbano con riferimento alla qualità sia dei fronti costruiti che delle aree agricole periurbane;

b) alla dotazione e continuità degli spazi pubblici, del verde urbano e del verde di connessione ecologica, dei percorsi pedonali e ciclabili e della connessione anche intermodale alle infrastrutture per la mobilità e il trasporto pubblico;

c) alla funzionalità, al decoro e al comfort delle opere di urbanizzazione e dell’arredo urbano;

d) alla dotazione di attrezzature e servizi con particolare attenzione alle attività commerciali di vicinato e ai servizi essenziali;

e) alla qualità degli interventi realizzati per il contenimento dell’impermeabilizzazione del suolo, il risparmio idrico, la salvaguardia e la ricostituzione delle riserve idriche anche potenziali;

f) alla dotazione di reti differenziate per lo smaltimento e per l’adduzione idrica e per il riutilizzo delle acque reflue;

 g) alla dotazione di attrezzature per la raccolta differenziata;

h) alle prestazioni di contenimento energetico degli edifici e degli isolati urbani in riferimento al contenimento energetico, alla resilienza ai cambiamenti climatici, alla fruibilità e sicurezza;

i) all’eliminazione delle barriere architettoniche ed urbanistiche in conformità con quanto previsto dalla legge regionale 9 settembre 1991, n. 47 (Norme sull’eliminazione delle barriere architettoniche), e all’accessibilità delle strutture di uso pubblico e degli spazi comuni delle città;

l) alla qualità dell’architettura con particolare riferimento agli spazi d’uso collettivo ed alle opere pubbliche;

m) alle prestazioni omogenee adeguate delle reti di trasferimento dati sull’intero territorio regionale.

 2. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, e con particolare riferimento alle lettere a), b), c), d), i) e l), la Regione, entro trecentosessantacinque giorni dall’entrata in vigore della presente legge, emana un regolamento che indica criteri, parametri di riferimento per i comuni.

 3. Gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica privilegiano un’organizzazione degli spazi e delle funzioni tale da assicurare la qualità della vita sociale della popolazione.

 4. Sono opere di urbanizzazione primaria:

a) strade, piazze, piste pedonali e ciclabili a servizio degli insediamenti;

b) spazi di sosta o di parcheggio;

c) reti di smaltimento delle acque meteoriche e delle acque reflue domestiche, urbane o industriali ed i connessi impianti di trattamento;

d) opere e reti per la captazione, l’adduzione e la potabilizzazione ai fini dell’uso idropotabile;

e) rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas;

f) pubblica illuminazione;

g) spazi di verde attrezzato;

h) reti per il trasferimento dati.

 5. Sono opere di urbanizzazione secondaria:

 a) asili nido e scuole materne;

b) plessi scolastici per l’istruzione primaria e secondaria;

c) mercati di quartiere;

d) uffici comunali;

e) chiese ed altri edifici per servizi religiosi;

f) impianti sportivi di quartiere;

g) centri sociali, attrezzature culturali pubbliche e sanitarie pubbliche;

h) le opere e le reti per l’adduzione e la distribuzione, il trattamento di acque destinate ad usi non idropotabili, provenienti dal riuso o dal recupero;

i) impianti di riciclo e smaltimento dei rifiuti solidi urbani;

l) aree verdi di quartiere e verde (64) pubblico di connessione con gli spazi aperti extraurbani;

m) strutture pubbliche di servizio o di supporto all’attività d’impresa, quali centri servizi, spazi per incubatori d’impresa, laboratori di ricerca, strutture e spazi destinate al coworking, esercizi polifunzionali;

n) edilizia residenziale sociale di proprietà pubblica.

 6. E’ definito come verde urbano l’insieme delle componenti vegetali, appartenenti sia ad aree pubbliche che private, che concorrono a garantire l’equilibrio ecologico dei territori urbani.

 7. Le azioni di governo del territorio sono dirette ad incrementare e migliorare la dotazione complessiva comprendente aree verdi di quartiere, parchi urbani, corridoi verdi di connessione ecologica, aree agricole periurbane a valenza multifunzionale, anche in attuazione di quanto previsto dalla legge regionale 23 luglio 2012, n. 41 (Disposizioni per il sostegno all’attività vivaistica e per la qualificazione e valorizzazione del sistema del verde urbano).

Art. 63 Attuazione delle politiche per la casa negli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica

 1. La pianificazione territoriale e urbanistica concorre alla realizzazione delle politiche pubbliche per la casa disciplinando l’attuazione degli interventi di riutilizzo del patrimonio edilizio e di nuova costruzione diretti a soddisfare il fabbisogno di alloggi di edilizia residenziale pubblica in conformità con la legislazione vigente.

 2. I proprietari degli immobili interessati da nuovi insediamenti e da interventi di ristrutturazione urbanistica concorrono alla realizzazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica nelle forme e con le modalità stabilite dagli strumenti della pianificazione territoriale ed urbanistica in conformità a quanto stabilito dal presente articolo.

 3. L’alloggio sociale costituisce standard aggiuntivo rispetto a quelli di cui al decreto ministeriale 2 aprile 1968, n.1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765), da assicurare mediante cessione gratuita di aree, di unità immobiliari o corresponsione di oneri aggiuntivi a destinazione vincolata, secondo le modalità stabilite nel piano operativo comunale sulla base dei seguenti criteri:

a) cessione gratuita di quota percentuale delle aree destinate a nuova edificazione ad uso residenziale oppure cessione gratuita di quota percentuale della superficie edificabile (354) residenziale realizzata oppure cessione gratuita di pari superficie di edifici già esistenti nel medesimo comune;

b) cessione gratuita di quota percentuale della superficie edificabile (354) residenziale realizzata nel caso di ristrutturazione urbanistica che comporti cambio di destinazione d’uso o incrementi volumetrici, ad esclusione delle destinazioni d’uso industriali e artigianali;

c) corresponsione di oneri aggiuntivi di urbanizzazione in caso di nuova edificazione a  destinazione turistico-ricettiva extralberghiera o grandi strutture di vendita.

 4. Il piano operativo può consentire la monetizzazione delle cessioni di cui al comma 3, lettere a) e b), in caso di interventi di modesta rilevanza.

 5. Le modalità di cui al comma 3 e al comma 4, sono obbligatorie per i comuni definiti ad alta tensione abitativa ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo).

CAPO III Disposizioni sul territorio rurale

SEZIONE I Disposizioni generali

Art. 64 Il territorio rurale

 1. Ai fini della presente legge il territorio rurale è costituito:

a) dalle aree agricole e forestali individuate come tali negli strumenti della pianificazione territoriale urbanistica di seguito denominate “aree rurali”;

b) dai nuclei ed insediamenti anche sparsi in stretta relazione morfologica, insediativa e funzionale con il contesto rurale, di seguito denominati “nuclei rurali”;

c) dalle aree ad elevato grado di naturalità;

d) dalle ulteriori aree che, pur ospitando funzioni non agricole, non costituiscono territorio urbanizzato.

 2. E’ comunque considerato territorio rurale tutto ciò che è esterno al territorio urbanizzato come definito dall’articolo 4 e come individuato negli atti di governo del territorio comunali in conformità alla presente legge, al PIT, al PTC e al PTCM.

 3. Nell’ambito del territorio rurale possono essere individuate:

a) aree ad elevato valore paesaggistico il cui assetto concorre alla valorizzazione dei centri e dei nuclei storici di cui costituiscono il contesto, di seguito denominate “ambiti di pertinenza”;

b) aree caratterizzate dalla prossimità con il territorio urbanizzato, di seguito denominate “ambiti periurbani”;

c) paesaggi agrari e pastorali di interesse storico coinvolti da processi di forestazione, naturale o artificiale, oggetto di recupero a fini agricoli di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227 (Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57), come definiti dal PIT.

 4. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente capo, gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica comunale possono articolare il territorio rurale in ambiti territoriali differenziati, in relazione ai caratteri della produzione agricola, alle specificità socio-economiche, ambientali e paesaggistiche dei luoghi, alle caratteristiche pedologiche, climatiche, di acclività e giacitura del suolo.

 5. Gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica comunale disciplinano il patrimonio edilizio e le infrastrutture esistenti nel territorio rurale, nonché le attività e i servizi in esso insediati, ancorché a carattere non agricolo, perseguendo gli obiettivi di qualità di cui all’articolo 68.

 6. L’inserimento all’interno del territorio rurale delle previsioni di cui al comma 1, lettera d), è subordinato al previo parere favorevole della conferenza di copianificazione di cui all’articolo 25. In tale caso, oltre alle verifiche di cui all’articolo 25, comma 5, la conferenza valuta la compatibilità delle previsioni con i valori ambientali e paesaggistici del contesto rurale di riferimento.

 7. Fatto salvo quanto previsto al comma 6, le aree di cui al comma 1, lettera d), non sono soggette alla disciplina di cui al presente capo.

 8. Sono soggette al previo parere della conferenza di copianificazione le previsioni di trasformazione relative ad interventi di ristrutturazione urbanistica che comportano la perdita della destinazione d’uso agricola verso altre destinazioni. (65)

 Art. 65 – Nuclei rurali

 1. Gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica disciplinano le trasformazioni dei nuclei rurali di cui all’articolo 64, comma 1, lettera b), previa classificazione degli edifici che li compongono nonché degli edifici sparsi nel territorio rurale.

 2. Gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica definiscono la disciplina volta a:

a) assicurare il rispetto della morfologia insediativa originaria e dei tipi edilizi originari di interesse storico testimoniale in relazione ad eventuali interventi di trasformazione e di ampliamento o alla realizzazione dei servizi e delle infrastrutture necessarie alle popolazioni residenti;

b) salvaguardare il patrimonio insediativo tradizionale di interesse paesaggistico e garantire il mantenimento e il recupero dei caratteri di ruralità del nucleo.

Art. 66 Ambiti di pertinenza dei centri e nuclei storici

 1. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli strumenti della pianificazione urbanistica comunale, in coerenza con l’integrazione paesaggistica del PIT, individuano gli ambiti di pertinenza di cui all’articolo 64, comma 3, lettera a), e ne identificano gli aspetti di valenza paesaggistica da mantenere e di cui promuovere la riproduzione.

 2. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 69, i piani di settore promuovono il sostegno di tutte quelle forme di agricoltura che possono garantire il mantenimento o il recupero delle sistemazioni agrarie tradizionali di valenza anche paesaggistica.

 3. Negli ambiti di pertinenza possono essere realizzati gli interventi di cui al presente capo, se coerenti con gli aspetti di valenza paesaggistica di cui al comma 1. (66)

Art. 67 Ambiti periurbani

 1. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli strumenti della pianificazione urbanistica comunale, in coerenza con l’integrazione paesaggistica del PIT, individuano, ove presenti, (67) gli ambiti periurbani di cui all’articolo 64, comma 3, lettera b), identificando in essi (68) gli elementi del paesaggio rurale ancora presenti da salvaguardare e valorizzare, nonché le connessioni ecologiche e fruitive di valenza territoriale da salvaguardare, valorizzare o creare.

 2. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 69, i piani di settore promuovono il sostegno delle forme di agricoltura utilmente integrabili con gli insediamenti urbani, compresi gli orti sociali e l’agricoltura multifunzionale, salvaguardando gli elementi del paesaggio rurale ancora presenti.

 3. Negli ambiti periurbani possono essere realizzati gli interventi di cui al presente capo (68), in coerenza con gli elementi del paesaggio rurale, garantendo il ruolo di connessione ecologica di tali aree e le connessioni ecologiche e fruitive tra il territorio urbanizzato e quello rurale.

Art. 68 Qualità del territorio rurale

 1. I soggetti di cui all’articolo 8, comma 1, assicurano, ciascuno per la propria competenza, attraverso gli atti di governo del territorio e l’integrazione delle diverse politiche, la qualità del territorio rurale. Gli stessi riconoscono e promuovono l’attività agricola come attività economico-produttiva, valorizzano l’ambiente e il paesaggio rurale e perseguono il contenimento del consumo di suolo agricolo anche limitandone la frammentazione ad opera di interventi non agricoli.

 2. Le finalità di cui al comma 1, sono perseguite tenendo conto dei seguenti obiettivi specifici:

a) assicurare la funzionalità idrogeologica del territorio;

b) consolidare il ruolo funzionale delle pratiche agricole in relazione alla riproduzione del patrimonio territoriale anche attraverso il rafforzamento della multifunzionalità dell’attività agricola;

c) mantenere i paesaggi rurali e promuoverne la riproduzione;

 d) recuperare i paesaggi agropastorali storici interessati da processi di forestazione, naturale o artificiale;

e) assicurare che le attività agrosilvopastorali e le trasformazioni edilizie concorrano alla qualificazione rurale d’insieme del territorio.

 3. Per garantire il perseguimento delle finalità di cui al presente articolo, gli strumenti della pianificazione territoriale e gli strumenti della pianificazione urbanistica comunale, in coerenza con l’integrazione paesaggistica del PIT, specificano nella loro disciplina i seguenti aspetti:

a) le buone pratiche di sistemazione ambientale e paesaggistica cui attenersi anche per assicurare una corretta gestione ai fini idrogeologici e la prevenzione dei fenomeni di erosione del suolo;

b) le opere di sistemazione ambientale, in relazione alla struttura del territorio rurale e dei suoi caratteri paesaggistici, a carico delle aziende e dei privati negli interventi di nuova edificazione e negli interventi comportanti la perdita della destinazione d’uso agricola.

Art. 69 Disposizioni sugli usi agricoli

 1. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli strumenti della pianificazione urbanistica comunale di cui all’articolo 10, non possono contenere prescrizioni in merito alle scelte agronomico-colturali, anche poliennali, delle aziende.

SEZIONE II Disciplina delle trasformazioni da parte dell’imprenditore agricolo

Art. 70 Installazione di manufatti temporanei e di ulteriori manufatti ad uso agricolo in assenza di programma aziendale

 1. Nel rispetto delle disposizioni del regolamento di attuazione del presente capo e di quelle eventualmente contenute negli strumenti della pianificazione territoriale provinciale, costituisce attività edilizia libera, soggetta a comunicazione, di inizio lavori ai sensi dell’articolo 136, comma 2, (209) l’installazione per lo svolgimento dell’attività agricola di manufatti aziendali temporanei realizzati con strutture in materiale leggero e semplicemente ancorati a terra senza opere murarie per un periodo non superiore a due anni, comprese le serre aventi le suddette caratteristiche. La comunicazione è accompagnata dall’impegno alla rimozione dei manufatti entro la scadenza del biennio.

