CILA in sanatoria per opere ante 2010

Opere soggette a CILA compiute prima della sua istituzione, regolarizzazione e procedura.


Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista

Urban Planning, building and real estate consultant

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La Comunicazione Inizio Lavori Asseverata fu istituita con D.L. 40/2010, poi convertito in L. 73/2010 vigente dal 25/05/2010.

Già in datato articolo lasciavo aperto l’interrogativo circa l’applicazione e applicabilità della CILA, e del rapporto di retroattività.

In sostanza: se da una parte dal 2010 in poi è divenuto possibile regolarizzare le categorie di intervento rientranti in CILA, come conviene comportarsi per le stesse opere compiute indietro nel tempo prima dell’invenzione di questa procedura?

Mi ero ripromesso di pubblicare questo articolo avviato, anche dopo l’interessante confronto avuto col collegate toscano Daniele Ceccherelli.

Non essendoci giurisprudenza in merito, stavolta ho preferito effettuare un ragionamento.

La realizzazione di opere oggi soggette a CILA compiute oltre cinque anni fa rispetto alla data di oggi, pone il problema della sanzione pecuniaria e della relativa legittimità.

Mi spiego meglio: la CILA tardiva, presentata per regolarizzare opere compiute per esempio nel 2011, deve (o dovrebbe) essere accompagnata dal pagamento della sanzione pecuniaria per l’illecito.

Tuttavia, le sanzioni pecuniarie si prescrivono decorso un certo termine (in questo caso cinque anni) dal compimento dell’illecito (ne parlo in questo articolo).

Opere rientranti in CILA compiute prima della L. 73/2010.

Mi riprometto di approfondire meglio la questione, basandomi su elementi più fondati e certi, per cui mi esprimo soltanto su un ragionamento personale.

Facciamo un ragionamento per assurdo: la procedura di accertamento di conformità ex art 36 del TUE è stata istituita con L. 47/85, quella che introduceva la doppia conformità.

Oggi, nella condizione e impianto normativo in cui ci troviamo, come ci dobbiamo comportare per sanare difformità compiute l’anno prima della L. 47/85 e dell’invenzione dell’accertamento di conformità?

Semplice: applichiamo le norme vigenti OGGI, al combinato disposto dei principi ratione temporis e tempus regit actum.

Cioè si applica il regime vigente ad oggi, a meno che fossero dispensate in maniera certa all’epoca di compimento.

Esempio banale: se dimostri la consistenza immobiliare all’epoca in cui non era previsto obbligo di licenza, va bene.

Nel momento in cui l’opera fosse stata compiuta in epoca in cui occorreva il necessario titolo o atto di assenso, avresti dovuto ottenerne il rilascio preventivo.

La norma sulle CILA non ha espressa indicazione retroattiva.

Lo stesso dicasi per tutta la disciplina edilizia. Poniamo il caso di opere compiute in difformità con la DIA negli anni passati, e che oggi sono regolarizzabili solo con SCIA in sanatoria (ove vigente): l’attuale impianto normativo consente la loro regolarizzazione con le procedure sopravvenute, anche per fatti anteriori all’entrata in vigore o invenzione della procedura.

Sennò sarebbe impossibile sanare con Accertamento di conformità le difformità compiute negli anni Settanta rispetto a licenze edilizie rilasciate.

Ecco, per gli stessi motivi su cui mi riservo approfondimenti, ritengo che la CILA in sanatoria o CILA tardiva abbia pieno valore di regolarizzazione per le opere compiute in epoca anteriore all’istituzione della stessa, cioè della L. 73/2010.

Consiglio la visione di questo video sulle CILA in sanatoria (iscriviti sul canale e Commenta)

 

This Post Has 6 Comments
  1. Buongiorno, leggo con molta attenzione quanto descritto nell’articolo e nei commenti e il mio dubbio diventa sempre più prepotente:
    – ho da iniziare un cantiere di ristrutturazione in un appartamento già ristrutturato (spostamento di tramezzi e nuova forma alle stanze ma senza cambiare i mq e le aperture) di cui non conosco nè la data inizio e fine lavori, nè l’impresa. So di preciso essere stato ante 2010 ma non ne ho le prove (almeno per ora, ma non so come fare per procurarmele visto che non ci sono documenti). Al catasto risulta la situazione originaria ed al comune per ora non risulta nulla, ma avrei delle certificazioni impianti.
    A questo punto la mia domanda è: la CILA in sanatoria ha sempre una sanzione di 1000€ o no, visto che sono passati più di 5 anni?

