Gli interventi edilizi non devono qualificarsi nuova costruzione o rimangono esclusi dalle detrazioni fiscali.

Esiste un particolare limite per le categorie di intervento edilizio ammesse e rientranti nel Superbonus 110 e quelle escluse, siamo ramo Ecobonus 110 che Sismabonus 110.

Molto spesso vedo interpelli che lasciano un po’ di ombre, e peggio ancora vedo articoli interpretativi che lasciano pensare che gli ampliamenti, o addirittura gli incrementi volumetrici di ogni tipo effettuati con o senza demolizione e ricostruzione di edifici, rientrano del Superbonus.

La materia urbanistica si è evoluta da questo punto di vista, e si è anche evoluta l’interpretazione fiscale che ruota attorno, ma ci sono dei principi che invece non sono mai cambiati.

Diciamo che la regola generale è che gli interventi edilizi per accedere alle detrazioni fiscali con bonus o superbonus non devono superare la categoria di intervento di ristrutturazione edilizia articolo 3 comma 1 lettera d del DPR 380/2001.

Se sconfini questo limite si rientra nella nuova costruzione, anche se si sta effettuando una ristrutturazione edilizia rilevante, quella che noi Tecnici in genere (e alcune norme regionali) chiamiamo “sostituzione edilizia”. Esiste anche l’eccezione alla regola, la vediamo di seguito.

Se preferisci la video spiegazione ti aspetto su YouTube:

Ramo Ecobonus 110, il limite dall’art. 119 DL 34/2020

A volte vedo FAQ, interpelli o simili in cui viene detto: in caso di ecobonus con ampliamento, questo si toglie dalla parte del bonus e si conta soltanto la parte riscaldata in partenza.

Il ragionamento funziona per la villetta composta da un appartamento e un garage, con la loro fusione. La parte riscaldata si va ad allargare e a inglobare il garage: al che ha un senso logico che condivido, però nel superbonus è proprio il D.L. 34/2020 stesso che individua lo spartiacque degli interventi edilizi rientranti.

Le opere Ecobonus 110, per interventi trainanti e trainati, sono ammesse all’agevolazione anche per gli interventi di demolizione e ricostruzione di cui all’articolo 3 comma 1 lettera d) del DPR 380/01.

Lo dice il comma 3 articolo 119 del D.L. 34/2020 (convertito in legge con modifiche n. 77/2020), pertanto lo spartiacque è già individuato nella norma stessa. Ed è per questo motivo che nutro perplessità quando leggo interpelli o interpretazioni che superato questa massima categoria di intervento, verso altre tipologie che stanno nell’ambito della nuova costruzione o ristrutturazione edilizia pesante.

APPROFONDIMENTI CONSIGLIATI:

Sismabonus 110, detto anche Super-Sismabonus

Nel ramo sismabonus 110 vi rientrano interventi qualificabili ristrutturazione edilizia articolo 3 comma 1 lettera d) del DPR 380/2001, e questa una regola generale con tanto di eccezione.

Proprio perchè si tratta di una norma fiscale (art. 16 DL 63/2013) che bisogna agganciare a quelle edilizie urbanistiche, e l’eccezione è il cosiddetto Sismabonus Acquisti (comma 1-septies).

Il Sismabonus Acquisti è una particolare forma di agevolazione in cui i beneficiari non sono i proprietari attuali o il costruttore, ma saranno i futuri acquirenti; intervento ammesso alla detrazione prevede la demolizione ricostruzione integrale di edifici anche con aumenti di volume; quindi costituisce l’eccezione perché possa sconfinare le categorie di intervento di ristrutturazione edilizia articolo 3 comma 1 lettera d) DPR 380/01.

Il Sismabonus Acquisti può rientrare nelle categorie di intervento articolo 10 del DPR 380/01:

  • quello che abbiam chiamato ristrutturazione edilizia pesante
  • un intervento che si qualifica nuova costruzione.

Vediamo meglio come individuare lo spartiacque tra interventi “conservativi” e di nuova costruzione.

Sismabonus e categorie di intervento di recupero/restauro patrimonio edilizio esistente.

Escluso l’eccezione del Sismabonus Acquisti, esiste da anni un principio di natura fiscale, che nasce e continua a sussistere fin dai Bonus edilizi quelli del 50 per cento, il c.d. Bonus casa che una volta era al 41 per cento e diventato 36 poi… eccetera.

Intanto partirei da una chiara risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 34/2018, con riferimento al parere del Consiglio Superiore Lavori Pubblici numero 27/2018. In essa viene ribadito questo spartiacque che coincide con l’articolo 3 del Testo Unico quindi nella ristrutturazione edilizia normale, semplice o leggera dirsi voglia, ma non tutte le ristrutturazioni edilizie, anche con demolizione ricostruzione.

Il principio viene ribadito di nuovo con Circolare Agenzia delle Entrate n. 13/E/2019 e anche la n. 24/E/2020 lo ripete. Anche la recentissima Circolare Agenzia delle Entrate n. 5/2021 ripete questo principio. Esso è fermo da anni, ripreso da molti interpelli ad esempio i numeri 139/2020 e il 423/2021.

La Circolare n. 5/2021 spiega senza ombra di dubbio che l’agevolazione spetta anche a fronte di interventi realizzati con demolizione e ricostruzione inquadrabili nella ristrutturazione edilizia articolo 3 comma 1 lettera d) del DPR 380/01, anche per spese relative all’incremento di volume nell’ambito dei predetti interventi.

Non significa che dice tutti gli incrementi di volume vi possano rientrare, sta dicendo quelli che sono qualificabili in ristrutturazione articolo 3 comma 1 lettera d) DPR 380/01, e quindi sono poche le tipologie di incremento volumetrico ammissibili.

Basta pochissimo per uscire dalla suddetta categoria di intervento e ritrovarsi nell’articolo 10 DPR 380/01 sia per “ristrutturazione edilizia pesante” o in via residuale in una nuova costruzione (anche come sostituzione edilizia, lo ripeto). Il meccanismo di residualità lo troviamo nell’articolo 3 comma 1 lettera e) del TUE, che qualifica nuova costruzione qualunque intervento non rientrante nei precedenti commi (e ci va aggiunto o sovrapposto l’articolo 10 comma 1 lettera c) del TUE).

E qui infatti la Circolare 5/2021 puntualizza correttamente che, per individuare gli interventi di demolizione e ricostruzione riconducibili in ristrutturazione edilizia art. 3 comma 1 lettera d) TUE, vanno considerate le recenti modifiche al TUE apportate dal Decreto Legge n. 76/2020.

Per ulteriori approfondimenti su come individuare gli interventi di ristrutturazione edilizia, con o senza demolizione/ricostruzione, consiglio di verificare anche l’ubicazione dell’immobile: la presenza di particolari vincoli o di certe zone territoriali urbanistiche potrebbe incidere sulla qualificazione delle categorie di intervento edilizie.

Ti condivido questo mio articolo utile per capire come fare:

E suggerisco dovuta attenzione perchè basta veramente poco per uscire dagli interventi di recupero sul patrimonio esistente per trovarsi nel più severo e restrittivo regime di nuova costruzione, sostituzione edilizia o ristrutturazione edilizia “pesante”.



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