 2. Gli strumenti della pianificazione urbanistica comunale possono contenere disposizioni riferite ai manufatti aziendali di cui al comma 1, esclusivamente al fine di assicurare la tutela di immobili ed aree di rilevante interesse paesaggistico o ambientale, in attuazione dell’articolo 92, comma 3, lettera e).

 3. Nel rispetto delle disposizioni contenute nel regolamento d’attuazione del presente capo e delle eventuali condizioni previste dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica (69) comunale costituisce:

a) intervento edilizio soggetto a permesso di costruire ai sensi dell’articolo 134, comma 1, realizzabile mediante (210) segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) ai sensi dell’articolo 134, comma 2, (210) l’installazione di serre e di altri manufatti aventi le caratteristiche di cui al comma 1 per un periodo superiore a due anni;

b) attività edilizia soggetta a permesso di costruire ai sensi dell’articolo 134, l’installazione di qualsiasi manufatto non temporaneo, comprese le serre fisse, necessario alla conduzione aziendale, che necessiti di interventi di trasformazione permanenti sul suolo. Tali manufatti per le fattispecie individuate dal regolamento di cui al presente capo non sono soggetti al programma aziendale.

 4. I manufatti di cui al presente articolo non possono essere inseriti nel computo dei beni aziendali.

4 bis. I manufatti, realizzati ai sensi del comma 3, non possono essere trasformati o riutilizzati per usi diversi da quelli dichiarati. (70)

 5. L’imprenditore agricolo si impegna a mantenere i manufatti di cui al comma 3, lettere a) e b), per il solo periodo in cui sono necessari allo svolgimento dell’attività agricola. Al momento della presentazione della SCIA o del rilascio del titolo abilitativo si impegna altresì alla loro rimozione e al ripristino dello stato dei luoghi una volta cessata la necessità di utilizzo.

 6. In caso di mancato rispetto degli impegni di cui ai commi 1 e 5, si applicano le disposizioni di cui al titolo VII, capo II.(69)

Art. 71 Interventi sul patrimonio edilizio esistente a destinazione d’uso agricola in assenza di programma aziendale

 1. In assenza di programma aziendale sul patrimonio edilizio esistente a destinazione d’uso agricola sono consentiti, sempreché non comportino il mutamento della destinazione d’uso agricola, siano salvaguardati i caratteri dell’edilizia storico-testimoniale, e fermi restando i limiti e le condizioni previste dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, i seguenti interventi:

a) la manutenzione straordinaria di cui all’articolo 135, comma 2, lettera b), ivi compresi gli interventi volti alla sostituzione di coperture in eternit con pannelli fotovoltaici integrati  ed all’articolo 136, comma 2, lettera a) (211);

b) il restauro ed il risanamento conservativo di cui agli articoli (212) 135, comma 2, lettera c) e 136, comma 2, lettera a bis) (211);

c) la ristrutturazione edilizia conservativa di cui all’articolo 135, comma 2, lettera d);

d) gli interventi pertinenziali di cui agli articoli (212) 135, comma 2, lettera e) e 136, comma 2, lettera a ter) (211);

e) gli interventi di cui agli articoli (212) 135, comma 2, lettera a) e 136, comma 1, lettera b) (211), necessari al superamento delle barriere architettoniche e all’adeguamento degli immobili per le esigenze dei disabili;

f) gli interventi comunque denominati finalizzati al  miglioramento dell’efficienza energetica;

g) le addizioni volumetriche di cui all’articolo 134, comma 1, lettera g);

h) la ristrutturazione edilizia ricostruttiva di cui all’articolo 134, comma 1, lettera h);

i) il ripristino di edifici, o parti di essi, crollati o demoliti di cui all’articolo 134, comma 1, lettera i);

l) gli interventi di sostituzione edilizia di cui all’articolo 134, comma 1, lettera l);

m) le piscine,  nonché gli impianti sportivi, di cui all’articolo 134, comma 1, lettera m). (71)

1 bis. Sempreché non  comportino  il  mutamento della destinazione d’uso agricola e siano salvaguardati i caratteri dell’edilizia storico-testimoniale, sono riservati all’imprenditore agricolo professionale gli interventi di addizione volumetrica da eseguire una sola volta fino ad un massimo di 100 metri cubi per ogni abitazione rurale e sugli annessi agricoli fino ad un massimo del 10 per cento del volume esistente e comunque non oltre i 300 metri cubi complessivi oppure entro i limiti dimensionali, ove inferiori, previsti dagli strumenti urbanistici del comune. (72)

 2. Alle medesime condizioni di cui al comma 1, sono riservati all’imprenditore agricolo-professionale i trasferimenti di volumetrie che non eccedono per singolo edificio aziendale il 20 per cento del volume legittimamente esistente. I volumi trasferiti non si sommano con quelli risultanti dagli interventi di cui al comma 1 bis. (71)

 3. Ove consentito dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica comunali, gli interventi di cui ai commi 1, 1 bis e 2, possono comportare un aumento del numero delle unità residenziali abitative, ove già esistenti nell’edificio, ferma restando la destinazione d’uso agricola. (71)

 4. Nel caso in cui gli interventi edilizi di cui al comma 1, lettere h), i), ed l) e di cui al comma 2 siano realizzati per lo svolgimento delle attività agrituristiche, l’imprenditore agricolo si deve impegnare a non modificare la destinazione d’uso agricola degli edifici per quindici anni dalla realizzazione degli interventi medesimi. (71)

Art. 72 Interventi sul patrimonio edilizio esistente con destinazione d’uso agricola mediante programma aziendale

 1. Salvo i limiti e le condizioni previste dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, sul patrimonio edilizio esistente con destinazione d’uso agricola, previa approvazione del programma aziendale, sono consentiti, alle condizioni di cui al comma 2, i seguenti interventi:

a) trasferimenti di volumetrie ed addizioni volumetriche (73) riconducibili alle fattispecie di cui all’articolo 71, comma 1 bis e 2 (73), ad opera dell’imprenditore agricolo non professionale;

b) ristrutturazioni urbanistiche.

b bis) trasferimenti di volumetrie e interventi di addizione volumetrica  che eccedono quelli previsti dall’articolo 71, commi 1 bis e 2; (74)

b ter) trasformazioni di annessi agricoli in unità abitative, limitatamente ai casi previsti all’articolo 73, comma 2, ed in alternativa alla costruzione di nuovi edifici abitativi. (74)

 2. Gli interventi di cui al comma 1 possono essere realizzati a condizione che:

a) siano salvaguardati i caratteri dell’edilizia storico-testimoniale;

b) siano mantenute in produzione superfici fondiarie minime non inferiori a quanto previsto dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica sulla base dei criteri e dei parametri definiti dal  PTC o dal PTCM oppure, in mancanza,  dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 84. (75)

Art. 73 Interventi di nuova edificazione mediante programma aziendale

 1. La costruzione di nuovi edifici rurali è consentita all’imprenditore agricolo soltanto se necessaria alla conduzione del fondo, all’esercizio delle altre attività agricole e di quelle ad esse connesse. Resta fermo l’obbligo di procedere prioritariamente al recupero degli edifici esistenti, se coerente con la tipologia di questi ultimi.

 2. La costruzione di nuovi edifici ad uso abitativo, se ammessa dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica comunali, è subordinata:

a) all’approvazione da parte del comune del programma aziendale presentato dall’imprenditore agricolo a titolo professionale, contenente la dimostrazione che l’edificio è necessario alle proprie esigenze, a quelle dei familiari coadiuvanti o degli addetti a tempo indeterminato impegnati nell’attività agricola;

b) all’impegno dell’imprenditore agricolo professionale a mantenere in produzione superfici fondiarie minime non inferiori a quanto previsto dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica sulla base dei criteri e dei parametri definiti dal PTC o dal PTCM oppure, in mancanza, dal regolamento d’attuazione del presente capo.

 3. Il regolamento d’attuazione di cui all’articolo 84 disciplina ulteriori condizioni a cui è soggetta la realizzazione di nuove abitazioni rurali.

 4. La costruzione di nuovi annessi agricoli è soggetta:

a) all’approvazione da parte del comune del programma aziendale, presentato dall’imprenditore agricolo, dove si dimostri che la costruzione di nuovi annessi agricoli è commisurata alle esigenze dell’impresa e alla capacità produttiva dell’azienda agricola;

b ) all’impegno dell’imprenditore agricolo a mantenere in produzione superfici fondiarie minime non inferiori a quanto previsto dal PTC o dal PTCM o, in mancanza, dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 84. L’impegno è assunto a seguito dell’approvazione del programma mediante sottoscrizione di convenzione o atto d’obbligo.

 5. Il regolamento di attuazione di cui all’articolo 84 specifica i casi in cui è consentita la costruzione di nuovi annessi agricoli strettamente necessari all’attività delle aziende agricole che non raggiungono i requisiti minimi per la presentazione del programma aziendale, nonché di annessi agricoli non collegabili alle superfici minime fondiarie da coltivare. (76)

5 bis. Fermo restando il rispetto delle limitazioni e prescrizioni contenute negli strumenti di pianificazione urbanistica comunale, la realizzazione degli annessi di cui al comma 5 non è soggetta alla presentazione del programma aziendale. (77)

Art. 74 Programma aziendale pluriennale di miglioramento agricolo ambientale

 1. Al fine della verifica delle condizioni di cui agli articoli 72 e 73, l’imprenditore agricolo provvede alla redazione del programma aziendale pluriennale di miglioramento agricolo ambientale, di seguito denominato “programma aziendale”, avente i contenuti indicati nel regolamento di attuazione di cui all’articolo 84.

 2. L’approvazione del programma aziendale costituisce condizione preliminare per il rilascio dei titoli abilitativi.

 3. Il programma aziendale è presentato, secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 84, (78) al comune o ai comuni competenti per territorio  (213).

 4. Per l’approvazione del programma aziendale, il comune, verificata la completezza e la regolarità formale della documentazione, convoca una conferenza di servizi, ai sensi del capo IV della l. 241/1990, per verificare la conformità urbanistica e acquisire tutti i pareri, nulla osta o assensi, comunque denominati, di altre amministrazioni pubbliche, compresi il parere della provincia di conformità al PTC o il parere della città metropolitana di conformità al PTCM, nonché il parere della Regione di coerenza tra i contenuti agronomici del programma e gli interventi edilizi proposti. Nel caso in cui il programma abbia valore di piano attuativo, secondo quanto previsto dall’articolo 74, comma 13, si applica la procedura di cui all’articolo 111. (79)

 5. La realizzazione del programma aziendale è garantita da una convenzione o da un atto d’obbligo unilaterale, da registrare e trascrivere a spese del richiedente e a cura del comune.

 6. In particolare, la convenzione o l’atto unilaterale d’obbligo contengono l’impegno dell’imprenditore agricolo:

a) ad effettuare gli interventi previsti dal programma aziendale in relazione ai quali sono richiesti interventi sul patrimonio esistente o la realizzazione di nuovi edifici rurali di cui agli articoli 72 e 73;

b) a non alienare separatamente dagli edifici rurali le superfici fondiarie alla cui capacità produttiva gli stessi sono riferiti, a meno che i terreni alienati non siano compensati da altri terreni di nuova acquisizione;

c) ad assicurare il mantenimento delle pertinenze di edifici non più utilizzabili a fini agricoli, comprese quelle oggetto di programmata alienazione, con interventi coerenti con il contesto paesaggistico, nonché con interventi di mitigazione ambientale eventualmente necessari;

d) a non modificare la destinazione d’uso degli edifici esistenti o recuperati necessari allo svolgimento dell’attività agricola e di quelle connesse per il periodo di validità del programma aziendale;

e) ad assoggettarsi alle penali previste nella convenzione o nell’atto d’obbligo, in caso d’inadempimento. In ogni caso, le penali non devono essere inferiori al maggior valore determinato dall’inadempienza.

 7. Il programma aziendale ha durata decennale con decorrenza dall’atto di approvazione del comune. (78)

 8. Il programma aziendale può essere modificato in ogni tempo per adeguarlo ai programmi comunitari, statali o regionali, oppure in caso di eventi naturali che modifichino in modo significativo lo stato dei luoghi.

 9. Non costituiscono modificazione del programma aziendale le varianti agli interventi edilizi programmati, comprese le varianti in corso d’opera, che risultino conformi agli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica, coerenti sotto il profilo agronomico con gli assetti colturali e produttivi dell’azienda previsti dal programma aziendale approvato, e che comunque soddisfino tutte le seguenti condizioni: (78)

a) non comportino incremento della superficie calpestabile (355) complessiva di nuova realizzazione prevista dal programma aziendale;

b) non comportino incremento superiore al 20 per cento della superficie calpestabile (78) (355) per singolo edificio di nuova realizzazione;

c) non interessino edifici o complessi edilizi di interesse storico-testimoniale;

d) non comportino modifiche alla tipologia degli edifici di nuova costruzione programmati.

9 bis. Non costituiscono altresì modificazione del programma aziendale gli aggiustamenti di confine di cui all’articolo 76, comma 5. (80)

 10. La disposizione di cui al comma 9, non si applica ai programmi aziendali con valore di piano attuativo.

 11. Il programma aziendale può essere modificato per motivi diversi da quelli di cui al comma 8, su richiesta dell’imprenditore agricolo, a scadenze non inferiori ad un anno.

 12. Nei casi di cui ai commi 8 e 11, il regolamento di attuazione di cui all’articolo 84 specifica quali modifiche al programma aziendale possono essere assentite con procedimenti semplificati in quanto modifiche non sostanziali.

 13. Il programma aziendale ha valore di piano attuativo ai sensi dell’articolo 107 nei casi previsti dagli strumenti della pianificazione urbanistica comunale, nonché quando prevede interventi di ristrutturazione urbanistica comportanti  perdita della destinazione d’uso agricola verso altre destinazioni. (79)

Art. 75 Utilizzo di immobili a destinazione industriale o commerciale per lo svolgimento dell’attività agricola (81)

 1. L’imprenditore agricolo può utilizzare immobili a destinazione industriale o commerciale, anche all’interno del territorio urbanizzato, per adibirli ad usi connessi all’attività agricola, compresa la vendita dei prodotti agricoli in applicazione delle disposizioni vigenti, nel rispetto delle normative igienico sanitarie, di altre normative di settore, nonché dei regolamenti edilizi vigenti. Laddove non si renda necessaria la realizzazione di opere edilizie, l’imprenditore agricolo trasmette, preventivamente all’utilizzo, apposita comunicazione allo sportello unico del comune attestante il rispetto delle normative igienico sanitarie, di settore e dei regolamenti edilizi vigenti, secondo le modalità stabilite nel regolamento di attuazione di cui all’articolo 84.

2. Lo sportello unico effettua controlli a campione sulle comunicazioni trasmesse ai sensi del comma 1 nella misura pari ad almeno il 10 per cento delle comunicazioni presentate.

