Molti giovani colleghi e studenti universitari non sanno che i laureati magistrali di Architettura posso abilitarsi anche come Ingegneri Civili

Carlo Pagliai
Ingegnere urbanista
Autore di “Ante ’67

Immagino le facce stupite dei lettori in merito all’affermazione: facciamo chiarezza.

Rimettiamo le lancette dell’orologio al 1999/2000 ovvero quando fu approvata la cosiddetta Riforma Universitaria.

Col DM 509/1999 furono revisionate le classi di laurea, e in particolare la storica classe di laurea “vecchio ordinamento  di « Architettura » divenne quella di « 4/S Architettura e ingegneria edile ».

Dal 2000 ebbe quindi inizio la revisione dei percorsi formativi universitari, ripartiti secondo il nuovo modello “3 + 2” ovvero una laurea triennale e successiva laurea specialistica biennale, quest’ultima ribattezzata “magistrale” dal DM 270/2004 e successivi decreti.

Nel 2001 fu approvato il famigerato DPR 328/01, la cosiddetta Riforma delle Professioni, che oltre a non definire con chiarezza le competenze professionali tra le figure tecniche “storiche” di Perito industriale, Geometra, Architetto e Ingegnere, ebbe la conseguenza di istituire anche le nuove figure di Geometra Laureato, Perito Industriale Laureato, Architetto Junior e Ingegnere Junior; come se non bastassero le figure professionali in conflitto.

Tale DPR 328 ha statuito inoltre con l’articolo 47 la possibilità di sostenere l’esame di abilitazione alla professione di Ingegnere “senior” anche per chi ha la laurea specialistica (magistrale) appartenente alla classe di Architettura e Ingegneria Edile:

Art. 47
Esami di Stato per l’iscrizione nella sezione A e relative prove

1. L’iscrizione nella sezione A e’ subordinata al superamento di apposito esame di Stato.
2. Per l’ammissione all’esame di Stato e’ richiesto il possesso della laurea specialistica in una delle seguenti classi:
a) per il settore civile e ambientale:
1) classe 4/S – Architettura e ingegneria edile;
2) classe 28/S – Ingegneria civile;
3) classe 38/S – Ingegneria per l’ambiente e per il territorio;
…omissis…

Col DM 270/2004 fu “ritoccata” la prima riforma universitaria, e fu modificato il titolo quinquennale di Laurea Specialistica in Laurea Magistrale.
I titoli di laurea specialistica rilasciati furono comunque equiparati alle nuove lauree magistrali secondo l’allegato 2 del DM 386 del 26 luglio 2007.
Nel caso di specie la classe di laurea specialistica « 4/S Architettura e ingegneria edile » divenne equiparata per legge alla nuova classe di laurea magistrale  « LM-4  Architettura e ingegneria edile-architettura ».

E fu così, che dal 2001 l’Architetto “Senior” può iscriversi anche all’Ordine degli Ingegneri nel neonato settore Civile e Ambientale, operando quindi legittimamente come Ingegnere Civile “Senior”, o quinquennale dirsi voglia.

Se posso esprimere un’opinione, credo che tale operazione abbia attivato una sorta di “corto circuito” non tanto sul piano di identità delle due secolari figure professionali, ma soprattutto sul piano delle competenze professionali, già abbastanza indefinite e conflittuali.

Non è possibile tuttavia il percorso opposto, o meglio specifichiamo che:

  • l’Ingegnere che consegue la laurea specialistica/magistrale in Ingegneria Edile (4/S o LM-4) può abilitarsi e operare sia come Ingegnere Civile sia Architetto;
  • l’Ingegnere che consegue la laurea specialistica/magistrale in Ingegneria Civile (28/S o LM-23) può abilitarsi e operare solamente come Ingegnere Civile;
  • l’Ingegnere che consegue la laurea specialistica/magistrale in Ingegneria per l’ambiente e per il territorio (38/S o LM-35) può abilitarsi e operare solamente come Ingegnere Civile;

Di fatto, e non solo, a chi consegue la laurea quinquennale appartenente alla classe di “Architettura e Ingegneria Edile” gli si paventa una doppia opportunità di iscrizione anche contemporanea nei due Ordini, operando legittimamente come Architetto-Ingegnere.

Mi domando, quindi, se tale aspetto non possa o addirittura non abbia immediata ripercussione sulle competenze professionali.



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