Ingegnere, ce l’ha gli “Agganci” in Comune?

Tipica frase fatta dal cliente al tecnico per essere sicuri di ottenere un permesso edilizio

Agganci  – Ph Carlo Pagliai


di Carlo Pagliai                     segui su:   logo twitter     Linkedin    Facebook


Nel Bel Paese Corrotto[1] fino al midollo permane purtroppo l’idea che la riuscita di un intervento edilizio sia legata al rapporto che il progettista ha con l’istituzione che rilascia i titoli edilizi

E’ una frase “evergreen” che ho sentito fin troppo spesso, e la capacità di avere i cosiddetti “agganci” con un Comune da molti è considerata una virtù o presupposto necessario e vincente per realizzare una certa opera edilizia.

Come se la fattibilità di un intervento urbanistico non fosse più tanto legata al semplice diritto dello Jus Aedificandi, ma del più noto Jus Aggiustandi.

Iniziamo intanto col dare una definizione di “Aggancio: potremmo inquadrarlo come un rapporto personale instaurato sulla reciproca condivisione di empatia e intenti tra le due parti, ovvero tra professionista e soggetto operante in un istituzione.

Grazie ad essa, le difficoltà burocratiche per ottenere un permesso di costruire cambiano con coefficiente variabili di ponderazione, in positivo o negativo a seconda del livello di Aggancio stesso.

Non è raro sentirsi dire da un certo tipo di Committenza una domanda simile, ad essa non interessa etica o meritocrazia, interessa il risultato a prescindere.

Troppo spesso invece una certa percentuale di committenza usa anche (o soprattutto) questo riferimento, considerato che giustamente nella vita ognuno cerca i propri riferimenti.

Un’altra delicata variante di questa domanda è «quanto sei in grado di ungere gli ingranaggi in Comune?».
Se un professionista ha poco “olio” a disposizione, non ha molti argomenti per rispondere.

Succede quindi che questo tipo di committente preferisce puntare al “professionista agganciato” piuttosto che a quello meritevole, dotato di maggiori capacità e conoscenza delle norme e procedure.

In termini semiprobabilistici il “professionista agganciato”, pur frequentando spesso “l’assessore-amico” di turno, riesce effettivamente a spuntare maggiori chance ad ottenere il permesso rispetto al professionista onesto, ma “sganciato”.

Il professionista “sganciato”, credendo o illudendosi di vivere in un paese e in un Comune “per bene”, tenta ancora di cercare committenti e convincerli di ottenere il risultato solo attraverso il setaccio della corretta fattibilità dell’intervento edilizio. E soprattutto, del diritto ad ottenerlo.

Se per caso il professionista “sganciato” si imbatte nella committenza in cerca di “agganciati”, succedono imprevisti.

Questo committente appena capisce che non sei in grado di garantire il risultato con questi metodi, ti rimuove l’incarico e corre a rivolgersi a quello che millanta Agganci. 

«Tanto a lui il progetto lo approvano perchè lo controllano meno degli altri» pensa con ferma convinzione questo committente.

E fu così che il professionista “sganciato” assiste inerme all’evaporazione del suo incarico a vantaggio di quello con gli “Agganci”.
Lo sganciato non si dà per vinto, resta fermo delle sue convinzioni che il migliore strumento per ottenere i permessi edilizi sia la propria conoscenza della disciplina urbanistica, piuttosto che la stretta conoscenza di qualche politicante locale.

Il tempo passa, e si sa, riesce a sanare qualunque delusione. Passano gli anni, le norme e procedure cambiano, diventando sempre più articolate e complesse. 

«Abbasso la burocrazia», dirà il professionista con gli Agganci. «Quando c’era meno burocrazia ottenere i permessi edilizi era molto più facile», ripete spesso ai committenti in cerca di “agganciati”.
Ma adesso, è diventato tutto più difficile, anche grazie alle “Semplificazioni” intervenute negli ultimi anni.

A distanza di anni e con un occhio esterno, il professionista con gli Agganci sta iniziando a capire che: «quando c’era meno burocrazia contava essere un Faccendiere, mentre oggi conta molto essere preparati e aggiornati a prescindere sennò ti fanno il mazzo».

Tuttavia, l’evoluzione della specie porterà senz’altro ad assistere ad un naturale adattamento alle mutate condizioni al contorno.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E gli agganci saranno cercati con nuove modalità, se del caso.

Commento a margine: l’articolo suonerà come un condensato di luoghi comuni e generalizzazioni. Tengo a dire che scrivo questo articolo perchè tratto da una storia vera che mi ha riguardato nei primi anni della professione, in una realtà dove denunciare non solo non serviva, ma sarebbe diventato controproducente.

[1] classifica Trasparency