3. Gli immobili di cui al comma 1, se acquisiti in proprietà dall’imprenditore agricolo, costituiscono parte della sua dotazione aziendale ma la loro consistenza non può in alcun caso essere trasferita all’interno del fondo.

4. L’utilizzo degli immobili di cui al comma 1, per usi connessi all’attività agricola, è consentito anche per periodi di tempo determinati, secondo le modalità stabilite nel regolamento di attuazione di cui all’articolo 84.

5. L’utilizzo permanente o temporaneo degli immobili di cui al presente articolo per usi connessi all’attività agricola non determina il mutamento della destinazione d’uso industriale o commerciale degli immobili stessi.

Art. 76 Trasferimenti di fondi agricoli

 1. Nel caso di trasferimenti parziali di fondi agricoli attuati al di fuori di programmi aziendali  tramite compravendita o altro titolo che consenta il conseguimento di un titolo abilitativo, è vietata la realizzazione di nuovi edifici per dieci anni successivi al frazionamento su tutti i terreni risultanti.

 2. Il divieto di edificare di cui al comma 1 non si applica nel caso in cui i rapporti fra superfici fondiarie ed edifici utilizzati per l’attività agricola, come stabiliti dalla provincia o dalla città metropolitana in sede di determinazione dei parametri di cui all’articolo 73, comma 2, non siano stati superati su alcuna delle porzioni risultanti. Per i trasferimenti anteriori alla determinazione dei parametri della provincia o della città metropolitana è fatta salva la possibilità di dimostrare, attraverso il programma aziendale, che l’indispensabilità dei nuovi edifici sussisteva in riferimento all’estensione dell’azienda ed agli edifici in essa esistenti risultanti al momento del trasferimento, ferma restando la possibilità di comprendervi i successivi ampliamenti dell’estensione aziendale.

 3. Le disposizioni relative al divieto di edificare si applicano, per la durata dell’affitto e fino ad un massimo di dieci anni, anche agli affitti di fondi rustici nelle fattispecie in cui, ai sensi della normativa, sia consentito il conseguimento di un titolo abilitativo.

 4. Il divieto di cui al comma 1, non si applica:

a) ai trasferimenti in sede di permute di immobili agricoli o di aggiustamenti di confine;

b) ai trasferimenti derivanti obbligatoriamente dall’applicazione di normative comunitarie o nazionali;

c) ai trasferimenti che hanno origine da:

1) risoluzione di contratti di mezzadria o di altri contratti agrari;

2) estinzione di enfiteusi o di servitù prediali;

3) procedure espropriative;

4) successioni ereditarie;

5) divisioni patrimoniali quando la comproprietà del bene si sia formata antecedentemente al 29 aprile 1995;

6) cessazione dell’attività per raggiunti limiti d’età o per sopraggiunta invalidità permanente al lavoro, degli imprenditori agricoli professionali.

  5. Costituiscono aggiustamenti di confine, ai fini della presente legge, gli aumenti o le diminuzioni delle superfici aziendali su cui non insistano edifici. Tali superfici devono essere inferiori al 5 per cento delle superfici complessive aziendali e comunque non eccedenti cinque ettari di superficie agricola utilizzata.

 6. Per i trasferimenti di fondi agricoli effettuati prima dell’entrata in vigore della presente legge, rimane fermo il divieto di edificazione per i dieci anni successivi al frazionamento.

SEZIONE III Disciplina delle trasformazioni da parte di soggetti diversi dall’imprenditore agricolo

Art. 77 Trasformazioni delle aree di pertinenza degli edifici

 1. Per garantire il perseguimento delle finalità di cui all’articolo 68, gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica comunale definiscono specifiche normative per la trasformazione delle aree di pertinenza degli edifici con destinazione non agricola situati in territorio rurale.

 2. Tale disciplina deve assicurare che gli interventi garantiscano il mantenimento delle caratteristiche di ruralità delle aree di pertinenza degli edifici di cui al comma 1, nonché i caratteri tipologici e i materiali propri dei resedi di pertinenza degli edifici storico-testimoniali rurali.

 3. La disciplina di cui al comma 2, deve altresì garantire che la realizzazione di manufatti pertinenziali, ove consentita dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica, privilegi il riutilizzo di manufatti esistenti nell’area di pertinenza e non comporti alterazioni significative (82) della struttura morfologica dei terreni.

Art. 78 Manufatti per l’attività agricola amatoriale, per il ricovero di animali domestici e per esigenze venatorie (201)

 1. Gli annessi necessari all’esercizio dell’attività agricola amatoriale e al ricovero di animali domestici, nonché i manufatti (325) di cui all’articolo 34 bis della legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”), possono essere realizzati nel territorio rurale di cui all’articolo 64 solo nei casi previsti e disciplinati dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica comunali. La loro realizzazione è soggetta a SCIA ai sensi dell’articolo 135, oppure a permesso di costruire ai sensi dell’articolo 134, nel rispetto di quanto previsto dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 84. (202)

 2. Gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica comunali individuano le aree del territorio rurale in cui consentire la realizzazione degli annessi necessari all’esercizio dell’attività agricola amatoriale (203), al fine di garantire il mantenimento dell’attività agricola e la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio rurale, dettando specifiche disposizioni per le diverse aree come definite all’articolo 64.

2 bis. Oltre a quanto previsto nel comma 2, gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica comunali individuano le aree del territorio rurale in cui consentire la realizzazione degli annessi necessari al ricovero di animali domestici e dei manufatti di cui all’articolo 34 bis della l.r. 3/1994 (326), al fine di garantire la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio rurale, dettando specifiche disposizioni per le diverse aree come definite all’articolo 64 tenendo conto della eventuale necessità di allacciamento alle reti elettriche, idriche e di smaltimento dei reflui (327). (204)

3. Il regolamento di attuazione di cui all’articolo 84 disciplina le condizioni a cui è soggetta la realizzazione di annessi per l’esercizio dell’attività agricola e per il ricovero di animali domestici da parte di soggetti diversi dagli imprenditori agricoli, nonché dei manufatti di cui all’articolo 34 bis della l.r. 3/1994 (326). (202)

4. I manufatti realizzati ai sensi del presente articolo dopo l’entrata in vigore della presente legge non possono essere alienati separatamente dal fondo su cui insistono e devono essere rimossi al cessare dell’attività agricola o alla scadenza dell’iscrizione della squadra nel registro delle squadre di caccia al cinghiale istituito presso ogni ATC. (202)

4 bis. Nel caso di mancato rispetto degli impegni di cui al comma 4, si applicano le sanzioni previste dal titolo VII, capo II. (85)

Art. 79 Interventi sul patrimonio edilizio esistente con destinazione d’uso non agricola

 1. Nel territorio rurale, a condizione che siano salvaguardati i caratteri dell’edilizia storico-testimoniale, sugli edifici con destinazione d’uso non agricola sono consentiti:

a) gli interventi di manutenzione ordinaria di cui all’articolo 136, comma 1, lettera a);

b) gli interventi di manutenzione straordinaria, di cui agli articoli (214) 135, comma 2, lettera b) e 136, comma 2, lettera a) (215), non comportanti frazionamento delle unità immobiliari;

c) gli interventi di restauro e risanamento conservativo, di cui agli articoli (214) 135, comma 2, lettera c), e 136, comma 2, lettera a bis), non comportanti frazionamento delle unità immobiliari (215);

d) gli interventi necessari al superamento delle barriere architettoniche ed all’adeguamento degli immobili per le esigenze dei disabili di cui agli articoli (214) 135, comma 2, lettera a) e 136, comma 1, lettera b) (215).

 2. Oltre agli interventi di cui al comma 1 e sui medesimi edifici indicati, ove espressamente previsti dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica dei comuni, sempreché siano  salvaguardati i caratteri dell’edilizia storico-testimoniale, sono altresì consentiti:

a) gli interventi di manutenzione straordinaria di cui agli articoli (214) 135, comma 2, lettera (216) b) e 136, comma 2, lettera a) (215), comportanti frazionamento delle unità immobiliari;

a bis) gli interventi di restauro e risanamento conservativo, di cui agli articoli 135, comma 2, lettera c), e 136, comma 2, lettera a bis), comportanti frazionamento delle unità immobiliari; (217)

b) gli interventi di ristrutturazione edilizia conservativa di cui all’articolo 135, comma 2, lettera d);

c) gli interventi pertinenziali, di cui agli articoli (214) 135, comma 2, lettera e) e 136, comma 2, lettera a ter) (215);

d) le addizioni volumetriche, di cui all’articolo 134, comma 1, lettera g);

e) gli interventi di ristrutturazione edilizia ricostruttiva di cui all’articolo 134, comma 1, lettera h);

f) abrogata; (86)

g) il ripristino di edifici, o parti di essi, crollati o demoliti di cui all’articolo 134, comma 1, lettera i);

h) gli interventi di sostituzione edilizia di cui all’articolo 134, comma 1, lettera l);

i) le piscine, nonché gli impianti sportivi di cui all’articolo 134, comma 1, lettera m);

i bis) gli interventi di ristrutturazione urbanistica da realizzare mediante piano attuativo, ai sensi dell’articolo 107, comma 4. (87)

 3. Ove previsto dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica comunali, gli interventi di cui al comma 1 e al comma 2, lettere b), e) ed h), sono ammissibili, senza aumenti di volume, anche al fine di rendere idonei gli edifici alle specifiche esigenze venatorie di cui all’articolo 34 bis della l.r. 3/1994. (205)

3 bis. Sui manufatti realizzati ai sensi dell’articolo 78, sono ammessi gli interventi di cui al comma 1, lettere a), b) e d). (88)

Art. 80 Interventi in aree soggette a vincolo idrogeologico e opere antincendi boschivi

 1. Per le attività forestali, per la loro pianificazione e per gli interventi da realizzarsi in aree soggette a vincolo idrogeologico, si applica quanto previsto dalla legge regionale 21 marzo 2000, n. 39 (Legge forestale della Toscana) e dal relativo regolamento di attuazione.

 2. Le opere individuate dal piano antincendi boschivi di cui all’articolo 74 della l.r. 39/2000, non necessitano per la loro realizzazione di specifica localizzazione nel piano operativo e, ove non riconducibili alle fattispecie di cui all’articolo 136, sono soggette a SCIA, sia ai fini della presente legge, sia ai fini del vincolo idrogeologico.

SEZIONE IV Mutamento della destinazione d’uso agricola degli edifici

Art. 81 Limitazioni al mutamento della destinazione d’uso agricola

 1. Gli annessi agricoli con inizio lavori successivo al 15 aprile 2007, data di entrata in vigore del regolamento emanato con decreto del Presidente della Giunta regionale 9 febbraio 2007, n. 5/R (Regolamento di attuazione del titolo IV, capo III “Il territorio rurale”, della legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 “Norme per il governo del territorio”), non possono mutare la destinazione d’uso agricola. Nel caso di variazioni della destinazione d’uso rispetto all’uso agricolo, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 196.

 2. Gli edifici rurali, compresi quelli ad uso abitativo, con inizio lavori antecedente al 15 aprile 2007, possono mutare destinazione alle condizioni di cui agli articoli 82 e 83, fermo restando quanto stabilito dagli atti d’obbligo, purché lo stato di fatto risulti legittimo. 

 3. Gli edifici rurali ad uso abitativo, con inizio lavori successivo al 15 aprile 2007, non possono mutare la destinazione d’uso agricola per almeno venti anni dalla loro ultimazione.

Art. 82 Mutamento della destinazione d’uso agricola mediante programma aziendale

 1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 81, previa approvazione del programma aziendale, è consentito il mutamento della destinazione d’uso agricola degli edifici aziendali, compresi quelli di valenza storico testimoniale, qualora non sussistano alternative che ne  consentano il recupero ad uso agricolo e a condizione che si mantengano in produzione superfici fondiarie minime superiori a quelle previste nel PTC o nel PTCM oppure, in mancanza, nel regolamento d’attuazione di cui all’articolo 84.

 2. Gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica comunale contengono la ricognizione e la classificazione degli edifici o complessi edilizi di valenza storico-testimoniale, compresi quelli di cui al comma 1, e disciplinano specificatamente gli interventi attinenti al mutamento della destinazione d’uso.

Art. 83 Interventi sul patrimonio edilizio che comportano il mutamento della destinazione d’uso agricola

 1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 71, comma 1, dall’articolo 81 e dall’articolo 82, il mutamento della destinazione d’uso agricola degli edifici rurali è consentito solo se espressamente previsto e disciplinato dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica comunale. I relativi interventi edilizi sono subordinati alla sottoscrizione di convenzione o atto d’obbligo unilaterale da registrare e trascrivere a cura del comune e a spese del richiedente. La convenzione o l’atto d’obbligo individuano le aree di pertinenza degli edifici o di singole unità immobiliari. Gli interventi edilizi devono in ogni caso garantire il rispetto dei caratteri tipologici, formali e costruttivi degli edifici di valenza storico-testimoniale.

 2. Gli interventi di cui al comma 1, ove comportanti demolizione e ricostruzione di manufatti agricoli, non possono determinare aumento della superficie edificabile (356) legittimamente esistente, salvo ulteriori limitazioni e condizioni eventualmente previste dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica comunale.

 3. Ai fini della convenzione o dell’atto d’obbligo di cui al comma 1, i progetti edilizi definiscono il perimetro, la dimensione e la tipologia delle aree di pertinenza, da individuarsi in modo coerente con il sistema dei segni naturali e antropici caratterizzanti la tessitura territoriale, e attribuiscono ciascuna area di pertinenza a un edificio o a una unità immobiliare. La superficie totale delle aree di pertinenza così individuate, corrisponde all’intera porzione di territorio rurale correlata al mutamento della destinazione d’uso agricola dell’immobile sulla quale gravano gli impegni di miglioramento e manutenzione ambientale definiti in convenzione. (89)

 4. Per le aree di pertinenza di dimensioni non inferiori ad un ettaro, nella convenzione o nell’atto d’obbligo i proprietari si impegnano alla realizzazione d’interventi di sistemazione ambientale, fornendo idonee garanzie. Nel caso in cui le spese per la sistemazione ambientale da sostenersi nel primo decennio, contabilizzate a prezzi correnti al momento della formazione del titolo abilitativo risultano inferiori agli oneri da corrispondere ai sensi del comma 5, è dovuta al comune la relativa differenza.

 5. Per le aree di pertinenza di dimensioni inferiori ad un ettaro, in luogo della convenzione indicata al comma 1, sono corrisposti specifici oneri stabiliti dal comune e finalizzati al miglioramento ambientale e paesaggistico del territorio rurale, in misura comunque non inferiore alla quota massima prevista per gli interventi di ristrutturazione edilizia e non superiore alla quota minima prevista per gli interventi di nuova edificazione.

