Il feudalesimo corrotto che scorre in noi italiani

Riflessioni sull’attuale cultura individualista e corrotta degli italiani

Benozzo Gozzoli – The School of Tagaste – public domain


Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Urban Planning, building and real estate consultant
Blogger, YouTuber and digital communicator

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Da un pò di tempo mi sto interrogando sul fatto che l’ex Bel Paese sia entrato in un labirinto

E ho provato pure a darmi delle risposte, attraverso aspetti di natura prettamente culturale.

In questo articolo l’urbanistica e l’edilizia sono marginali. Quello che mi preme evidenziare è l’inquadramento della cultura italiana prevalente, provare a darne una personale formulazione oltre alle millemila versioni già emesse da pensatori assai più preparati di me.

Dopo aver attinto da personaggi illustri come Benedetto Croce, Pier Paolo Pasolini, Tullio De Mauro e Edward C. Banfield

Cercherò di fare attenzione a non scadere in futili generalizzazioni o credenze.

Sicuramente c’è ampia convergenza nell’affermare che gli italiani non si riconoscono nella nazione Italia. Al massimo la loro identificazione avviene in maniera crescente se rapportata verso la regione di appartenenza, poi la provincia, poi il Comune e in molti casi perfino nella frazione, località o contrada che sia.

Anzi, sarebbe più corretto parlare di divisione, frazionamento e contrapposizione da persone non facenti parte della stessa cerchia.

Tale cerchia, più è ristretta, più è sentita forte e partecipata dall’italiano.

Attingo a piene mani da Edward C. Banfield e da alcuni passi del suo libro The Moral Basis of a Backward Society scritto nel 1958.

Da esso emerge l’unica regola applicata dagli italiani:

“massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo”.

Per famiglia nucleare si deve intendere quella ristretta fino a primi rami parentali.

Concordo col termine coniato da Banfield per questo fenomeno di “familismo amorale“, non poteva definirlo meglio.

Il termine amorale è sostanziale e sottolinea il fatto che ogni interesse e vantaggio materiale per se stessi e per la propria famiglia è recessivo rispetto all’interesse di crescita della collettività in cui si è inseriti.

A mio avviso la principale causa che ha portato a creare questa cultura, un vero set mentale arretrato, è il Feudalesimo mentale che l’Italia non è ancora riuscita a superare.

Nella Storia sappiamo che mentre Francia, Spagna e Inghilterra diventavano stati nazionali, qui si faceva ancora le guerre e scaramucce non tanto tra Signorie/Principati, ma perfino tra villaggio e castelli locali.

Se avete occasione di leggere gli statuti medioevali di realtà toscane, rimarrete sorpresi nel leggere divieti di entrare in contatto nelle feste comandate tra gli abitanti di piccoli paesi confinanti tra loro.

Il feudalesimo da solo non è sufficiente per essere annoverato tra le principali cause della nostra cultura “mafiosa”; esso va affiancato anche dalla cultura cattolica che ha aggravato i propri effetti negativi col periodo della Contro Riforma, la peggiore sciagura che poteva capitare all’Italia dopo l’occasione persa col Rinascimento.

Le conseguenze di questo set mentale prevalente sono moltissime e nefaste:

  • diffusione fenomeni di corruzione
  • assenza di meritocrazia
  • costanti episodi di conflitto di interessi
  • raccomandazione su proprio tornaconto e non per meriti
  • sfiducia del cittadino verso le istituzioni
  • cultura del sospetto generalizzata
  • elevata litigiosità tra singoli cittadini
  • diffuso contenziosi reciproci tra enti e cittadini
  • burocratizzazione e regolamentazione paranoica di ogni attività
  • scarsa propensione a pagare le tasse
  • millantato credito, conoscenze e “agganci”
  • scarsa efficienza delle PA
  • litigiosità politica, assenza di leader e seguaci se non per interesse personale
  • demotivazione e corruzione della PA
  • consolidamento delle mafie
  • disidentificazione dalla comunità
  • scarso senso di cooperazione e collettività anche nelle aziende
  • frammentazione strutture aziendali ed economiche, micro imprese
  • xenofobia e rifiuto migranti
  • assenza di pianificazione e lungimiranza
  • sofferenza o ripudio di ogni critica da parte della Politica
  • opportunismo e trasformismo ad ogni livello

E tante altre….

Da un punto di vista urbanistico tali aspetti si sono materializzati con la massima speculazione privata in danno al tessuto insediativo, territoriale e ambientale.

Si chiama “mafia” ed erroneamente si circoscrive al Meridione.

Niente di più sbagliato. Anche nelle regioni cosiddette “rosse”, c’è quella cultura che spudoratamente applica gli stessi schemi elencati prima. Diciamo che usano metodi, tattiche e strategie differenti rispetto a quelle più sanguinose di lupara e pizzo.

Piuttosto la cosiddetta “peste rossa” usa un metodo più raffinato, che è l’emarginazione e l’ignoramento. Se non si appartiene alla loro cerchia ristretta, si è ignorati da qualunque genere di coinvolgimento culturale, economico, affidamento di incarichi e quant’altro.

La cosa che più fa sorridere è il fatto che pur riconoscendo il valore superiore di certi soggetti non appartenenti (e non allineati), non possono volutamente chiedere il loro supporto preferendo la chiamata di soggetti “peggiori” ma dello stesso colore politico, almeno fintanto che costoro ne avranno convenienza.

E’ una regola non scritta: incarico un mio “fido” della mia cerchia, ancorché peggiore degli altri, con la sicurezza che sarà uno Yes-Man, che seguirà le nostre indicazioni.

