Il DM 5 Luglio 1975 impone il Fattore Luce Diurna medio al 2%, influenzabile dall’aumento di spessore delle facciate

La posa di un cappotto sulle facciate intende perseguire obbiettivi di risparmio energetico, in particolar modo con l’installazione di materiali isolanti sulle pareti esterne degli edifici esistenti.

Ci sono molte modalità di intervento in questo senso, sia per materiali, per tecniche di posa, per qualità ecologica (CAM), e altri criteri su cui non intendo addentrarmi. Quello che vorrei far notare in questo articolo è di progettare e verificare un ulteriore aspetto tecnico collaterale al risparmio energetico.

Se da una parte si vanno a posare i cappotti termici per migliorare la qualità abitativa e il comfort climatico, dall’altra parte i cappotti termici con certi spessori possono ridurre considerevolmente l’illuminazione interna delle stanze. Vediamo nel dettaglio di seguito.

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Partiamo escludendo da subito i cosiddetti “nanocappotti”, cioè quelli oggetto di continue polemiche sulle loro effettive prestazioni, sui non mi voglio addentrare.

La posa di un cappotto sulla facciata molto probabilmente corrisponderà all’installazione fissa di pannelli rigidi di vario materiale, caratteristiche isolanti, e sopratutto di spessore diverso in base alle prestazioni di isolamento termiche progettate.

Tuttavia, spesso vedo applicare cappotti termici sulle facciate con spessori notevoli, cioè di almeno 6(sei) cm fino anche a 12 centimetri. La posa del cappotto avviene con tecniche di incollaggio e fissaggio alle pareti con spessore uniforme, anche attorno alle finestre, porte e tutte le forometrie presenti sugli edifici.

Tra l’altro il dettaglio costruttivo di molte finestre esistenti richiede molta cura: infatti possono presentarsi prospetti con finestre e forometrie presentino soglie e cornici lapidee sporgenti dalla facciata.

E quando si fanno cappotti si pone il problema di prolungarle con elementi lapidei, marmo o similari dello stesso tipo e spessore, allo scopo di mantenere inalterate le caratteristiche architettoniche e materiche della facciata ante opera.

Problema: la posa del cappotto di rilevante spessore attorno alle finestre, accompagnata o meno dal prolungamento di soglie/cornici, probabilmente (o sicuramente) comporterà la riduzione dell’apporto di luce naturale diretta all’interno delle stanze.

La riduzione di illuminazione naturale interna può avvenire a causa dell’allontamento del filo della facciata esterna, seppure per qualche centimetro, e in particolare dei punti da cui i raggi solari possono accedere all’interno della stanza durante il normale spostamento dei raggi solari in diurno.

Facciamo un esempio volutamente estremo per capire la criticità: a parità di configurazione geometrica e architettonica interna della stanza, si va ad allungare la profondità del “varco-tunnel” del vano finestra.
Detta in parole più semplici, si va ad allontanare di qualche centimetro la distanza di ingresso dei raggi solari all’interno delle stanze, sopratutto quando si inclinano per rotazione terrestre diurna.

Saranno pochi centimetri (pochi davvero?), ma potrebbero essere sufficienti per ridurre il parametro Fattore Luce Diurna medio (FLDm) anche sotto il valore minimo del 2%, così come previsto dall’art. 5 del DM 5 luglio 1975.

Articolo 5

Tutti i locali degli alloggi, eccettuati quelli destinati a servizi igienici, disimpegni, corridoi, vani-scala e ripostigli debbono fruire di illuminazione naturale diretta, adeguata alla destinazione d’uso.

Per ciascun locale d’abitazione, l’ampiezza della finestra deve essere proporzionata in modo da assicurare un valore di fattore luce diurna medio non inferiore al 2%, e comunque la superficie finestrata apribile non dovrà essere inferiore a 1/8 della superficie del pavimento.

Per gli edifici compresi nell’edilizia pubblica residenziale occorre assicurare, sulla base di quanto sopra disposto e dei risultati e sperimentazioni razionali, l’adozione di dimensioni unificate di finestre e, quindi, dei relativi infissi.

Qui trovi un mio post sulla definizione di FLD medio:

Cappotti esterni e risvolti interni alle finestre, riducenti le dimensioni

Quando si realizzano cappotti esterni, si rende necessario adeguare la loro posa anche attorno alle imbotte delle finestre e forometria varie, obbligatoriamente per correggere i notevoli ponti termici che possono formarsi.

Per spiegarsi meglio, tale operazione viene effettuata con la posa di pannelli isolanti di minor spessore e adeguato isolamento, all’interno del foro esistente della finestra.

Ciò comporta inevitabilmente la riduzione del rapporto illuminante previsto dal decreto ministeriale del 1975, sia del rapporto di finestratura apribile di un ottavo. In questo caso la verifica va svolta in maniera duplice per entrambi i parametri, proprio perché si assiste ad una riduzione oggettiva del foro esistente sulla parete esterna.

Conclusioni e consigli

La conseguenza diretta è che, pur lasciando invariato il rispetto della superficie finestrata superiore ad 1/8 della superficie pavimentata, si arrivi a ridurre il Fattore Luce diurna medio (FLDm) senza verificare se rispetti ancora il valore imposto dal DM 5 Luglio 1975, cioè pari o superiore al 2%.

Inutile dire che il mancato rispetto del valore FLDm possa pregiudicare i requisiti dell’Abitabilità già rilasciata, attestata o certificata in passato. Infatti sarebbe come ridurre i requisiti igienico sanitari, come il rapporto illuminante finestrato di 1/8 (poi potremmo andare a parlare di tolleranze edilizie per requisiti igienico-sanitari in altra sede).

Il ragionamento di sopra vale a prescindere anche nel caso della CILAS (Cila Superbonus), la quale esclude espressamente l’obbligo di depositare nuova Segnalazione Certificata di Agibilità dopo interventi di Ecobonus 110%, in base all’art. 119 comma 13-ter DL 34/2020.

Bisogna evitare che un immobile possa perdere i requisiti igienico sanitari, anche con interventi edilizi astrattamente autorizzati.

Pertanto quando si installano cappotti in facciata mantenendo invariate le forometrie, consiglio di svolgere comunque le prescritte verifiche del FLD medio previsto dalla suddetta normativa; consiglio anche l’ausilio di software molto intuitivi e validi, a costi sostenibili.

CARLO PAGLIAI, Ingegnere urbanista, esperto in materia di conformità urbanistica negli atti notarili e commerciabilità degli immobili

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