 6. Gli oneri e gli impegni di cui ai commi 1, 4 e 5 sostituiscono gli oneri di urbanizzazione di cui al titolo VII.

 7. Fermo restando quanto previsto all’articolo 81, in sede di definizione dei contenuti del quadro previsionale strategico quinquennale del piano operativo e del relativo dimensionamento per UTOE e destinazioni d’uso, i comuni tengono conto degli edifici che hanno mutato la destinazione d’uso agricola nei cinque anni precedenti. A tal fine, il quadro previsionale è corredato dal computo delle superfici edificabili (356) complessivamente deruralizzate nel quinquennio trascorso.

Art. 84 Regolamento di attuazione contenente disposizioni per la qualità del territorio rurale (197)

 1. La Regione con il regolamento di attuazione del presente capo, da emanarsi entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, stabilisce, in particolare:

a) le disposizioni per l’installazione di manufatti aziendali temporanei e di serre temporanee (90), realizzati per lo svolgimento dell’attività agricola con strutture in materiale leggero e semplicemente ancorati a terra senza opere murarie, per un periodo non superiore a due anni, comprese le serre aventi le suddette caratteristiche, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 70, comma 1;

b) le disposizioni per l’installazione di serre e di altri manufatti aventi le caratteristiche di cui all’articolo 70, comma 3, lettera a), e dall’articolo 135 per periodi superiori a due anni;

c) le disposizioni per l’installazione di qualsiasi manufatto non temporaneo, comprese le serre fisse, necessario alla conduzione aziendale, che necessiti di interventi di trasformazione permanenti sul suolo, ai sensi dell’articolo 70, comma 3, lettera b);

d) i manufatti aventi le caratteristiche di cui alla lettera c) che non siano soggetti al programma aziendale, ai sensi dell’articolo 70, comma 3;

e) le condizioni, ulteriori rispetto a quelle previste dall’articolo 73, comma 3, a cui è soggetta la realizzazione di nuove abitazioni rurali;

f) le superfici fondiarie minime da mantenere in produzione per la costruzione di nuovi edifici rurali ad uso abitativo o di nuovi annessi agricoli, qualora non siano definite nel PTC o nel PTCM, di cui all’articolo 73, comma 4, lettera b);

g) le superfici fondiarie minime da mantenere in produzione nel caso di mutamento della destinazione d’uso agricola degli edifici aziendali, qualora non siano definite nel PTC o nel PTCM, di cui all’articolo 82, comma 1;

h) i casi in cui è consentita la costruzione di nuovi annessi agricoli strettamente necessari all’attività delle aziende agricole che non raggiungono i requisiti minimi per la presentazione del programma aziendale o di quelli non collegabili alla capacità produttiva dell’azienda, di cui all’articolo 73, comma 5; (91)

i) i contenuti  del programma aziendale, ai sensi dell’articolo 74, comma 1;

i bis) le modalità di presentazione e di gestione del programma aziendale, ai sensi dell’articolo 74; (92)

l) le modifiche al programma aziendale con procedimenti semplificati, in quanto non sostanziali, di cui all’articolo 74, comma 12;

m) le modalità per l’utilizzo di immobili industriali o commerciali per lo svolgimento dell’attività agricola di cui all’articolo 75; (91)

n) le condizioni per la realizzazione dei manufatti  di cui all’articolo 78. (206)

CAPO IV Disposizioni in materia di porti regionali

Art. 85 Porti di interesse regionale. Procedimento per la previsione di nuovi porti, ampliamento e riqualificazione di quelli esistenti

 1. La rete dei porti e degli approdi turistici toscani costituisce infrastruttura unitaria di interesse regionale. I porti sono individuati nel PIT ai sensi dell’articolo 88, comma 7, lettera e).

 2. Oltre a quelli di cui al comma 1, sono di interesse regionale i porti che svolgono funzioni commerciali, industriali, di servizio passeggeri, di pesca. Tali porti sono individuati nel PIT ai sensi dell’articolo 88, comma 7, lettera f).

 3. Le funzioni di programmazione, pianificazione e realizzazione delle opere portuali dei porti regionali di rilevanza commerciale sono esercitate dall’Autorità portuale regionale di cui alla legge regionale 28 maggio 2012, n. 23 (Istituzione dell’Autorità portuale regionale. Modifiche alla l.r. 88/1998 e l.r. 1/2005).

 4. Qualora le previsioni localizzative di nuovi porti o la riqualificazione e l’ampliamento di quelli esistenti comportino la modifica del piano strutturale o del piano operativo, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 45.

Art. 86 Piano regolatore portuale

 1. Il piano regolatore portuale attua le previsioni degli strumenti della pianificazione territoriale e del piano operativo comunale per ognuno dei porti di interesse regionale. Il piano è approvato dal  comune secondo il procedimento di cui all’articolo 111.

 2. Nei porti per i quali è istituita l’Autorità portuale regionale di cui alla l.r. 23/2012 il piano regolatore è approvato con le procedure di cui agli articoli 15 e 16 della stessa l.r. 23/2012.

 3. Il piano regolatore portuale definisce l’assetto complessivo del porto, individuando le aree destinate alla produzione industriale, all’attività cantieristica, di servizio passeggeri, alla pesca, e le aree dedicate alla nautica da diporto, ai relativi servizi commerciali e turistici e la relativa destinazione funzionale. Il piano regolatore portuale prevede la localizzazione degli interventi da realizzare per lo svolgimento delle funzioni dello scalo marittimo, compresi i servizi connessi.

 4. La struttura regionale competente esprime parere obbligatorio e vincolante sull’idoneità tecnica delle previsioni contenute nel piano regolatore portuale, entro sessanta giorni dalla trasmissione del piano.

 5. Sulle previsioni che fanno riferimento a progetti definitivi di opere portuali finanziati per almeno il 50 per cento dallo Stato e di importo superiore a 25 milioni di euro, oltre all’acquisizione della valutazione dell’idoneità tecnica di cui al comma 4, è richiesto il parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ai sensi dell’articolo 215, comma 3, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture). (93)

 6. La realizzazione delle opere previste dal piano regolatore portuale è effettuata nel rispetto del presente articolo, dell’articolo 87 e della disciplina dell’attività edilizia di cui al titolo VI.

 7. Per i porti e gli approdi turistici di competenza regionale, ad eccezione di quelli per i quali è stata istituita l’Autorità portuale regionale di cui alla l.r. 23/2012, i progetti di cui all’articolo 87 possono essere realizzati in diretta attuazione del piano operativo, ove questo abbia i contenuti di cui al comma 3, fermo restando il parere obbligatorio e vincolante della struttura regionale competente sull’idoneità tecnica delle previsioni portuali.

 8. Non costituiscono variante al piano regolatore portuale gli interventi di adeguamento tecnico funzionale del porto. Costituiscono interventi di adeguamento tecnico funzionale le opere portuali la cui realizzazione, pur rettificando la configurazione morfologica delle infrastrutture del porto, non comporti (94):

a) la modifica delle funzioni portuali;

b) l’incremento  in misura maggiore del 2 per cento della superficie complessiva degli specchi acquei individuati dal piano regolatore portuale.

 9. Gli interventi di cui al comma 8 (93) sono disciplinati con il regolamento attuativo di cui all’articolo 87.

 10. In assenza del piano regolatore portuale, nei porti di interesse regionale, è consentita esclusivamente la realizzazione di opere di manutenzione delle infrastrutture, delle attrezzature e degli impianti del porto, disciplinate dal regolamento di cui all’articolo 87. (1) L’approvazione dei progetti concernenti tali opere è subordinata alla preventiva valutazione positiva dell’idoneità tecnica della struttura regionale competente.

Art. 87 Attuazione del piano regolatore portuale. Regolamento di attuazione

 1. Fatti salvi quelli per i quali è istituita l’Autorità portuale regionale, tutti i progetti delle opere dei porti di interesse regionale sono conformi al piano regolatore portuale e sono approvati dal comune, previa valutazione positiva dell’idoneità tecnica effettuata dalla struttura regionale competente ai sensi dell’articolo 25, comma 1, lettera b), della l.r. 88/1998.

 2. Sui progetti definitivi di opere portuali finanziati per almeno il 50 per cento dallo Stato e di importo superiore a 25 milioni di euro, oltre all’acquisizione della valutazione dell’idoneità tecnica di cui al comma 1, è richiesto il parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ai sensi dell’articolo 215, comma 3, del d.lgs. 50/2016. (95)

  3. I progetti delle opere dedicate alla nautica da diporto di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b), del decreto del Presidente della Repubblica 2 dicembre 1997, n. 509 (Regolamento recante disciplina del procedimento di concessione di bene del demanio marittimo per la realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59), sono realizzati in attuazione del piano regolatore portuale, in coerenza con il piano strutturale e  in conformità con  il piano operativo. Resta fermo quanto previsto all’articolo 86, comma 7.

 4. Con regolamento regionale:

a) sono disciplinate le modalità di formazione ed il procedimento di attuazione del piano regolatore portuale;

b) sono indicati gli elaborati da trasmettere alla struttura regionale per l’espressione del parere di cui all’articolo 86, comma 4;

c) sono disciplinate le attività di diportismo nautico a basso impatto ambientale con riferimento ad unità da diporto che non superino 10 metri di lunghezza ;

d) sono disciplinate le modalità per il rilascio delle concessioni demaniali concernenti nuove strutture per la nautica da diporto;

e) sono individuate le opere di trascurabile importanza i cui progetti non sono sottoposti alla valutazione tecnica della struttura regionale competente di cui all’articolo 25, comma 1, lettera b), della l.r. 88/1998.

 5. L’Autorità portuale regionale dispone le modalità di vigilanza e collaudo in merito all’esecuzione di opere nei porti per i quali la stessa è competente. Negli altri porti di interesse regionale, i compiti di vigilanza sono attribuiti alla struttura regionale competente. La procedura di collaudo finale compete al comune titolare delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo, che può eventualmente avvalersi di una commissione tecnico-amministrativa appositamente nominata.

TITOLO V Atti di governo del territorio (207)

CAPO I Contenuto degli atti di governo del territorio

Art. 88 Piano di indirizzo territoriale

 1. Il piano di indirizzo territoriale (PIT) è lo strumento di pianificazione territoriale della Regione al quale si conformano le politiche regionali, i piani e i programmi settoriali che producono effetti territoriali, gli strumenti della pianificazione territoriale e gli strumenti della pianificazione urbanistica.

 2. Il PIT ha valore di piano paesaggistico ai sensi dell’articolo 135 del Codice e dell’articolo 59 della presente legge.

 3. Il PIT è composto da una parte statutaria e da una parte strategica.

 4. In particolare, lo statuto del territorio del PIT, individua, rappresenta e disciplina:

a) il patrimonio territoriale regionale;

b) le invarianti strutturali di cui all’articolo 5;

c) le aree dichiarate di notevole interesse pubblico ai sensi dell’articolo 136 del Codice e le aree di cui all’articolo 142 dello stesso Codice;

d) le disposizioni concernenti l’adeguamento e conformazione degli strumenti della pianificazione territoriale ed urbanistica al piano paesaggistico, assicurando nel relativo procedimento la partecipazione degli organi ministeriali.

 5. La parte strategica del PIT indica le linee progettuali per l’assetto territoriale regionale mediante l’individuazione e la definizione:

a) del ruolo dei diversi sistemi territoriali locali e dei conseguenti obiettivi del governo del  territorio;

b) di indirizzi e criteri per lo sviluppo di azioni integrate per la tutela e valorizzazione del patrimonio territoriale e del paesaggio;

c) di indirizzi e criteri per l’elaborazione di specifici progetti di territorio riferiti a tematiche e ambiti territoriali individuati come strategici dal programma regionale di sviluppo (PRS).

 6. Il PIT contiene inoltre:

a) le analisi che evidenziano la coerenza interna ed esterna delle previsioni del piano;

b) la valutazione degli effetti attesi a livello paesaggistico, territoriale, economico e sociale.

 7. Ai fini di cui al comma 5, il PIT stabilisce:

a) gli indirizzi relativi all’individuazione dei tipi di intervento e dei relativi ambiti territoriali che, per i loro effetti intercomunali, sono oggetto di concertazione fra i vari livelli istituzionali, anche in relazione alle forme di perequazione tra comuni;

b) le direttive e le prescrizioni per il coordinamento delle politiche di settore della Regione, ai fini del governo degli effetti territoriali;

c) l’individuazione degli ambiti territoriali per la localizzazione di interventi sul territorio di competenza regionale e relative prescrizioni;

d) indirizzi e prescrizioni per la pianificazione territoriale in materia di infrastrutture, di trasporti e cave; (6)

e) la disciplina per la realizzazione, la ristrutturazione e la riqualificazione dei porti e degli approdi turistici. In particolare il PIT contiene l’individuazione dei porti e approdi turistici, le previsioni di ampliamento e di riqualificazione di quelli esistenti, nonché direttive e standard per la relativa pianificazione e progettazione;

f) l’individuazione dei porti di interesse regionale, la disciplina per gli interventi di riqualificazione e ampliamento di quelli esistenti e la disciplina delle loro funzioni;

g) la disciplina delle funzioni degli aeroporti del sistema aeroportuale toscano;

h) la disciplina territoriale per le grandi strutture di vendita e per le aggregazioni di medie strutture aventi effetti assimilabili a quelle delle grandi strutture;

i) le misure di salvaguardia.

 8. Le misure di salvaguardia di cui al comma 7, lettera i), sono immediatamente efficaci dal momento della pubblicazione dell’avviso di adozione dell’atto fino al momento della pubblicazione dell’avviso di approvazione dell’atto e, comunque, per un periodo non superiore a tre anni.

Art. 88 bis Disposizioni particolari per l’approvazione del piano di indirizzo territoriale (4)

1. La proposta del PIT e le eventuali proposte di variante a detto piano sono adottate dalla Regione previa acquisizione del parere della Città metropolitana di Firenze, che si esprime entro trenta giorni dalla comunicazione sui profili che riguardano il territorio della città medesima. Decorso inutilmente il termine, la Regione procede all’adozione della proposta.

Art. 89 Progetti di territorio

 1. I progetti di territorio di cui all’articolo 88, comma 5, lettera c), attuano il PIT e sono approvati dal Consiglio regionale mediante un’unica deliberazione qualora non comportino varianti agli strumenti della pianificazione territoriale delle province, della città metropolitana e dei comuni.

 2. Qualora i progetti di territorio di cui al comma 1, comportino varianti agli strumenti della pianificazione territoriale delle province, della città metropolitana e dei comuni sono soggetti al procedimento di cui al titolo II capo I.

