Compatibilità Paesaggistica, sanatoria abusi compiuti tra 2004 e 2006

Il Codice dei Beni culturali vietò il rilascio dell’autorizzazione in sanatoria e non prevedeva la Compatibilità paesaggistica

Compatibilità Paesaggistica

Tuscany – Ph. Carlo Pagliai


Carlo Pagliai  Ingegnere e urbanista
Urban Planning, building and real estate consultant
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La procedura di Compatibilità paesaggistica fu introdotta col D.Lgs 157/2006, prima di allora c’era un regime meno severo

Il regime degli abusi edilizi effettuati in aree e immobili soggetto a vincolo paesaggistico, di cui al Titolo I della Parte Terza del Codice, ha subito una serie di variazioni.

Fin dalla sua entrata in vigore, il Codice con l’art. 146 comma 10 lettera C non consentiva il rilascio “postumo” o in sanatoria dell’Autorizzazione paesaggistica:

c) non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi.

In caso di abusi edilizi comminati in questi aree e immobili soggetti a vincolo paesaggistica, il Codice prevedeva due procedure alternative, la cui scelta competeva all’ente preposto alla tutela paesaggistica.

Esso si esprimeva sul più opportuno nell’interesse della protezione dei beni indicati nell’articolo 134, decidendo di far applicare:

  • la rimessione in pristino a spese del trasgressore;
  • il pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione.

Con la prima alternativa l’ente valutava il preminente interesse a rimuovere l’abuso in quanto contrastante con l’interesse pubblico di tutela, e di evidente non compatibilità dell’intervento coi valori e obbiettivi del vincolo.

Con la seconda invece l’ente implicava una compatibilità dell’intervento, da sanzionare in maniera pecuniaria scegliendo il maggior importo tra quello del danno ambientale e il profitto beneficiato dal proprietario.

Sono beni paesaggistici individuati nell’art. 134 e oggetto di protezione come sopra:

  • gli immobili e le aree di cui all’articolo 136 (Immobili ed aree di notevole interesse pubblico vincolate per Decreto);
  • le aree di cui all’articolo 142 (Aree tutelate per legge, i c.d. “galassini”);
  • ulteriori immobili ed aree specificamente individuati a termini dell’articolo 136 e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici previsti dagli articoli 143 e 156.

Col D.Lgs. 157/2006 viene introdotta la Compatibilità Paesaggistica nel Codice dei Beni culturali

Il Legislatore dal 2006 ha ridotto ulteriormente il margine di possibilità di mantenere in essere l’opera abusiva, introducendo la procedure con cui l’Amministrazione competente può accertare la compatibilità paesaggistica “postuma” al compimento dell’abuso solo in alcuni casi:

  • per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;
  • per l’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica;
  • per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell’articolo 3 del DPR 380/01;

Con questa procedura il proprietario fa richiesta di accertamento della compatibilità paesaggistica per questi interventi, sulla quale l’autorità competente si esprime entro centottanta giorni, previo ottenimento del parere vincolante della Soprintendenza entro novanta giorni.

Tutti gli articoli sulla Compatibilità Paesaggistica (elencati qui).

Se, e solo se, viene accertata e dichiarata la compatibilità paesaggistica degli interventi, al trasgressore viene irrorata una sanzione pecuniaria equivalente al maggior importo tra danno arrecato e profitto conseguito con l’abuso.

Naturalmente, in questa sede tralasciamo la trattazione degli aspetti penali, rimanendo fermi a quelli di tipo amministrativo e sanzionatorio.

Dal 2006 viene introdotta la Compatibilità paesaggistica con stesse sanzioni pecuniarie

In sostanza il conteggio delle sanzioni pecuniarie per abusi paesaggistici resta invariato, ovvero il maggior importo tra il danno ambientale arrecato e il profitto conseguito dall’abuso; cambia tuttavia il quadro applicativo:

  • dal 01 maggio 2004 al 12 maggio 2006: applicabile a tutti i tipi di reato paesaggistico;
  • dal 12 maggio 2006 in poi: applicabile solo ai reati “minori” previsti dall’art. 167 comma 4, escludendo tutti gli altri;

L’art. 167 limita, in sostanza, l’accertamento della compatibilità paesaggistica ad alcune fattispecie marginali vietando la sanatoria “ex post” mediante il pagamento di una sanzione pecuniaria nei casi di lavori, soprattutto comportanti la creazione di superfici utili o volumi o l’aumento di quelli legittimamente realizzati.

Dal 2006 è intervenuto un regime sanzionatorio più afflittivo rispetto al precedente

Si pone il problema nel caso in cui gli abusi edilizi in ambito paesaggistico sia stato comminato nel suddetto primo periodo, cioè dall’entrata in vigore del Codice alla sua prima modifica avvenuta nel 2006. Quale regime sanzionatorio amministrativo applicare in questo caso?

La sopravvenuta introduzione di un trattamento sanzionatorio più gravoso di quello anteriore, apre l’interrogativo circa l’applicabilità del principio di irretroattività della disciplina più severa, considerando operativa la nuova disciplina più severa e ammessa esclusivamente per le opere “minori” realizzate dopo l’entrata in vigore del DL 157/2006.

Il Consiglio di Stato VI con sentenza n. 922/2017 accoglie la tesi di irretroattività per sanzionamento di compatibilità paesaggistica, in un caso relativo all’avvio di un procedimento effettuato prima della modifica al Codice apportata nel 2006.

Il principio di irretroattività delle disposizioni amministrative più restrittive si muove in direzione opposta al rigoroso principio giuridico “tempus regit actum” che applica retroattivamente la vigente procedura anche per le opere compiute durante un regimo meno restrittivo “ora per allora”.

Premesso che la non-retroattività delle norme è un principio generale dell’ordinamento italiano, cui il legislatore dovrebbe attenersi, vi sono alcuni limiti derivanti da principi di ragionevolezza ed efficacia dell’azione amministrativa, costituzionalmente previsti.

La giurisprudenza amministrativa ha assunto un proprio orientamento secondo il quale “in materia di sanzioni amministrative vige il principio di legalità, secondo cui (art. 1 della legge n. 689 del 1981) nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione”.

Anche ad interpretare in maniera restrittiva l’articolo 25 della Costituzione (avente natura prettamente penale), “ciò non toglie che per le sanzioni amministrative debba pur sempre valere il generale canone di irretroattività posto dall’art. 11 disp. prel. cod. civ.” (cfr. Cons. di Stato, V, 15.7.2013, n. 3847 e nello stesso senso Cons. di Stato, V, 11.04.2013, n. 1973).

Prossimamente terrò uno webinar sulla riforma di semplificazione paesaggistica, per info iscriviti qui sotto nella newsletter:

 

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