Casa senza Abitabilità, rischi derivanti dalla compravendita

Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Autore di “Ante ’67
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Come comportarsi in caso di compravendite riguardanti edifici residenziali e per garantirsi un legittimo utilizzo.

La Cassazione torna sul tema a confermare la linea intrapresa da anni in tema di assenza del certificato di abitabilità (o Agibilità) per i fabbricati o porzioni di essi, nelle fasi di trasferimento immobiliare.

Capita spesso infatti di leggere atti come preliminari di compravendita o rogiti notarili aventi per oggetto immobili sprovvisti dell’apposito certificato, o relative forme più moderne di attestazione o certificazione.

Col D.P.R. 380/01 il certificato di Abitabilità, valevole solo per immobili residenziali, è stato assorbito nella procedura di Agibilità.

Da ultimo è stata infatti introdotta la Segnalazione Certificata di Agibilità col D.Lgs. 222/2016, con cui il proprietario congiuntamente ad un professionista abilitato provvede a depositarla presso la competente P.A. (Comune).

In tutte le varie forme e procedure di Agibilità/Agibilità che si sono susseguite nel corso dei decenni, il loro rilascio (o attestazione di parte) è sempre stato basato sul rispetto di molti requisiti [Storia normativa dell’Agibilità]

Tra quelli più importanti vi rientrano quelli di natura igienico sanitaria, il rispetto della conformità dell’opera eseguita ai progetti approvati, l’accatastamento, i collaudi statici ove previsti, eccetera (consulta qui gli approfondimenti).

Peraltro, l‘Agibilità può essere revocata a posteriori qualora emergano abusi e illeciti edilizi.

Al momento della compravendita molto spesso questo documento non viene menzionato tanto meno allegato, e figurarsi se la cosa affiora al preliminare di vendita o nelle proposte irrevocabili.

Come comportarsi quando la compravendita è avvenuta senza citare il Certificato di Abitabilità

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