2 bis. Fermo restando quanto previsto ai commi 1 e 2, qualora i progetti di territorio siano attuativi del PIT, nella sua funzione di piano con valenza paesaggistica, essi assumono la denominazione di progetti di paesaggio. (357)

Art. 90 Piano territoriale di coordinamento provinciale

 1. Il piano territoriale di coordinamento provinciale (PTC) è lo strumento di pianificazione territoriale al quale si conformano le politiche provinciali, i piani e i programmi di settore provinciali, gli strumenti della pianificazione territoriale e gli strumenti della pianificazione urbanistica comunali.

 2. Il PTC si configura come piano territoriale e strumento di programmazione, anche socio-economica, della provincia.

 3. Il PTC recepisce i contenuti del piano paesaggistico regionale.

  4. Il PTC si compone di un quadro conoscitivo del patrimonio territoriale di cui all’articolo 3, comma 2, di una parte statutaria e di una parte strategica.

 5. Lo statuto del territorio del PTC specifica:

a) il patrimonio territoriale provinciale, in relazione alle funzioni proprie e delegate della provincia, con particolare riferimento al territorio rurale;

b) le invarianti strutturali del territorio provinciale;

c) gli immobili di notevole interesse pubblico di cui all’articolo 136 del Codice;

d) i principi e le regole per l’utilizzazione e la riproduzione del patrimonio territoriale;

 6. La parte strategica del PTC indica le linee progettuali dell’assetto territoriale e delinea la strategia dello sviluppo del territorio. A tal fine:

a) individua, con riferimento ai contenuti del PIT, gli obiettivi e gli indirizzi da perseguire nelle trasformazioni territoriali e le conseguenti azioni;

b) detta indirizzi sull’articolazione e sulle linee di evoluzione dei sistemi territoriali;

c) detta indirizzi, criteri e parametri per l’applicazione coordinata delle norme relative al territorio rurale di cui al titolo IV, capo III;

d) detta criteri e indirizzi per le trasformazioni dei boschi ai sensi dell’articolo 41 della l.r. 39/2000;

e) individua le strategie di tutela attiva del patrimonio territoriale, anche al fine dello sviluppo socio economico e culturale della comunità provinciale.

 7. Il PTC stabilisce:

a) le prescrizioni per il coordinamento delle politiche di settore e degli strumenti della programmazione della provincia;

b) l’individuazione degli ambiti territoriali per la localizzazione di interventi di competenza provinciale e relative prescrizioni;

c) le misure di salvaguardia.

 8. Le misure di salvaguardia di cui al comma 7, lettera c), sono immediatamente efficaci dal momento della pubblicazione dell’avviso di adozione dell’atto fino al momento della pubblicazione dell’avviso di approvazione dell’atto e, comunque per un periodo non superiore a tre anni.

 9. Il PTC contiene inoltre:

a) le analisi che evidenziano la coerenza interna ed esterna delle previsioni del piano;

b) la valutazione degli effetti attesi a livello paesaggistico, territoriale, economico e sociale.

Art. 91 Piano territoriale della città metropolitana

 1. Il piano territoriale della città metropolitana (PTCM) è lo strumento di pianificazione territoriale al quale si conformano le politiche della città metropolitana, i piani e i programmi di settore comunali, gli strumenti della pianificazione territoriale e gli strumenti della pianificazione urbanistica comunali.

 2. Il PTCM si configura come piano territoriale e strumento di programmazione, anche socio-economica, della città metropolitana.

 3. Il PTCM recepisce e specifica i contenuti del piano paesaggistico regionale.

 4. Il PTCM si compone di un quadro conoscitivo del patrimonio territoriale di cui all’articolo 3, comma 2, di una parte statutaria e di una parte strategica.

 5. Lo statuto del territorio del PTCM specifica:

a) il patrimonio territoriale della città metropolitana, in relazione alle funzioni proprie e delegate, con particolare riferimento al territorio rurale;

 b) le invarianti strutturali del territorio della città metropolitana;

c) gli immobili di notevole interesse pubblico di cui all’articolo 136 del Codice;

d) i principi e le regole per l’utilizzazione e la riproduzione del patrimonio territoriale;

 6. La parte strategica del PTCM indica le linee progettuali dell’assetto territoriale e delinea la strategia dello sviluppo del territorio. A tal fine:

a) individua, con riferimento ai contenuti del PIT, gli obiettivi e gli indirizzi da perseguire nelle trasformazioni territoriali e le conseguenti azioni;

b) detta indirizzi sull’articolazione e sulle linee di evoluzione dei sistemi territoriali;

c) detta indirizzi, criteri e parametri per l’applicazione coordinata delle norme relative al territorio rurale di cui al titolo IV, capo III, nonché per la trasformazioni dei boschi ai sensi dell’articolo 41 della l.r. 39/2000;

d) individua le strategie di tutela attiva del patrimonio territoriale, anche al fine dello sviluppo socio economico e culturale della comunità  della città metropolitana.

 7. Il PTCM stabilisce:

a) le prescrizioni per il coordinamento delle politiche di settore e degli strumenti della programmazione della città metropolitana;

b) l’individuazione degli ambiti territoriali per la localizzazione di interventi di competenza della città metropolitana e relative prescrizioni;

c) le misure di salvaguardia.

 8. Le misure di salvaguardia di cui al comma 7, lettera c), sono immediatamente efficaci dal momento della pubblicazione dell’avviso di adozione dell’atto fino al momento della pubblicazione dell’avviso di approvazione dell’atto e, comunque per un periodo non superiore a tre anni.

 9. Il piano territoriale della città metropolitana contiene, inoltre, le politiche e le strategie di area vasta in coerenza con il PIT, con particolare riferimento:

a) alle infrastrutture e ai servizi necessari per promuovere una mobilità sostenibile su scala metropolitana e migliorare il livello di accessibilità dei territori interessati, anche attraverso la promozione dell’intermodalità;

b) alle reti dei servizi di interesse della città metropolitana;

c) alla valorizzazione e al recupero dei sistemi insediativi esistenti;

d) alla razionalizzazione e riqualificazione del sistema artigianale, commerciale e industriale;

e) alla previsione di forme di perequazione territoriale di cui all’articolo 102.

 10. Il PTCM contiene altresì:

a) le analisi che evidenziano la coerenza interna ed esterna delle previsioni del piano;

b) la valutazione degli effetti attesi a livello paesaggistico, territoriale, economico e sociale.

Art. 91 bis Piani strutturali approvati dalla città metropolitana in luogo dei comuni. Direttive ai comuni per i piani operativi (5)

1. La città metropolitana può approvare, in luogo dei comuni o di parte di essi, il piano strutturale, a seguito di convenzione di cui all’articolo 20 della l.r. 68/2011 con i comuni interessati o per espressa previsione statutaria attributiva di detto potere, fermo restando che il piano territoriale della città metropolitana è lo strumento di pianificazione territoriale al quale si conformano le politiche della stessa città metropolitana, nonché i piani e i programmi di settore e gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica comunale. Per la redazione dei piani strutturali dei comuni la città metropolitana accede ai finanziamenti regionali di cui all’articolo 23, comma 15.

2. Ove previsto dallo statuto, la città metropolitana può approvare direttive ai comuni per i piani operativi di loro competenza di cui all’articolo 95.

Art. 92 Piano strutturale

 1. Il piano strutturale si compone del quadro conoscitivo, dello statuto del territorio di cui all’articolo 6 e della strategia dello sviluppo sostenibile.

 2. Il quadro conoscitivo comprende l’insieme delle analisi necessarie a qualificare lo statuto del territorio e a supportare la strategia dello sviluppo sostenibile.

 3. Lo statuto del territorio contiene, specificando rispetto al PIT, al PTC e al PTCM:

a) il patrimonio territoriale comunale, e le relative invarianti strutturali, di cui all’articolo 5;

b) la perimetrazione del territorio urbanizzato ai sensi dell’articolo 4;

c) la perimetrazione dei centri e dei nuclei storici e dei relativi ambiti di pertinenza di cui all’articolo 66;

d) la ricognizione delle prescrizioni del PIT, del PTC e del PTCM;

e) le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale, comprensive dell’adeguamento alla disciplina paesaggistica del PIT;

f) i riferimenti statutari per l’individuazione delle UTOE e per le relative strategie.

 4. La strategia dello sviluppo sostenibile definisce:

a) l’individuazione delle UTOE;

b) gli obiettivi da perseguire nel governo del territorio comunale e gli obiettivi specifici per le diverse UTOE;

c) le dimensioni massime sostenibili dei nuovi insediamenti e delle nuove funzioni collegate agli interventi di trasformazione urbana come definiti dal regolamento di cui all’articolo 130, (96) previste all’interno del territorio urbanizzato, articolate per UTOE e per categorie funzionali (96);

d) i servizi e le dotazioni territoriali pubbliche necessarie per garantire l’efficienza e la qualità degli insediamenti e delle reti infrastrutturali, nel rispetto degli standard di cui al d.m. 1444/1968, articolati per UTOE;

e) gli indirizzi e le prescrizioni da rispettare nella definizione degli assetti territoriali e per la qualità degli insediamenti, ai sensi degli articoli 62 e 63, compresi quelli diretti a migliorare il grado di accessibilità delle strutture di uso pubblico e degli spazi comuni delle città;

f) gli obiettivi specifici per gli interventi di recupero paesaggistico-ambientale, o per azioni di riqualificazione e rigenerazione urbana degli ambiti caratterizzati da condizioni di degrado di cui all’articolo 123, comma 1, lettere a) e b);

g) gli ambiti di cui all’articolo 88, comma 7, lettera c), gli ambiti di cui all’articolo 90, comma 7, lettera b), o gli ambiti di cui all’articolo 91, comma 7, lettera b).

 5. Il piano strutturale contiene altresì:

a) le analisi che evidenziano la coerenza interna ed esterna delle previsioni del piano;

b) la valutazione degli effetti attesi a livello paesaggistico, territoriale, economico e sociale;

c) l’individuazione degli ambiti caratterizzati da condizioni di degrado di cui all’articolo 123, comma 1, lettere a) e b);

d) la mappatura dei percorsi accessibili fondamentali per la fruizione delle funzioni pubbliche urbane;

e) le misure di salvaguardia.

 6. Le misure di salvaguardia di cui al comma 5, lettera e), sono immediatamente efficaci dal momento della pubblicazione dell’avviso di adozione del piano strutturale, fino all’approvazione o all’adeguamento del piano operativo e, comunque, per un periodo non superiore a tre anni dalla pubblicazione dell’avviso di approvazione del piano strutturale. (97)

 7. Il piano strutturale non ha valenza conformativa della disciplina dell’uso del suolo, ad eccezione dell’indicazione degli ambiti di cui al comma 4, lettera g), e delle misure di salvaguardia di cui al comma 5, lettera e).

Art. 93 Termini del procedimento di formazione del piano strutturale e della variante generale

 1. Il procedimento di formazione del piano strutturale o della variante generale ha durata massima non superiore a tre (218) anni decorrenti dall’avvio del procedimento di cui all’articolo 17. La decorrenza di tale termine rimane invariata anche nel caso di integrazione dell’atto di avvio.

 2. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 1, e fino alla data di pubblicazione sul BURT dell’atto di approvazione del piano strutturale o della variante generale, non sono consentiti gli interventi edilizi di cui all’articolo 134, comma 1, lettere a), b), b bis), (219) f) ed l).

 3. Le restrizioni di cui al comma 2, si applicano altresì alla data dell’eventuale decadenza delle salvaguardie del piano strutturale o della variante generale e fino alla data di pubblicazione sul BURT dell’atto di adozione del piano operativo.

 4. Ai fini del presente articolo si intendono varianti generali quelle che considerano il piano nella sua interezza, lo sostituiscono o lo modificano nel suo complesso.

 5. Abrogato. (220)

Art. 94 Piano strutturale intercomunale Termini del procedimento di formazione del piano strutturale intercomunale e della variante generale (98)

 1. Due o più comuni, anche appartenenti a province diverse, possono procedere alla formazione del piano strutturale intercomunale avente i contenuti di cui all’articolo 92.

 2. Il piano strutturale intercomunale contiene le politiche e le strategie di area vasta in coerenza con il PIT, il PTC delle province di riferimento o il PTCM, con particolare riferimento:

a) alla razionalizzazione del sistema infrastrutturale e della mobilità, al fine di migliorare il livello di accessibilità dei territori interessati, anche attraverso la promozione dell’intermodalità;

b) all’attivazione di sinergie per il recupero e la riqualificazione dei sistemi insediativi e per la valorizzazione del territorio rurale; (99)

c) alla razionalizzazione e riqualificazione del sistema artigianale e industriale;

d) alla previsione di forme di perequazione territoriale di cui all’articolo 102.

2 bis. Il procedimento di formazione del piano strutturale intercomunale o della variante generale ha durata massima non superiore a quattro anni (358) (221) decorrenti dall’avvio del procedimento di cui all’articolo 23, comma 5. La decorrenza di tale termine rimane invariata anche nel caso di integrazione dell’atto di avvio. (100)

2 ter. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 2 bis, e fino alla data di pubblicazione sul BURT dell’atto di approvazione del piano strutturale intercomunale o della variante generale ai sensi dell’articolo 23 non sono consentiti gli interventi edilizi di cui all’articolo 134, comma 1, lettere a), b), b bis), (221) f) ed l). (100)

2 quater. Le limitazioni di cui al comma 2 ter, si applicano altresì alla data dell’eventuale decadenza delle salvaguardie del piano strutturale intercomunale o della variante generale e fino alla data di pubblicazione sul BURT dell’atto di adozione del piano operativo da parte del comune interessato. (100)

2 quinquies. Il termine di cui al comma 2 bis, può essere prorogato dall’ente responsabile dell’esercizio associato di ulteriori sei mesi nel caso in cui siano pervenute osservazioni in numero particolarmente elevato o in relazione ad osservazioni dal contenuto particolarmente complesso. (100)

2 sexies. Ai fini del presente articolo, per variante generale al piano strutturale intercomunale si intende quella definita ai sensi dell’articolo 93, comma 4. (100)

Art. 95 Piano operativo

 1. In conformità al piano strutturale, il piano operativo disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti:

a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato;

b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale.

