Regolamento Edilizio Unico: A Che Punto Siamo?

Regolamento edilizio unico: a che punto siamo?

L’obbiettivo di standarizzare regole e definizioni da Trieste in giù non poi tanto lontano.

Carlo Pagliai
Ingegnere urbanista
Autore di “Ante ’67

Sarebbe infatti giunta l’ora di porre fine al “feudalesimo” delle definizioni vigente tra Comune e Comune.

In Italia attualmente abbiamo oltre ottomila Comuni, e molti di essi stanno valutando una riorganizzazione funzionale e amministrativa ipotizzando varie unioni o fusioni: si nota molta titubanza perchè per alcuni di essi la cosa può significare una perdita di secolare identità.

Molti enti comunali si sono guerreggiati e rivaleggiati per secoli, abbiamo molti esempi di “cane e gatto” che rischiano seriamente di confluire verso il “nemico di sempre”.

Sarà capitato anche a voialtri tecnici di dover operare in “n” Comuni e dovervi studiare “n” regolamenti edilizi diversi, dai quali emergono “n” definizioni diverse per lo stesso parametro.

Prendiamo ad esempio l’altezza massima di un edificio:
chi considera in alto l’intersezione facciata-intradosso copertura, chi considera l’estradosso della soletta-facciata, chi considera addirittura l’estradosso del manto di copertura (poi mi spiegate come fare col manto coppo-embrice), ecc.

Finisce che il povero Geometra/Architetto/Ingegnere alla fine, dovendo lavorare mediamente in almeno tre/quattro Comuni debba ogni volta ricontrollarsi tutte le definizioni per non sbagliare, oppure nel qual caso tenti di andare a memoria si espone a rischi di confusione.

Di questo benedetto Regolamento Edilizio unico se ne sente parlare dall’estate 2014, quando era nell’incubatore mental-legislativo assieme al “capolavoro” dello Sblocca-Italia (L. 164/2014).

In sede di adozione del Decreto Sblocca-Italia [1] fu aggiunto all’art. 4 del T.U.E. DPR 380/01 il comma 1-sexies, che diede avvio al procedimento di consultazione e concertazione tra Governo, Autonomie locale e Regioni, procedura che avrà conclusione con l’accordo preso in conferenza unificata per adottare uno schema di regolamento edilizio tipo.

Attenzione: non sarà un regolamento edilizio “imperativo”, ma sarà un modello base che diverrà il riferimento a cui i Comuni si dovranno attenere. Saranno anche definite le tempistiche per adottare tempi di adeguamento di tutte le terminologie e definizioni vigenti.

Si ripete quindi lo stesso buono schema che ha portato all’unificazione su base nazionale prima, e su base regionale poi, della modulistica delle pratiche edilizie (Permesso di Costruire, SCIA, CILA e CIL, dimenticandosi quella più importante sull’Accertamento di conformità per le sanatorie ordinarie).

Il caso della Toscana e l’unificazione parametri edilizi col Reg. 64/R

In questa regione è già stato sperimentato un qualcosa di simile con l’entrata in vigore del Regolamento Regionale 64/R di unificazione delle definizioni.

In prima istanza l’Art. 35 prevedeva la sua entrata in vigore a 180 giorni dalla sua approvazione, quindi il 15 maggio 2014; a partire da questa data il Regolamento concedeva ai comuni ulteriori 365 giorni per adeguare i parametri urbanistici ed edilizi e le definizioni tecniche dei propri regolamenti edilizi ai parametri e alle definizioni di cui al Capo II ed all’Allegato A, quindi il 15 maggio 2015.

Decorso tale termine, i parametri e le definizioni contenute nel Regolamento sostituiscono i difformi parametri e definizioni dei regolamenti edilizi non adeguati o conformati al Regolamento stesso.

Molti Comuni toscani hanno avviato e concluso procedure di adeguamento e aggiornamenti dei propri regolamenti edilizi.

E se il Regolamento Edilizio Tipo nazionale dovesse scostarsi da quanto già statuito e applicato in Toscana col 64/R ?

Vi è la concreta possibilità che si debba rimettere ancora una volta in moto la macchina burocratica per ri-adeguare gli eventuali parametri e definizioni difformi rispetto a quelli nuovamente pervenuti.

Con tutte le conseguenze interpretative e di applicazione che dovranno farsi carico professionisti e tecnici comunali.

Prosit.

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Note e Riferimenti:
[1] DPR. 380/01 art. 4 comma 1-sexies:

1-sexies. Il Governo, le regioni e le autonomie locali, in attuazione del principio di leale collaborazione, concludono in sede di Conferenza unificata accordi ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, o intese ai sensi dell’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, per l’adozione di uno schema di regolamento edilizio-tipo, al fine di semplificare e uniformare le norme e gli adempimenti. Ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, tali accordi costituiscono livello essenziale delle prestazioni, concernenti la tutela della concorrenza e i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Il regolamento edilizio-tipo, che indica i requisiti prestazionali degli edifici, con particolare riguardo alla sicurezza e al risparmio energetico, è adottato dai comuni nei termini fissati dai suddetti accordi, comunque entro i termini previsti dall’articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.



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