Facciamo un esempio dell’urbanista che si tramuterà di fatto in una “penna in pugno al politicante di turno”, un vero Urban-YesMan, che pur di prendere l’incarico sarà disposto a suffragare qualunque boiata gli verrà indicata di tramutare in pianificazione territoriale.

Nelle Università, penseremo tutti, che essendo il luogo del Sapere, le cose vadano un pò meglio.

Spiacente, ma non è così: il “concubinaggio” a quanto pare era istituzionalizzato de facto: se la Gelmini arriva ad emettere per decreto il divieto di assumere parenti e affini vuol dire che il problema aveva assunto dimensioni spudorate.

Penso che il feudalesimo sia ancora latente in noi e scorre tuttoggi nelle nostre vene

Non si intende affermare che oltre le Alpi ci sia l’Eden, non per nulla esiste una classifica della corruzione mondiale, dove l’Italia almeno lì si sta dimostrando alte prestazioni.

Piuttosto penso che ancora oggi la stragrande maggioranza degli italiani, e quindi non solo i meridionali, sia semplicemente “mafiosa”.

Non per nulla all’estero non fanno distinzioni tra nord e sud, ci hanno giustamente inquadrato come mafiosi, tutti e nessuno escluso.

La mafia è fondata sul ricatto e sullo scambio. Non è quindi un fenomeno circoscritto al Meridione, ma diffuso anche al Nord e al Centro, solo con sfumature e metodi diversi. Chiaramente, il tutto all’interno della propria cerchia ristretta.

Il feudalesimo che scorre ancora in noi, è appunto un sistema di corto raggio, a tutti i livelli.

Lo era nel Medioevo in termini territoriali come lo è ancora oggi, con una precisazione integrativa: questo “corto raggio” non era solo geografico, ma lo è soprattutto sul piano mentale interno.

Con una mentalità e cultura di corto raggio, questo Paese non può spiccare il volo, tant’è che senza il barbatrucco del Debito Pubblico pompato dal Dopoguerra ad oggi, siamo tornati ad essere quello che eravamo: una società arretrata e povera come quella dei nostri nonni, che ha visto una parentesi contraria a partire dal Boom economico fino all’ingresso dell’Euro.

Già, l’Euro. In Italia sono in molti ad essere incavolati con questa moneta e col generalizzato raddoppio dei prezzi per il rapporto monetario.

Come se fosse colpa dell’Euro: i prezzi sono stati raddoppiati dagli italiani, non per decreto. Preferivano forse avere le S.S. ad ogni vetrina a controllare i prezzi?

Alla fine, un Paese in cui milioni di furbastri egoisti punta a fare il proprio sfrenato tornaconto a dispetto della comunità, si è ritrovato ad auto-affossarsi costruendosi la propria prigione economica. 

In tutto questo credo che anche la cultura cattolica abbia contribuito ad tirare il freno nel corso dei secoli.

 

Intendiamoci, non sono contrario ai valori del cristianesimo: piuttosto bisogna prendere atto che la Chiesa ha contribuito per molti aspetti a mantenere arretrata la cultura prevalente in Italia.

Galileo Galilei ne sa qualcosa. 

La Chiesa e la cultura cattolica ha sicuramente inciso nella capacità di saper dare il giusto valore alle cose e alle persone, primo tra tutti il commercio delle reliquie dei Santi e delle indulgenze; come anche risulta anacronistico l’istituto della Penitenza, ripudiato (giustamente) dalla cultura luterana e protestante (stranamente negli stati con religione protestante il livello di corruzione è un tantino più basso dell’Italia).

E ancora di più ai giorni nostri l’influenza negativa che ha manifestato su divorzio, eutanasia e altri temi; approccio rispettabile ma non condivisibile, soprattutto in una nuova era praticamente liquida e iper tecnologica.

Cosa c’entra col Feudalesimo che scorre ancora in noi? Diciamo che l’impregnante cultura cattolica unita si è aggrappata alla cultura feudale, e assieme hanno instaurato un sistema “auto rigenerante” che frena la crescita personale, mentale e culturale di un Paese come l’Italia.

Facce della stessa medaglia, verrebbe da pensare.

La “mafia feudale” è più viva che mai. E ancora oggi è un ottimo elemento su cui fanno leva in molti, come lo hanno fatto i grandi condottieri e stati dominatori europei che si sono avvicendati a conquistarci dalla Caduta dell’Impero Romano fino all’unità d’Italia.

Fin troppo facile per loro conquistare il Bel Paese del Grand Tour: il livello di divisione, astio e frazionamento mentale presente tra le piccole comunità locali era il punto debole preferito dei conquistatori.

Ed oggi si ripete la storia, ovviamente con termini e modalità diverse, e sopratutto con una nuova consapevolezza: l’ignoranza prevalente che sta alla base della media cultura italiana.

Tullio De Mauro ha evidenziato con proprie ricerche il livello di arretratezza culturale e mentale degli italiani, si parla giustappunto di “Repubblica fondata sull’ignoranza“, sostenendo che il 70% degli italiani non capisce il contenuto di cosa sta leggendo.

Non so dire se questa ignoranza latente sia causa o effetto del “Feudalesimo mafioso” che scorre ancora in noi.

Certamente è un dato difficile da controvertere, gli effetti sono visibili.

Soluzioni ? Non ho neppure quelle da indicare. Anzi, una si: una rivoluzione culturale proveniente dall’esterno, noi non saremmo in grado di purificarci in maniera endogena.

Una rosa genera una rosa, una spina genera una spina (cit).

Carlo Pagliai

 

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