 2. Mediante la disciplina di cui al comma 1, lettera a), il piano operativo individua e definisce:

a) le disposizioni di tutela e di valorizzazione dei centri e dei nuclei storici, comprese quelle riferite a singoli edifici e manufatti di valore storico, architettonico o testimoniale;

b) la disciplina del territorio rurale, in conformità alle disposizioni di cui al titolo IV, capo III, al fine di assicurare il perseguimento degli specifici obiettivi di qualità di cui all’articolo 68, compresa la ricognizione e la classificazione degli edifici o complessi edilizi di valenza storico-testimoniale,  nonché la specifica disciplina di cui all’articolo 4 della legge regionale 7 febbraio 2017, n. 3 (Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente situato nel territorio rurale. Modifiche alla l.r. 65/2014); (198)

c) gli interventi sul patrimonio edilizio esistente realizzabili nel territorio urbanizzato, diversi da quelli di cui al comma 3;

d) la disciplina della distribuzione e localizzazione delle funzioni, ai sensi dell’articolo 98, ove inserita come parte integrante del piano operativo;

e) la delimitazione degli eventuali ambiti portuali del territorio comunale, entro i quali le previsioni si attuano tramite il piano regolatore portuale di cui all’articolo 86;

f) le zone connotate da condizioni di degrado.

 3. Mediante la disciplina di cui al comma 1, lettera b), il piano operativo individua e definisce:

a) gli interventi che, in ragione della loro complessità e rilevanza, si attuano mediante i piani attuativi di cui al titolo V, capo II;

b) gli interventi di rigenerazione urbana di cui all’articolo 125;

c) i progetti unitari convenzionati di cui all’articolo 121;

d) gli interventi di nuova edificazione consentiti all’interno del perimetro del territorio urbanizzato, diversi da quelli di cui alle lettere a), b) e c);

e) le previsioni relative all’edilizia residenziale sociale di cui all’articolo 63 nell’ambito degli interventi di cui alle lettere a), b e c);

f) l’individuazione delle aree destinate ad opere di urbanizzazione primaria e secondaria, comprese le aree per gli standard di cui al d.m. 1444/1968 e le eventuali aree da destinare a previsioni per la mobilità ciclistica, ai sensi della legge regionale 6 giugno 2012, n.27 (Interventi per favorire lo sviluppo della mobilità ciclistica); (101)

g) l’individuazione dei beni sottoposti a vincolo ai fini espropriativi ai sensi degli articoli 9 e 10 del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità);

h) ove previste, la perequazione urbanistica di cui all’articolo 100, la compensazione urbanistica di cui all’articolo 101, la perequazione territoriale di cui all’articolo 102, il piano comunale di protezione civile di cui all’articolo 104, comma 4, (101) e le relative discipline.

 4. Nell’ambito della disciplina di cui al comma 1, lettera b), il piano operativo può individuare gli edifici esistenti non più compatibili con gli indirizzi della pianificazione. Con riferimento a tali edifici, il comune può favorire, in alternativa all’espropriazione, la riqualificazione delle aree ove essi sono collocati attraverso forme di compensazione, rispondenti al pubblico interesse e comunque rispettose dell’imparzialità e del buon andamento dell’azione amministrativa. Nelle more dell’attuazione delle previsioni di valenza quinquennale del piano operativo, resta salva la facoltà del proprietario di eseguire sugli edifici di cui al presente comma tutti gli interventi conservativi, ad esclusione degli interventi di demolizione e successiva ricostruzione non giustificati da obiettive ed improrogabili ragioni di ordine statico od igienico sanitario.

 5. Le previsioni del piano operativo sono supportate:

a) dalla ricognizione e dalle disposizioni concernenti la tutela e la disciplina del patrimonio territoriale, in attuazione dell’articolo 92, comma 3, lettera e), compreso il recepimento delle previsioni del piano paesaggistico regionale, con particolare riferimento alle prescrizioni d’uso per la tutela dei beni paesaggistici;

b) dal quadro conoscitivo del patrimonio edilizio esistente, delle aree urbanizzate e delle relative criticità, compresi gli elementi di rischio idrogeologico e sismico;

c) dalla valutazione di fattibilità geologica, idraulica e sismica degli interventi e dall’individuazione delle misure di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico;

d) dal monitoraggio dei dati della domanda e dell’offerta di edilizia residenziale sociale e dall’individuazione delle azioni conseguenti;

e) dai criteri di coordinamento tra le scelte localizzative e la programmazione dei servizi di trasporto collettivo e di connessione intermodale, volti ad elevare i livelli complessivi di accessibilità.

 6. Oltre a quanto previsto dai commi 1, 2, 3, 4 e 5, il piano operativo contiene le disposizioni per la programmazione degli interventi volti all’abbattimento delle barriere architettoniche nell’ambito urbano, finalizzati a garantire un’adeguata accessibilità delle strutture di uso pubblico, degli spazi comuni delle città e delle infrastrutture per la mobilità.

 7. Il piano operativo dà conto della conformità delle sue previsioni a quelle del piano strutturale, esplicita la relazione delle sue previsioni con i piani regionali, provinciali e della città metropolitana, motiva le scelte di pianificazione con riferimento agli aspetti paesaggistici, territoriali, economici e sociali rilevanti per l’uso del territorio, anche in attuazione di quanto previsto dall’articolo 92, comma 5, lettere a) e b).

 8. Le previsioni di cui al comma 3, sono dimensionate sulla base del quadro previsionale strategico per i cinque anni successivi alla loro approvazione nel rispetto delle dimensioni massime sostenibili dei nuovi insediamenti e delle nuove funzioni (101) di cui all’articolo 92, comma 4, lettera c). Ai fini della definizione del dimensionamento quinquennale e dei contenuti previsionali del piano operativo, o parti di esso, i comuni possono pubblicare un avviso sui propri siti istituzionali, invitando i soggetti interessati, pubblici e privati, a presentare proposte o progetti finalizzati all’attuazione degli obiettivi ed indirizzi strategici del piano strutturale.

8 bis. Abrogato. (102)

 9. Le previsioni che si realizzano mediante piani attuativi, o progetti unitari convenzionati di iniziativa pubblica, comunque denominati, o mediante interventi di rigenerazione urbana, perdono efficacia nel caso in cui alla scadenza del quinquennio di efficacia del piano operativo o della modifica sostanziale che li contempla, i piani o i progetti non siano stati approvati.

 10. I vincoli preordinati all’esproprio perdono efficacia se entro il suddetto termine quinquennale non è stato approvato il progetto definitivo dell’opera pubblica. Qualora sia previsto che l’opera  possa essere realizzata anche su iniziativa privata, alla decadenza del vincolo non consegue la perdita di efficacia della relativa previsione.

 11. Nei casi in cui il piano operativo preveda la possibilità di piani attuativi, interventi di rigenerazione urbana, o  di progetti unitari convenzionati di iniziativa privata, la perdita di efficacia di cui al comma 9 si verifica qualora entro cinque anni non sia stata stipulata la relativa convenzione oppure i proponenti non abbiano formato un valido atto unilaterale d’obbligo a favore del comune che corrisponda nei contenuti allo schema di convenzione approvato con il piano o progetto. Perdono altresì efficacia gli interventi di nuova edificazione di cui al comma 3, lettera d), qualora entro il suddetto termine (103) non sia stato rilasciato il relativo titolo edilizio.

 12. Il Comune può prorogare, per una sola volta, i termini di efficacia delle previsioni di cui ai commi 9 e 11, per un periodo massimo di tre anni. La proroga è disposta dal Comune, con un unico atto, prima della scadenza del termine quinquennale.

 13. Alla scadenza dei termini di efficacia delle previsioni di cui ai commi 9 e 11 o del diverso termine disposto ai sensi del comma 12, non perdono efficacia le previsioni contenute nei piani attuativi già adottati a tale scadenza, relativi ai programmi aziendali di cui all’articolo 74, a condizione che non prevedano interventi di ristrutturazione urbanistica comportanti la perdita della destinazione d’uso agricola verso altre destinazioni. (104)

 14. Alla scadenza di ogni quinquennio dall’approvazione del piano operativo, il comune redige una relazione sull’effettiva attuazione delle previsioni in esso contenute, con particolare riferimento alla disciplina di cui al comma 3.

Art. 96 Termini del procedimento di formazione del piano operativo e delle varianti

 1. Il procedimento di formazione del piano operativo e delle varianti diverse da quelle di cui all’articolo 30 ha durata massima non superiore a tre (222) anni decorrente dall’avvio del procedimento di cui all’articolo 17. La decorrenza di tale termine rimane invariata anche nel caso di integrazione dell’atto di avvio.

 2. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 1, e fino alla data di pubblicazione sul BURT dell’atto di approvazione del piano operativo o della variante generale, non sono consentiti gli interventi edilizi di cui all’articolo 134, comma 1, lettere a), b), b bis), (223) f) ed l).

 3. Ai fini del presente articolo si intendono varianti generali quelle che considerano il piano nella sua interezza, lo sostituiscono o lo modificano nel suo complesso.

 4. Abrogato. (224)

Art. 97 Poteri di deroga al piano strutturale e al piano operativo

 1. I poteri di deroga al piano strutturale e contestualmente, se necessario, al piano operativo, sono esercitabili esclusivamente per la realizzazione di interventi urgenti ammessi a finanziamento pubblico, finalizzati alla tutela della salute e dell’igiene pubblica, al recupero di condizioni di agibilità e accessibilità di infrastrutture e di edifici pubblici e privati, nonché alla salvaguardia dell’incolumità pubblica e privata, che si siano resi necessari in conseguenza di calamità naturali o catastrofi, o di eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo, rilevanti ai fini dell’attività di protezione civile.

 2. Quando sia necessario esercitare i poteri di deroga al solo piano operativo, essi  sono esercitabili nel rispetto di tutte le seguenti condizioni:

a) per interventi pubblici o di interesse pubblico da realizzarsi anche a cura dei privati, purché previsti in aree già destinate a funzioni pubbliche, o di interesse pubblico;

b) purché si operi nei limiti fissati dalle leggi e con esclusivo riferimento ai parametri dimensionali dell’intervento concernenti altezze, superfici, volumi e distanze;

c) purché gli interventi in deroga non risultino in contrasto con il piano strutturale.

Art. 98 Distribuzione e localizzazione delle funzioni

  1. I comuni possono dotarsi della disciplina della distribuzione e localizzazione delle funzioni, costituente contenuto integrativo del piano operativo oppure specifico piano di settore ad esso correlato. Tale disciplina tiene conto degli obiettivi definiti dal piano strutturale per le diverse unità territoriali omogenee elementari (UTOE) e definisce, con riferimento a specifiche fattispecie, immobili o aree, i mutamenti della destinazione d’uso eseguiti, in assenza di opere edilizie, all’interno della stessa categoria funzionale da assoggettare a comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA). (359)

 2. Ove non costituisca parte integrante del piano operativo, la disciplina della distribuzione e localizzazione delle funzioni è approvata con il procedimento di cui all’articolo 111.

Art. 99 Categorie funzionali e (105) mutamenti della destinazione d’uso

 1. Le previsioni degli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica, nonché la disciplina di cui all’articolo 98, sono definiti con riferimento alle seguenti categorie funzionali (106):

a) residenziale;

b) industriale e artigianale;

c) commerciale al dettaglio;

d) turistico-ricettiva;

e) direzionale e di servizio;

f) commerciale all’ingrosso e depositi;

g) agricola e funzioni connesse ai sensi di legge.

 2. Fermo restando quanto previsto dal comma 3:

a) il mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale è sempre consentito; (360)

b) il mutamento delle destinazioni d’uso da una all’altra delle categorie indicate al comma 1 costituisce mutamento urbanisticamente (361) rilevante della destinazione d’uso.

 3. Gli strumenti di pianificazione (107) urbanistica comunali o la disciplina di cui all’articolo 98 (362) possono:

a) stabilire limitazioni al mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale;

b) individuare aree, diverse dalle zone omogenee “A” di cui al d.m. 1444/1968, nelle quali le seguenti categorie funzionali siano assimilabili: (106)

1) residenziale e direzionale e di servizio laddove reciprocamente funzionali;

2) industriale e artigianale e commerciale, all’ingrosso e depositi, nonché direzionale e di servizio.

 4. La destinazione d’uso di un fabbricato o di una unità immobiliare è quella prevalente in termini di superficie utile.

 5. L’insediamento di grandi strutture di vendita o di medie strutture aggregate, aventi effetti assimilabili a quelle delle grandi strutture, sono ammessi solo tramite espressa previsione del piano operativo in conformità con la disciplina del piano strutturale. In assenza di tale previsione è precluso l’insediamento di strutture di vendita sopra richiamate, anche se attuato mediante interventi comportanti la modifica della destinazione d’uso di edifici esistenti o l’incremento della superficie di vendita di strutture commerciali già insediate.

 6. Si presume destinazione d’uso attuale ai fini della presente legge, quella risultante da:

a) titoli abilitativi o altri atti pubblici;

b) atti in possesso della pubblica amministrazione formati in data anteriore all’entrata in vigore dello strumento urbanistico comunale;

c) in mancanza di uno degli atti di cui alle lettere a) e b), la posizione catastale quale risulta alla data di entrata in vigore dello strumento urbanistico comunale, fermo restando quanto previsto dall’articolo 83 per gli edifici situati nel territorio rurale. (108) (362)

 Art. 100 Perequazione urbanistica

 1. La perequazione urbanistica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi di interesse generale definiti dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica mediante l’equa distribuzione delle facoltà edificatorie e degli oneri tra le diverse proprietà immobiliari ricomprese in ambiti, anche discontinui purché all’interno della stessa UTOE, oggetto di trasformazione degli assetti insediativi ed infrastrutturali del territorio, diretta al superamento della diversità di condizione giuridico-economica che si determina tra le proprietà immobiliari per effetto delle previsioni della pianificazione urbanistica. Gli ambiti interessati dalla perequazione urbanistica possono essere anche relativi ad UTOE diverse, a condizione che le previsioni oggetto di perequazione siano contestuali e risultino reciprocamente vincolate.

 2. L’equa distribuzione delle facoltà edificatorie e degli oneri è effettuata in considerazione delle limitazioni all’edificabilità derivanti dagli strumenti di pianificazione territoriale o dagli strumenti di pianificazione urbanistica o ai fini dell’attuazione degli interventi di rigenerazione urbana di cui al capo III del presente titolo (109) e tiene altresì conto delle condizioni fisiche del territorio nonché dei vincoli derivanti dalle leggi.

Art. 101 Compensazione urbanistica

 1. La compensazione urbanistica si realizza con l’attribuzione, nel rispetto delle previsioni del piano operativo o dell’atto di ricognizione di cui all’articolo 125, (110) di facoltà edificatorie o di aree in permuta ai proprietari degli immobili sui quali, a seguito di accordo convenzionale tra il comune e l’avente titolo, sono realizzati interventi pubblici o di interesse pubblico.