  2. Dalla circolare n. 2/2010 prot. 36607 dell’Agenzia del Territorio

    Variazioni delle unità immobiliari censite per le quali non sussiste l’obbligo di dichiarazione.

    Considerata la delicatezza e la rilevanza connesse all’obbligo di effettuare la dichiarazione di conformità introdotto dalla normativa in parola, si ritiene opportuno formulare alcune specifiche considerazioni in merito alla portata e all’ambito applicativo della normativa catastale disciplinante l’obbligo delle dichiarazioni di variazione delle unità immobiliari urbane.
    L’obbligo della dichiarazione di variazione in catasto sussiste nei casi in cui la variazione incide sullo stato, la consistenza, l’attribuzione della categoria e della classe, a seguito di interventi edilizi di ristrutturazione, ampliamento, frazionamento, oppure per effetto di annessioni, cessioni o acquisizioni di dipendenze esclusive o comuni, cambio di destinazione d’uso, etc .. In sintesi, costituisce rilievo – e, quindi, “fonte” di variazione catastale – ogni incoerenza che rappresenta fattispecie per la quale è obbligatoria la presentazione di un atto di aggiornamento catastale, ai sensi del citato art. 17, lettera b) del regio decreto legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249. Sotto tale profilo non assumono quindi rilievo la variazione dei toponimi, dei nomi dei confinanti e di ogni altro elemento, anche di carattere grafico-convenzionale, non influente sulla corretta determinazione della rendita.
    Si ritiene opportuno precisare, per una migliore identificazione delle fattispecie riconducibili nell’ambito delle novellate disposizioni, che non hanno rilevanza catastale le lievi modifiche interne, quali lo spostamento di una porta o di un tramezzo che, pur variando la superficie utile dei vani interessati, non variano il numero di vani e la loro funzionalità.
    Comportano, invece, l’obbligo di presentazione della dichiarazione di variazione l’effettuazione di interventi con cui si realizza una rilevante redistribuzione degli spazi interni, ovvero si modifica l’utilizzazione di superfici scoperte, quali balconi o terrazze.
    Analogamente, per le unità immobiliari ordinarie per le quali la consistenza è calcolata in metri quadrati o in metri cubi, le modifiche interne di modesta entità, non incidenti sulla consistenza dei beni iscritta negli atti catastali ovvero Stilla destinazione dei singoli ambienti, non comportano l’obbligo della presentazione di una nuova planimetria in catasto.
    Di contro, è necessaria la presentazione della dichiarazione di variazione nei casi in cui la mutazione incide sulla consistenza o sulla classe (esempi tipici sono il caso del retrobottega di un negozio che, se trasformato in ambiente destinato alla vendita, incrementa l’originaria superficie dell’unità, ovvero la realizzazione di soppalchi, servizi igienici, etc.).

  3. seguendo lo stesso principio per tutti gli abusi anteriori al 1967 in tutto il territorio si dovrebbe ritenere tutto non perseguibile perché allora il sindaco poteva solo applicare sanzioni pecuniarie.
    Peccato che l’attuale diritto amministrativo segua altri principi.

  4. Grazie Carlo, molto interessante. Tutto chiaro per quanto riguarda Cila tardiva per opere eseguite a Cila già vigente. La questione è giustamente più complessa, come dici, per quanto riguarda Cila a sanatoria o tardiva per opere eseguite prima dell’entrata in vigore della Cila stessa. Qui in Emilia, di recente, alla luce degli ultimi aggiornamenti normativi, ho sostanzialmente capito che, per questo secondo caso, la Cila in sanatoria con sanzione di 1000 euro non può esistere. Quindi, per le difformità lievi, quindi rientranti nelle tolleranze, nessun problema e nessuna sanzione (ed è stato aggiornato e arricchito l’articolo 19 bis commi 1, 1bis e 1 ter, relativo alle tolleranze nella L.R. 23/2004, per chiarire un pò meglio quali altri casi tipici, oltre al generico 2%, possono essere fatti rientrare e quali no). Per tutti gli altri casi di difformità, serve necessariamente Scia. Interessante questa cosa che dici sulla eventuale prescrizione, vado a vedere se trovo qualche altro tuo articolo in merito per capire ancora meglio. Ciao!

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