Committenza Tossica, Pericolo Di Morte!

Committenza tossica, Pericolo di morte!

Caro Professionista, quante volte perdi tempo nel verificare la fattibilità per un tuo committente?

committente-tossico

Carlo Pagliai
Ingegnere urbanista
Autore di “Ante ’67

Il professionista non è in grado di formulare un preventivo di incarico fintanto non è chiaro se e come sia fattibile il progetto edilizio.

Succede che il professionista diligente prende disegni, elaborati e carta per andare a parlare tre volte all’ufficio tecnico comunale per informarsi sulle possibilità progettuali, sulle norme e regolamenti locali, ecc; e se al termine di questa trafila emerge l’impossibilità tecnica o burocratica, il professionista torna dal committente tossico per spiegargli i motivi per cui non può aprire la sua discoteca vegana dentro un palazzo del Settecento in pieno centro storico.

Il committente tossico non si arrende tanto facilmente, è rapace e non capisce la ragnatela intramata tra normative nazionali, regionali, comunali e giurisprudenza edilizia; al contrario, se ne vuole infischiare di queste cose.
Tira dritto e ti telefona due volte al giorno, cioè alle 10 di mattina e alle 17 di pomeriggio per chiederti continuamente lo stato di avanzamento.

E tu professionista diligente, nel frattempo, mosso da spirito etico e di buona persona, non hai chiesto acconti e ti stai muovendo “a vuoto” tra uno sportello all’altro, tra una paesaggistica e una planivolumetrica.

Continui a sbattere come una pallina in un flipper da un ufficio comunale all’altro, sempre più velocemente perchè speri forse di essere vicino a trovare la quadra al progetto del tuo committente tossico; in quel frangente, quando senti di essere vicino alla soluzione, che forse hai trovato quel cavillo o quell’interpretazione dell’altezza in gronda capace di sciogliere tutti i nodi, la tua pallina da flipper esce in buca e Game over!
Il progetto non si fa perchè è spuntato fuori un vincolo che stoppa tutto.

Te ne torni dritto dal committente tossico per annunciargli che il suo progetto di discoteca vegana salta, e questo reagisce entrando nella tipica fase di non accettazione ululando alla burocrazia italiana.

E siccome è colpa della burocrazia, il committente tossico si defila improvvisamente nelle proprie sfere, non ti tempesta più con le due telefonate al giorno, casomai ha iniziato a tempestare di telefonate un altro collega professionista per un doppio consulto (ovviamente il committente tossico non si fida ciecamente di te!).

Torni nel tuo studio visto che il committente tossico sparisce come la nebbia, guardi il calendario e vedi che ci sono delle scadenze fiscali in vista: è in quel momento che apri gli occhi, capisci che per costui e il suo progetto hai impiegato la bellezza di 22 ore a vuoto tra spostamenti, sopralluoghi, qualche misura di rilievo, incontri in comune…. senza conteggiare le mezzore spese al telefono col committente tossico in cui ti inonda di chiacchiere motivazionali e belle parole, mica cronometriamo le telefonate coi committenti adesso ?

Ti rendi conto che quelle 22 ore hanno un valore, sopratutto se inquadrate nel tuo mese lavorativo composto da 8 ore/giorno x 5 giorni lavorativi x 4 settimane/mese = 160 ore. Praticamente il 13% circa del tuo monte ore è andato in cenere.

Se pensi che il tuo massaggiatore prende 30 €/ora, quell’impegno orario profuso per il committente tossico potrebbe valere 660 €.

Siccome tu non hai dato di certo trenta esami universitari per finire a prendere la tariffa di un massaggiatore, spero che ti sia prefissato una “minimum tariff” di 50 €/ora, ed è poco se comparata alle responsabilità e difficoltà, non credi ?

A questo punto telefoni al committente tossico per annunciargli la sola intenzione di inviargli il preavviso di notula per il lavoro svolto senza aver raggiunto al risultato positivo per lui, alcun beneficio, per quelle dannate 22 ore in cui ti sei barcamenato per cercare di raggiungere il suo obbiettivo andato in fumo a causa della matrigna Burocrazia.

Mentre gli parli al telefono, il committente tossico ti interrompe perchè pensa ci sia stata una interferenza di linea, oppure ti domanda stupefatto con quale coraggio gli chiedi soldi se non è stato fatto niente (per lui, ovvio). Inoltre il committente tossico ritiene che il colpevole del mancato obbiettivo sia la cattivona Burocrazia e che il tempo perso lo debbano pagare quei “papponi di Roma” invece che il bravo committente (tossico).

Tu da professionista diligente obbietti che al contrario è stato fatto tutto il possibile per lui e il suo progetto, e che se proprio c’è un colpevole, questo è l’intreccio complesso di normative oppure più semplicemente non tutti i progetti si possono realizzare.

Il committente tossico, nel ringraziarti per quanto hai fatto per lui, ti congeda promettendoti di tornare da te in futuro per altri incarichi e se gli sei simpatico, ti promette che vi rifarete in futuro anche per questo lavoro svolto.
E ti attacca subito il telefono salutandoti perchè deve tornare a finire la sua partita di squash.

E tu, caro professionista, rimani lì fissare con gli occhi da triglia le scadenze del calendario che non puoi liquidare nello stesso modo con cui il committente tossico ha appena fatto con te.

SOLUZIONE AL PROBLEMA:

Dal primo istante che il committente tossico ti formula quesiti o richieste, tu fai sottoscrivere una specifica lettera di PRE-INCARICO dove stabilisci una tariffa oraria professionale fintanto l’incarico e/o progetto non abbia raggiunto una configurazione chiara e certa.
Proprio come fa quel massaggiatore, che ha un bel cartello con la sua tariffa nella sala d’aspetto.

Un momento, e i pagamenti ? Soluzione: settimanali.
Se il massaggiatore riscuote ogni volta al termine di ogni prestazione, non vedo perchè non lo debba fare tu professionista che ha superato trenta difficili esami universitari.
Stai pur certo che il committente tossico ha il suo bel computer portatile con cui fare l’home banking da casa, lo capisci perchè deve pagare le rate del suo ultimo macchinone.

Stai pur certo che il committente tossico i soldi ce li ha.

Buona vita, caro collega.       Carlo Pagliai



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