 2. Le facoltà edificatorie attribuite per compensazione urbanistica ai sensi del comma 1, compresi i crediti edilizi, sono esercitabili solo all’interno del perimetro del territorio urbanizzato e sono ricomprese nell’ambito degli interventi soggetti a piano attuativo o a progetto unitario convenzionato di cui all’articolo 95, comma 3, lettere a) e c) oppure degli interventi di rigenerazione urbana di cui all’articolo 125. (110) Tali facoltà edificatorie sono soggette alla decadenza quinquennale di cui all’articolo 95, comma 9.

Art. 102 Perequazione territoriale

 1. La perequazione territoriale è finalizzata a redistribuire e compensare i vantaggi e gli oneri sia di natura territoriale che ambientale derivanti dalle scelte effettuate con gli strumenti della pianificazione territoriale ed urbanistica e presuppone la formalizzazione di un accordo tra gli enti locali interessati.

 2. Nei casi di cui all’articolo 25, comma 9, sulla base del parere reso dalla conferenza di copianificazione, gli enti interessati definiscono le misure di perequazione territoriale in relazione agli effetti indotti dalla previsione comportante impegno di suolo non edificato all’esterno del perimetro del territorio urbanizzato e stipulano al riguardo specifico accordo per le finalità di cui al comma 1.

 3. L’accordo di cui al comma 2, può prevedere la costituzione di un fondo finanziato dagli enti locali nel quale confluiscono i proventi derivanti dagli oneri di urbanizzazione di cui all’articolo 183 relativi agli interventi oggetto dell’accordo, risorse proprie degli enti stessi, imposte locali sugli immobili e altre entrate fiscali, anche di scopo, inerenti la realizzazione degli interventi.

 4. Per le previsioni di cui agli articoli 26 e 27, comportanti perequazione territoriale, almeno il 10 per cento degli oneri di urbanizzazione sono destinati ad interventi volti alla rivitalizzazione di aree commerciali quali centri commerciali naturali, centri storici e aree mercatali.

Art. 103 Misure di salvaguardia

 1. Il comune sospende ogni determinazione sulle domande di permesso di costruire quando siano in contrasto con lo strumento di pianificazione territoriale o con gli strumenti di pianificazione urbanistica adottati oppure con le misure cautelari di cui all’articolo 13.

 2. Non sono ammessi interventi soggetti a SCIA in contrasto con le norme di salvaguardia del piano strutturale adottato o con gli strumenti di pianificazione urbanistica adottati oppure con le misure cautelari di cui all’articolo 13.

  3. La sospensione di cui al comma 1, opera fino all’efficacia dello strumento di pianificazione territoriale o dello strumento di pianificazione urbanistica e comunque non oltre tre anni dal relativo provvedimento di adozione.

Art. 104 Pericolosità idrogeologica e sismica e misure di mitigazione dei rischi. Regolamento

 1. Il PIT, il PTC, il PTCM e il piano strutturale, in sede di individuazione e disciplina delle invarianti strutturali di cui all’articolo 5, definiscono sulla base di indagini e studi esistenti e certificati oppure di specifici approfondimenti, le dinamiche idrogeologiche in essere e le relative condizioni di equilibrio rispetto alle quali valutare gli effetti delle trasformazioni previste.

 2. In sede di formazione dei piani strutturali e delle relative varianti è verificata la pericolosità del territorio per gli aspetti geologici, idraulici e sismici, sono evidenziate le aree che risultano esposte ai rischi connessi con particolare riferimento alle aree urbanizzate e alle infrastrutture di mobilità. I documenti di verifica della pericolosità e delle aree esposte a rischio sono aggiornati a seguito di situazioni per le quali sia dichiarato lo stato di emergenza e costituiscono la base dei piani di emergenza oltre che della pianificazione territoriale e urbanistica. (111)

 3. In sede di formazione del piano operativo, dei piani attuativi nonché delle relative varianti sono definite, sulla base di approfondimenti oppure sulla base di indagini e studi esistenti e certificati, le condizioni che garantiscono la fattibilità degli interventi di trasformazione per gli aspetti di cui ai commi 1 e 2 e le modalità di attuazione delle misure di mitigazione dei rischi in rapporto alle trasformazioni previste.

 4. Il piano comunale di protezione civile di cui alla l.r. 67/2003, costituisce parte integrante del piano operativo ed è aggiornato in caso di eventi calamitosi. Tale aggiornamento costituisce variante automatica al piano operativo.

 5. I tecnici abilitati certificano l’adeguatezza delle indagini ed attestano la compatibilità degli elaborati progettuali agli esiti delle verifiche di pericolosità nonché la coerenza delle misure di mitigazione rispetto agli scenari di rischio possibili.

 6. Le verifiche di cui ai commi 2 e 3 (112), sono effettuate in conformità alle direttive tecniche regionali emanate con il regolamento di cui al comma 9, e sono depositate presso le strutture regionali competenti che effettuano il relativo controllo.

 7. Nell’esercizio del controllo (363) di cui al comma 6, le strutture regionali accertano la completezza della documentazione depositata ed effettuano la valutazione tecnica in ordine alla conformità delle indagini alle direttive tecniche regionali secondo quanto stabilito dal regolamento di cui al comma 9 .

 8. I comuni non possono procedere all’approvazione dei piani strutturali, delle relative varianti di cui al comma 2 (113) e degli atti di cui al comma 3, in caso di esito negativo del controllo delle strutture regionali competenti.

 9. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, è approvato un regolamento che contiene in particolare:

a) le direttive tecniche per le verifiche della pericolosità del territorio sotto il profilo geologico, idraulico e sismico, e della fattibilità delle previsioni in relazione all’obiettivo della mitigazione dei rischi; (114)

b) il procedimento per il deposito delle indagini geologiche presso le strutture regionali competenti;

c) le modalità del controllo delle verifiche delle condizioni di pericolosità geologica, idraulica e sismica e delle misure di mitigazione da parte delle strutture regionali competenti, individuando gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica e le condizioni per le quali le indagini siano da assoggettare a controllo obbligatorio oppure a controllo a campione. (114)

 Art. 105 Aree non pianificate

 1. Le aree non pianificate sono quelle prive di disciplina pianificatoria operativa, comprese quelle di cui all’articolo 95, commi 9, 10 e 11, qualora il piano operativo sia privo di specifica disciplina di gestione operante in caso di decadenza delle relative previsioni. Tale disciplina non può prevedere interventi comportanti l’utilizzo di quantità edificabili prelevate dai dimensionamenti del piano strutturale di cui all’articolo 92, comma 4, lettera c).

 2. Nelle aree non pianificate di cui al comma 1, in assenza della specifica disciplina di gestione, sono consentiti esclusivamente gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo senza mutamento delle destinazioni d’uso o aumento del numero delle unità immobiliari. (115)

 3. Sono fatte salve le norme a tutela del suolo, dell’ambiente, dell’igiene, della sicurezza, del patrimonio storico, artistico e culturale.

Art. 106 Regolamenti edilizi

 1. I regolamenti edilizi comunali dettano norme in tema di modalità costruttive, decoro pubblico, igiene, sicurezza e vigilanza.

 2. Le norme dei regolamenti edilizi comunali non possono in alcun caso costituire variante agli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica.

 3. La Giunta regionale con propria deliberazione, nelle materie di cui al comma 1, approva un regolamento edilizio tipo, nel rispetto degli accordi di cui all’articolo 4, comma 1 sexies, del d.p.r. 380/2001. (116)

CAPO II Finalità, contenuti e procedure di approvazione dei piani attuativi e del progetto unitario convenzionato

SEZIONE I Norme comuni per i piani attuativi

Art. 107 Piani attuativi

 1. I piani attuativi, comunque denominati, costituiscono strumenti di pianificazione urbanistica di dettaglio in attuazione del piano operativo.

 2. L’atto di approvazione del piano attuativo individua le disposizioni legislative di riferimento e i beni soggetti ad espropriazione secondo le procedure e le modalità di cui al d.p.r. 327/2001 e alla legge regionale 18 febbraio 2005, n. 30 (Disposizioni in materia di espropriazione per pubblica utilità).

 3. Le varianti al piano strutturale o al piano operativo, correlate a previsioni soggette a pianificazione attuativa, possono essere adottate e approvate contestualmente al relativo piano attuativo.

 4. Sono comunque soggetti a piano attuativo:

a) gli eventuali crediti edilizi riferibili alla compensazione urbanistica di cui all’articolo 101;

b) gli interventi di ristrutturazione urbanistica, nei casi di cui all’articolo 74, comma 13 e all’articolo 79, comma 2, lettera i bis); (117)

c) abrogata. (118)

Art. 108 Consorzi per la realizzazione dei piani attuativi

 1. Per la realizzazione degli interventi dei piani attuativi di cui all’articolo 107 per i quali è ammessa l’iniziativa privata, i proprietari rappresentanti la maggioranza assoluta del valore dei beni ricompresi nel relativo perimetro, calcolata in base all’imponibile catastale, previo invito degli altri proprietari, hanno titolo a costituire il consorzio per la presentazione al comune della proposta di piano attuativo, comprensiva dello schema di convenzione relativo alla realizzazione dell’intervento. Il comune informa tempestivamente i proprietari non aderenti al consorzio della presentazione della proposta, ai fini dell’eventuale sottoscrizione della medesima previa adesione al consorzio.

 2. Successivamente all’approvazione del piano attuativo, il comune invita i proprietari non  aderenti al consorzio di cui al comma 1, a dare attuazione alle indicazioni del piano mediante l’adesione alla convenzione, assegnando un temine non inferiore a sessanta giorni. Decorso inutilmente il termine assegnato, il comune procede a diffidare i proprietari non aderenti al consorzio, assegnando un ulteriore termine non inferiore a trenta giorni. Il procedimento si conclude entro il termine massimo di centottanta giorni dall’approvazione del piano attuativo.

 3. Decorso senza esito il termine di cui al comma 2, gli immobili dei proprietari che non hanno sottoscritto la convenzione rientrano tra i beni soggetti all’espropriazione di cui all’articolo 107, comma 2. Le somme necessarie per l’espropriazione sono a carico dei soggetti che hanno sottoscritto la convenzione.

Art. 109 Contenuto dei piani attuativi

 1. I piani attuativi contengono:

a) l’individuazione progettuale di massima delle opere d’urbanizzazione primaria e secondaria;

b) l’assetto planivolumetrico complessivo dell’area di intervento con specifiche indicazioni relative ai prospetti lungo le strade e piazze;

c) la localizzazione degli spazi riservati ad opere o impianti di interesse pubblico, ivi compresa la localizzazione delle aree necessarie per integrare la funzionalità delle medesime opere;

d) l’individuazione degli edifici o parti di essi oggetto di recupero e riuso, con l’indicazione delle specifiche categorie di intervento ammesse, nonché l’indicazione delle tipologie edilizie per i nuovi fabbricati derivanti da interventi di nuova edificazione o da demolizione e ricostruzione;

e) l’eventuale suddivisione del piano in più unità di intervento tra loro funzionalmente coordinate;  

f) il dettaglio, mediante l’indicazione dei relativi dati catastali, delle eventuali proprietà da espropriare o da vincolare secondo le procedure e modalità previste dalle leggi statali e dall’articolo 108;

g) ogni altro elemento utile a definire adeguatamente gli interventi previsti ed il loro inserimento nel contesto di riferimento, con particolare riguardo alle connessioni ciclopedonali ed ecologiche, al tessuto urbano o al margine con il territorio rurale;

h) lo schema di convenzione atta a regolare gli interventi previsti dal piano attuativo e le correlate opere ed interventi di interesse pubblico.

 2. Il piano attuativo è inoltre corredato:

a) dalla ricognizione ed eventuale integrazione, ove necessaria, del quadro conoscitivo di riferimento;

b) dalla normativa tecnica di attuazione;

c) dalle disposizioni relative alla perequazione urbanistica di cui all’articolo 100 o alle forme di compensazione urbanistica di cui all’articolo 101, ove previste dal piano operativo;

d) dalla relazione illustrativa che dà compiutamente conto della coerenza esterna ed interna e che motiva i contenuti del piano con riferimento agli aspetti paesaggistici e socio-economici rilevanti per l’uso del territorio;

e) da una relazione di fattibilità.

 3. L’attuazione degli interventi previsti nelle convenzioni di cui al comma 1, lettera h),  può avvenire per stralci funzionali e per fasi e tempi distinti. In tal caso, per ogni stralcio funzionale nella convenzione sono quantificati gli oneri di urbanizzazione o le opere di urbanizzazione da realizzare e le relative garanzie purché l’attuazione parziale sia coerente con l’intera area oggetto d’intervento.

 4. Il contenuto dei piani regolatori portuali è disciplinato dall’articolo 86, comma 3, e dal regolamento regionale di cui all’articolo 87, comma 4.

Art. 110 Validità dei piani attuativi

  1. Contestualmente all’atto di approvazione, il comune fissa il termine, non superiore a dieci anni, entro il quale il piano attuativo è realizzato ed i termini entro i quali sono operate le eventuali espropriazioni ai sensi dell’articolo 108.

 2. L’approvazione del piano costituisce dichiarazione di pubblica utilità delle opere od impianti di interesse pubblico dallo stesso individuate.

 3. Decorso il termine di cui al comma 1, il piano diventa inefficace per la parte non ancora attuata.

 4. Nel caso di cui al comma 3, permane l’obbligo di osservare, nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano attuativo. Sono fatti salvi eventuali adempimenti da assolvere entro i termini stabiliti dalla convenzione per il completamento degli interventi previsti dal piano attuativo.

Art. 111 Approvazione dei piani attuativi

 1. Il piano attuativo conforme alle previsioni dei piani operativi è approvato con le procedure di cui al presente articolo.

 2. Con riferimento al piano attuativo di iniziativa privata conforme alle previsioni del piano operativo, entro sessanta giorni dal ricevimento della proposta, o dal completamento della documentazione necessaria, sono comunicati al proponente i tempi previsti per l’adozione del piano.

 3. Dopo l’adozione da parte del comune, il piano attuativo è trasmesso alla provincia o alla città metropolitana, è depositato per trenta giorni dalla data di pubblicazione del relativo avviso sul BURT ed è reso accessibile anche sul sito istituzionale del comune. Entro e non oltre tale termine, chiunque può prenderne visione e presentare osservazioni.

 4. Decorso il termine di cui al comma 3, il comune approva il piano attuativo motivando le determinazioni assunte in relazione alle osservazioni presentate e lo trasmette alla provincia o alla città metropolitana.

 5. Il piano attuativo è efficace dalla pubblicazione dell’avviso di approvazione sul BURT ed è reso accessibile anche sul sito istituzionale del comune. Qualora non siano pervenute osservazioni, il piano diventa efficace a seguito della pubblicazione sul BURT dell’avviso che ne dà atto.

 6. Il piano regolatore portuale dei porti regionali è trasmesso dopo l’adozione anche alla Regione ed è approvato previo parere positivo di idoneità tecnica di cui all’articolo 86, comma 4. Il piano approvato è trasmesso alla Regione.

Art. 112 Particolari varianti ai piani attuativi

 1. Il comune procede con un unico atto all’approvazione delle varianti ai piani attuativi nel caso in cui esse non comportino aumento della superficie edificabile (364) né dei volumi degli edifici, non modifichino il perimetro del piano e non comportino riduzione complessiva degli standard previsti nei piani attuativi oggetto di variante. Le altezze possono essere modificate laddove non superino quelle previste dal piano operativo. La disposizione di cui al presente comma non si applica alle varianti che comportano superamento delle altezze massime previste dal piano attuativo. (119)

 2. Qualora la variante abbia ad oggetto beni soggetti alla tutela paesaggistica ai sensi del Codice, l’atto di approvazione è corredato da idonea documentazione attestante il rispetto della disciplina del piano paesaggistico.

SEZIONE II Piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane

Art. 113 Piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane

 1. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 239 bis, (329) all’interno dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane, come identificati dal piano paesaggistico regionale, le nuove attività estrattive sono subordinate all’approvazione di un piano attuativo, di iniziativa pubblica o privata, riferito all’intera estensione di ciascun bacino estrattivo. In assenza del  piano attuativo a scala di bacino estrattivo non è ammessa l’apertura di nuove attività estrattive né la riattivazione di cave dismesse.

 2. Il piano attuativo di cui al comma 1, elaborato nel rispetto delle prescrizioni del piano paesaggistico regionale e degli obiettivi di qualità paesaggistica dallo stesso definiti per ciascun bacino estrattivo, individua le quantità sostenibili e le relative localizzazioni nel rispetto della pianificazione regionale in materia di cave e delle previsioni degli strumenti della pianificazione territoriale. Il piano attuativo individua inoltre le cave e le discariche di cava, quali i ravaneti, destinate esclusivamente ad interventi di riqualificazione paesaggistica.

 3. La presentazione di piani attuativi di bacino estrattivo è consentita anche in assenza di espressa previsione degli strumenti comunali di pianificazione territoriale e (365) urbanistica.

 4. Per l’adozione e l’approvazione dei piani attuativi di bacino estrattivo si applica l’articolo 114.

4 bis. A seguito dell’approvazione dei piani attuativi dei bacini estrattivi, la verifica della compatibilità paesaggistica, anche al fine di semplificare l’iter autorizzativo, consiste nella verifica di conformità dei singoli interventi al medesimo piano attuativo dei bacini estrattivi ed è svolta, di norma, dalla struttura comunale competente. Il Comune o la Regione possono, entro quindici giorni dal ricevimento dell’istanza, richiedere che la valutazione di compatibilità sia effettuata dalla Commissione Regionale di cui all’articolo 153 bis. (366)

Art. 114 Procedimento per l’approvazione dei piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane

 1. Il piano attuativo relativo ai bacini estrattivi delle Alpi Apuane di cui all’articolo 113, è approvato secondo il procedimento di cui al presente articolo.

 2. Il responsabile del procedimento allega agli atti da adottare una relazione che dà motivatamente atto della conformità del piano attuativo con le previsioni e prescrizioni del PIT, (367) nonché, salvo quanto specificato all’articolo 113, comma 3, della conformità al piano operativo.

 3. Il comune adotta il piano attuativo e provvede alla pubblicazione dell’avviso di adozione sul BURT, dandone comunicazione alla provincia e alla Regione.

 4. Il piano attuativo riferito a bacini estrattivi che interessano i beni paesaggistici di cui all’articolo 134 del Codice, sono trasmessi alla Regione, entro dieci giorni dalla pubblicazione sul BURT del relativo avviso di adozione. La Regione, entro trenta giorni dall’avvenuta trasmissione del piano, provvede ad indire una conferenza di servizi con la partecipazione di tutti gli altri enti territoriali interessati, invitando a partecipare anche i competenti uffici del Ministero per i beni e le attività culturali, allo scopo di verificare in via preliminare il rispetto della disciplina dei beni paesaggistici. Il procedimento si conclude entro trenta giorni dallo svolgimento della prima riunione della conferenza di servizi.

 5. Decorso il termine di cui al comma 3, oppure il termine di cui al comma 4 se successivo, il comune approva il piano attuativo motivando le determinazioni assunte in relazione alle osservazioni presentate e lo trasmette alla provincia e alla Regione.

 6. Il piano attuativo è efficace ed è reso accessibile anche sul sito istituzionale del comune. Qualora non siano pervenute osservazioni, il piano diventa efficace a seguito della pubblicazione sul BURT dell’avviso che ne dà atto.

 7. Ove riferito ad un bacino estrattivo intercomunale il piano attuativo è adottato da tutti i comuni competenti per territorio ed acquista efficacia solo a far data dalla  pubblicazione sul BURT dell’avviso di intervenuta approvazione del piano attuativo da parte di ciascun comune. Qualora non sia approvato da uno o più comuni il piano attuativo non acquista efficacia per i rispettivi territori.

SEZIONE III Piani attuativi particolari

Art. 115 Piani di lottizzazione

 1. Nei piani di lottizzazione, la convenzione fra comune e proprietari, da trascriversi a cura di questi ultimi, contiene:

a) la cessione gratuita, entro termini prestabiliti, delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria, nonché la cessione gratuita delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione secondaria nei limiti di cui alla lettera b);

 b) l’assunzione, a carico dei proprietari, degli oneri relativi alle opere di urbanizzazione primaria e di una quota parte delle opere di urbanizzazione secondaria relative alla lottizzazione o di quelle opere che siano necessarie per allacciare la zona ai pubblici servizi. La quota è determinata in proporzione all’entità e alle caratteristiche degli insediamenti delle lottizzazioni;

c) i termini, non superiori ai dieci anni, entro i quali deve essere ultimata l’esecuzione delle opere;

d) congrue garanzie finanziarie per l’adempimento degli obblighi derivanti dalla convenzione.

2. L’efficacia dei titoli abilitativi all’edificazione, nell’ambito dei singoli lotti, è subordinata alla presenza o all’impegno alla contemporanea esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria, relativi all’intero piano.

Art. 116 Piani particolareggiati

 1. Il comune può dare attuazione alle previsioni di trasformazione del piano operativo, di cui all’articolo 95, comma 3, lettera a) e b), mediante l’approvazione di piani particolareggiati di iniziativa pubblica, aventi i contenuti di cui all’articolo 109.

 2. L’approvazione dei piani particolareggiati equivale a dichiarazione di pubblica utilità delle opere in essi previste.

Art. 117 Piani per l’edilizia economica e popolare

 1. I comuni possono dotarsi di un piano per la realizzazione di alloggi a carattere economico o popolare nonché delle relative opere di urbanizzazione, ai sensi della legge 18 aprile 1962, n. 167 (Disposizioni per favorire l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica e popolare).

 2. L’estensione delle zone da includere nei piani è determinata in relazione alle esigenze dell’edilizia economica e popolare per un decennio, in misura massima del 70 per cento di quella necessaria a soddisfare il fabbisogno complessivo di edilizia abitativa nel periodo considerato.

 3. Le aree da includere nei piani sono scelte tra le aree destinate ad edilizia residenziale nei piani operativi.

 4. L’approvazione dei piani equivale a dichiarazione di indifferibilità ed urgenza delle opere in esso previste.

Art. 118 Piani per gli insediamenti produttivi

 1. I comuni possono formare un piano delle aree da destinare a insediamenti industriali, artigianali, commerciali e turistici ai sensi dell’articolo 27 della legge 22 ottobre 1971, n. 865 (Programmi e coordinamento dell’edilizia residenziale pubblica; norme sull’espropriazione per pubblica utilità; modifiche ed integrazioni alla legge 17 agosto 1942, n. 1150; legge 18 aprile 1962, n. 167; legge 29 settembre 1964, n. 847). In tal caso, con riferimento agli insediamenti commerciali, il piano costituisce attuazione delle prescrizioni contenute nella disciplina di cui all’articolo 88, comma 7, lettera h).

 2. Le aree da comprendere nel piano di cui al comma 1, sono individuate nell’ambito delle zone destinate a insediamenti produttivi dai piani operativi.

 3. Il comune espropria le aree di cui al comma 1, con le modalità e procedure di cui all’articolo 108.

 4. La concessione del diritto di superficie ha una durata non inferiore a sessanta anni e non superiore a novantanove anni, salvo nel caso in cui sia effettuata a favore di enti pubblici per la realizzazione di impianti e servizi pubblici occorrenti nella zona delimitata dal piano, per i quali è a tempo indeterminato.

 5. Contestualmente all’atto della costituzione del diritto di superficie oppure all’atto di cessione della proprietà dell’area, tra il comune e il superficiario oppure il proprietario, è stipulata una convenzione con la quale sono stabiliti gli oneri a carico del superficiario o dell’acquirente e le  sanzioni in caso di inosservanza.

 6. L’approvazione dei piani equivale a dichiarazione di indifferibilità ed urgenza delle opere in esso previste.

Art. 119 Piani di recupero del patrimonio edilizio

 1. I piani di recupero del patrimonio edilizio possono essere di iniziativa pubblica o privata.

 2. I piani di cui al comma 1, attuano il recupero degli immobili, dei complessi edilizi, degli isolati e delle aree ricadenti all’interno del perimetro delle zone connotate da condizioni di degrado espressamente individuate dal piano operativo nel rispetto delle indicazioni del piano strutturale. Le previsioni dei piani di recupero sono finalizzate alla conservazione, alla riqualificazione, anche mediante ricostruzione ove necessario, alla ricostruzione e alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso, e possono attuarsi anche attraverso interventi di completamento, di ristrutturazione edilizia, di sostituzione edilizia o di ristrutturazione urbanistica.

 3. Per la loro attuazione, i piani di recupero individuano unità minime di intervento, costituite dall’insieme degli edifici e delle correlate aree libere sulle quali i piani stessi intervengono in modo unitario e contestuale.

 4. Oltre ai contenuti di cui all’articolo 109, i piani di recupero comprendono la disciplina tecnica per il recupero degli immobili, dei complessi edilizi, degli isolati e delle aree di cui al comma 2.

Art. 120 Programmi complessi di riqualificazione insediativa

 1. I programmi complessi di riqualificazione insediativa costituiscono strumenti di programmazione attuativa assimilati a piani attuativi. Essi sono finalizzati al recupero e alla riqualificazione degli insediamenti esistenti anche attraverso interventi di nuova edificazione. Tali programmi, puntando sulle qualità delle prestazioni del sistema insediativo, si caratterizzano per una pluralità di funzioni, di tipologie d’intervento e di operatori, con il coinvolgimento di risorse pubbliche e private.

 2. I programmi complessi di riqualificazione insediativa sono localizzati all’interno delle zone di cui all’articolo 95, comma 2, lettera f),

 3. I programmi di riqualificazione insediativa ricomprendono in particolare:

a) programmi integrati di intervento di cui all’articolo 16 della legge 17 febbraio 1992, n. 179 (Norme per l’edilizia residenziale pubblica);

b) programmi di recupero urbano di cui all’articolo 11 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398 (Disposizioni per l’accelerazione degli investimenti a sostegno dell’occupazione e per la semplificazione dei procedimenti in materia edilizia), convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493;

c) ogni altro programma di riqualificazione insediativa comunque denominato, individuato ai sensi della legge statale.

 4. I programmi complessi di riqualificazione insediativa contengono:

a) uno studio di fattibilità degli interventi, con particolare riferimento ai tempi di cantierabilità;

b) il progetto preliminare degli interventi pubblici e privati che il soggetto proponente, diverso dall’amministrazione comunale, si dichiari disposto a realizzare;

c) la valutazione degli effetti attesi sui sistemi insediativo, ambientale, paesaggistico, della mobilità, sociale ed economico che la realizzazione degli interventi proposti comporta;

d) i termini di inizio ed ultimazione dei lavori nonché l’individuazione dei beni soggetti ad espropriazione ai sensi dell’articolo 108.

SEZIONE IV Progetto unitario convenzionato

Art. 121 Progetto unitario convenzionato

  1. Nelle aree già dotate di opere di urbanizzazione primaria, le previsioni che, pur non presentando caratteri di complessità e rilevanza tali da richiedere la formazione di un piano attuativo, richiedono comunque un adeguato coordinamento della progettazione e la previa sottoscrizione di una convenzione finalizzata a disciplinare opere o benefici pubblici correlati all’intervento, sono assoggettate dal piano operativo a progetto unitario convenzionato.

 2. Il progetto unitario convenzionato è corredato da:

a) la relazione illustrativa che dà compiutamente conto della coerenza esterna ed interna delle scelte progettuali;

b) l’individuazione progettuale di massima delle eventuali opere d’urbanizzazione integrative correlate all’intervento;

c) l’assetto planivolumetrico complessivo dell’area di intervento, comprensivo dell’indicazione delle masse, delle altezze e dei prospetti delle costruzioni esistenti e di progetto;

d) la localizzazione degli eventuali spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico;

e) la normativa tecnica di attuazione, ove necessaria;

f) ogni altro elemento utile a definire adeguatamente gli interventi previsti ed il loro inserimento nel contesto di riferimento.

 3. La convenzione specifica gli obblighi, funzionali al soddisfacimento di un interesse pubblico, che il soggetto attuatore si assume ai fini di poter conseguire il rilascio del titolo edilizio, il quale resta la fonte di regolamento degli interessi. Possono costituire, tra l’altro, oggetto della convenzione:

a) la cessione di aree anche al fine dell’utilizzo di facoltà edificatorie;

b) la realizzazione di opere di urbanizzazione fermo restando quanto previsto dalla normativa statale in materia di lavori pubblici. (120)

c) la realizzazione di interventi di edilizia residenziale sociale.

 4. La convenzione può prevedere modalità di attuazione per stralci funzionali, cui si collegano gli oneri e le opere di urbanizzazione da eseguire e le relative garanzie, purché l’attuazione parziale sia coerente con l’intera area oggetto d’intervento.

 5. Il comune approva il progetto unitario convenzionato ed il relativo schema di convenzione mediante un unico atto.

 6. Il termine di validità del progetto unitario convenzionato può essere modulato in relazione agli stralci  funzionali previsti dalla convenzione.

CAPO III Disposizioni volte ad incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente e per la rigenerazione delle aree urbane degradate

SEZIONE I Finalità, definizioni, interventi e disposizioni procedurali

Art. 122 Finalità e ambito di applicazione delle disposizioni per la